Relazione della Corte dei conti francese sul sistema scolastico pubblicata il 12 maggio 2010: "L’educazione nazionale di fronte all’obiettivo della riuscita scolastica di tutti gli allievi".

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Il sistema scolastico francese annaspa

Non è solo il sistema scolastico italiano ad essere in crisi, come lo ha dimostrato alcune settimane fa l’indagine sullo stato della nazione dell’ISTAT. Anche quello francese lo è: un recente documento della Corte dei Conti francesi ha descritto per filo e per segno la presenza di ampie falle nel sistema nonostante l’attenzione riservata all’istruzione nella politica francese. La coincidenza cade a picco: due sistemi entrambi parecchio centralizzati, sono obsoleti, non riescono a rinnovarsi e a trasformarsi. In entrambi i Paesi, l’autonomia scolastica suscita molte diffidenze e reticenze, la decentralizzazione dell’apparato scolastico non ingrana, i risultati scolastici non sono brillanti. Eppure, i due sistemi sono ben diversi tra loro, operano in un terreno culturale e sociale diverso. La crisi francese a prima vista non è comparabile a quella del sistema italiano, ma ci sono punti in comune tra questi due massimi sistemi in crisi.

Il sistema scolastico francese: a che punto è?


Nel corso di questi ultimi vent’anni, la Francia ha partecipato, come del resto l’Italia, alle maggiori indagini internazionali comparate sui risultati degli allievi, indagini rigorose, molto controllate, che nonostante i limiti permettono di farsi un’idea sul profitto scolastico degli studenti nel corso della scolarizzazione durante gli anni dell’obbligo scolastico.

I risultati francesi, per essere precisi la media dei punteggi conseguiti in queste indagini dagli studenti francesi, non sono eccelsi. Non sono nemmeno mediocri o scadenti come quelli italiani, ma non collocano neppure la Francia nel gruppo di testa dei sistemi scolastici con il miglior rendimento. C’è dunque qualcosa che non va, anche se il mondo scolastico francese, in particolare quello accademico e quello dei sindacati degli insegnanti, contestano la validità delle comparazioni effettuate sulla base dei punteggi delle indagini internazionali. Se però si riesce a superare questa barriera fumogena, alquanto demagogica, si deve pur ammettere che il sistema scolastico francese è lungi dall’essere un buon sistema scolastico: è un sistema che si colloca nella media dei sistemi scolastici dei paesi membri dell’OCSE. Come sostiene Denis Meuret, in un testo inviato alla Rivista Francese di Pedagogia [1], il sistema scolastico francese non è affatto un’oasi di egualitarismo e di giustizia in un mondo scolastico dominato dalla filosofia politica di stampo neo-liberale (ovviamente soprattutto anglosassone) ma è un sistema che promuove le disuguaglianze ed è tra i sistemi scolastici più disuguali [2], un sistema scolastico nel quale per esempio le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione sono ben maggiori che non negli Stati Uniti [3].

L’accusa maggiore che può essere rivolta al sistema scolastico francese riguarda la stretta correlazione tra il reddito del padre e quello dei figli, che è una delle più elevate dei paesi sviluppati [4], mentre le disuguaglianze di reddito sono in Francia ridotte. La situazione scolastica generale è precipitata nel corso di questi ultimi anni. Grazie alle valutazioni svolte dal Ministero francese dell’educazione nazionale e in particolare dalla celebre Direzione della valutazione si sa ora che a partire dal 2000 l’influenza dell’ambiente sociale sui punteggi degli studenti nelle prove strutturate è fortemente aumentata, che il livello d’istruzione (misurato con prove strutturate nazionali in matematica e francese) degli allievi più deboli è calato, sia per i quindicenni ai quali sono somministrate le prove dell’indagine internazionale Pisa sia per gli allievi della quinta elementare ai quali sono invece somministrate le prove strutturate della direzione della valutazione. Questo è il quadro poco brillante messo in evidenza non solo delle ricerche internazionali bensì anche dalle valutazioni interne svolte dal Ministero che tra l’altro non si è affatto preoccupato di censurarle.

 

Un sistema scolastico mastodontico

il sistema scolastico francese accoglie 10 milioni di studenti circa, impiega più di 730.000 insegnanti, è costato nel 2010 anni circa 53 miliardi di euro. Nella politica francese, l’educazione occupa un posto centrale. Sia la destra che la sinistra politica in Francia hanno sempre considerato il sistema scolastico statale come un pilastro dell’avvenire del paese. Su questo punto non c’è disaccordo nel ventaglio politico: l’educazione è una questione che conta. L’attenzione che la classe dirigente politica francese riserva all’istruzione nel sistema scolastico è elevata, pari a quella che è riservata alla scuola dalla classe dirigente inglese. Questo aspetto denota una differenza sostanziale rispetto alla cultura politica dominante in Italia dove in generale l’istruzione non è una preoccupazione centrale dei partiti politici.

L’analisi della Corte dei conti francese

il 12 maggio scorso, la Corte dei conti francese ha pubblicato uno studio tematico intitolato "L’educazione nazionale di fronte all’obiettivo della riuscita scolastica di tutti gli allievi" [5]. Questo studio è il frutto di un’indagine condotta sul territorio nazionale e in tre paesi stranieri nel corso 18 mesi.

Il sistema scolastico francese è inadempiente

Anche questa indagine iniziata nel 2008, nonostante sia stata oggetto di molteplici limature perché un parere della Corte dei conti è sempre letto con grande attenzione, conclude che il sistema scolastico francese è contraddistinto da una forte disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione. Il sistema scolastico francese è incapace di conseguire gli obiettivi assegnati dalla legge (100% di studenti diplomati o qualificati alla fine dell’insegnamento secondario, 80% di studenti che conseguono un tipo di maturità e 50% di studenti che conseguono una laurea universitaria). In altri termini, la Francia come del resto l’Italia, fa parte dei paesi che da decenni sono riusciti a realizzare la "massificazione" dell’insegnamento primario e dell’insegnamento secondario di primo grado, ossia dei paesi nei quali la scolarizzazione obbligatoria di base è un dato acquisito, ma che sono incapaci d’ andare oltre e di fare in modo che tutti gli studenti, nessuno escluso, acquisisca durante gli anni della scuola dell’obbligo un bagaglio minimo comune di conoscenze di base.

Fallita la politica dello zoccolo comune di conoscenze e competenze

Il risultato è insoddisfacente: non occorre avere peli sulla lingua per affermarlo. Le valutazioni nazionali francesi indicano che dopo il 2000, alla fine della scolarità obbligatoria, la proporzione degli studenti che incontrano serie difficoltà in lettura è aumentata ed ha raggiunto ormai la proporzione del 21%: uno studente su cinque a 16 anni non riesce a leggere correttamente e fa fatica a capire quel che legge, anzi non capisce quanto legge. L’indagine Pisa peraltro mostra che il divario fra i migliori allievi e gli allievi più deboli in Francia continua a progredire. Il sistema scolastico francese si trova nella media dei paesi dell’OCSE non tanto per la debolezza dei punteggi conseguiti dai migliori studenti nelle prove strutturate internazionali comparate quanto per il peggioramento dei risultati degli allievi in difficoltà. Il sistema scolastico francese quindi è un sistema ingiusto, scorretto, che non aiuta gli allievi deboli, mentre il sistema scolastico italiano è ingiusto è scorretto, sia per questa seconda ragione, ma anche perché i migliori studenti conseguono punteggi bassi nei test.

Un sistema scolastico ingiusto

La Corte dei conti francese insiste molto su questa disuguaglianza: come detto poc’anzi, la Francia è uno dei paesi nei quali il destino scolastico è molto correlato alle origini sociali: il 78,4% degli studenti provenienti dalle categorie sociali benestanti supera l’esame di maturità nei tipi di maturità di cultura generale che sono i più difficili, mentre questa proporzione è soltanto del 18% per gli studenti provenienti dalle classi sociali svantaggiate. Per completare il quadro, si può anche aggiungere che il sistema scolastico francese come quello italiano, del resto, è ben lungi dal rispettare gli obiettivi scolastici proclamati dall’Unione Europea per il 2010. Andando avanti di questo passo si può anche dubitare che questi obiettivi saranno conseguiti nel 2020. Infatti, per realizzare un sistema scolastico equo, per non lasciare indietro nessuno, per aiutare gli studenti più deboli a riuscire a scuola, a imparare almeno a leggere e scrivere e far di conto, occorre ben altro. Non basta qualche ritocco alla facciata del sistema, non bastano mezze misure, non ci si può accontentare di restaurare una struttura obsoleta, fatiscente, traballante, rischiosa per tutti coloro che la frequentano, poco accogliente, per nulla decorosa, salvo, beninteso, nel caso delle scuole dei quartieri agiati.

L’importanza dei risultati

Sin dagli inizi della scuola statale in Francia, il sistema scolastico è stato considerato come un cemento della coesione sociale. Il sistema scolastico è stato utilizzato come uno strumento per governare la popolazione, per evitare le guerre civili interne, per neutralizzare i rischi di insurrezione popolare e di rivolta delle classi popolari [6]. In questi ultimi anni la politica francese ha assegnato alla scuola l’obiettivo di realizzare la scolarizzazione di massa e l’istruzione di tutti gli allievi, nessuno escluso, per garantire a tutti l’inserimento professionale e un futuro da cittadino responsabile. Per questa ragione, lo studio della Corte dei conti francese si è soffermato sui risultati del mostruoso apparato che nel corso degli anni è stato sviluppato per promuovere il livello d’istruzione della popolazione, per educare tutte le classi sociali, per favorire la transizione dalla scuola alla vita attiva, per stimolare la ricerca scientifica, per restare un paese competitivo a livello internazionale sia sul piano economico che su quello culturale scientifico.

Il pilotaggio del sistema scolastico in funzione dei risultati

Come affermano gli autori dell’analisi , la sfida attuale per il sistema scolastico non è più di ordine quantitativo. Non si tratta più dunque di espandere il sistema scolastico per accogliere un numero crescente di studenti. In Francia, la popolazione studentesca è raddoppiata tra il 1960 e il 1985. Questa tendenza all’espansione si è arrestata attorno agli anni Novanta anche a seguito dell’evoluzione demografica. Nessuno però mette in dubbio il principio di una scolarizzazione prolungata generale delle giovani generazioni.

 

Da questo punto di vista, la politica scolastica francese non diverge affatto da quella degli altri paesi industrializzati avanzati. Questa tendenza è comune a tutti paesi europei ed è proprio per questa ragione che a partire dagli anni Novanta si è cominciato a prestare maggior attenzione alla qualità dell’insegnamento impartito nelle scuole e ai risultati conseguiti dai sistemi scolastici. A quell’epoca si è passati da una politica scolastica imperniata sugli input ad una politica scolastica pilotata dagli output, ossia dei risultati. Questo cambiamento di prospettiva ha messo in evidenza lacune, insufficienze e carenze dei sistemi scolastici. Ha soprattutto rivelato la gravità delle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione, la scorrettezza del funzionamento del sistema scolastico statale pagato con il gettito fiscale proveniente dai contributi dei cittadini di tutte le classi sociali ma che favorisce prevalentemente le classi sociali benestanti. I sistemi scolastici occidentali sono sistemi che riescono molto bene a servire gli interessi delle classi dirigenti e delle elite sociali, ma che falliscono invece in modo assai massiccio a elevare il livello d’istruzione e le prospettive professionali e sociali degli studenti provenienti dalle classi popolari.

Una diagnosi corretta ma raccomandazioni carenti

La diagnosi svolta nello studio della Corte dei conti francese sullo stato del sistema scolastico francese e sulle sue inadempienze rispetto agli obblighi fissati dalla legge non fa una pecca, ma purtroppo, la Corte dei conti non svolge fino in fondo il suo ragionamento, è timorosa nelle proposte, non tratteggia neppure la necessità di un cambiamento radicale di un sistema scolastico mastodontico e inadempiente. Probabilmente, ma il dubbio è solo un eufemismo, potenti forze politiche dietro le quinte sono intervenute per smussare il documento e per tarparne le conclusioni.

Raccomandazioni innocue: un moralismo di buona lega

Le raccomandazioni non propongono nessuna nuova organizzazione del sistema scolastico e non mettono nemmeno in discussione gli obiettivi della politica scolastica degli ultimi governi francesi, da una ventina d’ anni in qua, e nemmeno gli obiettivi proclamati dall’Unione Europea. Nulla è rimesso in discussione. Il sistema è tenuto rispettosamente in piedi così come è.

La Corte dei conti francese si ripara nobilmente dietro il solo obiettivo della riuscita di tutti gli allievi. In altri termini, non basta più essere soddisfatti del fatto che tutti gli allievi vadano a scuola, che una proporzione crescente di allievi segua un insegnamento secondario di secondo grado, ma occorre anche che durante questi anni di scuola tutti gli allievi riescano ad acquisire il bagaglio di conoscenze minimo di base per vivere decentemente nelle società contemporanee, per far fronte ai problemi posti dal progresso tecnologico nonché ai cambiamenti dei comportamenti sociali. La riuscita di tutti gli allievi nessun escluso: questo l’obiettivo della corte dei conti che si ritiene possa essere conseguito ancora con qualche ritocco secondario dell’impianto scolastico. Non è male di per sé ribadire questi punti, ma il tutto resta molto generico, quindi vuoto, privo di contenuti. Ci si risciacqua la bocca con belle intenzioni e belle frasi.

 

La diagnosi degli specialisti francesi è impeccabile, non fa una grinta, ma la terapia proposta non solo è debole ma è errata. Occorre avere molto più coraggio, denunciare i blocchi insiti nel sistema scolastico che ne impediscono l’evoluzione e il cambiamento, denunciare i centri di potere che si curano unicamente dei propri interessi e non di quelli degli studenti o della nazione, spiegare in dettaglio come operano. Lo studio francese non arriva a questo punto, propone solo una serie di interventi che fanno molto piacere ai centri di potere di ogni genere annidati nel sistema scolastico, e quindi, da questo punto di vista, è del tutto innocuo. Non si parla di autonomia, di decentralizzazione, di "accountability", di standard, di curricoli, di nuove tecnologie. Una delusione dunque dal punto di vista prospettico, ma anche una conferma: i sistemi scolastici attuali, anche quelli che fruiscono di un’amministrazione relativamente decente, non riescono più a stare a galla.

[1] Revue Française de Pédagogie

[2] Baudelot, Ch. e Establet, R., 2009, L’élitisme républicain, Paris : Seuil

[3] Meuret, D., 2002, Tentative de comparaison de l’équité des systèmes éducatifs français et américain, Carrefours de l’éducation, n°13.

[4] OCDE, 2009, A family affair: Intergenerational social mobility across OCDE countries, Paris

[5] « L’éducation nationale face à l’objectif de la réussite de tous les élèves »

[6] La Francia è un paese di immigrazione da decenni, ha una storia di integrazione violenta alle spalle attuata in parte anche con la scolarizzazione ed ha un problema culturale, politico e sociale con gli immigrati provenienti dalle ex-colonie africane, problemi in parte tuttora irrisolti. Non c’è un modello di "melting pot" alla francese.

Les documents de l'article

pdf_Rapport-education-nationale-reussite-tous-les-eleves-mai2010.pdf
pdf_Communique-presse-rapport-education-nationale-face-a-objectif-reussite-eleves.pdf
pdf_Synthese-education-nationale-face-a-objectif-reussite-eleves.pdf