Considerazioni di Julien Tartaglia, redattore responsabile per le questioni scolastiche dell’edizione francese dell’ HuffingtonPost

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Un fallimento annunciato

I sistemi scolastici sono confrontati a una sfida che ne mette in discussione la sopravvivenza, quella delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Un uso oculato di questi strumenti potrebbe aiutare i sistemi scolastici a diventare più giusti e più efficaci. Le scuole, non tutte, invece resistono, perdono il passo. Invece di trasformarsi, di approfittare dell’occasione offerta dalle nuove tecnologie per aggiornarsi e per offrire un insegnamento migliore si irrigidiscono. In questo modo i sistemi scolastici corrono inevitabilmente verso la loro fine.

In un articolo molto interessante pubblicato il 24 febbraio 2013 dall’Huffingtonpost francese (per l’originale in francese cliccare qui) si considerano le ripercussioni delle TIC all’interno del sistema scolastico. Senza mezzi termini il giornalista Julien Tartaglia capo redattore della sezione nuove tecnologie dell’educazione nell’edizione francese dell’Huffingtonpost afferma che ben poco è cambiato nelle scuole. Si parla molto di informatica nelle scuole, ma i sistemi scolastici non si lasciano sedurre, sono impermeabili ai cambiamenti radicali, resistono e proteggono il loro impianto di base. In altri termini la rivoluzione tecnologica che imperversa al di fuori del mondo scolastico e che produce quotidianamente novità di ogni genere, dai trasporti ai laboratori di ricerca, dalle cucine agli elettrodomestici, non intacca più di quel tanto le scuole dove si continua a insegnare, a funzionare come se le TIC non fossero che un accidente, un addentellato che non incide sulla rotta dei sistemi scolastici, sulla loro struttura, sui programmi, sulle regole che lo governano.

 

Cosa afferma Julien Tartaglia :

 

 

Si sono dette molte cose sull’entrata delle nuove tecnologie nella scuola : molti hanno immaginato che fossero capaci di creare un nuovo modo di imparare che inesistente in precedenza. Invece sembra che succeda tutto il contrario. Niente è cambiato in profondità nelle scuole per cui ci si può chiedere se la scuola non stia ignorando la rivoluzione informatica, e vada avanti come se nulla fosse, imperterrita.

Le nuove tecnologie evidentemente non sono del tutto assenti dal mondo degli studenti e degli insegnanti. Non è affatto così e ci si sbaglierebbe alquanto se si pensasse in questo modo : si veda per esempio a quanto è successo con le LIM, alla creazione d’ applicazioni talora genialoidi di molti insegnanti che si servono dei cellulari, allo sviluppo di spazi informatici di lavoro nelle scuole, all’apertura di conti Twitter, alla presenza di numerosi blog tenuti dagli insegnanti, all’uso che ne fanno insegnanti e studenti delle reti sociali [1]. Tutte queste realizzazioni però non impediscono di chiedersi che cosa succede in realtà ? Si può parlare di rivoluzione scolastica quando il modello dominante di insegnamento resta il corso magistrale frontale con un insegnante davanti a una trentina di studenti e quanto il modello di base dell’organizzazione scolastica resta la distribuzione degli studenti per classi di età ripartiti in classi assegnate a uno o più insegnanti che nella maggior parte dei casi non collaborano tra loro e si limitano a svolgere il programma della loro disciplina ? Qual è l’impatto vero delle nuove tecnologie nella scuola ? Molti si ostinano a ritenerle come un mezzo per sviluppare una nuova forma di pedagogia piuttosto che come semplici strumenti ausiliari di cui si servono alcuni insegnanti, mentre i responsabili scolastici e in genere il mondo della scuola in maggioranza persistono a ritenere che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione non sono un’ occasione unica per modellare diversamente l’insegnamento [2].

 

  • Cestinare le concezioni tecnofili

 

 

L’entrata delle nuove tecnologie nel mondo scolastico si è svolta spesso a senso unico : si prende un’ applicazione esistente e si tenta di adattarla all’insegnamento. Reti sociali, blogs, mappe concettuali, quasi tutto è già stato cucinato con la salsa pedagogica. Quando succede di discutere dell’interesse di utilizzare Twitter in classe, queste discussioni sono sovente il frutto di insegnanti tecnofili, di iper-appassionati, di insegnanti con il bernoccolo dell’informatica. L’appropriazione delle nuove tecnologie da parte del mondo scolastico avviene in modo molto complesso e intellettuale. Il sistema scolastico tenta con tutti i modi di appropriarsi strumenti che spesso sono padroneggiarti assai bene dagli studenti [3]. Dal canto loro i genitori osservano con molta circospezione tutto quanto succede nelle scuole e si chiedono se sia davvero missione della scuola rincorrere quanto fanno i loro figli, e se sono corsi d’informatica di cui i figli hanno bisogno quando vanno a scuola  [4].

 

Che cosa si impara alla scuola media o al liceo ?

 

In Francia (ma anche in altri sistemi scolastici come per esempio in quello italiano o in quello spagnolo) si tratta di acquisire conoscenze ma anche e soprattutto competenze, per esempio effettuare sintesi di informazioni multiple producendo uno schema degli argomenti utilizzati, oppure applicare il teorema di Pitagora in situazioni inedite, oppure equilibrare un’ equazione chimica. Per esempio, oggigiorno si pretende che gli studenti sappiano porre domande appropriate, formulare domande e soprattutto elaborare una problematica dopo avere ricevuto un insieme d’informazioni disparate. Nella scuola media e nel liceo si pretende che si impara in primo luogo a sapere ragionare, interrogare, sintetizzare, rielaborare le informazioni e concettualizzarle. Le nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione in questo caso non sono a questo riguardo che uno strumento come lo erano prima di loro le tavole della coniugazioni, le tavole dei logaritmi, la tavola periodica degli elementi, eccetera

 

 

Come acquisire queste competenze ?

 

La via maestra consiste nel comprendere il metodo, la procedura e ad applicarla decine di volte. Per esempio sono in grado di applicare il teorema di Pitagora perché ho fatto almeno una quindicina di esercizi con questo teorema. La stessa cosa succede per esempio giocando a tennis : il mio servizio è buono perché l’ho ripetuto un centinaio di volte.

 

Restaurare il valore del mestiere di insegnante

 

 

La missione della scuola non è però solo quella di fare acquisire un bagaglio di conoscenze e competenze. La scuola ha anche un’ altra ambizione : sviluppare lo spirito critico degli studenti, suscitare la loro curiosità, condurli a rendersi conto della ricchezza della complessità del mondo, formare i futuri cittadini. Questa missione malauguratamente è spesso trascurata perché occorre dapprima “finire” il programma. Come si può in questo caso creare interazioni produttive con l’insegnante e con gli altri allievi quando si è in classe a seguire un corso magistrale in compagnia di una trentina di compagni ognuno dei quali è occupato (nel migliore dei casi) a prendere appunti ? Taluni insegnanti riescono nonostante tutto a creare un dialogo costruttivo con la classe ma al prezzo di un consumo di energie enormi. E` a questo punto che entrano in gioco le nuove tecnologie. Utilizzate come strumenti possono liberare gli insegnanti da molti compiti ingrati e da tutto quanto non necessita la loro presenza. Immaginiamo un po’ che cosa possono fare gli strumenti informatici al posto degli insegnanti :

  • Ripetere lezioni  : alla sera, a casa, quando gli studenti sono stanchi o passivi dopo una giornata in classe, le lezioni potrebbero essere riguardate con calma e potrebbero qualora lo si volesse, essere riviste più volte. La video su Internet è un formato molto semplice a partire dal momento in cui si padroneggiano i codici. La video didattica però non ha però nulla a che fare con lezioni filmate per intero durante un’ ora. [5].
  • Valutare la comprensione : invece di chiedere a tutta la classe alla fine di ogni sequenza didattica se si è ben capito la lezione, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione permettono di verificare se gli studenti e gli alunni abbiano bene assimilato le lezioni e i principi essenziali presentati in un corso grazie a esercitazioni semplici che possono assumere la forma di domande a scelta multipla ma che possono anche essere esercitazioni di auto-valutazione. Le nuove tecnologie offrono una gamma molto vasta di modalità per controllare se gli studenti hanno ben capito i corsi e per sapere quali sono le difficoltà maggiori contro le quali si imbattono. [6].
  • Organizzare e controllare i compiti a casa : se si compie un passo in più, strumenti semplici possono essere elaborati con le nuove tecnologie per modulare i compiti in funzione del livello di conoscenze e competenze degli studenti. Le esercitazioni possono essere controllate senza necessariamente essere valutate con un voto. [7]
  • Rispondere alle domande degli alunni e degli studenti  : le nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione permettono agli alunni e agli studenti di interrogare i loro insegnanti come la messaggeria elettronica oppure di accedere a un forum di discussione oppure di ricorrere al chat  [8] in linea. Per taluni alunni e studenti è più facile porre domande in questo modo che non alzando le mani in classe. Le domande e le risposte inoltre possono essere archiviate e essere accessibile a tutti i compagni e al resto della classe.

Le nuove tecnologie dell’informazione la comunicazione liberano gli insegnanti da tutta una serie di compiti e quindi permettono agli insegnanti di riorganizzare il loro modo di lavorare, di concentrarsi sulle nozioni più difficili, sui concetti poco padroneggiarsi o su quelli che non sono stati ben capiti. Inoltre le nuove tecnologie permettono agli insegnanti di identificare i gruppi di alunni e studenti per livelli di competenza, di fare lavorare gli studenti separatamente oppure di creare gruppi misti nei quali le varie competenze si completano e compensano. In classe, sempreché sussistano le classi, ma questo potrebbe ancora succedere per diversi anni, sarebbe possibile approfondire le spiegazioni, perfezionare lo svolgimento delle esercitazioni, familiarizzarsi con la complessità. Il programma non diventa più un binario obbligato e gli insegnanti potrebbero interagire molto più liberamente con gli allievi o con la classe con la quale lavorano.

 

 

Che cosa manca per favorire il ribaltamento della pedagogia (le lezioni "flipped") ?

 

 

Le modalità descritte fin qui per svolgere lezioni in modo diverso, per ribaltare la pedagogia, esistono già ma sono sperimentate purtroppo da un numero esiguo di insegnanti. Le nuove tecnologie potessero aiutare un numero maggiore di insegnanti ad andare in questa direzione, ma purtroppo mancano le risorse e gli strumenti perfettamente adattati per farlo, come per esempio :

 

 

  • Corsi video che rispettano i codici del Web (durata, impostazione, ritmo) senza concessioni alla tentazione del divertimento. Si tratta di corsi forniti da insegnanti ed esperti e non di rappresentazioni realizzate da attori [9].
  • Esercitazioni concepite per imparare a svolgere un ragionamento. È molto più difficile creare esercitazioni che conducono gli alunni e gli studenti a svolgere una riflessione e ad argomentare che non generare un questionario a scelta multipla. Nondimeno se si vuole misurare e valutare la padronanza delle competenze e non soltanto l’acquisizione di determinate nozioni è indispensabile costruire strumenti appositi.
  • Strumenti capaci di personalizzare un percorso di lavoro : tutti gli alunni e tutti gli studenti non s’imbattono nelle stesse difficoltà e nessuno avanza allo stesso ritmo. I nuovi strumenti dell’informazione e della comunicazione possono permettere di tener conto di queste differenze nella scelta dell’attività da svolgere. Ciò si chiama “adaptive learning". La messa a punto di questi strumenti non può essere improvvisata, né può essere attuata da dilettanti, ma esige competenza scientifica e un notevole lavoro scientifico per elaborare algoritmi appositi e per svolgere un enorme lavoro di edizione nonché per indicizzare le risposte secondo il loro grado di difficoltà oppure secondo il modo adottato per risolvere un problema. Questa produzione è per ora rarissima ma questa è la via che si dovrà seguire in futuro se si vogliono sfruttare al meglio le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella scuola.
  • Strumenti per aiutare i genitori a seguire meglio il lavoro scolastico dei loro figli : certi genitori vorrebbero dare un colpo di mano ai loro figli ma non ce la fanno più. Ciò è sempre successo anche in passato, soprattutto quando i figli si trovano in difficoltà a scuola. Orbene esistono strumenti semplici che permettono di creare momenti di incontro all’interno di una lezione tra genitori e figli e che instaurano sedute di lavoro collettive interattive. Questo vale anche per i genitori che non avrebbero il tempo di occuparsi dei figli o che non ne hanno né la competenza né la voglia per farlo ma che nondimeno vorrebbero sapere ciò che fanno i figli a scuola, che cosa imparano, di cosa si occupano, come lavorano.
  • Infine, il principale ostacolo allo sviluppo di una nuova forma di pedagogia scolastica non sono tanto gli strumenti e le attrezzature informatiche quanto la riflessione da condurre su una nuova e diversa impostazione dell’organizzazione del tempo passato a scuola. Se una parte del lavoro si fa in autonomia, occorrerà probabilmente ricalcolare diversamente il numero di ore che gli allievi passano in classe in grandi gruppi, tutti assieme. Occorrerà pure integrare queste pratiche nella formazione dei futuri insegnanti. Tutto ciò esige una volontà politica forte nonché probabilmente un lungo tempo, molto tempo, per adottare una diversa organizzazione del tempo scolastico.
  • Per tutte queste ragioni, tutti coloro che si occupano di sviluppare applicazioni con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione devono prestare una grande attenzione al supporto scolastico. Le famiglie sovente sono ignare del fatto che all’interno degli istituti scolastici esistono fratture, divergenze , resistenze ed ignorano le utilizzazioni che possono essere fatte con le nuove tecnologie per l’istruzione o l’accompagnamento scolastico dei figli. Tutto ciò è del tutto naturale. Genitori, alunni e studenti utilizzano già su vasta scala Internet, gli smartphone, le tavolette, i computer, per cui appare loro normale che ciò sia anche il caso nella scuola. Invece non è proprio così. Secondo l’autore dell’articolo, la rivoluzione nella scuola non potrà che venire dall’esterno [10]. Per Julien Tartaglia verrà dalle famiglie. Occorre in primo luogo mirare alle famiglie che sono il complemento di quanto la scuola propone.

 

 

  • Come succede nella stampa o nell’industria della musica, i cambiamenti nel mondo della scuola non potranno provenire dall’interno delle istituzioni. Non saranno indotti neppure dagli attori tradizionali del mercato scolastico come lo sono gli editori di manuali, o dai servizi che propongono lezioni private a domicilio e neppure dagli enti che forniscono lezioni personali a distanza. Tutti questi organismi incontrano numerose difficoltà a collocarsi su questo mercato, a innovare e a proporre usi alternativi delle nuove tecnologie che non siano semplicemente una scimmiottatura di quanto già la scuola fa.
  • I cambiamenti si faranno in modo del tutto naturale grazie alla pressione di coloro che ritengono che la scuola avrà molto da guadagnare decentrando le sue attività sulle interazioni insegnanti-alunni-genitori in modo da favorire la crescita di ognuno. Le nuove tecnologie saranno tanto più efficaci quanto più diventeranno invisibili o più semplicemente banali.

 

 

[1] ndr. : Alle applicazioni che molte scuole sviluppano per gestire la scuola, la contabilità dell’istituto, le assenze e le presenze di allievi e insegnanti, alle statistiche scolastiche, ecc.

[2] ndr. ; E per fare bella figura

[3] ndr. : Alcuni anni fa, quando ero ancora a Ginevra, c’erano responsabili scolastici che avrebbero voluto inviare la polizia nei cybercaffé nella mezza giornata infrasettimanale di vacanza per verificare l’età degli studenti e l’uso che ne facevano dei computer

[4] ndr. : C’è una specie di dialogo di sordi tra scuola e famiglia anche su questo punto

[5] ndr. : Si tratta di concepire momenti di insegnamento molto brevi con tutta una serie di esercitazioni da svolgere come lo si fa con le lezioni fornite dai MOOCs. Il fallimento per esempio di YouTube riservato agli insegnanti è proprio imputabile a questo errore fondamentale, ossia al fatto che gli insegnanti, imbevuti di illusioni, si sono limitati a filmare con le videocamere le loro lezioni o le loro trovate e a metterle su YouTube

[6] ndr. : In generale si concorda sul fatto che uno dei vantaggi principali offerti dai MOOCs risiede proprio nella possibilità di identificare con precisione i passaggi difficili che pongono problemi perché centinaia di migliaia di studenti grazie alle nuove tecnologie svolgono le stesse esercitazioni. Un tipo di controllo come questo su vasta scala fino a pochissimo tempo fa era del tutto impossibile

[7] ndr. : La questione del voto ha avvelenato le politiche scolastiche in diversi sistemi scolastici finisce per essere del tutto irrilevante se si utilizzano in maniera oculata le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

[8] Conversazione

[9] ndr. : nei programmi MOOCs per esempio la durata dei corsi da parte di sommità universitarie non supera i 10 o i 15 minuti

[10] ndr. : Per noi invece non potrà che venire dall’Università, ossia dall’alto