Presentazione di un articolo del prof.Chris Winch, del King’s College di Londra pubblicato nella Newsletter Norrag No.47, aprile 2012 e ripreso nel blog di Norrag (http://norrag.wordpress.com/2012/07...)

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Quanto vale l’istruzione?

L’istruzione conta. Su questo punto tutti sono d’accordo. Per cosa? Non si sa bene. Per riuscire nella vita, per guadagnare di più, per disporre di armi supplementari nella lotta per la vita, per ingannare il prossimo oppure per costruire società pacifiche, tolleranti, nelle quali tutti sono rispettati, per dare un colpo di mano alla vita associativa con competenze acquisite grazie alla formazione? L’istruzione non ha dunque solo un valore privato ma ha un valore sociale ed è questa componente che è molto difficile da stimare.

Quest’articolo è stato pubblicato per la prima volta nel bollettino "NORRAG NEWS" No.47, April 2012, pp. 7-8.

L’autore :

Christopher Winch , ex-professore di filosofia dell’educazione e di politica dell’educazione, ex-direttore di Dipartimento, Dipartimento dell’educazione e della formazione , King’s College, Londra

Email : christopher.winch@kcl.ac.uk

Libera traduzione

La questione del valore privato dell’istruzione è un problema che interessa tutti, è una questione altamente democratica che però in questi ultimi decenni è stata formulata in modi molto unilaterali non solo perché formulata essenzialmente in termini economici o sociali, il che è senza dubbio un aspetto legittimo, ma anche sul piano concettuale. Queste formulazioni forniscono una rappresentazione miope e distorta di un’ attività umana fondamentale. La caratteristica comune di queste formulazioni si concentra nella descrizione dell’istruzione come se fosse un bene privato, individuale. Le ragioni di questa deriva non sono facilmente comprensibili ; in effetti l’istruzione è indubbiamente benefica dal punto di vista individuale. Le persone istruite traggono vantaggio dal loro livello d’ distruzione e nessun altro può approfittare dei benefici che un individuo consegue dal suo livello d’istruzione . Da questo punto di vista si può dire che l’istruzione è un bene esclusivo, che appartiene alla persona singola.

Inoltre si può contestare l’istruzione come singolo bene ; affinché ci sia un’educazione occorre infatti che ci sia un’attività del discente che una dell’educatore. L’istruzione in questo caso è un contenzioso, una rivalità, una competizione tra discente e educatore ; il livello d’istruzione di una persona riduce la disponibilità dell’istruzione per altri. I bambini sono troppi rispetto alla disponibilità di un insegnante. Gli insegnanti non possono condividere l’insegnamento con tutti i bambini. Da questo punto di vista l’educazione ad un primo colpo d’occhio appare dunque come un puro bene privato.


Questi esempi di ragionamento si collocano nell’ambito di un quadro di riferimento miope e non aiutano a capire il fenomeno istruzione ed anzi impediscono una percezione corretta del valore del fenomeno istruzione di per sé. In questi casi si ha a che fare con una rappresentazione difforme dell’istruzione. Vediamo per esempio il caso della esclusività. Anche se qualcuno decidesse di usare la propria istruzione in maniera del tutto egoista (posizione discutibile) non ci sono ragioni per supporre che anche altri potranno beneficiare delle competenze acquisite da un individuo. Anche le competenze a leggere e a scrivere , quando sono distribuite su vasta scala, saranno benefiche da un punto di vista sociale generale. Serviranno sia per coloro che sono analfabeti che per i bambini che apprenderanno più tardi a leggere ed a scrivere. Pertanto, è perlomeno assai discutibile rifiutare in queste condizioni una rappresentazione dell’istruzione che sottolinea soprattutto l’importanza per un individuo di diventare istruito. E da questo presupposto che deriva il concetto di istruzione obbligatoria. I filosofi idealisti come Adam Smith e John Stuart Mill hanno proposto di punire sia i genitori che venivano meno al dovere di istruire la loro progenitura sia coloro che rifiutavano di essere istruiti benché entrambi rifiutassero un’ istruzione universale e libera per tutti con curricolo controllato dallo Stato.


La rivalità tra discenti e educatori è invece una questione problematica. Da un lato 1a società può attrezzarsi per garantire a tutti un’ istituzione ; ma dall’altro ci sono dei limiti che riducono il vantaggio che si può ottenere da una determinata istruzione soprattutto per quel che riguarda la concorrenza che ne deriverebbe dal fatto che altri potrebbero beneficiare dello stesso livello d’ istruzione. Questa questione potrebbe essere risolta migliorando la qualità dell’istruzione pubblica fornita a tutti.


L’istruzione sembra dunque un bene assai complesso con chiari benefici privati (i quali non sono per nulla soltanto di natura economica) e con chiari aspetti pubblici. L’istruzione non può essere trattata semplicemente come un puro bene privato senza correre il rischio di deformarne il senso. Un sostenitore dell’istruzione pilotata dal mercato può accettare queste considerazioni ma nondimeno ritenere che l’istruzione dovrebbe essere offerta come bene privato e che la sua natura come bene privato fa sì che abbia una valore universale per cui tutti potrebbero alla fin fine beneficiare dei vantaggi pubblici che deriverebbero da questa istruzione. Quest’argomentazione, tuttavia, presuppone un punto di vista alquanto ottimistico di quello che potrebbe che si potrebbe conseguire con l’istruzione come mercato , punto di vista che per esempio non era per nulla condiviso da Adam Smith. Vorrei soffermarmi su tre tipi di problemi.

Il primo deriva dal fatto che in una società con risorse individuali disuguali taluni individui possono essere in grado di comperare più istruzione che non altri ed in questo modo escludere altri da un certo tipo di benefici, come per esempio gonfiando artificialmente i costi dell’istruzione, oppure rigettando altri dall’accesso a certe forme d’istruzione. Questa postura accentua il vantaggio sociale che si trae dal possedere un determinato tipo di istruzione concepito come un bene di per sé ed in questo modo si accentua anche la rivalità dell’istruzione. Certi insegnanti sono acquistati e riservati esclusivamente a determinate forme d’istruzione. . Livelli profondamente disuguali d’istruzione pertanto danneggiano la qualità della vita pubblica.

Ma esiste un altro problema assai fondamentale. Spesso gli accademici o gli intellettuali ritengono che tutti prestano attenzione all’istruzione o che per lo meno concepiscono l’istruzione di base come un bene. Ciò non è affatto il caso come hanno riconosciuto sia Stuart Mill che Adam Smith . Ci sono due punti di vista da prendere in considerazione a questo riguardo. Il primo è che il conseguimento di un livello d’ istruzione è un’attività che richiede molto tempo ed i cui benefici non sono affatto immediatamente scontati per tutti i potenziali beneficiari, soprattutto per coloro che sono immaturi e che non hanno conseguito ancora una completa capacità di giudizio. In secondo luogo, succede che le persone che potrebbero pagare o acquistare l’istruzione . In questi casi, supposto che fossero in grado di accertare i benefici che potrebbero trarre dall’istruzione, è evidente che questi vantaggi si manifesteranno a lunga scadenza per cui si pone il problema di considerare i costi di opportunità della spesa per l’istruzione o del sacrificio per istruirsi per trarne un beneficio posticipato. Piuttosto che usare le risorse per istruirsi si preferisce servirsene per qualcosa d’altro di utilità immediata.


Tutti sappiamo che nei paesi in via di sviluppo molti genitori poveri sono pronti ad investire importi considerevoli dal loro reddito per l’istruzione dei loro bambini in scuole private che sfuggono molto spesso ad ogni controllo. Questo aspetto però ci induce a considerare un terzo problema che ha a che fare con il valore privato dell’istruzione nel mercato dell’istruzione quando il valore privato è l’argomento principale di scelta. Come può una persona esprimere un valido giudizio sulla qualità dell’istruzione offerta dal mercato tenendo conto delle proprie capacità d’acquisto e ritenere che tale istruzione sia migliore rispetto all’istruzione impartita nelle scuole statali ? Il mercato dell’istruzione e spesso opaco e i benefici che si traggono da questo mercato, anche i benefici privati individuali sono difficili da calcolare in parte per le considerazioni espresse poc’anzi. L’acquisto di istruzione privata sulla base del valore monetario dell’istruzione, particolarmente per le famiglie povere, è davvero un esercizio molto problematico.


D’altra parte è perfettamente ragionevole che i cittadini che pagano le tasse esigano che le risorse investite nel servizio pubblico d’ istruzione siano usate in modo appropriato. In questo caso il criterio del valore privato per l’istruzione prende un altro senso perché il giudizio del valore dell’istruzione deve essere fatto sul beneficio che ne deriva per la società come tale e non soltanto dal punto di vista della ricaduta individuale di un simile investimento. Sfortunatamente, la concezione dell’istruzione come bene privato sta diventando dominante ed incide sulle scelte individuali in modo tale che gli individui quando devono prendere una decisione per quel che riguarda l’istruzione propria o quella della loro progenitura sottovalutano il carattere dell’istruzione come bene pubblico. Altre considerazioni sul criterio del valore privato per giudicare l’utilità dell’istruzione come bene esigono di prendere in considerazione la natura complessa dell’istruzione come bene nonché le difficoltà per gli individui singoli di giudicare in modo corretto la qualità di quanto è offerto. Questo è anche più difficile per i genitori poveri che non hanno accesso alle stesse fonti di informazioni e allo stesso capitale sociale di cui possono approfittare i genitori istruiti.