Presentazione del comunicato stampa del Centro nazionale USA sulle politiche scolastiche nel quale si descrivono per sommi capi le prove raccolte da ricercatori di alto profilo riguardanti le scuole virtuali o scuole digitali.

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Scuole virtuali

La bonta’ dell’insegnamento digitale senza frequenza di una scuola tradizionale e delle scuole virtuali e’ lungi dall’essere dimostrata. Nonostante le pressioni per promuovere questo tipo di scuola , seri dubbi sussistono e la qualità di questo insegnamento non e’ pari a quella dell’insegnamento impartito nelle scuola statali tradizionali. In Europa si sa ben poco a questo riguardo mentre negli USA la proliferazione di questo tipo di scuole continua nonostante le prove contrarie prodotte dalle indagini scientifiche . La classe politica sembra accecata e ripone speranze infondate su questo insegnamento che si suppone possa concorrere a migliorare l’istruzione. D’altra parte, dietro le quinte operano svariati pescecani che forniscono ai dirigenti politici argomenti favorevoli allo sviluppo delle scuole virtuali gestite da centri privati a scopo lucrativo che si candidano nelle gare d’appalto per accaparrarsi i finanziamenti pubblici.

 Il centro Nazionale USA sulle politiche scolastiche citato più’ volte in questo sito pubblica annualmente un’analisi dell’efficacia delle scuole a distanza ossia dell’insegnamento con i computer che si puo’ seguire stando a casa o in un luogo qualsiasi ma non in una scuola tradizionale, tra quattro mura, in una classe per esempio. Quest’anno il Centro USA pubblica la terza analisi. Molti paladini delle scuole virtuali sostengono la bontà’ dell’insegnamento computerizzato o a distanza ( il sintagma non e’ di facile traduzione in italiano. In quest’articolo si usa indifferente insegnamento digitale, insegnamento a distanza, scuole digitali, scuola in linea, scuole digitali, ecc.), onde evitare i perniciosi supposti effetti della scolarizzazione tradizionale in edifici tradizionali più o meno moderni.

Si traduce qui liberamente il comunicato stampa del Centro che pubblica la terza edizione dell’analisi. Il documento originale e’ in inglese e si può consultare cliccando qui. Il titolo del documento e’ il seguente:

Virtual Schools in the U.S. 2015: Politics, Performance, Policy, and Research Evidence 

 

Il documento riferisce della situazione esistente negli USA valutata da esperti competenti , ma potrebbe anche essere applicato all’ Europa dove i sistemi scolastici molto spesso seguono a ruota quanto succede negli USA. Non si sa quanto questa pratica sia diffusa in Italia. Si fornisce in questa sede una versione in italiano del comunicato stampa diffuso dal Centro Nazionale USA per attirare l’attenzione su un fenomeno di cui presto o tardi si parlera’ anche in Italia.

 Il documento ( anzi il comunicato stampa) in libera traduzione in italiano

Le scuole in linea, ossia l’insegnamento a distanza [1], negli USA, continua a proliferare , anche se ci sono poche evidenze della sua bontà. Le poche prove che si hanno in mano indicano che le scuole virtuali sono al traino delle scuole statali tradizionali. [2]

 

Il documento è stato curato dal professor Alex Molnar dell’Università del Colorado a Boulder . Consiste in tre sezioni principali che secondo Molnar contribuiscono a fornire prove solide sull’insegnamento virtuale ed offre nell’insieme un’analisi oggettiva dell’evoluzione dei risultati nelle scuole virtuali a tempo pieno finanziate dallo Stato. Queste scuole virtuali riguardano tutto il periodo della scuola dell’obbligo, ossia i 5 anni della scuola primaria +4 anni di scuola media, ossia in totale coprono i primi nove anni di scolarità’.

 

 

Come è stato documentato già nei precedenti documenti prodotti dal Centro nazionale anche le analisi svolte nel 2015 constatano che “ gli argomenti prodotti per rivendicare una espansione ulteriore dell’insegnamento virtuale sono largamente non documentati da prove fornite dalla ricerca scientifica di alta qualità”. In taluni Stati, alcuni giuristi hanno tentato di fornire argomenti favorevoli all’industria delle scuole virtuali, ma i loro sforzi non hanno ottenuto successi brillanti. Inoltre, il documento osserva che questi tentativi per influenzare i responsabili politici non sembrano essere ben informati sulle prove prodotte dalla ricerca scientifica.

 

 

La prima sezione del documento prodotta da Luis Herta della Columbia University e da Sheryl Shafer comprende un’ indagine approfondita della legislazione sull’insegnamento virtuale adottata nei vari Stati nel 2014.. Inoltre Huerrta e Shafer considerano tutta una serie di questioni politiche che restano del tutto irrisolte. Tra queste, per esempio, si situa quella che riguarda la formazione e le competenze degli insegnanti per fornire un insegnamento in linea o per sviluppare caratteristiche specifiche delle classi in linea o come proteggersi in maniera più rigorosa contro le tendenze a massimizzare il profitti da parte degli enti privati che forniscono le ’insegnamento in linea ed ai quali e’ appaltato questo tipo di insegnamento.

 

 

La seconda sezione redatta da Michael Barbour dell’Università del Sacro Cuore analizza i documenti pubblicati sull’insegnamento a distanza e discute il fatto che “più di vent’anni dopo l’apparizione della prima scuola virtuale continua ad esserci una scarsità di indagini empiriche, longitudinali suscettibili di influenzare la prassi è la politica dell’insegnamento virtuale”.

 

 

 

La terza sezione scritta da Gary Miron della Western Michigan University e da Charisse Gulosino dell’Università di Memphis effettua un bilancio delle operazioni svolte dall’insegnamento a distanza negli Stati Uniti con analisi che esaminano la struttura demografica degli studenti che seguono l’insegnamento a distanza come pure dei risultati noti conseguiti dalle scuole virtuali come per esempio il calcolo del progresso annuo e la percentuale dei diplomati di queste scuole, che non sono altro che due criteri spesso usati per valutare le scuole convenzionali adottati negli USA dalla politica dell’autonomia e dell’accountability. I due autori in conclusione affermano che “le scuole virtuali a tempo pieno hanno continuato ad essere al traino delle scuole tradizionali che funzionano tra quattro mura.”

 

 

[1] ndr: Traduzione molto impropria

[2] Il documento U.S. 2015: Politics, Performance, Policy, and Research Evidence si può ottenere in inglese cliccando qui.