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Analfabetismo degli adulti

L’istruzione degli adulti e’ un tema tabu’ in Italia. Se ne pratica poca, non si sa bene di chi sia la competenza. Eppure, in un’indagine dopo l’altra si dimostra che il livello di competenza di una gran parte della popolazione adulta in Italia per quel che riguarda la comprensione di testi scritti o la cultura matematica e scientifica di base e’ assai scadente. Si puo’ supporre che il sistema economico italiano non richieda manodopera qualificata e competente, che la cultura italica ( questa e’ una generalizzazione grossolana) faccia a meno di persone colte e istruite mentre invece promuove persone furbe e audaci, che il sistema politico italiano (un sottosistema di quello culturale) si mantiene con una minoranza di eletti e una maggioranza di gregari, e via dicendo con altre giustificazioni che mascherano l’inefficienza del sistema scolastico statale che in Italia monopolizza l’istruzione pubblica. Il quadro che risulta dalle indagini internazionali di qualsiasi tipo sulla cultura e il livello d’istruzione della popolazione adulta e’ sconsolante perche’ anche tra le generazioni giovani che sono state scolarizzate in questi ultimi cinquant’anni gli analfabeti di ritorno ( altra espressione usata per designare questo fenomeno) sono una proporzione elevata. Allora che fare? Arrendersi? Il saggio scritto da un funzionario dell’OCSE fornisce una sintesi delle riflessioni su questo tema e delle proposte politiche recenti adottate per venirne a capo.

 Il documento pubblicato dall’OCSE , in inglese e’ allegato. Puo’ essere citato nel modo seguente:

Windisch, H. C. (2015), “Adults with low literacy and numeracy

skills: A literature review on policy intervention”, OECD Education Working Papers, No. 123, OECD Publishing, Paris

http://dx.doi.org/10.1787/5jrxnjdd3...

 

L’analfabetismo degli adulti

 

 Qui si tratta di una nuova forma di analfabetismo, quello di adulti che sono stati scolarizzati , che sono andati a scuola per nove anni , nella maggioranza dei casi senza ripetenze e che alla fine della scolarità’ obbligatoria decifrano con difficoltà’ un testo semplice, non capiscono il contenuto di una lettera e non sanno svolgere nessuna operazione elementare, non leggono ne’ un quotidiano ne’ un libro, dimenticano tutto quello che hanno appreso. Andare a scuola non e’ servito a nulla. Il numero di adulti con queste caratteristiche e’ elevato in tutti i paesi , Questa e’ la prova più’ drammatica del disfunzionamento dei sistemi scolastici.Un avvertimento di questo tipo lo si aveva avuto parecchie decine di anni fa quando si iniziarono le prime indagini internazionali e nazionali comparate sulle competenze della popolazione adulta, ossia delle persone tra i 16 e i 65 anni più o meno. 

 Le indagini internazionali sulle competenze degli adulti

Le indagini sulle competenze di base della popolazione adulta non sono come quelle sui quindicenni o sui tredicenni ossia sui giovani che sono a scuola. Le indaghi sugli adulti esigono una metodologia apposita. Sono costose e complesse, non foss’altro per il fatto che gli adulti non sono a scuola, non si incontrano in un’aula scolastica con coetanei.

In Inghilterra Blair, sulla falsariga di Thatcher, introdusse nel programma nazionale obbligatorio l’ora di literacy e l’ora di cultura matematica ( ’numeracy hour’) . Ai docenti si indico’ minuto per minuto la procedura da seguire per queste lezioni obbligatorie quoditiane di inglese e matematica. L’esito a lunga scadenza non fu brillante.

 L’indagine PIAAC realizzata dall’OCSE nel 2012 ha ripreso l’eredita’ delle indagini anteriori sulle competenze degli adulti, in particolare l’indagine IALS [1] del 1994-95 e l’indagine All [2]del 2002. Le caratteristiche dell’ indagine PIAAC pilotata dall’OCSE sono descritte in altri articoli di questo sito.Una ricerca con l’acronimo PIAAC che significa "Programme for International Assessment of Adult Competencies" permette di ritrovare gli articoli. All’indagine PIAAC hanno partecipato circa 160000 adulti di 24 paesi. Si tratta indubbiamente della più rilevante indagine internazionale sulle competenze degli adulti effettuata finora.L’Italia ha partecipato a questa indagine e l’ISTAT ( non l’INVALSI) ha ricevuto l’incarico di svolgerla in Italia.

Il documento pubblicato dall’OCSE ha costituito la base per un post di  Hendrickje Catriona Windisch , l’autrice del saggio, nel blog dell’OCSE sull’educazione del 16 luglio 2015 intitolato "Come aiutare i discenti adulti a imparare le nozioni di base" [3]. Si tratta di un saggio interessante perché fornisce una ampia documentazione sulle iniziative politiche attuate per migliorare il livello di competenze della popolazione adulta. 

Reperire la popolazione che soffre di livelli d’istruzione bassi

Per prima cosa occorre dire che e’ assai difficile fornire una fotografia della situazione. Nell’indagine OCSE gli analfabeti [4] sono coloro che sono sotto al livello tre della scala di competenze in literacy e numeracy dell’OCSE.In genere gli adulti non confessano faclmente le loro debolezze per quel che riguarda la literacy e la numeracy e le autorita’ politiche non le gradiscono, non ammettono volentieri che una parte importante della popolazione soffra di un deficit elevato di competenze necessarie per capire un testo scritto oppure una questione matematica elementare. Se ne accorgono invece i datori di lavoro oppure gli operatori sociali e culturali. Mancano inoltre incentivi adeguati per stimolare gli adulti a perfezionare quanto appreso a scuola o a non dimenticare le nozioni di base impartite dagli insegnanti negli anni di scuola.

Strategie politiche zoppicanti

Le indagini scientifiche svolte sulle strategie adottate nei paesi dell’OCSE per ridurre la proporzione degli analfabeti concludono che i risultati migliori sono ottenuti dalle campagne che mirano a fare prendere coscienza , a diventare consapevoli dei propri limiti come e’ il caso delle setiimane dedicate all’educazione degli adulti in Danimarca o in Finlandia oppure delle campagne nazionali di lotta contro l’analfabetismo come quelle impostate in Francia o in Lussemburgo. Efficaci sono pure gli sportelli telefonici predisposti per aiutare gli adulti in difficolta’ come e’ il caso in Germania. In ogni modo l’attuazione di provvedimenti efficaci contro questo tipo di analfabetismo non e’ una faccenda ovvia.

La formazione degli insegnanti

 Gli adulti non apprendono come i bambini ma si sa ben poco sull’apprendimento degli adulti. Peggio ancora: la maggioranza degli insegnanti che si occupano di istruzione degli adulti non sono preparati per questo compito e infatti le indagii rivelano che gli insegnanti dei corsi per adulti spesso usano metodi messi a punto per i bambini ma questi metodi non funzionano con gli adulti. In molti paesi gli insegnanti per adulti non hanno nessun profilo professionale.

 

Raccomandazioni

 

Le raccomandazioni formulate nel blog sono molto banali e generiche mentre invece e’ molto piu’ interessante l’allegato del saggio nel quale si descrivono alcuni esempi di interventi politici per l’istruzione di base degli analfabeti di ritorno. Si inizia con l’Australia che ha adottato un prograsmma di intervento gia’ nel 1998, poi con la Finlandia, i Paesi Bassi, l’India, l’Irlanda, la Turchia dove gia’ dal 1995 opera una fondazione privata (Mother & Child Education Foundation (AÇEV) )che agisce in questo settore trascurato dalla politica governativa. Ci sono svariati programmi negli Stati Uniti. 

 

Conclusione
 
 

La questione e’ scottante ed e’ critica sia per l’evoluzione personale degli adulti analfabeti, sia per l’implicita denuncia delle carenze scolastiche , sia per lo sviluppo economico delle societa’ post-moderne. Purtroppo a livello governativo non si sa bene chi debba avere la competenza per promuovere programmi d’istruzione a favore degli analfabeti e molto spesso le autorita’ politiche si lvano le mani e cedono la responsabilita’ dei corsi a privati, a associazioni benefiche o alle chiese. Il problema della formazione di base delle persone che terminano la scolarita’ senza le basi minime necessarie per capire il mondo nel quale vivono e’ diverso dalla formazione degli adulti nel luogo di lavoro che e’ in genere di competenza dei datori di lavoro. Nel caso degli analfabeti di ritorno si ha a che fare con una questione fondamentale che si trova a monte delle competenze professionali. Si sa che una solida formazione di base deve essere curata costantemente . Per esempio se si smette di leggere si perde la capacita’ di capire testi semplici e di leggere rapidamente anche se si e’ imparato a leggere bene a scuola. Si suppone anche che un bagaglio di conoscenze e competenze minimo sia benefico alle persone, alle economie domestiche, alla vita democratica e al benessere socio-economico in generale, ma per ora non si misurano ancora con esattezza le relazioni di causa-effetto di questo tipo. In caso di dubbio e’ dunque preferibile agire e prevenire, adottare cioe’ progetti politici efficaci per ridurre l’ignoranza e l’incompetenza tra gli adulti.

[1] IALS acronimo per "International Adult Literacy Survey"

[2] ALL acronimo per "Adult Literacy and Lifeskills Survey"

[3] "How to help adult learners learn the basics"

[4] In questo commento si usa questo significante per designare gli adulti pressoche’ analfabeti nonostante siano andati a scuola

Les documents de l'article

Adult_Literacy.pdf