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La priorità di Blair: "Education, Education, Education"

Blair ha mantenuto parola. Quando nel 1997 fu insediato come primo ministro del governo di Sua maestà la regina d’Inghilterra, annunciò che la scuola sarebbe stata la sua priorità principale, con la battuta che l’ha reso celebre: "Education, education, education". I dieci anni di Blair al No. 10 di Downing Street sono stati effervescenti per la scuola. Un vero e proprio fuoco di artificio per il mondo scolastico, con riforme a raffica e cambiamenti non di poco conto. Non c’è stato un attimo di tregua. Blair ha reclutato alcuni dei migliori ricercatori e pedagogisti inglesi e grazie a questo staff ha sfornato una serie di proposte di rinnovamento della scuola del tutto inattese, originali, anche sconvolgenti. Il mondo della scuola tutto sommato l’ha seguito, in cambio d’ investimenti sostanziali stanziati per il miglioramento del servizio statale d’istruzione. Non tutto è filato liscio; talune innovazioni erano criticabili; altre non sono giunsero mai in porto o sono state trasfigurate dai ministri dell’educazione o dal dibattito parlamentare. In ogni modo Blair ha tentato di rinnovare il sistema scolastico da capo a piedi. La politica scolastica da lui attuata sarà una pietra miliare nell’evoluzione dei sistemi scolastici statali. Questi, infatti, non potranno sopravvivere se non cambieranno in profondità, per proporre un’offerta educativa diversa, come appunto Blair aveva intuito all’inizio del suo mandato nel 1957.

L’articolo di BBC News fornisce un riassunto eloquente dei risultati conseguiti dalla gestione Blair nel settore scolastico. Il confronto con l’Italia è pressoché impietoso. Blair è entrato in carica un anno dopo Berlinguer ed è stato al potere per dieci anni. Nel frattempo in Italia c’è stato un cambio di maggioranza politica ed un governo, quello di Silvio Berlusconi, che ha governato la scuola per cinque anni di fila con un unico ministro, Letizia Moratti. In questi dieci anni, la scuola in Inghilterra è cambiata, i risultati scolastici hanno fatto progressi spettacolari, confermati dai punteggi inglesi nelle indagini internazionali comparate, mentre invece il sistema scolastico italiano ha fatto del surplace:

- la spesa pro capite per ogni allievo è aumentata in 10 anni del 48% ed è ora di 2121€ l’anno;
- sono stati reclutati 35 000 insegnanti in più rispetto a quanti ne erano in servizio nel 1997;
- il salario degli insegnanti è cresciuto del 18% in termini reali;
- il salario dei presidi è cresciuto del 27%
- sono stati reclutati 170 000 assistenti didattici (non bidelli !), l’equivalente di tutte le forze armate britanniche;
- la proporzione allievi/insegnanti è calata sensibilmente; nelle scuole medie la proporzione è di 1 adulto per 11 allievi ;
- la spesa in capitale è aumentata di 8 volte; nel decennio si sono create o rinnovate 1106 scuole;
- la spesa per l’istruzione è del 5,7% del PIL (media OCSE 5,5%). L’Italia è al di sotto del 5%;
- i risultati scolastici sono sensibilmente migliorati (si veda la relazione di David Hopkins al congresso annuo dell’ADI del 2006): nel 1997, nei test svolti prima delle elezioni generali, la percentuale degli undicenni (coloro che finivano la scuola elementare) che conseguì gli standard previsti in lettura fu del 63% e quella che conseguì gli standard in matematica du del 62%; nove anni dopo tutti i risultati sono saliti: il 79% in lettura ed il 76% in matematica;
- in tutte le scuole elementari, in tutte le classi si è introddotta un’ora obbligatoria di lettura ed una di matematica al giorno.

La grande lezione di Blair , molto scomoda sia per gli insegnanti sia per i dirigenti, è la seguente: la riforma scolastica è permanente. Le trasformazioni sociali sono tali che più nessuno può dormire sugli allori, conservare per decenni le stesse infrastrutture, gli stessi modi di fare, le stesse ricette.

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