"Uno sguardo sull’educazione" fornisce una gamma di indicatori completa, comparabile e aggiornati sulle prestazioni dei sistemi d’istruzione di formazione. Questi indicatori sono raggruppati in cinque sezioni che permettono di mettere a fuoco altrettanti aspetti dei sistemi d’istruzione e di formazione:

i livelli d’istruzione e i tassi di scolarizzazione;

i vantaggi economici e sociali dell’istruzione;

le spese per l’istruzione;

il funzionamento della scuola e l’ambiente scolastico;

gli insegnanti e il personale scolastico.

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Premesse discutibili

L’interesse dei poteri politici per le analisi comparate internazionali nel settore scolastico non scema: le informazioni comparate permettono infatti di definire politiche efficaci, di rivedere gli obiettivi da perseguire nel settore della scuola, di contribuire sia a migliorare le prospettive economiche e sociali degli individui, che a promuovere una gestione efficace dei sistemi scolastici e a mobilitare risorse per rispondere a una domanda d’ istruzione crescente. In questa prospettiva, l’OCSE continua a produrre ogni anno regolarmente un insieme di indicatori comparati a livello internazionale dell’istruzione pubblica e privata. Ogni anno, l’OCSE pubblica un ponderoso volume di 500 pagine, che esce di solito all’inizio dell’autunno, intitolato in italiano "Uno sguardo sull’educazione".

Uno sguardo sull’educazione, 2009

L’insieme di indicatori internazionali dei sistemi d’istruzione e formazione prodotto dall’OCSE



Questo insieme d’ indicatori è una vera e propria bibbia alla quale attingere per ottenere informazioni dettagliate su diversi aspetti dell’istruzione, sia statale che privata, in particolare su quei settori che sono di interesse per le politiche scolastiche del momento, come potrebbero essere per esempio i livelli di rimunerazione degli insegnanti rispetto al carico di lavoro e all’ evoluzione del costo della vita nei singoli paesi. Queste informazioni, che sono di solito di tipo statistico, sono rigorosamente verificate con una procedura che è stata messa a punto nel corso degli anni [1] Gli indicatori sono il risultato della concertazione di un’ armada di specialisti sul modo di misurare lo stato vigente dell’istruzione e della formazione iniziale continua su scala internazionale. La contiguità di questo lavoro non permette però di svolgere comparazioni diacroniche perché le definizioni dei concetti variano non sono stabili, vengono perfezionate e ritoccate in continuità per ridurne le ambiguità e fare in modo che in tutti i paesi si interpretano allo stesso modo (cosa è una scuola? chi ha la qualifica di insegnante di ruolo?, ecc.). Le informazioni diventano in questo modo sempre più precise, perdendo in cambio la loro comparabilità. Un insieme di indicatori internazionali non può fare le veci di un insieme di indicatori del sistema di istruzione e formazione nazionale.



La dottrina dell’espansione continua dei sistemi d’ istruzione e formazione




Da anni l’OCSE non si smentisce e continua a ribadire nei commenti che accompagnano l’insieme di indicatori internazionali dell’istruzione la necessità di elevare il livello d’istruzione della popolazione, di sviluppare il capitale umano, di estendere i sistemi scolastici, senza temere nessun rischio di inflazione scolastica. L’OCSE non presta attenzione ai segnali, pertanto numerosi, secondo i quali il rischio di inflazione di diplomi, con conseguenze negative sul morale della popolazione e a lungo termine sullo sviluppo economico non sono affatto irrilevanti. Un paradosso per un’organizzazione che produce indicatori internazionali dell’istruzione, il che comprova come gli specialisti possono perdere il senso di quello che stanno facendo. 

L’OCSE continua a proclamare la necessità di espandere i livelli di istruzione, di elevare la durata dell’obbligo scolastico, di spendere sempre di più per la scuola, ignorando le conseguenze di questa tendenza che non entrano nello schema concettuale in base al quale è stato impostato l’insieme d’indicatori che produce, e continua a rivendicare la necessità di potenziare i sistemi scolastici vigenti, senza tenere conto degli studi, pertanto eccellenti, sull’evoluzione di questi sistemi prodotti anche all’interno della stessa organizzazione internazionale. Si potrebbe per esempio ipotizzare modalità di crescita del capitale umano che non siano collegati all’espansione dei sistemi scolastici e al mero aumento della proporzione dei diplomati.

Rivolgendosi ai paesi membri e quindi ai governi che hanno la responsabilità dei sistemi scolastici statali, l’ OCSE li sprona, anno dopo anno, a incrementare gli investimenti nell’istruzione, celebra con gaudio ogni progresso in questo senso e critica senza mezze misure, come è il caso nel volume "Uno sguardo sull’educazione 2009" ,i governi quando, come fu il caso lo scorso anno, in piena crisi economica, riducono le spese per l’istruzione. Secondo l’OCSE questa reazione è deleteria e controproducente.


"Il periodo che verrà dopo la crisi economica sarà caratterizzato da una domanda crescente senza precedenti nel settore dell’istruzione superiore" ha annunciato Angel Guria , il segretario generale dell’OCSE, l’8 settembre scorso a Parigi presentando alla stampa l’edizione 2009 di "Uno sguardo sull’educazione" che per ora è disponibile solo in inglese e in francese.



Studiare è redditizio.


Vale la pena studiare per guadagnare di più: ecco il modello di vista proposto dall’OCSE: la vita è degna di essere vissuta se si riesce a guadagnare molto. Il successo nella vita ("successfull life" come proclama l’OCSE) è misurato dalla ricchezza, dal benessere materiale. Questa concezione continua ad essere attraversata da una venatura di calvinismo. L’argomento sembrerebbe imparabile: chi potrebbe rinunciare a una prospettiva simile? Studiare per guadagnare Alla fine di più. Purtroppo il modello non funziona e ci sono persone che deliberatamente rifiutano di studiare perché attribuiscono alla loro esistenza una finalità diversa. 

 

L’OCSE ha calcolato nell’insieme di indicatori testé presentato il beneficio che ne deriva agli individui e alla società da studi superiori, ossia, si direbbe in Italia, dagli studi universitari. Secondo l’OCSE, un laureato beneficia di un vantaggio salariale accumulato lungo tutto l’arco della vita attiva di 186 mila dollari superiore al salario accumulato da un diplomato dell’insegnamento secondario superiore. Per le donne laureate, il vantaggio derivante dal salario acccumulato lungo tutto l’arco della vita professionale è solo, al momento attuale, di 34.000$. Il vantaggio salario di un uomo varia da 74.000$ in Turchia a 367.000 negli Stati Uniti. In taluni paesi, il divario salariale tra uomini e donne è minimo, come per esempio è il caso in Australia o in Turchia, mentre in altri, invece, va dal semplice al doppio, rivelando l’assenza di parità di trattamento tra uomini e donne.

 

Tenuto conto del costo degli studi, il valore medio stimato per un individuo di studi universitari conclusi con una laurea è di 82.000$ per gli uomini e di 52.000$ nell’insieme dei paesi dell’OCSE. Il valore attuale netto privato è massimo in Portogallo, Italia e Stati Uniti. In italia, per un laureato, è stimato a 173 889$ [2]. Queste cifre devono però essere controbilanciate dal beneficio che la società trae da un laureato [3], beneficio equivalente al doppio dei costi della formazione universitaria [4].


Gli studi contribuiscono allo sviluppo di una società migliore



Anche questo è un altro assioma dell’OCSE, il secondo, fondatore dell’insieme di indicatori. La misura degli effetti e della qualità dei sistemi d’istruzione di formazione servirebbe, secondo l’OCSE, a fornire alle autorità politiche informazioni che permettono di migliorare la qualità del servizio scolastico, pubblico o privato che sia. Il miglioramento della qualità del servizio è, per l’OCSE, una condizione "sine qua non" di una società migliore. Società nelle quali la maggioranza della popolazione è bene istruita e ha conseguito livelli di istruzione elevati sarebbero, secondo l’OCSE, società migliori, più efficaci, più giuste. La scolarizzazione di massa è quindi un assioma per migliorare la qualità della vita nell’insieme della popolazione.

Orbene, questo assioma non è affatto dimostrato, soprattutto dopo le drammatiche esperienze del 20º secolo, che hanno coinvolte società istruite e colte in massacri inverosimili. L’umanità dispone ormai di informazioni che contraddicono la pertinenza del principio che proclama la bontà in sé e per sé dell’istruzione. come qulella impartita nei sistemi scolastici statali odierni. Di per sé, l’istruzione non ingentilisce gli animi. Si possono supporre società felici, giuste, probabilmente anche benestanti, con un livello di scolarizzazione e d’istruzione diverso da quello proposto negli Stati membri dell’OCSE. È verosimile che il problema da chiarire non sia tanto il livello d’istruzione ottimale quanto quello del livello di cultura di una società. La distinzione tra livello d’istruzione e cultura non è banale. Non esiste solo il livello d’istruzione interpretato in funzione del numero di diplomi conseguito dalla popolazione, ma esiste anche la cultura. Orbene, il concetto di cultura è complesso, è forgiata da molte forze, comprende molte componenti. L’istruzione, il servizio scolastico, hanno anche a che fare con i livelli culturali, ma gli indicatori dell’OCSE sorvolano su questo problema. Per l’OCSE, gli indicatori dell’istruzione e della formazione sono calibrati in funzione del capitale umano e non in funzione dello stato di benessere generale della popolazione, della felicità della gente e dei popoli. Conta invece il reddito, il profitto, e il funzionamento dello stato quale unico interprete dell’interesse collettivo. Orbene, non esiste una stretta correlazione tra livello d’istruzione da un lato e livello di benessere dall’altro. Questo problema va analizzato in modo rigoroso e le misure fornite dall’OCSE per il momento non prendono in conto questa dimensione.

L’insieme di indicatori presentati nel volume "Uno sguardo sull’educazione" sottolinea alcuni vantaggi economici e sociali dell’istruzione come per esempio lo stato migliore di salute delle persone che hanno conseguito una laurea rispetto alle persone con soltanto un diploma dell’insegnamento secondario oppure l’interesse politico più pronunciato dei diplomati dell’insegnamento superiore rispetto ai diplomati dell’insegnamento secondario di primo e secondo ciclo. In altri termini, i laureati sarebbero cittadini migliori che non i diplomati, s’interessano di più alla politica, hanno maggiore fiducia nei loro concittadini. Gli indicatori sui vantaggi economici e sociali dell’istruzione [5] è molto originale ed è stato costruito combinando microdati provenienti dall’indagine sociale europea (ESS) del 2004 e del 2006, dall’indagine internazionale sulle competenze alfabetiche funzionali e abilità per la vita (ALL) del 2003, dall’indagine mondiale sui valori (WVS) del 2005 e dal programma internazionale di ricerche sociali (ISSP) del 2004 e 2006.



La cittadinanza



Secondo l’OCSE, un alto livello d’ istruzione consente la preparazione di cittadini competenti e di adulti interessati alla vita politica. Questo è quanto si deduce indirettamente dagli indicatori del capitolo A citati poc’anzi. Orbene, anche questa considerazione, inserita di straforo nell’insieme di indicatori del 2009, meriterebbe di essere discussa con attenzione perché è prematuro stabilire una connessione diretta tra livello d’ istruzione e maturità civica, oppure tra livello d’istruzione e tolleranza, oppure, meglio ancora, tra livello d’ istruzione e rispetto della dignità della vita umana e non si può giustificare un’espansione ulteriore del sistema d’istruzione e formazione con quest’argomento senza comprovarlo. I documenti storici in nostro possesso non tendono a dimostrare la validità di questo assioma.

Ancora una volta, ci soccorre, su questo terreno delicato, la tragica esperienza dell’umanità nel corso del 20º secolo. L’OCSE non tiene conto di queste vicende, Le ignora, le mette tra parentesi. Il livello d’istruzione non è di per sé una garanzia di un rispetto maggiore della diversità, della responsabilità di ognuno per la propria esistenza, di una migliore comprensione di chi è diverso, di maggiore solidarietà umana. Il passo, dal livello d’istruzione alla pratica della giustizia, dell’equità, non è automatico come invece si potrebbe supporre dagli argomenti fatti valere dall’OCSE per legittimare l’ insieme di indicatori presentato ogni anno all’opinione pubblica e ai governi. Il livello d’istruzione non serve di per sé a frenare e a tenere a bada gli egoismi e gli interessi personali, le ambizioni mal riposte, l’orgoglio smisurato. Altri ingredienti sono necessari per tessere la trama di una società democratica, giusta, rispettosa della dignità di ognuno, che concede ad ogni suo membro l’opportunità di sviluppare la totalità delle proprie competenze e di vivere in condizioni dignitose. Potremmo tentar di dire che occorrerebbe prendere in conto valori etici.

L’istruzione funziona come una garanzia

Secondo l’OCSE, l’istruzione funzionerebbe come una garanzia multi-rischio che vale quindi la pena di sottoscrivere. Per l’OCSE, il numero di diplomati dell’insegnamento superiore aumenta nei paesi membri di circa il 4,5% annualmente. In periodo di crisi, durante il quale l’occupazione diminuisce, l’OCSE ha potuto constatare che il salario dei laureati resta stabile mentre questa stabilità è meno frequente nel caso dei diplomati dell’insegnamento secondario.

L’OCSE contesta la pertinenza dell’"inflazione scolastica" che è stata denunciata tra l’altro dalla sociologa francese Marie Duru-Bellat. I dati in possesso dell’OCSE dimostrano che la durata della disoccupazione è nettamente più debole per i laureati. L’entrata nel mercato del lavoro per coloro che sono privi di diplomi oppure il mantenimento del posto di lavoro per i salariati più anziani e meno diplomati è diventata molto più difficile. Questi dati sono però prodotti dalle agenzie nazionali che studiano l’andamento del mercato del lavoro e sono scelti in funzione dello schema concettuale e teorico di sviluppo della società che l’OCSE promuove e che orienta le politiche del lavoro dei Paesi membri di questa organizzazione.



Le spese per l’istruzione



Una sezione molto valida dell’insieme di indicatori raccolti nel volume "Uno sguardo sull’educazione" è quella dedicata alle spese per l’istruzione. È necessario a questo proposito rilevare che sono stati compiuti su questo terreno passi da gigante per migliorare l’informazione, per ottenere dati più completi, per comparare gli investimenti dei vari sistemi dell’istruzione dalla formazione e delle varie politiche scolastiche.

Una quindicina di anni fa in molti paesi era impossibile stimare l’importo della spesa globale per l’istruzione e in altri non si conosceva nemmeno, con una buona approssimazione, la spesa statale per la scuola. I progressi in questo campo sono stati spettacolari ed occorre rendere omaggio alla qualità degli indicatori calcolati dall’OCSE sul finanziamento dell’istruzione, come per esempio il montante delle spese pro capite per gli alunni della scuola primaria, per gli studenti della scuola media, per i vari indirizzi dell’insegnamento secondario del secondo ciclo, per le varie forme d’istruzione universitaria e superiore. Qual è la parte della ricchezza nazionale che i paesi consacrano all’istruzione? Le spese per alunni/studenti sono aumentate? Qual è la parte delle spese private per l’istruzione? Qual è l’importo delle quote d’iscrizione all’insegnamento superiore? Per cosa sono utilizzati i fondi stanziati per l’istruzione e la formazione? Qual è la proporzione delle spese per il personale scolastico nelle spese per l’istruzione e come varia questa proporzione da un sistema scolastico all’altro? Esiste una correlazione tra livello di rimunerazione del personale e qualità dell’istruzione?

Gli indicatori presentati dall’OCSE in questa sezione permettono di fornire risposte attendibili a queste domande che non sono affatto triviali. l’Italia ha ridotto, come hanno fatto una buona metà dei paesi dell’OCSE, le spese globali per l’istruzione. Se si considera la spesa globale pro capite nel 2006 che include la spesa per tutti gli alunni, da quelli della scuola primaria agli studenti universitari, si constata che l’Italia è leggermente al di sotto della media dei paesi dell’OCSE, con un importo pari al 4,9%% (media OCSE, 6,1%). Rispetto a una decina di anni fa, l’Italia ha però progressivamente aumentato, seppur di poco, l’importo stanziato per l’istruzione che era pari al 4,6% del PIL nel 1995 e al 4,5% del PIL nel 2000. Non è agevole interpretare questi dati e per esempio affermare che spendendo meno della media OCSE per la scuola, l’Italia non incoraggia un miglioramento della qualità dell’istruzione. Per ora è infatti impossibile stabilire una correlazione diretta tra livello di spesa per la scuola e qualità dell’istruzione. Nonostante i progressi effettuati nel calcolo degli indicatori sulla spesa per l’istruzione e la formazione, non si è ancora giunti a una conclusione che raccoglie il parere unanime di tutti gli specialisti.



Il profitto dell’investimento nell’istruzione

Nell’edizione 2009 di "Uno sguardo sull’educazione" si calcola il profitto dell’investimento nell’istruzione comparandolo ai costi dell’istruzione e alla perdita di guadagno dovuta al fatto che invece di lavorare si studia. Orbene, questa perdita di guadagno è ampiamente compensata dalla prospettiva di salari più elevati più avanti nella vita per laureati e diplomati. Secondo l’OCSE vale proprio la pena studiare perché il minore guadagno iniziale o la mancanza di guadagni negli anni iniziali di formazione sarebbero compensati comunque da entrate successive più elevate.

Questi calcoli hanno permesso di formulare le osservazioni seguenti:

  • Un laureato oggigiorno , nei paesi dell’OCSE, può aspettarsi di avere un vantaggio salariale rispetto agli altri diplomati ammontante, ceteribus paris, alla fine della vita professionale, a 186 mila dollari lordi in media nei paesi dell’OCSE;
  • Questa cifra è meno elevata per le donne, perché il divario dei redditi constatati tra uomini e donne nella maggioranza dei paesi resta significativo. Il salario accumulato lungo tutto l’arco della vita per una donna che svolge un’attività professionale senza interruzioni è in media di circa 134.000$ nei paesi dell’OCSE;
  • il vantaggio salariale è più elevato degli Stati Uniti. Un laureato americano può guadagnare durante la sua carriera professionale 367.000$ di più di un diplomato dell’insegnamento secondario. Questo vantaggio ammonta a 229.000$ per le donne;
  • Dietro gli Stati Uniti si situa l’Italia dove i laureati uomini hanno un vantaggio accumulato lungo tutta la carriera professionale pari a 322.000$ rispetto ai diplomati.

 

Ingiustizie e disuguaglianze in Italia

 

L’Italia è uno dei paesi con il Portogallo e gli Stati Uniti nei quali il divario di guadagni accumulati lungo tutto l’arco della carriera professionale da un laureato rispetto a un diplomato è tra i più elevati al mondo. Gli uomini che in Italia svolgono studi universitari e che si laureano, allo stato attuale dell’economia e del mercato dl lavoro hanno la prospettiva di guadagnare più di 150 000$ lungo tutta la loro carriera professionale. Il reddito netto privato degli investimenti per studiare all’università è massimo per gli uomini in Portogallo, poi in Italia, seguita dagli Stati Uniti. Per le donne la situazione in Italia è catastrofica. Attualmente a una donna in Italia non conviene quasi laurearsi perché la prospettiva di guadagnare è [6]

 

Tavola A8.1.

Profitti finanziari attribuibili al conseguimento di un diploma di fine dell’insegnamento secondario di secondo ciclo o di un titolo dell’insegnamento tecnico superiore (inesistente in Italia) (classificazione internazionale CITE 3 e 4) e universitario ( classificazione internazionale CITE 5 e 6) supposti alla fine della formazione iniziale (2005)  [7]

 

La tavola mostra il valore netto dell’investimento nell’istruzione dopo attualizzazione al tasso d’interesse del 5%

 

 

 

 

 

 

La tavola A8.1. permette inoltre di constatare che nei paesi dell’OCSE, il valore netto attuale di una formazione universitaria vale più o meno il doppio di una formazione secondaria o di una formazione tecnica superiore (che è più o meno l’equivalente degli IFTS italiani). La tabella illustra quindi a perfezione la natura elitaria della formazione universitaria, che non è affatto un modello di meritocrazia, come lo dimostrano ormai a iosa centinaia di indagini, perché tutto il sistema d’istruzione è strutturato in modo da selezionare tra i ceti benestanti, tranne qualche lodevolissima eccezione, gli studenti universitari che poi saranno coloro che nella vita guadagneranno di più e saranno i più ricchi. La correzione successiva dei guadagni tramite il sistema d’imposizione fiscale non funziona e ogni tentativo d’istituire un sistema fiscale che compensi le disparità iniziali non dovute ai singoli è percepito come un fattore di dissuasione, poco motivante, e suscita riflessi non consoni con il senso di cittadinanza. Si è ancora ben distanti dalle soluzioni prospettate nei principi della teoria della giustizia sviluppati da Rawls.


L’OCSE non si è limitata a calcolare il profitto individuale derivante da studi prolungati ma ha pure calcolato il beneficio per l’erario pubblico e l’economia intera derivante dalla moltiplicazione del numero di laureati. Evidentemente, l’OCSE non poteva rinunciare a dimostrare, dati alla mano, la pertinenza di una delle sue tesi fondamentali connesse alle conseguenze benefiche derivanti dallo sviluppo del capitale umano mediante livelli d’istruzione superiore.



Nei paesi dell’OCSE, il reddito pubblico netto derivante dal conseguimento da parte di un uomo di una laurea è pari circa a 52.000$ in media, dedotti tutti i costi diretti e indiretti, ossia è pressoché il doppio dal montante medio delle somme che la società investite per l’istruzione e la formazione iniziale di ogni persona.

 

 

 

Tavola A8.4.

Confronto tra investimento pubblico e privato connesso al conseguimento di una laurea maschile (2005) [8]

 


 

La tavola mostra il costo pubblico e quello privato degli investimenti di uno studente che svolge studi universitari. In media, nei paesi dell’OCSE, l’investimento per una formazione universitaria nei paesi dell’OCSE ammonta a 67 000$ per un individuo di sesso maschile. Questo montante comprende i costi pubblici e privati diretti e indiretti, ossia la perdita di guadagno durante gli studi universitari e la perdita fiscale relativa. Questo costo supera i 100 000$ in Germania, Austria e negli Stati Uniti. L’Italia si situa all’ottavo posto, quindi con una spesa globale piuttosto consistente, pari a 78 184$, superiore a quella della Finlandia e della Francia.

[1] L’insieme di indicati internazionali sull’istruzione è prodotto pressoché senza soluzione di continuità dall’OCSE sin dal 1992

[2] Tabella A8.2. di "Regards sur l’éducation, 2009"

[3] Stimato a circa 51.000$ per un uomo laureato e 27.000$ per una laureta

[4] Tabella A8.4. di "Regards sur l’éducation, 2009

[5] Indicatori del capitolo A dell’insieme d’indicatori, in particolare l’indicatore A7 e l’indicatore A9

[6] Tavola A8.1. di "Uno sguardo sull’educazione" 2009

[7] La tavola è in francese perché non è stata prodotta in italiano e e non è stata rifatta. Questa è una copia.

[8] La tavola è in francese perché non è stata tradotta, ma solo ricopiata

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