Nel blog dell’OCSE dedicato all’istruzione, il direttore del CERI Van Damme attira l’attenzione sul divario tra la crescita della proporzione dei laureati e la diminuzione del numero dei diplomati dell’insegnamento secondario di secondo ciclo nel periodo tra il 2010 e il 2013.

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Non uno di meno ?

Un cambiamento sociale rilevante è in corso sotto i nostri occhi: nella popolazione giovane adulta la proporzione dei laureati cresce e quella dei diplomati pure. Le giovani generazioni sono più istruite che non le generazioni anziane. Questo è un fatto positivo connesso alle trasformazioni profonde e lente operate all’interno dei sistemi scolastici. Anche in Italia si verifica questa evoluzione ma si constata anche che nel sistema scolastico italiano i cambiamenti non sono numerosi come in taluni altri sistemi scolastici e, quel che è più grave, pero’ è la tendenza a privilegiare un indirizzo elitario piuttosto che egualitario. Le trasformazioni che modificano il sistema scolastico italiano favoriscono l’istruzione terziaria e non l’istruzione secondaria di secondo ciclo. L’autore del blog dell’OCSE ritiene che il cambiamento in atto, assai ben illustrato dai dati sulla proporzione di coloro che terminano con successo o l’istruzione superiore o l’istruzione secondaria del secondo ciclo, favorisce la coesione sociale, l’inclusione, ma purtroppo i dati raccolti dall’OCSE non permettono di dire che nessuno resta indietro grazie alle politiche scolastiche odierne. Per quanto evoluta sia la politica scolastica e per quanto siano rilevanti le buone intenzioni nonché l’impegno professionale della maggioranza del corpo insegnante non si puo’ dire che nessuno è escluso dall’istruzione, che non si lascia indietro nessuno nei sistemi scolastici odierni.

 Nel blog odierno dell’OCSE(5 giugno 2015) dedicato all’istruzione [1] Dirk Van Damme, direttore del CERI e della Divisione delle misure nella Direzione dell’OCSE dell’Educazione, pubblica un intervento molto interessante intitolato « Nessuno è lasciato davvero indietro? » [2] nel bollettino sugli indicatori dell’istruzione nel quale l’OCSE continua ad approfondire l’analisi delle informazioni raccolte. Il bollettino, come quello riservato a PISA è ormai un luogo nei quale l’OCSE sfuma la prima interpretazione dei dati a comprova, se fosse necessario soprattutto per i non addetti ai lavori che sono numerosi ovunque, che l’analisi dei dati non è una faccenda semplice e che può evolvere fino a trarne conclusioni talora diametralmente opposte. Dunque Van Damme interpreta la tavola seguente che qui si riporta solo in inglese.  Van Damme compara la differenza tra laureati e diplomati dell’insegnamento secondario di secondo grado

 Cambiamenti sociali

 

In primo luogo Van Damme attira l’attenzione sui cambiamenti profondi che si verificano sia al vertice della distribuzione che in coda. Al vertice si tratta dell’aumento dei laureati nella popolazione adulta e in coda della diminuzione della popolazione poco istruita (la popolazione che non consegue neppure il diploma di fine dell’istruzione secondaria di secondo ciclo). L’ OCSE rileva che nel corso degli ultimi anni il livello d’istruzione nella fascia giovane della popolazione è cresciuto. Tutti ne hanno beneficiato: è aumentata la proporzione dei laureati ed è diminuita la proporzione della popolazione priva di diplomi. Van Damme ritiene che questo fenomeno sia un cambiamento sociale maggiore. Lo è infatti. Si potrebbe dire che questa massificazione dell’istruzione si paga con un calo della qualità dell’istruzione della frangia privilegiata della popolazione. Infatti la maggior proporzione di studenti laureati si ottiene, almeno così si ritiene con un confronto con il passato , con un abbassamento della qualità dell’istruzione delle élite scolastiche , come pure l’aumento della proporzione dei diplomati è conseguita con un calo del livello d’istruzione, almeno così`si pensa, della parte proletaria della popolazione. La maturità ottenuta dal 60 o 70% di una fascia di età non è per nulla paragonabile alla maturità conseguita dal 5 o 4% della fascia di età come era il caso fino ad almeno a cinquant’anni fa. Questo non significa affatto che il livello d’istruzione si sia abbassato ma l’OCSE non si esprime sulla qualità dei diplomi o delle lauree. Oggigiorno si apprendono altre cose e si apprende in modo diverso; a molti una tempo esclusi dall’istruzione si offrono possibilità d’istruzione che non esistevano. Tutto ciò non è affatto un male. Di sicuro siamo confrontati a un grande cambiamento sociale. Queste considerazioni presenti nel testo di Van Damme invitano ad osservare che l’OCSE schizza interpretazioni in contraddizione con quelle che ne hanno fatto talune frange dei responsabili scolastici neo-liberisti e che l’OCSE stessa aveva lasciato formulare senza battere ciglio. Adesso in questi testi l’OCSE modifica il tiro e precisa la propria posizione. Anche questo è un bene.

 

Procedura

 

Come noto i dati interpretati dall’OCSE provengono soprattutto dall’indagine PISA e dall’insieme di indicatori internazionali dell’istruzione, quindi da questionari o da dati forniti dai governi e sono di per sé fragili, ossia non sono al 100% comparabili tra loro perché non si sa quali sono le interpretazioni delle definizioni inserite nei modi d’uso distribuite con gli strumenti. L’OCSE dà per oro scontato la pertinenza delle risposte, almeno da quello che ne sappiamo, e suggerisce in un certo modo di fare fiducia ai propri esperti che verificano la validità delle risposte ma si possono avere dubbi in materia almeno fin quando non saranno rese pubbliche le procedure adottate per consolidare la comparabilità dei dati.

 

Ampiezza dei cambiamenti sociali

 

Nella tabella pubblicata nel blog il cambiamento scolastico risulta dalla lunghezza della sbarre, ossia dalla somma tra dati del periodo 2000-2013 riguardanti il totale dei laureati e quello dei diplomati. Il cambiamento sociale è più impressionante ed è maggiore nella Repubblica Ceca, in Slovacchia, in Polonia e in Lussemburgo. La presenza di tre nazioni che un tempo facevano parte del blocco sovietico non sorprende affatto. I dati riflettono l’ampiezza delle trasformazioni in corso in questi paesi, che non sono tutte eccellenti , ma l’OCSE non entra in queste considerazioni;

 

Giustizia scolastica?

 

Il cambiamento sociale in corso identificato da Van Damme sarebbe la maggiore giustizia dei sistemi scolastici, ossia il fatto che con l’aumento del livello d’istruzione misurato con il numero dei diplomati e dei laureati più nessuno sarebbe messo da parte? Non è proprio il caso. Se la crescita del numero dei laureati ( la parte superiore della sbarra della tavola) è più alto della diminuzione del numero dei diplomati ( la parte inferiore della sbarra) ciò significa che esiste un aumento delle diseguaglianze nel sistema scolastico. Quando ci sono molti studenti lasciati in disparte mentre il livello di istruzione sale , la coesione sociale è minacciata, afferma Van Damme. Questo non è sempre stato vero e forse non lo è neppure oggigiorno. Il collegamento con la coesione sociale ci sembra assai zoppicante anche se è ben noto che l’esclusione scolastica o un basso livello di istruzione sono connessi a rischi elevati dal punto di vista della salute, dell’occupazione, dei salari o della fiducia in se stessi, della tolleranza e dell’adesione ai valori democratici. Questi sono cortocircuiti che l’OCSE produce sovente e che non sono per nulla comprovati. La correlazione tra livelli d’istruzione e effetti misurabili o effetti intangibili resta tutta da dimostrare. L’OCSE compie pero’ un passo supplementare e stabilisce una correlazione tra disuguaglianza sociale, istruzione, distribuzione delle competenze e povertà, ma probabilmente la correlazione non è evidente come l’OCSE lo sostiene.

 

I dati

 

Nel periodo 2010-2013 la proporzione dei giovani con laurea è cresciuta dello 3,1% e quella dei giovani privi di un diploma dell’insegnamento secondario è diminuita del 2,9% in media nei paesi dell’OCSE. In media dunque la distribuzione dell’istruzione nei paesi dell’OCSE durante il periodo osservato è leggermente cresciuta.

 

La varianza tra sistemi scolastici è molto forte come lo si deduce bene dalla tavola. A sinistra ci sono i sistemi scolastici dei paesi che hanno adottato una politica ugualitaria e che hanno preferito focalizzare le priorità della politica scolastica nella riduzione della percentuale degli studenti privi di diploma dell’insegnamento secondario superiore. In testa c’è dunque la Svezia seguita dalla Finlandia, da Israele ( senza gli arabi israeliani) , il Canada. A sinistra ci sono i sistemi scolastici ch invece hanno adottato una politica scolastica che incentivava la percentuale dei laureati. Tra questi il Portogallo, la Turchia, l’Italia e la Svizzera. Il risultato elvetico non sorprende perché la Svizzera è notoriamente un paese nel quale l’istruzione terziaria non è privilegiata. Non è una buona notizia invece per l’Italia che si torva in coda ai paesi egualitari e inel gruppo di testa dei paesi elitisti, con un sistema scolastico che trascura l’istruzione secondaria superiore ( in questa categoria si inserisce anche l’istruzione e la formazione professionale). L’aumento medio della percentuale dei laureati in questi sistemi scolastici è superiore del 2% per il periodo preso in considerazione alla diminuzione media della proporzione dei diplomati. In Italia non esiste una vera e propria politica scolastica ma piuttosto un "laisser faire": l’incremento del numero dei laureati e per riflesso quello delle università conveniva a molti responsabili politici e scolastici.

 

La globalità dell’anali si trova in "Education Indicators in Focus3 , Issue No; 32 (cliccare qui per la versione in francese. Esiste pure una versione in inglese).

 

[1] Nella versione inglese cliccare qui

[2] In inglese « No one left behind? » che abbiamo tradotto in "Non uno di meno ?"

Les documents de l'article

Indicateurs_de_l_education_a_la_loupe_No-_32.pdf