Sintesi delle conclusioni del gruppo di lavoro della" Harvard Graduate School of Education" sul futuro delle riforme scolastiche.

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Quattro scenari per il futuro

Gli esperti USA che hanno lavorato per tre anni nel gruppo di lavoro istituito all’università di Harvard concordano nelle conclusioni nonostante le divergenze ideologiche e politiche che li dividono : se le riforme scolastiche future continuano sulla falsariga fin qui seguita la scuola statale finirà per scomparire. Occorre cambiare rotta. Il gruppo propone quattro strategie diverse, ognuna delle quali irta di ostacoli. E’ più che probabile che non se ne farà sulla e quindi i sistemi scolastici si dissolveranno da soli.

Articolo riassuntivo di Jal Mehta pubblicato nel settimanale USA specializzato nelle politiche scolastiche "Education Week" del 6 giugno 2011, intitolato "Four Paths For the Future". L’articolo si può ottenere su pagamento o se si è abbonati al settimanale.

Per una presentazione d’assieme del gruppo e del programma di lavoro si veda l’articolo "Descolarizzare la società" pubblicato in questo sitocliccando qui.

Le riforme scolastiche che ritoccano i sistemi scolastici, che sono soltanto restauri, oppure che non mirano ad altro che ad espandere i sistemi scolastici vigenti, ad estenderne il campo d’intervento dell’educazione scolastica contemporanea, oppure a conservare quanto è stato fin qui ottenuto e realizzato non riusciranno nell’intento. La strategia della conservazione è suicidaria. Questa è l’opinione degli esperti USA. Se si vuole salvare la scuola statale occorre cambiare rotta radicalmente, ossia concepire un’altra scuola statale, un diverso servizio scolastico pubblico .

 

Le quattro strategie emerse dal lavoro di questo gruppo di esperti sono molto distanti dalle tendenze seguite nelle principali riforme scolastiche contemporanee e fanno pensare che adottandole si potrebbe migliorare alquanto la qualità dei sistemi scolastici vigenti. Secondo Jal Mehta le quattro strategie frutto di una sintesi personale sono le seguenti :

 

  • Internazionalizzazione : una possibilità di riforma potrebbe essere quella additata dai leaders internazionali nel campo dell’istruzione scolastica che propendono per un insegnamento selettivo, un diverso profilo degli insegnanti che al posto di essere dei dilettanti o degli artigiani polivalenti dovrebbero diventare professionisti altamente specializzati. Questa strategia pone in primo piano il controllo della qualità dell’insegnamento e ridurrebbe la necessità di operazioni costose e macchinose come la valutazione praticata nelle scuole americane e la rendicontazione (accountability). Dal punto di vista del corpo insegnante si dovrebbe cercare di diminuire l’intensità del conflitto esistente tra gli insegnanti e i loro rappresentanti da un lato e i responsabili politici dall’altro come si è fatto nella provincia canadese dell’Ontario dove si combina la perizia interna con quella esterna e si sostengono le iniziative che generano “buone pratiche”. Occorre inoltre darsi da fare per ripartire in modo più equo le risorse finanziarie. Questa preoccupazione impone una svolta radicale rispetto a quanto si pratica oggigiorno almeno in tre settori : a) migliorare le remunerazioni degli insegnanti spostandole dalla fascia inferiore che raggruppa 40% delle professioni per collocarle nella fascia alta del 30% ; b) abbandonare progressivamente l’indirizzo ormai mondialmente consacrato di valutazioni esterne e di rendicontazione per promuovere il sostegno nonché la capacità a livello di istituto di prendere iniziative [1] ; ci) i sindacati degli insegnanti dovrebbero assumere chiaramente un ruolo nella formazione di professionisti qualificati oltre a quello finora svolto che è principalmente preoccupato delle condizioni economiche dei loro adepti non ché della regolamentazione delle assunzioni e dei licenziamenti.
  • Fare sponda su risorse esterne al sistema scolastico per riformarlo. Ciò significa rinunciare al principio finora in auge di contare solo sulle forze esistenti all’interno del sistema scolastico, aprire le porte a contributi esterni di specialisti. Sfidanti alle risorse proprie dei sistemi scolastici ne esistono ormai virtualmente in ogni settore dei sistemi scolastici tradizionali. Se ne ha un esempio con quanto succede con le “Charter schools" negli USA oppure con il contrasto sempre più pronunciato tra insegnanti formati con schemi tradizionali e insegnanti di un nuovo genere con una formazione alternativa o perfino privi di formazione pedagogica specifica. Questo succede laddove esiste penuria di insegnanti oppure nei sistemi che sperimentano nuovi modelli d’istruzione impostati sulle TIC. Piuttosto che tentare ancora una volta di riformare un sistema allo sfascio, si dovrebbe più semplicemente proporre di sostituire il sistema, di cambiarlo pezzo dopo pezzo, inserendo nella scuola figure nuove concorrenziali alle figure professionali che occupano in modo monopolistico i posti disponibili e le funzioni esistenti. Queste nuove figure possono ripartire da zero e concepire un sistema scolastico come lo sognano o come immaginano che dovesse essere il modo migliore per lavorare nella scuola. Nuovi attori, privi di illusioni, con idee innovative dovrebbero poter essere inseriti nel sistema scolastico senza troppe complicazioni burocratiche.
  • Articolare il sistema scolastico con i servizi sociali  : questa è una vecchia idea ma le intuizioni che ne sono alla base restano nonostante tutto pertinenti. La novità dovrebbe consistere nel fatto che si passa da un ideale nobile ad azioni più concrete, ad attuazioni pratiche, alla costituzione di forme di collaborazione intersettoriali con insegnanti operanti nelle scuole che sono esplicitamente responsabili di fornire un aiuto a studenti con problemi anche fuori dalla scuola. Questo finora succede molto raramente ed soltanto per iniziativa personale. A livello sistemico non esiste nulla del genere. Per ora, tutto quanto concerne la scuola, è concepito soltanto come se la scuola fosse un’ isola, un mondo a sé stante, nonostante la montagna di prove che dimostrano l’inefficacia di una concezione del genere per cui si può immaginare una strategia che finalmente prenda seriamente in considerazione i fattori esterni e le agenzie complementari a quelle scolastiche.
  • Conversione tecnologica : finalmente, un gran numero di innovazione suggerisce che in questo momento si sta muovendo qulacosa, si passa a grande velocità da un mondo tradizionale a un nuovo mondo nel qualetutta l’eredità del passato appare obsoleta e deve pertanto essere riformulata alla luce dell’insieme dei nuovi parametri che modellano le realtà nelle quali le società contemporanee crescono ed evolvono. Si potrebbe riassumere questa esigenza con la seguente metafora : " andare oltre la scuola di mattoni e mortaio” come pure con l’adozione di un tipo di scuola non più modellatocome un imballaggio preconfezionato di programmi d’ insegnamento ma concepito come il prodotto dell’azione di adulti con competenze diverse in grado di servirsi in maniera perfezionata delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Le nuove tecnologie hanno la potenzialità di estrarre il meglio da tutto quanto esiste e di metterle a disposizione di tutti. Questo induce ad immaginare un mondo nel quale ci siano molte più scelte e non soltanto la possibilità di scegliere fra scuole simili tra loro, concepite tutte secondo un identico modello.



Ognuna di queste strategie si scontra contro ostacoli notevoli. Il conservatorismo istituzionale del sistema scolastico è leggendario ed ha schiacciato una generazione dopo l’altra di riformatori. Talune di queste strategie richiederà senz’altro cambiamenti significativi dell’economia politica che permette al sistema scolastico di funzionare. Questi cambiamenti potrebbero probabilmente suscitare altre opposizioni provenienti da persone privilegiate che sono perfettamente soddisfatte dei sistemi scolastici vigenti e delle scuole frequentate dei loro figli.

Molto probabilmente l’esito più probabile sarà quello di continuare ad operare in un ammasso di macerie prodotte dalla combinazione di rivendicazioni multiple come quelle connesse alla ricerca di standard elevati, di test con una alta posta in giuoco , con nessuna possibilità di scelta tra i vari indirizzi scolastici, con curricoli prestabiliti e quindi con nessuna possibilità di modificare il sistema scolastico attuale. Nondimeno ci sono svariate ragioni che inducono a pensare che il cambiamento è possibile. Oggigiorno si hanno prove che esperienze radicali alternative di scolarizzazione consentono di ridurre le discriminazioni sociali di fronte all’istruzione, di ottenere un insegnamento migliore e soprattutto di generare apprendimenti consistenti e duraturi. Si può fare qualcosa, il cambiamento del sistema scolastico è possibile nonostante la presenza di aspetti assai frustranti che si oppongono a qualsiasi genere di cambiamento. Il "surplace" non è fatale.

I sistemi scolastici ormai obsoleti potranno essere rimpiazzati soltanto se si costituisce un forte movimento di opinione pubblica che rivendica un profondo rinnovamento della politica scolastica e che sostiene nuove pratiche scolastiche coerenti con la visione di un sistema scolastico migliore, equo, giusto, in altri termini efficace.

Occorre iniziare prestando ascolto a quanto hanno da dire studenti ed insegnanti. La storia delle riforme scolastiche è zeppa di esempi di persone che hanno avuto l’intenzione di rimodellare le scuole senza però ascoltare l’opinione delle persone che vivono nella scuola o della scuola. Un futuro migliore è possibile soltanto se si rispettano queste persone, chi sta nelle scuole, se si accordano le strategie dei progetti di riforma con le loro aspirazioni più elevate.


Queste sono le idee riassunte da Jal Mehta, professore associato alla Harvard Graduate School of Education, membro del gruppo di lavoro che si è incontrato a Harvard per discutere sul futuro dei sistemi scolastici.

(Traduzione libera)

[1] "Capacity building