Presentazione di un articolo nel quale si descrive una proposta controcorrente di Bill Gates: classi numerose per migliorare gli apprendimenti e l’efficacia della scolarizzazione.

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Classi piccole o classi numerose?

Di solito si ritiene che piccole classi siano migliori per l’insegnamento e l’apprendimento che non classi numerose. Molteplici indagini scientifiche contestano la validità di questa convinzione. Non è detto che classi piccole siano un vantaggio in assoluto. Questo criterio non ha valore universale. Vale in determinati casi, quando si ha a che fare con alunni difficili,ma a una condizione: che ci siano insegnanti capaci in grado di adattare la didattica ai problemi degli alunni.La ricerca scientifica sugli effetti della dimensione delle classi va rilanciata.

Su questo argomento sono celeberrimi gli studi di Eric Hanushek che si possono facilmente trovare svolgendo una ricerca su Google. Hanushek acumula numrosissime conclusioni di un gran numero di indagini sugli effetti delle dimensioni delle classi.

La dimensione delle classi non è un problema, anzi è un falso problema perché la riduzione del numero di alunni per classe non ha nessuna incidenza sugli apprendimenti. Non esisterebbe, numerose prove alla mano, nessuna correlazione tra la dimensione delle classi e i risultati scolastici misurati con i test. Tre ricercatori dell’Università del Michigan [1] hanno analizzato i risultati scolastici dei liceali ed hanno scoperto che la dimensione del liceo non ha nessuna importanza per studenti abituati a frequentare grossi istituti scolastici [2] Per gli altri studenti invece , il cambiamento della dimensione della scuola può avere un effetto significativo. Le piccole classi di per sé non sono dunque necessariamente migliori delle classi numerose [3] : http://www.edweek.org/ew/articles/2...

L’indagine

La politica dello smantellamento dei grossi licei non può essere né perseguita né proposta senza prove alla mano. Questo è il ruolo della ricerca scientifica.

L’indagine diretta da Barbara Schneider è stata un’indagine longitudinale, ossia un tipo d’indagine che di solito non si fa in Italia. L’indagine è iniziata nel 2002 ed è partita con la valutazione di più di 11000 liceali del secondo anno del biennio (decimo anno di scuola) ed è stata rifatta nel 2004, due anni dopo quando gli stessi studenti frequentavano il secondo anno del triennio italiano. 660 scuole sono state coinvolte nell’indagine. Le più piccole erano quasi tutte situate in zone rurali mentre i più grandi istituti si trovavano in maggioranza in zone urbane ed erano frequentati soprattutto da studenti delle minoranze etniche o da studenti provenienti dai ceti sociali poveri mentre nelle piccole scuole la maggioranza degli studenti proveniva dai ceti sociali bianchi e benestanti.

Usando una tecnica statistica sofisticata si sono comparate 98 variabili [4] e si sono equiparate le scuole. Nel dodicesimo anno di scuola, che nei sistemi scolastici americani corrisponde all’ultimo anno dell’insegnamento secondario di secondo grado, si sono misurati con prove strutturate (i test) i risultati in matematica e si sono intervistati gli studenti con questionari sulle loro intenzioni rispetto al proseguimento degli studi all’università, al tipo di università che intendevano scegliere.

 

I dati di questa indagine sconfessano l’opinione della superiorità delle piccole scuole e delle piccole classi sulle grandi scuole e le classi numerose.

Risultati stazionari in cinquant’anni

Anche Bill Gates condivide questa conclusione [5]. Per risparmiare soldi vale la pena mettere in dubbio il principio della superiorità delle piccole classi e delle piccole scuole. Secondo Bill Gates la politica dello smantellamento delle grandi scuole per privilegiare le piccole scuole ritenute più efficaci ha causato negli USA una aumento costante durante cinquant’anni della spesa pubblica per l’istruzione. Nel 2011 il numero degli insegnanti nelle scuole americane rispetto al 1960 era raddoppiato senza nessun effetto positivo sugli apprendimenti o sulla riduzione delle disuguaglianze sociale di fronte all’istruzione. Il numero degli insegnanti è raddoppiato ma i risultati scolastici forniti dai punteggi nei test sono rimasti stabili. Cosa si deve dunque fare ? La soluzione sembra ovvia : classi più numerose, almeno per i migliori insegnanti. Questa è anche la conclusione alla quale giunge Denis Meuret nel suo documento per l’Alto Consiglio Naizonale Francese di valutazione della scuola redatto nel 2001 [6]. Questa non è la sola conclusione tratta dalla rilettura di centinaia di indagini svolta da Meuret e Hanushek. Bill Gates sostiene che le autorità scolastiche dovrebbero identificare il top degli insegnanti, il 25% degli insegnanti più bravi e affidare loro classi numerose, quattro cinque volte più numerose di quelle alle quali insegnano tuttora. Nei licei di élite le classi possono essere numerose mentre nelle scuole con una stragrande maggioranza di studenti poveri, provenienti dal mondo dell’immigrazione o dalle minoranze etniche le classi devono essere più piccole. Una parte dei risparmi potrebbe essere impiegata per versare incentivi finanziari agli insegnanti con grosse classi. In un’indagine svolta nel 2008 dalla Fondazione Bill Gates l’83% degli insegnanti ha dichiarato che avrebbe accettato d’insegnare in classi numerose se ci fosse stato un aumento dello stipendio. [7] Il resto dei risparmi potrebbe essere utilizzato per migliorare il supporto agli insegnanti, per aiutare gli insegnanti a diventare migliori e per perfezionare i metodi di valutazione degli insegnanti.

 

Conclusione

Le classi piccole non sono da scartare per principio, ma non sono nemmeno un toccasana.

 

Questa è la conclusione di un’ indaginesvolta all’Istituto di Scienze dell’educazione dell’Università di Londra da parte di Peter Blatchford, Paul Bassett and Penelope Brown presentat nel 2008 al convegno annuale della Società americana di ricerche sull’istruzione [8]. Per quanto attraente possa sembrare la strategia dell’aumento del numero di studenti per classi, occorre essere cauti. Ci sono casi nei quali questa strategia nn funziona, nel senso che non aiuta a migliorare gli apprendimenti scolastici. Si dovrebbe stimare la proporzione di questi casi. In principio oggigiorno si conoscono le variabili che si dovrebbero tenere in considerazione per effettuare questo calcolo e per stimare quindi costi e i benefici di questa politica.

[1] Schneider, Adam E. Wysse et Vanessa Keesler

[2] L’indagine è stata svolta nei distretti scolastici di New York, Houston e Chicago ed è stata finanziata dalla Fondazione Bill e Melinda Gates.[[ A Houston come in molte altre città statunitensi in questi ultimi anni si sono intraprese iniziative per ridurre la dimensione dei licei. Si sono smantellate le grosse istituzioni scolastici e si sono utilizzati i risparmi per attrezzare meglio le piccole scuole

[3] Questo articolo può essere scaricato solo se si è abbonati al settimanale "Education Week"

[4] Per esempio le materie opzionali scelte dagli studenti, oppure le attività extra-scolastiche, l’origine etnica, il livello culturale delle famiglie, le categorie socio-professionali delle famiglie di provenienza

[5] La sua presa di posizione, in inglese, del 2011 è allegata ed è presentata in un articolo del bolletino "Good Education" dell’Università di Phoenix

[6] Il documento in francese è allegato

[7] Si veda il documento "A Leap of Faith :
Redesigning T e a c h er Compensation" a cura di Michael DeArmond and Dan Goldhaber, Center on Reinventing Public Education, giugno, 2008

[8] Acronimo AERA. Il documento in inglese è allegato

Les documents de l'article

cs_diss_aera_08_paper_10.pdf
Meuret_taille_des_classes.pdf
Can_We_Improve_Education_By_Increasing_Class_Size_-_Education_-_GOOD.html