Presentazione di un documento dell’OCSE che contiene una sintesi degli studi effettuati sugli effetti delle dimensioni delle scuole.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Un serpente di mare

Questa questione non è stata risolta in Italia dove ci sono ancora scuole piccole come per esempio in Val d’Aosta, in Sardegna o nelle valli piemontesi e scuole gigantesche come a Milano o a Bergamo. La fusione delle piccole scuole resta un tabù, mentre nelle vallate alpine elvetiche non lo è più. Lo è rimasto, il tabù, in Francia, per esempio in Provenza dove ci sono moltissimi piccoli comuni che difendono a spada tratta le loro scuole dopo la scomparsa della parrocchia, dei bar, del panettiere, dell’infermiera e infermiere. Per molti sindaci la scuola è l’ultima frontiera prima della morte del villaggio. Nei grossi centri invece il problema e`l’opposto: ci sono mega-scuola pressoché ingovernabili. Il documento dell’OCSE fa il punto alla situazione. Non esiste una soluzione unica, miracolosa.

 L’OCSE ha pubblicato il 10 novembre 2014 un documento presentato da Deborah Nushe, ricercatrice tedesca attiva all’OCSE dal 2007 (E-mail: Deborah.nusche@oecd.org) che si trova nel blog « eucationroday » dedicato alla dimensione delle scuole. (Cliccare qui per accedervi)

 Lo si riprende parzialmente in questa sede in libera traduzione italiana. Il documento nella sua integralità esiste solo in inglese ed è allegato a questa presentazione. Occorre notare che su questa questione si sono scritti fiumi di inchiostro e si è dimostrato di tutto : la bontà delle grandi scuole da un lato e l’esatto contrario dal’ altro.Non esiste infatti una soluzione unica che vada bene ovunque e per tutti. 

 

L’articolo inizia con la domanda : quanto grandi devono essere le scuole ?(ovverosia gli istituti scolastici? Passare il migliaio di studenti? 500 studenti al massimo oppure solo una trentina od anche di meno?)

Nella recensione ci si chiede: Cio`che è più grande è meglio ? Oppure le cose migliori si ottengono con le piccole dimensioni ? Per i sistemi scolastici la questione dell’influenza della dimensione delle scuole sulla qualità e efficienza dell`ìnsegnamento e degli apprendimenti non è affatto banale. Per molti anni questo tema è stato trascurato. E`diventato attuale di recente , nel corso degli ultimi decenni, quando la pressione fiscale è cresciuta e gli stati ed i governi hanno dovuto fare i conti con la recessione, la diminuzione della popolazione scolastica e la disparizione delle scuole rurali. I governi, i responsabili dei sistemi scolastici sono stati costretti e sono indotti a cercare soluzioni per rendere più efficaci le loro scuole., per realizzare fusioni, per chiuderne molte oppure per costruire scuole giganti che siano il doppio o il triplo di quelle esistenti,raggruppando diverse sedi. Queste politiche non si possono inventare da un giorno all’altro. In Australia , a Melbourne, lo smantellamento di una mega-scuola secondaria ha richiesto una decina di anni ed ha contemplato pure la creazione di un modello su scala ridotta prima della decisione finale.

Effetti ambivalenti

Secondo il documento pubblicato dall’OCSE, gli effetti della dimensione delle scuole si manifestano in molteplici modi sull’ apprendimento. Le piccole scuole rendono i contatti personali più facili e sono spesso difese delle piccole comunità locali mentre le grandi scuole hanno la capacità di fornire opzioni multiple che soddisfano una vasta gamma di interessi. Per anni si è creduto che dimensioni estese fossero la panacea del miglioramento dell’apprendimento perché in grado di soddisfare nel miglior modo possibile il fabbisogno dei discenti. Però, talora, le condizioni demografiche o geografiche non consentono di scegliere. Tuttavia, gli svantaggi possono essere superati per esempio con un uso appropriato delle nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione oppure con incentivi che rendono le grandi scuole più attraenti per gli insegnanti e gli studenti.

 In Australia, si sono utilizzate le nuove tecnologie per collegare tra loro le piccole scuole rurali. Gli studenti sono stati entusiasti e sono diventati più motivati per apprendere. In Corea dove il 30% delle scuole sono piccole con una sessantina di alunni in media, si è impostata una strategia politica mirante a consolidare queste scuole. Successo notevole al punto che molti studenti delle zone urbane si sono trasferiti in queste scuole.

Il consolidamento delle scuole è una strategia politica attraente per i governi che hanno gatte da pelare con le spese e che devono ridurre i bilanci. Le grandi scuole sono ritenute come più economiche delle piccole scuole ed anche più efficienti. [1]: si considera infatti che queste scuole sfruttano al meglio le attrezzature, possono acquistare grandi quantità di materiale a prezzi scontati, e per finire reclutare personale ATA ed in questo modo ridurre i costi amministrativi connessi al reclutamento di un gran numero di docenti. Ma queste considerazioni spesso ignorano o sottostimano i costi del consolidamento di questo aspetto del sistema scolastico come per esempio l’aumento del costo dei trasporti e del tempo speso per la scuola dagli alunni e dal personale scolastico. 

 

Non tutti si trovano bene negli istituti scolastici giganti

 

Ci sono inoltre molte prove che rivelano la presenza tra gli studenti delle grandi scuole di divisioni assai forti tra studenti che approfittano delle numerose opzioni offerte da questi istituti e studenti che invece non partecipano affatto a queste offerte e non traggono nessun beneficio dalle opzioni che gli istituti offrono. Gli studenti più giovani e quelli che provengono dai ceti meno favoriti sono molto più vulnerabili e si impegnano poco se non sono seguiti con un’attenzione particolare [2].

Non esiste dunque un’evidenza netta sui vantaggi o svantaggi di una soluzione rispetto ad un’altra. Le indagini scientifiche in corso e le esperienze attuate in differenti sistemi scolastici permettono di apprendere molte cose su questo problema [3]. L’analisi della documentazione esistente svolta da Macarena Ares Abalde (macarena.ares@eui.eu) , dottoranda all’Istituto Universitario Europeo di Firenze per l’OCSE (Documento di 51 pagine; puo`essere citato nel modo seguente: Ares Abalde, M. (2014) "School Size Policies: A Literature Review", OECD Education Working Papers, No. 106, OECD Publishing. DOI: 10.1787/5jxt472ddkjl-en ;esiste solo in lingua inglese) puo`essere consultato cliccando qui ed è allegato a questo articolo.

Il documento presta attenzione ai molteplici fattori in favore o contrari allo sviluppo di grandi istituti scolastici oppure al mantenimento delle piccole scuole. Quali sono le implicazioni dal punto di vista dei trasporti e quali sono i costi? Come le varie parti coinvolte nelle decisioni possono e devono essere informate e partecipare ai progetti ? Gli effetti dei cambiamenti della dimensione delle scuole sarà differente per i vari tipi di popolazione scolastica? Quali tipi di supporto sarebbero necessari per aiutare ed assistere coloro che sono colpiti da questi cambiamenti? Se si presta attenzione a questi aspetti nelle procedure di pianificazione e nelle decisioni si rendono trasparenti i costi ed i benefici delle mutazioni dei cambiamenti della dimensione delle scuole e si pongono le premesse per un dibattito costruttivo tra le parti in causa.

 

 

[1] ndr.: Tutto cio`pero va dimostrato. Il principio non è valido in assoluto

[2] ndr.: Questa pratica è assai difficile da attuare nelle grandi scuole

[3] ndr.: Questa è un` ennesima prova della necessità di adottare una strategia scolastica flessibile, diversificata e non unica

Les documents de l'article

School_Size_Policies.pdf