Nel blog dell’OCSE dedicato all’istruzione, il direttore del CERI e Capo della Divisione della valutazione nella Direzione dell’istruzione dell’OCSE Dirk Van Damme mostra gli svantaggi correlati a un livello di istruzione insufficiente, pari a quello dell’ insegnamento secondario di primo grado o scuola media.

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Espansionismo scolastico

L’OCSE da anni continua a sfoderare dati che concorrono a dimostrare che l’istruzione secondaria di secondo grado e’ ormai indispensabile per non correre il rischio della disoccupazione, per ottenere un salario decente e per riuscire nella vita. In altri termine, l’OCSE sostiene l’espansionismo scolastico a spada tratta, incita gli stati membri e la comunita’ internazionale che si occupa di scuola a darsi come obiettivo la generalizzazione dell’insegnamento secondario di secondo grado. Il certificato di scuola media non basta piu’ secondo l’OCSE nella societa’ complessa. La galassia dell’insegnamento secondario di secondo grado e’ pero’ raramente esplorata. Contano gli anni di scuola e non tanto quel che si apprende in questi anni. Ovviamente un simile obiettivo e’ compatibile con gli interessi di tutti coloro che sono suscettibii di trarre un beneficio quasiasi da questa espansione della scolarita’.

 Espansionismo scolastico

Nel blog dell’OCSE sulla scuola del 13 agosto 2015, Dirk Van Damme, direttore del CERI all’OCSE nonché Capo della Divisione della valutazione nella Direzione dell’istruzione , pubblica una sintesi ( cliccare qui) della nota preparata per il numero 34 del bollettino "Education Indicators in Focus" redatto da Markus Schwabe e Eric Charbonnier , entrambi membri dello staff dell’OCSE, dedicato ai vantaggi odierni di un’istruzione secondaria di secondo grado.Il bollettino nella versione inglese ( ma esiste anche una versione in francese) si puo`scaricare cliccando qui.

Referenza bibliografica:

OECD (2015), "What are the advantages today of having an upper secondary qualification?", Education Indicators in Focus, No. 34, OECD Publishing, Paris.(Accesso in linea: cliccare qui)

 

La nota del blog celebra l’espansionismo scolastico e inneggia al progresso strepitoso dei livelli di scolarizzazione delle giovani generazioni che frequentano in una proporzione inusitata l’insegnamento secondario di secondo grado. L’autore ribadisce la dottrina che l’OCSE decanta da anni ossia quella della necessità di un livello d’istruzione secondario di secondo grado per riuscire bene nella vita, per evitare la disoccupazione, per ottenere retribuzioni migliori. Nel bollettino e nella nota si sfoderano i soliti argomenti favorevoli al prolungamento della scolarizzazione per tutti, si presentano statistiche che dimostrano gli innegabili vantaggi di livelli d’istruzione maggiori. In altri termini il bollettino e la nota possono essere interpretati come un manifesto a favore della massificazione dell’istruzione secondaria di secondo grado, ossia come un inno all’espansione dei sistemi scolastici che è un obiettivo altamente apprezzato nelle cerchie degli insegnanti e delle associazioni che ne difendono gli interessi, tanto più apprezzato quanto più si insiste sugli effetti perniciosi di una selezione precoce degli studenti tra coloro coloro che si orientano verso gli studi universitari e coloro invece che si orientano verso la formazione professionale. 

Qualità dell’istruzione: questione marginale

Nel bollettino e nella nota non si discute affatto quest’aspetto come pure non si esprime nessun dubbio sugli effetti della massificazione dell’insegnamento secondario per esempio sui livelli di istruzione che si certificano alla fine dell’istruzione secondaria di secondo grado.Impera il formalismo burocratico espresso dalla percentuale dei diplomi rilasciati a una generazione che giunge all’età legale fissata per conseguire il diploma. La generalizzazione dell’istruzione secondaria superiore come un tempo si chiamava è presentata come una esigenza indissociabile di una transizione non traumatica al lavoro. In circa cinquant’anni in Europa si è passati dalla generalizzazione dell’insegnamento secondario di primo grado alla tappa successiva, ossia alla generalizzazione dell’insegnamento secondario di secondo grado. Questo fenomeno è altamente promosso dall’OCSE che non emette nessuna considerazione sulle conseguenze e il significato di questa evoluzione.

 

Il quadro italiano 

 

Nel bollettino dedicato agli indicatori si includono alcune tavole che vale la pena riprendere e commentare perché illustrano assai bene la penosa situazione del sistema scolastico italiano. I dati utilizzati dall’OCSE sono prodotti e trasmessi dal governo italiano. Non sono inventati dall’OCSE. Di per sé non sono nemmeno nuovi e forniscono un quadro noto ma è bene ribadirlo perché come dicevano gli Antichi "repetita iuvant". Non si sa mai: a furia di ripetere le cose forse il messaggio passa. In Italia il sistema scolastico è totalmente squilibrato rispetto ai sistemi scolastici di paesi analoghi, nel senso che non incude una formazione professionale differenziata, che e’ troppo rigido, con il risultato che alla fine dell’istruzione secondaria di secondo grado i giovani italiani sono in coda al treno. In un certo senso si può dire che l’istruzione secondaria di secondo grado è mal riuscita e le tavole dell’OCSE sono impietose a questo riguardo. Ma vediamole.

 

La prima tabella( la sola pubblicata da Van Damme) : Percentuale dei giovani tra i 16 e i 29 anni che nel 2012 hanno ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1 nell’indagine PISA

      

In questa prima tabella l’Italia e’ messa male: e’ il terzo paese per la percentuale di giovani inscritti in un tipo di formazione posteriore alla scuola media che conseguono un punteggio bassissimo nell’indagine PIAAC. Questo significa che qualcosa non va nella formazione scolastica anteriore. Se si tenta di dare una risposta a questa constatazione, ci si potrebbe chiedere se i giovaqni italiani hanno preso sul serio l’indagine che in Italia e’ stata pilotata dll’ISTAT. Potrebbe darsi che i giovani che hanno accettato di partecipare all’indagine cammin facendo si siano ravveduti e che posti di fronte ai problemi posti nel test PIAAC abbiano preferito non rispondere o rispondere a casaccio. Questa potrebbe anche essere una spiegazione. Ma se si suppone che coloro che hanno partecipato all’indagine l’hanno presa sul serio allora ci si puo’ interrogare su quanto succede nei primi nove anni di scuola in Italia. Manifestamente non esiste nessuna sincronia tra i punteggi nel test e gli anni di scuola. Cio’ potrebbe anche indurre a supporre che il curricolo scolastico italiano non e’ consono alla logica della costruzione del test dell’indagine internazionale, che esite cioe’ una forte discrepanza tra quanto il test verifica e quanto invece si svolge nelle scuole italiane. 

In una seconda tabella, inserita solo nel bollettino per cui non si riesce a riprodurla qui si fornisce la percentuale degli adulti tra i 25 e i 64 anni il cui livello d’istruzione più elevato nel 2013 era almeno pari a quello dell’insegnamento secondario di secondo grado oppure che era più alto. L’Italia si trova nella media, con un 40% della popolazione che ha avuto una formazione secondaria di secondo grado. Ma se si considera la proporzione nel 2013 dei disoccupati nella fascia di eta’ che va dai 15 ai 29 anni per livello di istruzione conseguito, l’Italia si colloca al quarto posto, superata soltanto dal Portogallo, dalla Spagna e dalla Grecia. In questo caso, la classifica e’ stabilita in funzione dei disoccupati che hanno avuto una formazione secondaria di secondo grado.La classifica e’ la stessa per i laureati , inclusi i titolari di un diploma terziario, ma la situazione italiana peggiora perche’ l’Italia supera il Portogallo e si colloca in terza posizione. In Italia per altro coloro che hanno una formazione inferiore a quella dell’insegnamento secondario di secondo grado pagano uno scotto meno grave dal punto di vista disoccupazionale che non i giovani con una situazine analoga in altri paesi. Solo in Colombia, nel Messico, in Turchia e in Corea i giovani senza una formazione completa nell’insegnamento secondario di secondo grado fruiscono di un vantaggio simile , ossia sono disoccupati in una proporzione simile a quella dei giovani con un livello di istruzione pari all’insegnamento secondario di secondo grado.

Ci sono miriadi di dati prodotti da fonti attendibili che da decenni confermano il ritardo itaiano e lo svantaggio dei giovani che non riescono a portare a termine una formazione secondaria di secondo grado ma non spunta allorizzonte una riforma radicale che modelli l’istruzione secondaria di secondo grado secondo canoni riconosciuti da tutti come criteri di riuscita di questo livello di istruzione.