Documento redatto dal prof. Eric Debarbieux e Georges Forinos che hanno intervistato 11820 persone nella scuola per l’infanzia e nelle scuole primarie sul clima scolastico e la violenza sopportata nell’esercizio della professione.

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Francia: i nodi vengono al pettine.

Il sistema scolastico francese da più di un decennio si occupa della violenza scolastica, di quanto succede nelle scuole, attorno alle scuole, di bullismo. Le vittime possono essere diverse: alunni e studenti, insegnanti, dirigenti, altro personale scolastico, genitori e tutori. Il ministero aveva anche messo a punto un’applicazione informatica per registrare e misurare i comportamenti violenti, gli atti di inciviltà nelle scuole, per comparare le scuole tra loro, per disporre di informazioni sullo stato generale del clima scolastico: peggiora o migliora. Il clima scolastico è un ingrediente del successo scolastico ed è quindi rilevante occuparsene. L’applicazione è stata molto semplificata, le comparazioi nel tempo sono diventate ardue. La degradazione del clima scolastico può però essere prevenuta almeno parzialmente e il personale scolastico va aiutato ad affrontare situazioni spiacevoli, tensioni interne che possono ripetersi e rendere la vita personale di coloro che frequentanto la scuola un vero e proprio calvario. Su queste questioni regna però un tabù generale. Se ne parla poco, malvolentieri, é difficile indagare, le classificazioni dei comportamenti violenti sono ardue, le definizioni sono imprecise e le intepretazioni dei comportamenti variano a seconda delle persone, del ruolo, dell’immagine di sé, del clima esistente nelle scuole. Il documento allegato apre uno squarcio su questa parte nascosta della vita scolastica ed è reso pubblico dal governo di centro-sinistra del presidende Hollande.

E’ stato recentemente pubblicata in Francia una relazione ufficiale sulla violenza scolastica come è percepita dagli insegnanti della scuola per l’infanzia e della scuola primaria frutto di un’indagine su un campione molto ampio di personale scolastico. La relazione è un atto d’accusa impietoso contro la burocrazia scolastica e il ministero. Il documento merita di essere letto con attenzione ed è allegato a quest’articolo nella versione originale in francese. Fornisce un’istantanea di quanto succede dentro le scuole, di come la pensano gli insegnanti di base, coloro che sono le vittime principali della violenza scolastica istituzionale o sociale. L’autore, Eric Debarbieux, insegnante all’università di Bordeaux, è un sociologo dell’educazione molto rispettato in Francia, specialista della violenza scolastica, dirige da anni l’Osservatorio internazionale sulla violenza scolastica situato all’Università di Parigi Est-Créteil e si avvale anche di un’ampia documentazione internazionale. Riprendiamo alcuni stralci della presentazione del documento pubblicata dal sito francese l’Expresso del 21 settembre 2012. I sottotitoli non sono del sito francese.

Situazione in apparenza poco drammatica, ma con casi gravi


La maggioranza degli insegnanti intervistati (il 92%) ritiene che il clima scolastico nelle loro scuole è piuttosto buono , ma questo parere positivo è assai meno condiviso dagli insegnanti giovani, appena assunti, oppure dagli insegnanti che lavorano nelle zone di educazione prioritaria, le cosidette ZEP [1]. L’indagine è eccezionale perché per la prima volta, almeno in Francia, si tenta di oggettivare il sentimento di vittimizzazione degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e del personale scolastico in genere. Di solito, nel passato, questo tipo di indagini si occupava soprattutto degli studenti e degli alunni. La violenza percepita dal personale scolastico offre qui una griglia di lettura delle condizioni sociali vigenti nelle scuole. Si scopre che il contesto sociale conta moltissimo quando si analizzano gli atti violenti, i comportamenti incivili, la maleducazione. Il 18% degli insegnanti afferma di soffrire di frequente di violenze a scuola. Si tratta di una proporzione elevata, quasi 1 insegnante su 5.


Vittimizzazione e disuguaglianze sociali

Esiste una correlazione tra le condizioni esterne socio-ambientali di una scuola e la violenza a scuola contro gli insegnanti. Gli insegnanti sono soprattutto vittime di violenze verbali : un professore su tre (36%) è stato insultato, il 4% è stato picchiato e il 6% strattonato. Un insegnante su sette (15%) soffre di ostracismo da parte dei colleghi oppure di molestie da parte di colleghi. La violenza fisica esercitata dai genitori è minima ed è denunciata da meno di 1% degli insegnanti. Un insegnante su cinque è stato però insultato dai genitori. Insegnare in una scuola che si trova in una zona di educazione prioritaria (ZEP) aumenta in modo importante la probabilità di essere vittime di una violenza. C’è una probabilità doppia di essere insultati in una scuola di borgata e malandata che non in una scuola che si trova in pieno centro urbano o in un quartiere benestante. Infine, un terzo degli insegnanti (37%) ha a che fare con alunni o studenti “fortemente perturbati” che deteriorano il clima di classe, che pongono cioè un serio problema disciplinare.


Cosa fare ?


La sezione più importante di questo documento è quella che riguarda le risposte date dagli insegnanti all’invito di esprimere proposte di miglioramento. Quasi 8000 insegnanti hanno colto l’occasione per esprimere le loro idee che il curatore ha diligentemente riprodotto e interpretato. Si tratta in genere di idee che vanno controcorrente rispetto a quelle propugnate dalle autorità scolastiche o dal ministero. 81% degli insegnanti critica in modo molto virulento la gerarchia scolastica che in Francia è ben strutturata ed è alquanto efficace. Gli insegnanti chiedono al ministero di non più produrre in continuazione circolari, decreti, regolamenti, auspicano che cessino le ingiunzioni degli ispettori, non sopportano più di riempire decine di formulari per qualsiasi iniziativa e vorrebbero che si interrompa immediatamente la moda delle valutazioni con test. Gli insegnanti francesi della scuola primaria non vogliono più essere considerati semplici esecutori, non vogliono essere trattati come funzionari. Criticano la moltiplicazione dei questionari dell’amministrazione, rigettano massicciamente la burocrazia scolastica. In altri termini, la maggioranza degli insegnanti che ha risposto all’indagine ha una rappresentazione della professione che esercitano del tutto diversa da quella dell’autorità che li ha reclutati : da un lato ci sono gli educatori che vorrebbero essere professionisti e dall’altra i funzionari che dovrebbero eseguire scrupolosamente i compiti impartiti con giustificazioni di vario genere dall’amministrazione scolastica.


Disagio sociale


L’80% degli insegnanti parlano di disagio sociale. “Gli insegnanti si sentono socialmente poco considerati e sono trattati come approfittatori o fannulloni. Non sperano che questa immagine negativa possa essere cambiata facilmente per esempio con il ricorso agli strumenti di lotta classica”. “Si parla di noi sono in termini negativi : assenteismo, scioperi, pessimi risultati nelle indagini internazionali PISA, obbligo di realizzare riforme senza capo né piedi come per esempio l’obbligo del calcolo mentale quotidiano oppure il corso di morale… Tutto ciò mina la nostra autorità di fronte alle famiglie, agli alunni e agli studenti che sentono gli stessi discorsi a casa”. Orbene, il rispetto, la considerazione sociale, l’immagine della professione contano molto di più che non la richiesta di risorse ulteriori. Molti insegnanti affermano : “abbiamo l’impressione di non essere ascoltati, di essere trattati in modo burocratico, poco rispettoso”. Gli insegnanti contestano la maniera adottata per realizzare le riforme : programmi, ritmi, integrazione, valutazione. Tutto al macero. La burocrazia scolastica non sembra avere nessun legame con la realtà e con ciò che è fattibile. Le relazioni con le famiglie sono molto problematiche.


Auspici


“Sarebbe ora d’ accordare agli insegnanti una e vera propria autonomia e di attribuire alle scuole le risorse necessarie per funzionare in modo autonomo” raccomanda Debarbieux, il compilatore della relazione. In altri termini è indispensabile instaurare all’interno del sistema scolastico “un altro modello di relazioni umane… Il modello piramidale di un tempo ha esaurito la sua funzione. Il personale scolastico lo considera una vera e propria “violenza istituzionale”. Si tratta di ripensare l’impianto scolastico, di ridurre al minimo la burocrazia scolastica, di stanziare risorse necessarie per fare sì che l’autonomia non sia una semplice rivendicazione priva di senso. Non si tratta quindi di proporre o di inventare ulteriori riforme, di moltiplicare le valutazioni, di prevedere una gamma di sanzioni ancor più penalizzanti ed umilianti di quelle esistenti, ma di valorizzare realmente la professione insegnante. 1l primo passo da compiere sarebbe quello di deliberare una moratoria di tutte le indagini ufficiali del ministero.


Clima scolastico deleterio


Gli insegnanti intervistati da Debarbieux sollevano problemi di gestione della scuola, di della conduzione del servizio scolastico statale. Da questo lavoro emerge nettamente l’immagine della presenza di un clima deleterio nella scuola francese. Orbene cambiare questa situazione non è affatto facile perché gli insegnanti diffidano ormai della gerarchia scolastica, non credono più alle dichiarazioni e alle promesse delle autorità scolastiche. Per restaurare questa fiducia occorrono molte condizioni e forse sarà necessario di avere il coraggio di ipotizzare la liquidazione della gerarchia scolastica e quindi d’inventare un servizio pubblico scolastico di nuovo genere, con nuovi scopi, con un personale diverso, ossia formato in un altro modo, con compiti, missioni diverse da quelle che erano stati definiti agli albori del servizio scolastico statale nell’Ottocento.

[1] Acronimo francese per "Zones d’éducation prioritarie" ossia aree povere, violenti, squallide, dove è difficile insegnare

Les documents de l'article

Insegnanti_vittime.pdf