Intervista all’ispettore generale francese Michel Hagnerelle che partecipa alla messa a punto in seno al Ministero francese dell’" Education Nationale" del piano nazionale per l’informatica nelle scuole.

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Informatica a scuola

E’ a tutti noto perché sotto gli occhi di tutti che la scuola statale, quella che è organizzata per classi di età, ciascuna con un titolare responsabile di un gruppo di studenti che è omogeneo solo dal punto di vista anagrafico, non tiene il passo della rivoluzione informatica. Centinaia di insegnanti si dannano per inventare applicazioni e curricoli con le nuove tecnologie, inventano "giochi seri", producono raffinate "mappe concettuali", imparano da soli o con i colleghi come cavarsela, trascinano dirigenti scettici, operano come missionari che fanno del proselitismo, tentano di scardinare l’inerzia dell’apparato scolastico, diffidente e cauto, ma il contagio non avviene. I missionari restano una minoranza. Il loro campo d’azione è ridotto. Riusciranno i sistemi scolastici a resistere di fronte a un’ondata che sconvolge le tecniche d’apprendimento, che modifica l’accesso alla conoscenza, che genera desideri di sapere fin qui mal tollerati dalle scuole, anzi repressi, puniti, soffocati ?

I sistemi scolastici si svegliano e passano al contrattacco dopo avere subito per anni l’assalto delle nuove tecnologie dell’informazione (le TIC, ossia "Tecnologie dell’informazione e della comunicazione"). 

Un esempio eloquente di questo comportamento è offerto da quanto succede in Francia. In una breve pubblicata in questo sito è stata descritta e commentata la strategia messa a punto lo scorso anno dal Ministero francese dell`Educazione Nazionale (clicca qui). L’attuazione del pianao nazionale per l’informatica è in corso e il sito francese "L’Expresso" ha interrogato uno degli attori della preparazione del contrattacco scolastico francese, l’ispettore generale Michel Hagnerelle. L’intervista è stata pubblicata nel sito dell’ " Expresso" il 30 giugno 2011.

Ci sono molte ingenuità nelle considerazioni dell’ispettore, ma gli apparati scolastici sono lenti, si muovono con cautela, diffidano delle novità, scoprono in ritardo quanto si sa da anni. L’intervista è un brillante esempio di questo stile di gestione, ma quel che conta è la descrizione degli argomenti che avallano le iniziative ministeriali nel settore delle TIC, in particolare la decisione molto controversa di centralizzare la produzione delle applicazioni didattiche e dei manuali scolastici masterizzati, che saranno accessibili in linea.

Riprendiamo una parte dell’intervista con una traduzione libera che tralascia passaggi particolari che riguardano aspetti minori del sistema scolastico francese o elementi strutturali del sistema che sono di poco conto.

 

Intervista a Michel Hagnerelle

 

In Francia, ci sono associazioni di insegnanti che stanno mettendo a punto "manuali digitalizzati" [1] per sottrrarsi alla dittatura dei programmi ufficiali. Questi manuali digitalizzati, adattati alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie che consentono di combinare testo e immagini, di modificare a piacimento i contenuti, di intervenire sui documenti, di aggiungerne o sottrarne, di produrre per gli studenti documenti arricchiti, unici, metteranno in crisi l’editoria scolastica ?


Fin’ ora, in Francia, le case editrici private sono entrate nel mercato dell’editoria digitalizzata o masterizzata con grande cautela perché hanno ritenuto che il mercato fosse assai debole. Non hanno tutti i torti, del resto. Gli editori scolastici propongono nuovi strumenti didattici digitalizzati ad un ritmo molto lento. È sicuro però che l’informatica stimolerà l’apparizione di nuovi produttori che faranno concorrenza agli editori scolastici tradizionali [2]. Il manuale digitalizzato non è un manuale cartaceo adattato ai computer. Si tratta di un’altra forma di produzione. Si può dunque prevedere che altri produttori, per esempio case editrici giganti, si lanceranno presto o tardi nella produzione di applicazioni didattiche digitali. Non siamo che all’inizio di un fenomeno e possiamo anticipare che nei prossimi anni si svilupperanno nuove reti di produzione di strumenti didattici.


Il ministero francese si è arrogato il monopolio della produzione di contenuti digitalizzati. In altri termini, il ministero francese dell’educazione non molla il potere di controllare i contenuti dell’insegnamento. Ciò significa che il ministero in futuro approfitterà dell’informatica per accrescere il proprio potere ?



La direzione dell’insegnamento scolastico del ministero lavora in questa direzione. Le sperimentazioni in atto di produzione di manuali scolastici con applicazioni informatiche vanno in questo senso. Il ministero ritiene che in futuro le risorse pedagogiche saranno accessibili in linea, tramite la rete ADSL o WI-FI e non sotto forma di CD-rom. Nel corso della sperimentazione il ministero si è accorto che la produzione di manuali digitalizzati è complessa e che esiste un forte disaccordo di natura tecnica e editoriale tra gli editori privati. La sperimentazione ha permesso di progredire nella chiarificazione di questi problemi.


Non esiste forse il rischio che gli insegnanti perdano la libertà di scegliere loro i manuali ?



Speriamo di no. È imperativo che gli insegnanti preservino la libertà di scelta dei manuali. Il sistema scolastico francese ha optato per questa soluzione. In Francia, gli insegnanti sono liberi di scegliere i manuali che preferiscono. Non ci sono controlli, non ci sono liste ufficiali di titoli tra i quali operare delle scelte. Questa situazione è assai rara nel sistema scolastico e il sistema scolastico francese è geloso di questa prerogativa. Tutti concordano, in Francia, sul fatto che non ci debbano essere intermediari che scelgano al posto degli insegnanti. Nondimeno, l’opzione di centralizzare la produzione del materiale didattico utilizzabile con le nuove tecnologie informatiche presenta senz’altro il rischio di classificare le applicazioni didattiche con un marchio tecnico e editoriale ufficiale. Per esempio non si può escludere che in futuro gli enti locali diffondano nella rete informatica che va alle scuole le loro proprie risorse digitali o le risorse digitali che sono state avallate dall’ente pubblico. Ciò non dovrebbe però impedire la libertà di scelta degli insegnanti la quale però sarà dal punto di vista tecnico alquanto più ardua.

Si deve parlare di manuali digitalizzati oppure di risorse informatiche ?


Questa è una buona domanda. Occorre essere consapevoli del fatto che tutti i ministeri dell’istruzione avanzano con grande cautela su questo terreno. In Francia, per esempio, le autorità scolastiche non condividono affatto l’idea secondo la quale l’insegnamento debba essere tutto svolto per via informatica. Non si passerà a un sistema scolastico integralmente informatizzato. Le sperimentazioni in corso dimostrano inoltre che occorre essere alquanto ragionevoli in questo campo. Noi abbiamo fin qui realizzato una lunga sperimentazione, sull’arco di tempo di un biennio, e su vasta scala perché sono coinvolti 15.000 studenti, un migliaio di professori, 69 scuole medie. Si tratta di una massa importante di persone. Non abbiamo dunque a che fare con un manipolo di insegnanti avanguardisti, specialisti dell’informatica, ma piuttosto con una sperimentazione realistica, che tiene conto della situazione di fatto, che non mira affatto all’elaborazione di strumenti particolarmente elaborati. La sperimentazione che il ministero sta conducendo in questo momento mira piuttosto ad approntare strumenti che permettono di generalizzare risorse strutturate.

L’evoluzione verso un manuale digitalizzato sembra ineluttabile ma deve essere pensata e ponderata. L’ espressione "manuale digitale" ¨in auge per tenere distinto il manuale da altre risorse informatiche. La rinuncia a questo sintagma (manuale digitale) genererebbe confusioni. La grande domanda da porsi è dunque la seguente : occorre continuare a proporre agli studenti manuali cartacei strutturati e strutturanti ? Come concepire un manuale che serva realmente agli studenti e non all’insegnante ? Oggigiorno le case editrici producono manuali soprattutto per gli insegnanti. Si tratta di testi concepiti in funzione degli usi che gli insegnanti ne fanno e che servono agli insegnanti per preparare e svolgere le lezioni.

Questo è certamente un uso interessante e non bisogna neppure svalutare le risorse che gli enti locali forniscono alle scuole come per esempio le LIM. Questa tendenza è un’occasione unica per permettere agli insegnanti di familiarizzarsi con le nuove tecnologie dell’informazione. Forse si tratta anche di una tappa necessaria. Nondimeno dobbiamo riconoscere che questa modalità ha i suoi limiti. Per esempio, questo modo di usare i manuali tramite le LIM promuove le pratiche magistrali d’ insegnamento, la lezione cattedratica e non l’apprendimento individualizzato. Tutto questo materiale, manuali inclusi, è concepito per gli insegnanti. Le nuove tecnologia però permettono di approntare manuali per gli studenti ad uso degli studenti. A che punto siamo questo proposito ? Purtroppo gli insegnanti non richiedono questo tipo di risorse. Le loro richieste concernono soprattutto manuali aperti, ossia testi che loro possono modificare o adattare in funzione delle classi e degli studenti che hanno, oppure delle lezioni che gli insegnanti intendono svolgere. In altri termini gli insegnanti tendono ad addomesticare le nuove tecnologie. Orbene è ora che questo materiale sia concepito anche per gli studenti. Agli studenti occorrono strumenti strutturati. Il manuale modulabile è interessante soltanto per il professore.

Infine, il manuale digittalizzato pone problemi di natura materiale. Per servirsene occorre disporre di computer in numero sufficiente per un uso corrente da parte di tutti gli studenti, in altri termini di un computer per ogni studente. Va da sé, che le aule d’informatica sono obsolete, sono investimenti persi, non servono più. Tutte le aule devono essere attrezzate in modo tale da permettere ad ogni studente di disporre di un computer in classe e di servirsene a propria guisa. Ciò rappresenta un costo considerevole. Inoltre i computer sul mercato sono ancora troppo lenti, troppo fragili per esse utilizzati per più ore di seguito. Le tavolette del tipo iPad potrebbero essere la soluzione appropriata ma la loro evoluzione è lungi dall’essere finita. Inoltre le sperimentazioni con le tavolette sono rare. Per il momento, secondo l’ispettore generale francese, lo strumento rapido, non fragile, di uso facile, non è stato ancora inventato.

Infine ci sono ostacoli di natura pedagogica che sono i più numerosi. La sperimentazione in corso dimostrano molto bene che la questione principale è quella di sapere se le nuove tecnologie dell’informazione aiutano gli studenti ad apprendere meglio e a progredire con minori difficoltà di comprensione. Da qui deriva la domanda dell’uso del computer a casa. Il ministero francese intende finalmente impostare una sperimentazione su larga scala nell’anno equivalente all’ultimo anno di scuola media in Italia. Nei dipartimenti che accettano di distribuire agli studenti del dipartimento un computer individuale come è per esempio il caso nel dipartimento francese delle Lande [3] , si avvierà una sperimentazione imperniata sulla valutazione degli apprendimenti. Quando si sarà risolta la questione della distribuzione di un computer a tutti gli studenti, allora bisogna chiedersi quanto tempo si dovrà passare davanti al computer, quali lavori effettuare allo schermo, come i professori dovranno comunicare con i loro studenti ? Queste domande obbligano a chiedersi quale è il futuro dei quaderni, delle matite, della scrittura in classe. In altri termini, è il concetto di classe e il funzionamento della classe che sono in giuoco.

Le modalità d’apprendimento con le nuove tecnologie dell’informazione sono la grande incognita del momento. L’uso quotidiano del computer da parte degli studenti ha probabilmente un’incidenza sul modo di pensare e d’apprendere ma ne sappiamo ben poco. Per esempio, gli studenti passano da un programma l’altro con una grande facilità. Reagiscono in modo del tutto diverso da quello che contraddistingue il funzionamento dell’insegnamento in classe che per il momento mira invece a fissare i ragionamenti nella durata, a stabilizzare l’attenzione degli studenti su un punto particolare. L’uso quotidiano dei computer al di fuori della scuola è modellato da reazioni del tutto opposte, molto fluide. La stessa osservazione vale per le reti sociali. Occorre pertanto fare in modo che nella scuola tutto diventi banale, piatto, che la scuola sia vittima delle mode sociali. La scuola non può essere travolta dalla quotidianità della società, non la deve subire.

Manuali di sole esercitazioni non potrebbero bastare per gli studenti ?



Si devono inventare manuali che servano agli studenti per compiere esercizi intellettuali sia in classe che a casa. I manuali digitalizzati dovranno quindi avere una duplice funzione.

L’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione non mette finalmente in forse l’insegnamento magistrale frontale ? Le TIC non sarebbero forse un passo decisivo per promuovere la pedagogia per progetti ?


Non c’è dubbio che le nuove tecnologie dell’informazione trasformano le pratiche in classe. Ma in quale senso ? Fin dove ? Occorre mettersi in testa che l’istruzione scolastica ha una missione strutturante e che gli studenti nel corso della vita quotidiana non usano affatto le pratiche scolastiche. Questo è il nostro problema.

Quale posto può assumere il giuoco nei manuali digitalizzati ?

Ci sono alcuni buoni strumenti. Non è tanto il gioco in sé per sé che è interessante quanto i ragionamenti intellettuali che il giuoco rende possibile. Da questo punto di vista i giochi informatici possono essere interessanti. I produttori di giochi per computer hanno una maestria che non posseggono affatto gli editori scolastici. Loro sono capaci di inizializzare alla complessità. Sarebbe del tutto benefico avvicinare questi due profili.

L’adozione delle TIC in classe potrebbe aiutare ad individualizzarle l’apprendimento ?


Questo è per noi un campo di indagine. Di per sé le TIC non bastano per individualizzare l’apprendimento. Si può anche supporre che gli strumenti futuri lo potranno. Per il momento questa è una sfida da rilevare. Tutto quello che possiamo e riusciamo a fare è collaborare con gli editori per produrre manuali scolastici nuovi che rendono possibili funzionalità diverse ma che tengono anche conto di quanto i professori sono capaci di fare con gli studenti. Anche se si è convinti che le nuove tecnologie dell’informazione sono interessanti, si deve riconoscere che occorrerà del tempo per sfruttarle al meglio nelle scuole. Ci vorrà del tempo per far evolvere il materiale, le pratiche dei professori, quelle degli studenti ed infine gli esami. Per esempio si può immaginare un altro modo di valutare che non sia quello tradizionale degli esami che si continuano a fare nelle scuole ?

Tutte le materie sono uguali davanti alle TIC ?


No, non lo sono. Talune si adattano meglio di altre alle nuove tecnologie, per esempio lamatematica, la fisica, la chimica. Ma tutto ciò può evolvere molto rapidamente.


In Inghilterra, il mercato delle applicazioni di tipo didattico nel settore dell’informatica è stato sbloccato da massicci investimenti statali. Si deve fare la stessa cosa in Francia ?

In Inghilterra, le risorse pubbliche sono state utilizzate soprattutto per comperare le LIM. Oggigiorno si è diventati molto più prudenti a questo riguardo. Bisogna anche prestare molta attenzione a non attrezzare in modo massiccio, d’un sol colpo, le scuole con nuove tecnologie, perché ciò facendo si corre il rischio di bloccare l’evoluzione.

Occorre molta riflessione pedagogica. Occorre anche che gli insegnanti s’appropriano degli strumenti. Le sperimentazioni fanno nascere domande, mettono in evidenza le difficoltà. Si avanza un po’ alla cieca, trovando soluzioni quasi per caso. Occorre molto tempo. Pochi anni fa si era molto meno prudenti. Lo si è diventati cammin facendo. Le TIC non sconvolgeranno le scuole. Occorre evitare evoluzioni troppo rapide, non padroneggiate. Le TIC nelle scuole non evolveranno al ritmo con il quale si sono imposte e sviluppate nella società.

 

 

 

 

 

[1] Per manuale digitalizzato si intende un manuale esistente non in forma cartacea ma solo come prodotto numerico leggibile con un computer

[2] Questo è un aspetto dell’industria scolastica, poco studiato, benché il giro d’affari sia considerevole

[3] Si veda l’articolo a questo riguardo presente in questo sito cliccando qui