Resoconto della relazione annua dell’UNESCO sui progressi del programma "Un’educazione per tutti", pubblicato ad inizio marzo 2011.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Perseverare è diabolico

Il programma "Un’educazione per tutti" lanciato nel 2000 dall’UNESCO in associazione con la Banca Mondiale non riesce a conseguire l’obiettivo della scolarizzazione universale entro il 2015. La scadenza era già stata spostata di cinque anni, dal 2010 al 2015. Nonostante il contributo di un nugolo d`esperti e specialisti, l’UNESCO non riesce a rinchiudere in un aula per almeno tre anni tutti i bambini del mondo. Il documento appena pubblicato, redatto da un nutrito gruppo di analisti che risiedono a Parigi nella sede dell’UNESCO, incolpa tante cause in una serie di volumi , uno per ogni causa del fallimento, ma trascura la causa principale ossia il modello inadeguato di scolarizzazione che l’UNESCO impone ai paesi in via di sviluppo.

L’obiettivo di un’educazione primaria per tutti entro il 2015 non sarà conseguito

Il rapporto mondiale 2011 sui progressi dell’evoluzione del programma "Educazione per tutti" [1] pubblicato ad inizio marzo dall’UNESCO afferma che gli obiettivi non saranno raggiunti nel 2015 nonostante gli impegni internazionali [2]

Colpa della guerra

L’Unesco attribuisce ai conflitti e alle guerre la colpa di questo fallimento. Guerra e educazione scolastica sarebbero incompatibili. Eppure non è quanto successo nella storia. Strano. Forse le cause sono altrove ma non si vanno a cercare.

 

Nel documento si constata che "il mondo non sta conseguendo l’obiettivo dell’educazione per tutti che si era concordato di conseguire sul piano internazionale entro il 2015. Nonostante i progressi realizzati in molti campi, il messaggio essenziale del rapporto mondiale sull’educazione per tutti del 2011 è lampante: la maggioranza degli obiettivi non saranno raggiunti".

Magra consolazione

Nel corso dell’ultimo decennio sono stati realizzati secondo l’Unesco progressi straordinari dal punto di vista della scolarizzazione di base: "tra il 1999 e il 2008, 52 milioni di bambini sono stati scolarizzati nell’insegnamento primario. Il numero dei bambini non scolarizzati è stato ridotto della metà nell’Asia del Sud e dell’Ovest. Nell’Africa subsahariana il tasso di scolarizzazione è migliorato di un terzo nonostante la forte crescita demografica delle fasce d’età suscettibili di frequentare la scuola primaria". Inoltre, la mortalità infantile è calata e la parità tra bambini e bambine è migliorata.

L’Unesco, in materia d’istruzione, si accontenta di poco: di una scolarizzazione minima nell’insegnamento primario, il che vuol dire sovente, soprattutto in Africa, una scolarizzazione di tre anni, nemmeno di cinque anni. Per l’Unesco contano le statistiche, la quantità, i tassi netti di scolarizzazione. Quel che si fa scuola, quanto che si impara, come lo si impara, come si passano gli anni a scuola, sono elementi secondari.

L’Unesco chiude gli occhi su situazioni disperate, sulla presenza di classi numerosissime con più di 80 bambini, sulla carenza di insegnanti, sulla impreparazione di molti di loro. Per l’UNESCO basta scolarizzare: uno o due o tre anni poco importa. L’obiettivo è ls registrazione dei bambini in età scolastica nei registri di una scuola. Questa è la parola d’ordine che permette all’Unesco di racimolare fondi dai governi, dalle fondazioni private e dai mecenati, di accontentare abili ministri, governi insaziabili che sfruttano il tema morale e umanitario della lotta contro l’indigenza, contro la povertà dell’infanzia nonché quello dei benefici che si possono trarre a lunga scadenza da un aumento dei livelli d’ istruzione per racimolare risorse e ripartirsele secondo criteri misteriosi.


Un clima favorevole all’istruzione


Secondo l’Unesco, in questi ultimi 10 anni, il clima generale è cambiato poiché a livello mondiale, nei paesi più poveri e nei paesi in via di sviluppo, è cresciuta la sensibilità per i benefici dell’istruzione. Ci sarebbe meno indifferenza verso l’importanza della scuola, maggior impegno per istruire la popolazione. Nondimeno "il divario tra gli obiettivi dell’educatore per tutti fissati a Dakar nel 2000 e i progressi conseguiti in quest’ultimo decennio resta importante ". L’UNESCO non riesce però, come del resto altre altre organizzazioni internazionali, specialmente quelle strettamente connesse ai governi, a proporre un’analisi approfondita di questo successo e degli insuccessi che sono ancora rilevanti rispetto ai progetti dei programmi internazionali.

Come già detto, per l’Unesco quel che conta è attirare nelle scuole una proporzione crescente di bambini e bambine, far sì che tutte le fasce di età siano interamente scolarizzate almeno per alcuni anni, poco importa come. Attorno a questo obiettivo si imbastiscono politiche funamboliche, discorsi favolosi, promesse fantastiche di un avvenire migliore.


Imputato numero uno: la fame


"La fame frena il progresso. Nei paesi in via di sviluppo, 195 milioni di bambini di meno di cinque anni, ovverosia un bambino su tre, soffrono di malnutrizione "sottolinea l’Unesco, attingendo a piene mani all’indagine dell’UNICEF. Orbene, queste carenze alimentari nuocciono allo sviluppo dell’infanzia. Ciò è senz’altro vero, ma non si capisce perché ci sia una relazione tra malnutrizione dell’infanzia e problemi di scolarizzazione, tanto più che esistono programmi mondiali che forniscono alle scuole alimenti per una nutrizione di base equilibrata, come il programma PAM [3] Una certa correlazione esiste, va da sé, ma non è probabilmente questa la causa principale dei problemi che si incontrano per alfabetizzare tutta la popolazione mondiale.


 

 

 

La crisi finanziaria


"La crisi finanziaria mondiale ha aumentato la pressione sui bilanci nazionali", spiega l’Unesco. Quindi, una delle cause principali delle difficoltà ad alfabetizzare le giovani generazioni sarebbe da imputare a una mancanza di risorse finanziarie ed a un calo degli investimenti per la scuola statale. Questo argomento si fonda solo sulla constatazione che 18 paesi tra quelli più poveri hanno ridotto le spese per l’istruzione scolastica nel 2009. In questi paesi ci sono circa 3,7 milioni di bambini non scolarizzati. Anche l’aiuto internazionale è calato per cui invece dei 16 miliardi di dollari necessari per finanziare il programma "Un’educazione per tutti" ce ne sono ora a disposizione solo 5 miliardi. Occorre quindi batter cassa, convincere governi e privati a versare più soldi all’UNESCO per realizzare il programma, soldi che in genere servono per reclutare esperti e consulenti, per pagare ministri corrotti, per organizzare incontri e finanziare viaggi.

I conflitti


Un’ altra piaga sulla quale l’UNESCO punta il dito è quella dei conflitti. Per esempio quanto succede in queste settimana nella Costa d’Avorio è esemplare, ma i paesi africani sono un focolaio di conflitti incessanti tra clan e religioni. I conflitti sono una delle cause che impediscono o rallentano la diffusione della scolarizzazione. Era ora che si dicesse , ma sarebbe anche opportuno sviscerare chi sta dietro i conflitti, chi li alimenta, chi sono i mercanti di armi. "Più del 40% dei bambini non scolarizzati vivono in paesi coinvolti in conflitti" rileva l’Unesco che denuncia "le violazioni consistenti dei diritti dell’uomo che sono al cuore della crisi dell’educazione nei paesi coinvolti in conflitti"... "nulla giustifica gli attacchi con i bambini" ha affermato la direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova.

 

Anche in questo caso l’Unesco resta fedele alla sua strategia analitica impostata su associazioni e correlazioni stabilite tra dati macro statistici. Siccome 28 milioni di bambini in età di frequentare l’insegnamento primario che non sono scolarizzati vivono in paesi coinvolti in conflitti, questo vuol dire che i conflitti sono un fattore o una causa della descolarizzazione. Facciamo sparire i conflitti e si andrà di più a scuola. Sarebbe bene ricordare all’UNESCO che la scuola è stata una fonte di conflitti e che in molti paesi i conflitti sono stati alimentati dall’istruzione scolastica oppure che la scolarizzazione non si è interrotta in periodi bellici. Per l’Unesco i conflitti armati distolgono le risorse pubbliche dalla scuola. La spiegazione è davvero semplicistica. L’Unesco osserva che 21 paesi in via di sviluppo spendono più per gli armamenti che non per l’insegnamento primario e conclude quindi che se questi paesi riducessero del 10% le loro spese militari potrebbero scolarizzare 9,5 milioni di bambini in più.

Il ruolo degli insegnanti


L’Unesco non si interroga affatto sulla pertinenza del modello di scuola propagandato nei paesi in via di sviluppo né si chiede se le strategie di scolarizzazione elaborate dalle ex potenze coloniali possano essere applicata anche nei paesi dell’emisfero sud ed in particolare nei paesi più poveri. Il rapporto persiste nel dimostrare invece che esiste un circolo virtuoso tra l’estensione dell’istruzione scolastica all’occidentale e lo stato di benessere della popolazione. Purtroppo, per l’Unesco, l’estensione dell’istruzione coincide con la diffusione su vasta scala di un modello di scuola che probabilmente non si confà alle società nelle quali il programma scolastico mondiale "Un’ educazione per tutti" fatica ad attecchire o nelle culture impostate secondo criteri di verità totalmente diversi da quelli che risalgono al razionalismo illuministico. Secondo i canoni dell’indagine econometriche e sociologiche i progressi dell’istruzione farebbero abbassare i tassi di mortalità infantile, farebbero migliorare i risultati economici e ridurrebbero le disparità esistenti tra i sessi. Questa serie di tesi è costantemente ripetuta, come un ritornello, senza nessuna analisi a monte della pertinenza e della validità del modello di istruzione scolastica proposto. Ci si potrebbe per esempio chiedere se tali risultati non si potessero conseguire seguendo altre vie e con forme di scolarizzazione diverse.


In ogni modo, per duo può constatare che il progresso scolastico è molto più lento di quanto non si immaginava nel 2000. Anche laddove le guerre sono assenti e dove la crisi economica è meno grave che altrove, i progressi della scolarizzazione sono assai lenti. Peraltro, l’Unesco constata che l’imposizione brutale della scolarizzazione sovente si è tradotta in un calo della qualità dell’istruzione ed anche in un distacco tra scuola e famiglie. Queste considerazioni però non bastano per innestare un’autocritica sulla strategia seguita dalle organizzazioni internazionali per generalizzare almeno l’istruzione primaria a livello mondiale. Si continua imperterriti ad imporre un determinato modello i cui costi sono elevati e per il quale non esistono risorse umane necessarie per realizzarlo, senza prestare attenzione alle forme alternative di scolarizzazione ed istruzione e senza comparare i risultati che si conseguono con modelli d’istruzione diversi. Ci si potrebbe almeno chiedere se i progressi socioeconomici, sanitari, decantati nelle indagini econometriche, potrebbero essere conseguiti seguendo altre vie. Per il momento non disponiamo di elementi sufficienti per dare una risposta a questa domanda ma di un fatto si può però certi: per sperimentare modelli alternativi d’istruzione e di scolarizzazione occorrerebbero modifiche profonde dell’apparato burocratico amministrativo delle organizzazioni internazionali e delle procedure di distribuzione delle risorse di controllo meccanicamente applicate fino ad ora.

 

[1] Acronimo EPT

[2] Riassunto e comunicato stampa in francese allegati

[3] Poco importa se le scuole o i bambini che le frequentano ne abbiano bisogno. Se non ne hanno le scuole vendono gli alimenti che ricevono e comperano quaderni, matite, libri, banchi.

Les documents de l'article

pdf_EPT11resumef.pdf
jpg_PAM.jpg
pdf_EPT2011press-release-main-fr.pdf
jpg_Unesco_Bokova.jpg