Considerazioni di Dirk Van Damme , direttore del CERI e capo della Divisione valutazione dell’OCSE sull’aumento dei laureati dell’insegnamento terziario nel mondo.

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Trasformazioni scolastiche in corso

La geografia planetaria dei laureati dell’insegnamento terziario subisce modifiche profonde. Ben presto, nel 2030, Cina e India assieme avranno un numero di laureati superiore a quello degli USA. Forse la qualità’ questi nuovi laureati non sarà totalmente brillante ma non e’ detto che i diplomi di punta saranno di minore eccellenza di quelli rilasciati oggigiorno. Le società’ contemporanee non possono fare a meno di un vivaio di talenti iper-qualificati. Anche la Cina, l’India, la Corea, l’Indonesia sono impegnati nella creazione di università’ di eccellenza a livello mondiale e ci arriveranno. Quali sono le conseguenze di questa evoluzione non e’ dato saperlo, ma lo spostamento verso i paesi asiatici della proporzione di laureati nella popolazione e’ in corso e sarà’ denso di conseguenze che finora non si ignorano. E’ infatti difficile rappresentarsele.In ogni modo le politiche scolastiche tese a preservare il ruolo della ricerca universitaria e l’eccellenza dei diplomi universitari discusse e in parte attuate alla fine del ventesimo secolo sembrano obsolete. La massificazione dell’insegnamento terziario mette sotto pressione le politiche e le tradizioni accademiche ancestrali . Il concetto di eccellenza accademica e la ripartizione geografica del vivaio di laureati induce a pensare modifiche radicali dell’impianto accademico che non può più’ essere quello ottocentesco. La mobilita’ internazionale degli studenti oppure i corsi MOOC non sono tali da compensare gli squilibri generati da uno sviluppo inatteso della ripartizione dell’eccellenza universitaria sul piano mondiale.

 Nel blog dell’OCSE riservato all’istruzione il 23 aprile scorso Dirk Van Damme , il capo della Divisione Innovazioni e Misure della direzione dell’Istruzione dell’OCSE, direttore del CERI ossia del centro dell’ OCSE per l’innovazione e la ricerca sull’ istruzione ha pubblicato un post molto interessante che tratteggia i cambiamenti in corso sul piano internazionale nel settore dell’istruzione. Il documento in francese e’ allegato. Il post offre uno spaccato delle trasformazioni profonde in corso nel mondo a proposito della ripartizione dei laureati. Van Damme invita ad aprire gli occhi su quel che sta capitando e che dovrebbe pungolare la classe politica e i dirigenti scolastici a riflettere sugli indirizzi da adottare nelle politiche scolastiche. Ovviamente, secondo la filosofia dell’OCSE, esiste una relazione tra proporzione di laureati e benessere economico, per cui i movimenti di fondo che rivelano gli indicatori dell’OCSE sull’istruzione annunciano modifiche sostanziali nella ripartizione del benessere e nella leadership mondiale. L’OCSE dovrebbe chiedersi se il vivaio di laureati e’ il solo metro di giudizio per guidare l’evoluzione delle società.

 

Di cosa si tratta?

 

Il vivaio di talenti nel 2030 non sarà’ più quello odierno. Se si considerano le proiezioni riguardanti il neuro probabile di laureati nel 2030 con una estrapolazione che parte dalle tendenze note oggigiorno e dai regimi scolastici in vigore si constata che nel 2030

Tendenze del numero dei laureati dell’insegnamento terziario nella fascia di eta’ tra i 25 e i 34 anni

 

 

 

Anche in Italia , dove l’insegnamento terziario e’ alquanto rudimentale, il numero dei laureati diminuirà , di poco ma calerà. La situazione non e’ affatto rosea: in Italia ci sono pochi laureati e saranno ancora di meno nel gruppo della popolazione giovane, quella che va dai venticinquenni ai trentaquattrenni. Pochi, disoccupati, male retribuiti. I migliori laureandi scappano, vanno via dall’Italia per fare le tesi di ricerca altrove, in altri paesi, in altre universita’, in altri sistemi scolastici.

Il post di Dirk Van Damme ( libera traduzione in italiano) 

Nel mondo è in corso una delle più straordinarie rivoluzioni, foriera di mutazioni profonde che sono in gran parte ancora sconosciute. Il tasso di crescita della percentuale di laureati dell’ insegnamento terziario nonché le competenze le conoscenze che questi laureati hanno appreso non è mai stato così tanto elevato. Nel 2013, in media, nei paesi dell’OCSE, il 25% della fascia di età tra i 55 e i 64 anni era laureato dell’insegnamento terziario mentre invece questa proporzione era del 40% nella fascia d’età dai 25 ai 34 anni, il che rappresenta un aumento di 15 punti di percentuale in un periodo di trent’anni. Le differenze tra paesi dell’OCSE sono del resto considerevoli: taluni avevano iniziato l’espansione del loro sistema scolastico già 100 anni fa, mentre altri hanno adottato una politica liberale di accesso generalizzato all’insegnamento terziario [1] solo recentemente.

La localizzazione capitale umano e’ dunque ben lungi dall’ essere un fattore anodino: nel corso del XX secolo, gli Stati Uniti e molti altri paesi hanno potuto trarre beneficio dal vivaio di persone qualificate a loro disposizione nella loro popolazione per progredire-sia a livello economico che sociale- a un ritmo molto più alto di quello dei loro concorrenti.

Nei primi decenni del 21º secolo si delinea invece un quadro del tutto diverso: sulla base di dati recenti (pubblicati per esempio nell’ultimo numero della newsletter dell’OCSE "Indicateurs de l’éducation à la loupe, aprile 2015. Clicca qui. ) sulla ripartizione geografica dei laureati nella fascia di età 25-34 anni nei paesi dell’OCSE nel 2013 si osserva che la Cina ha superato gli Stati Uniti. Circa il 17% dei laureati dell’insegnamento terziario erano cinesi, mentre questa proporzione era del 14% negli Stati Uniti e rispettivamente in India. In questo post si propone una proiezione verso il 2030 a partire dalle tendenze attuali (si veda il grafico inserito nel post riprodotto in questo documento). Nel 2030, la parte della Cina nel vivaio mondiale dei talenti arriverebbe al 27% e quella dell’India al 23%. Gli Stati Uniti verrebbero in terza posizione con soltanto l’8% dei laureati, seguiti dalle economie di due paesi emergenti, il Brasile e l’Indonesia , con una parte ognuno dei 5%. Cina e India assieme totalizzerebbero dunque la metà del vivaio mondiale dei giovani molto qualificati.

Questi dati sono molto eloquenti ed è difficile immaginare il ventaglio delle loro conseguenze. A prima vista vengono in mente l’incidenza sulla ripartizione mondiale della manodopera qualificata e i cambiamenti che ne derivano dal punto di vista degli scambi, della crescita economica e della gerarchia dei valori onorati mondialmente. I provvedimenti adottati per preservare le componenti della ricerca scientifica e della concezione creativa in seno ai cicli di produzione delle nazioni industrializzate del XX secolo sembrano alquanto obsoleti. Quali possono essere le conseguenze per i paesi che hanno realizzato la modernizzazione del loro insegnamento terziario solo recentemente è difficile immaginarlo.

Beninteso, ci si può aspettare una raffica di contestazioni da parte di coloro che criticano la qualità delle lauree rilasciate nei paesi asiatici e che mettono in dubbio il loro valore. In diversi paesi industrializzati, l’espansione e l’accessibilità delle masse all’insegnamento terziario mette sotto pressione la concezione tradizionale dell’eccellenza universitaria. I sistemi scolastici che hanno fatto l’esperienza di questa trasformazione a un ritmo ancora più sostenuto saranno pure confrontati a questa problematica. Cambiamenti di una tale ampiezza trasformano pure il concetto stesso di qualità accademica. Nulla indica che la Cina e l’India potranno accontentarsi, come pure gli Stati Uniti o i paesi europei, di una qualità accademica di secondo ordine. A questo punto, sarebbe più giusto e più onesto riconoscere che ignoriamo semplicemente la risposta. In questo momento, in effetti, non possediamo misure adeguate della qualità dell’apprendimento delle competenze dei laureati di ogni ordine di scuola dell’insegnamento terziario. È dunque difficile immaginare un mondo nel quale i laureati con competenze elevate occupano un posto talmente preponderante ma nessuno ne conosce il reale valore. Nell’indagine PIAAC dell’OCSE si forniscono prove della grande varianza in termini di competenze dei laureati dell’insegnamento terziario nel “mondo antico”.

In ogni modo, la carta della ripartizione mondiale dei laureati differisce sensibilmente da quella dell’eccellenza accademica, almeno come misurata nelle classifiche universitari ufficiali a livello internazionale. Nonostante le loro lacune, queste classifiche suggeriscono che l’eccellenza accademica si concentra sempre in seno ai sistemi universitari negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in qualche altro paese europeo. Le università dei paesi asiatici iniziano soltanto ora a comparire in queste classifiche ma di volta in volta progrediscono. Il divario tra la localizzazione dell’eccellenza accademica e quello della domanda di laureati generano tensioni che non sono che parzialmente risolte dalla mobilità internazionale degli studenti o dall’insegnamento in linea. Per quanto numerosi possano essere gli studenti che si spostano da una università all’altra sul piano internazionale o che seguono programmi di formazione in linea come per esempio i MOOCS , questa proporzione di studenti non puo’ soddisfare la domanda mondiale di laureati molto qualificati. In un’ epoca nella quale i paesi emergenti come la Cina e l’India investono massicciamente nella creazione di università di calibro internazionale, si può anticipare che ben presto queste due nazioni riusciranno a raggiungere le altre sia dal punto di vista numerico che qualitativo.

 

Per finire, questi dati sono incoraggianti perché’ dimostrano che ill vivaio di conoscenze e di competenze cresce rapidamente nel mondo e la sua distribuzione risulta più equilibrata. Se si considera la situazione planetaria e le numerose sfide che ci aspettano nel futuro, occorreranno tutte le nostre forze intellettuali per fronteggiarle. Il potenziamento del capitale umano sarà allora la sua strategia perenne, non soltanto per migliorare la produttività e la crescita delle nazioni a titolo individuale, ma anche per far fronte alle numerose sfide mondiali alle quali saremo confrontati. Ciò può avvenire soltanto grazie alla ricerca, all’innovazione e alla collaborazione.

[1] ndr.: O di differenziazione dell’insegnamento terziario

Les documents de l'article

Vivaio_mondiale_dei_talenti_nel_2030.pdf