La Banca Mondiale modifica la strategia messa a punto nel 1999 per stabilire i criteri di scelta dei programmi di politica scolastica da finanziare nel mondo.

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Una multinazionale governativa che conta

Cosa succederà tra il 2010 e il 2020 nel settore scolastico? Quali saranno le politiche scolastiche da privilegiare e i programmi educativi da sostenere con prestiti favorevoli? Quali riforme e innovazioni promuovere per esempio in Turchia, in Grecia, in Marocco o in Perù e quali iniziative mondiali sostenere? Il programma "Un’educazione per tutti" ha ancora un senso, è realista, si può sviluppare sulla base delle premesse iniziali? Si deve perseverare a sostenere un modello scolastico obsoleto o cambiare del tutto rotta?

La globalizzazione dell’istruzione, ossia l’istruzione primaria e secondaria di massa, è un obiettivo ancora molto distante, per il momento irraggiungibile. Tra guerre locali, atti terroristici di ogni specie, catastrofi naturali immani, quali sono le prospettive per lo sviluppo dei sistemi scolastici? La scolarizzazione universale è ancora un obiettivo proponibile nell’era della TIC? Se sí, sotto che forma?

Queste sono alcuni dilemmi di fronte ai quali si trova la politica di finanziamento dell’istruzione scolastica svolta dalla Banca Mondiale, uno degli organismi mondiali più potenti tra quelli che concorrono a modellare i sistemi scolastici e a plasmare la globalizzazione dell’istruzione.

Le politiche scolastiche sono modellate dalle organizzazioni internazionali

 

La Banca Mondiale è una delle più influenti organizzazioni internazionali governative nel settore delle politiche scolastiche a livello mondiale. Pur essendo dietro le quinte, almeno nel settore scolastico, questa organizzazione internazionale incide profondamente sulle tendenze mondiali nel campo delle politiche scolastiche. Molti temi di discussione, le principali teorie utilizzate nelle analisi delle riforme scolastiche, la maggior parte delle proposte alternative di finanziamento, dei modelli di gestione e pilotaggio dei sistemi scolastici nascono e sono discussi in senso alla Banca e nelle sue commissioni di lavoro.

La Banca Mondiale coopera con l’Unesco, con l’OCSE, con le Banche di sviluppo Interamericano e quella di sviluppo asiatico, per identificare e definire gli obiettivi della cooperazione internazionale nel settore delle politiche scolastiche. La Banca dispone di un centro, anzi di più centri di ricerca sulla scolarizzazione e le interazioni tra sviluppo scolastico e economia. La banca è un laboratorio attivissimo di ricerca sui problemi di sviluppo dell’istruzione e pone senza soluzione di continuità proposte e temi di lavoro sul tavolo di lavoro dei decisori politici che contano , ossia quelli che dispongono dei cordoni della borsa. I pedagogisti sono pressoché assenti da questi ambienti. A loro non resta che osservare quanto è deciso in consessi nei quali la pedagogia non ha praticamente nessuna visibilità.

La potenza dei meccanismi e delle procedure di finanziamento dei progetti scolastici

La Banca mondiale è essenzialmente un organismo che finanzia i progetti di sviluppo e nel nostro caso lo sviluppo e la messa in atto di politiche scolastiche soprattutto nei paesi poveri e in quelli in grande difficoltà finanziarie. Questi progetti sono in gran parte elaborati e decisi in collaborazione tra le principali organizzazioni internazionali, le quali a loro volta sono sotto l’influsso predominante dei principali finanziatori, come per esempio il governo degli gli Stati Uniti o quello del Giappone. Per fare alcuni esempi, basta qui segnalare che lo sviluppo degli indicatori internazionali dell’istruzione è stato fortemente voluto dalla Banca Mondiale la quale aveva bisogno di informazioni statistiche precise per poter scegliere con cognizione di causa e nin a vanvera i progetti di politica scolastica da finanziare e per poter valutare l’esito degli stanziamenti versati ai paesi in via di sviluppo. [1]

Secondo i banchieri, senza un minimo di informazioni attendibili sul numero delle scuole, degli insegnanti, degli allievi, degli studenti è impossibile elaborare una politica di finanziamento dello sviluppo dell’istruzione. Per questa ragione la Banca Mondiale è stata, nel corso degli anni Novanta, uno dei principali organismi di sviluppo degli strumenti internazionali di monitoraggio e pilotaggio dei sistemi scolastici e ha in questo modo giocato un ruolo determinante nello sviluppo della scolarizzazione e della globalizzazione dei modelli educativi, probabilmente un ruolo più importante di quello dell’UNESCO.

Compromissioni politiche attorno a modelli obsoleti d’istruzione

Le capacità finanziarie della banca sono enormi, come si vedrà tra poco, e sono tali da poter fortemente influire sulle scelte e priorità delle politiche governative. Per esempio, la Banca ha finanziato per anni lo sviluppo della scuola primaria statale, dei manuali scolastici nel Pakistan, privilegiando un modello di scolarizzazione occidentale imperniato sulla diffusione delle competenze razionali, indifferente di fronte alla tremenda discriminazione esistente nello stesso paese nella scolarizzazione di ragazze e i ragazzi. Lo stesso problema si posto in Turchia e in varie altrove regioni dove sopravvivono e prosperano modelli d’istruzione alternativi radicati nella tradizione comunitaria.

Il grande progetto internazionale del XXI secolo "Un’educazione per tutti"  , lanciato in pompa magna alla conferenza internazionale dell’educazione organizzato dall’UNESCO e dalla Banca Mondiale a Dakar nel 2000, è in gran parte finanziato dalla Banca mondiale.

La Banca Mndiale interviene dunque pesantemente nel settore delle politiche scolastiche a livello planetario finanziando con prestiti vantaggiosi tutta una serie di programmi che corrispondono a una concezione ben particolare del sapere e della scuola. Non a caso, un’osservatrice molto critica e molto competente della vita delle organizzazioni internazionali, Katarina Tomasevski  ha elencato, in un articolo diventato celebre, sei ragioni per togliere di mezzo la Banca Mondiale dalla politica scolastica.

 

I finanzieri della Banca mondiale giocano un ruolo dunque ovente perverso sul terreno. Gli alti funzionari della Banca discutono da pari a pari con i ministri dell’educazione e delle finanze le riforme scolastiche, i programmi d’istruzione e impongono soluzioni, forme di scolarizzazione, orientamenti politici , nuovi curricoli e manuali scolastici, strumenti di analisi e investimenti nel settore della valutazione e della statistica. La Banca "vende" le proprie teorie a governi che per anni o decenni ne hanno fatto a meno oppure negozia con poteri corrotti e dittatori di ogni risma compromessi che dovrebbero aprire le porte a un’istruzione critica e emancipatrice. Per conseguire standard internazionalmente riconosciuti, la Banca, in un certo senso, ricatta i governi e impone la propria visione dello sviluppo scolastico e dell’istruzione. O si prende quanto la Banca Mondiale ritiene di per sé valido, oppure si deve rinunciare alla speranza di ottenere un prestito per finanziare le politiche scolastiche.

La Banca mondiale concorre in questo modo a imporre un modello di scolarizzazione che è stato sviluppato per controllare e gestire la popolazione. L’istruzione scolastica è proposta come una tecnica di governo della popolazione compatibile con la vita democratica, con l’aumento della produttività e del valore del capitale umano necessari per accresce la ricchezza nazionale. Quest’argomento giustifica in fondo la presenza di un dipartimento scuola allinterno dei servizi della banca. 

La vernice educativa e umanistica con la quale si ricopre e presenta questa strategia serve a mascherare operazioni di potere di organizzazione dello Stato in funzione della mondializzazione e della globalizzazione. La giustificazione finale di questa impresa à l’esaltazione della generalizzazione della scolarizzazione (per l’appunto l’"Educazione per tutti", a scuola) tramite lo sviluppo di sistemi scolastici statali che ricalcano un modello meso a punto nel corso di una vicenda bicentenaria. In questo modo la Banca Mondiale dà un colpo di mano a sistemi scolastici zoppicanti, mal congegnati, inefficaci, incompleti e questa funzione accontenta tutte le buone anime dedite all’educazione.

 

I centri di decisione delle tendenze scolastiche del prossimo decennio.

Quanto si troverà al centro dei dibattiti nel settore scolastico nel corso dei prossimi dieci anni sia a livello internazionale che a quello nazionale non sarà che il riflesso delle tematiche che ora vengono affrontate in seno alle organizzazioni internazionali.

Per esempio, non è di sicuro a Roma che si decide l’avvenire della scuola italiana, la configurazione che avrà, bensì a Washington o o Parigi, ossia nei centri di potere internazionali e nei "Think tank" delle organizzazioni internazionali, le quali a loro volto si avvalgono del sostegno dei poli d’ eccellenza nella ricerca sulla scuola di alcune università o di alcune opulente fondazioni private.

L’influenza esercitata dalle organizzazioni internazionali è inoltre in parte connessa anche alla loro abilità a produrre, senza soluzione di continuità, documenti ben fatti, attraenti, che abbondano di riferimenti e citazioni, nei quali si contestualizzano i modelli di sviluppo e le tendenze evolutive del futuro e si dimostra in modo convincente, con il ricorso a tutta una gamma di statistiche e di valutazioni, la validità dei concetti proposti e degli obiettivi sottoposti ai responsabili politici dell’educazione dei vari paesi.

Una nuova strategia in cantiere all’interno della Banca

La Banca Mondiale sta sviluppando in questi tempi, come lo annuncia Michael Trucano, analista della Banca Mondiale nel settore delle politiche scolastiche, nel blog della Banca Mondiale sulle nuove tecnologie, una nuova strategia decennale per guidare li programmi d’intervento nel settore scolastico tra il 2010 e il 2020. Questa nuova strategia è destinata a sostituire la strategia scolastica dalla Banca mondiale definita nel 1999 e aggiornata nel 2006 (testo allegato). [2]

Siccome la Banca Mondiale è uno degli attori più importanti a livello internazionale per il finanziamento dell’istruzione nonché per lo sviluppo di ricerche scientifiche imperniate sulla generalizzazione della scolarizzazione, la revisione della strategia politica messa in atto dieci anni fa non poteva più essere procrastinata.

In questi ultimi dieci anni lo scenario di sviluppo dell’istruzione per certi versi è profondamente cambiato e per altri, invece, non si è modificato di uno iota . L’organizzazione e il funzionamento dell’aiuto internazionale si sono però trasformati con l’apparizione di nuovi problemi; le teorie riguardanti lo sviluppo nel settore comunitario sono diventate più solide; gli strumenti di lavoro, di raccolta dati, di analisi sul terreno si sono perfezionati. Nel prossimo decennio non si sarebbe potuto proseguire come prima, come se nulla fosse cambiato.

La potenza finanziaria e intellettuale della Banca Mondiale

  • Il portafoglio dalla banca riservato all’istruzione ammontava nell’anno fiscale 2009 a 8,8 miliardi di dollari;

 

  • Nello stesso anno fiscale la banca ha finanziato su una base bilaterale [3] o su una base multilaterale [4] 20 programmi educativi per un importo totale di 1,2 miliardi di dollari;

 

  • La metà dei prestiti concessi dalla banca nel settore dell’istruzione per sostenere lo sviluppo della scolarizzazione è stata concessa ai paesi più poveri (i quali però erano incastrati da condizioni draconiane, concordate in modo minuzioso con gli alti funzionari della banca);

 

  • Nel corso del 2009 la banca ha pubblicato più di 100 documenti analitici su temi riguardanti l’istruzione e la scolarizzazione.

In altre parole la banca gioca veramente un ruolo importante nella costituzione dell’agenda politica riguardante lo sviluppo dell’istruzione della scolarizzazione in diversi paesi. La strategia della banca nel settore dell’istruzione dell’educazione può quindi avere profonde conseguenze, sia dirette che indirette, sui livelli d’ istruzione della popolazione mondiale e sul futuro di centinaia di milioni di bambini e di giovani che compongono gran parte della popolazione dei paesi poveri e dei paesi in via di sviluppo.

Nuove prospettive per la globalizzazione della scolarizzazione?

Molte cose sono certamente cambiate dopo il 1999, quando la Banca Mondiale ha elaborato il suo ultimo piano strategico di sviluppo nel settore dell’istruzione e della scolarizzazione (allegato).

La valutazione delle azioni intraprese dalla Banca Mondiale in quest’ ultimo decennio è problematica. Una parte degli analisti la ritiene del tutto meritevole perché avrebbe permesso a milioni di bambini di istruirsi, di uscire dalla miseria, di acquisire un’istruzione di base. Per altri invece, come per esempio per Katarina Tomasevski , l’intervento della Banca Mondiale nel settore scolastico, la strategia usata per diffondere la scolarizzazione, i modelli di scolarizzazione proposti, gli strumenti utilizzati per stanziare i prestiti da investire nel settore scolastico, le modalità di valutazione promosse dalla banca, le operazioni lanciate dalla banca in collaborazione con le altre organizzazioni internazionali, hanno avuto un effetto deleterio sulla cultura di moltissimi popoli e sulla promozione dell’istruzione.

La lotta contro la povertà e la miseria non giustifica l’imposizione di un modello unico di sviluppo della scuola e soprattutto di una sola forma di razionalità che è quella diffusa con il modello scolastico occidentale, indipendentemente dai risultati conseguiti, che del resto non sono del tutto brillanti. La Banca Mondiale e le altre organizzazioni internazionali farebbero bene a ripensare da cima a fondo l’impostazione concettuale e teorica dei programmi di sviluppo dell’istruzione e della scuola nel mondo. Il modello proposto fin qui è al servizio della globalizzazione, propone una formazione funzionale a un modello economico particolare, spregiudicato, coerente con gli interessi della finanza mondiale e del grande capitalismo.

 

I donatori che finanziano i programmi scolastici dalla Banca Mondiale e quindi il potenziamento e lo sviluppo del modello scolastico nato nell’Occidente non sono che una goccia d’acqua rispetto alle iniziative del settore privato, ma il settore privato opera in modo efficace e redditizio proprio perché la percentuale minima dell’aiuto pubblico che passa attraverso un organismo come la Banca mondiale predispone il terreno che rende produttivi e efficaci gli investimenti privati. Settore pubblico e settore privato, tranne qualche rara eccezione, sono tra loro complementari.

 

La globalizzazione incompiuta nel campo scolastico

La globalizzazione è lungi dall’essere terminata. Il campo d’azione per organismi come la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’UNICEF, l’ONU, l’UNESCO, l’OCSE rimane sterminato. Basti pensare ai conflitti armati, al terrorismo, alle conseguenze delle catastrofi naturali, alle devastazioni prodotto dalla speculazione per tratteggiare l’impatto catastrofico di questi fenomeni sulle condizioni di vita di milioni di bambini è quindi sull’immenso apparato chi si occupa della loro educazione secondo schemi e valori imposti dagli organismi internazionali. In nome dell’amore per i poveri bambini si compie di tutto, come per esempio una scolarizzazione in una lingua ignota, quella delle ex-potenze coloniali (clicca qui per avere un’idea del problema.

C’è quindi ancora un grande margine di manovra per gli organismi internazionali come la Banca Mondiale, l’UNESCO, l’Unicef, il Fondo monetario internazionale, l’OCSE, per discutere di educazione nel mondo, per organizzare mega-convegni internazionali nei quali si dibatte del futuro dell’educazione nel mondo con ministri corrotti e capi di governi inaffidabili, per battere cassa al fine di ottenere risorse sempre più consistenti per finanziare programmi educativi che vengono presentati come il toccasana, ma che hanno anche il pregio di soddisfare l’appetito pantagruelico dei sindacati del personale scolastico, per finanziare perizie internazionali e sostenere istituti di ricerca incaricati di osservare, analizzare, valutare gli effetti degli interventi delle organizzazioni internazionali sulle politiche scolastiche e sui sistemi scolastici.

Prospettive di sviluppo: le nuove tecnologie dell’informazione (TIC) al servizio di una strategia mondiale

È in questo contesto che si collocano le riflessioni, peraltro ancora alquanto timorose, in corso nelle viscere di alcune organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale o l’OCSE, sulle conseguenze per la scolarizzazione e l’istruzione dell’adozione su vasta scala delle nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione. Strumenti che ancora pochi anni fa erano costosissimi ed erano riservati ad una ristretta élite sociale sono ora invece diventati accessibili a tutti come per esempio i cellulari oppure i laptop. Anche le comunità rurali più remote e più povere possono ora fruire di questi strumenti come lo ha dimostrato in modo seducente Sugata Mitra.

 

Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono veramente modificare il destino di una gran parte della popolazione mondiale. Quale sarà la situazione nel 2020 è per ora impossibile prevederlo ma di una cosa si può essere certi, ossia che le nuove tecnologie continueranno ad esercitare un impatto considerevole sulla società a livello mondiale. La preparazione delle future generazioni non potrà quindi prescindere da quanto sta accadendo attorno a noi. I sistemi scolastici non potranno permettersi di ignorare questa situazione, e dovranno adattarsi, volenti o nolenti, agli stili di apprendimento delle nuove generazioni, buoni o pessimi che siano, al mondo che li circonda, un mondo probabilmente con meno libri e più suoni e immagini. E’ in questo universo mediatico, forgiato dalle nuove tecnologie che crescono già ora le generazioni di allievi e studenti di domani. Gli strumenti di cui le nuove generazioni si serviranno per crescere, per venire a capo dei problemi posti dall’esistenza quotidiana e delle trasformazioni del mondo del lavoro, non sono più quelli del ventesimo secolo.

Al bando l’ingenuità

Evitiamo di essere ingenui: i nuovi strumenti al servizio dell’istruzione e della scolarizzazione non saranno né migliori né peggiori, né più giusti né meno discriminanti di quelli del passato. Saranno semplicemente diversi e spetterà al mondo della scuola capirlo, conoscere questo universo, impegnarsi per sfruttare al meglio le potenzialità di questi strumenti , in modo da contribuire all’emancipazione della creatività dei singoli, della personalità di ognuno. Indubbiamente, questo è un compito critico per tutti i sistemi scolastici, siano essi ricchi o poveri, sviluppati nelle economie industrializzate o nelle economie emergenti.

La ricchezza di un paese e le sue prospettive di sviluppo dipendono dalla qualità e dalle competenze della popolazione, dalla creatività della forza lavoro, dal livello medio d’istruzione , dalla qualità e vivacità della vita culturale, dalla capacità dei suoi dirigenti a governare e gestire in modo oculato le risorse collettive nonché dall’abilità delle generazioni adulte a fare crescere sani, istruiti e felici i bambini.

Il prossimo documento strategico dalla Banca Mondiale nel settore scolastico dell’istruzione dovrà affrontare questi temi e possiamo essere certi che li affronterà, come sarà il caso per i documenti analoghi dell’OCSE. Non si sa invece cosa produrrà l’Unione Europea che sembra impegolata nelle politiche di Lisbona e che è priva di una visione scolastica unitaria e coerente. L’ Unione Europea non ha una politica dell’educazione. Si comporta come un gregario che succhia la ruota dei campioni, in questo caso, fuori di metafora, la Banca Mondiale o l’OCSE.


 

[1] La Banca Mondiale ha praticamente imposto all’UNESCO, in compenso di un sostegno finanziario e politico non indifferente, di staccare dalla sede centrale di Parigi la direzione della statistica, la quale oggigiorno si trova in Canada a Montreal. Questa operazione mirava a rendere autonoma e migliore la statistica scolastica internazionale, allontanandola dalla sede centrale di Parigi per renderla indipendente rispetto alle priorità dei burocrati dell’educazione e delle scienze sociali della sede centrale di Parigi

[2] Nel seguito dell’articolo sono riprese alcune considerazioni di Trucano che sono però state adattate e liberamente interpretate in funzione delle posizioni critiche espresse fin qui

[3] Accordi tra banca e governi, perché, si deve sapere, che la Banca Mondiale presta solo ai governi, ossia al potere installato

[4] Presititi concordati con varie agenzie internazionali governative o private

Les documents de l'article

pdf_education_strategy_1999.pdf