By the beginning of next term, there will only be 340 old-style comprehensive schools left in England.

Au début de la prochaine année scolaire il y aura uniquement 340 collèges en Angleterre.

All’inizio del prossimo anno scolastico sopravviveranno unicamente 340 scuole medie uniche in tutta l’Inghilterra

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Inghilterra: "Comprehensive Schools" in agonia

La rivoluzione scolastica realizzata da Tony Blair ha avuto effetti immediati. In Inghilterra, la scuola media unica è ormai interrata. Il posto è stato preso dalle scuole specializzate o dalle Accademie. Sopravvivono invece poche vecchie "Grammar Schools" (scuole che combinano il ginnasio ed il liceo tradizionali).

La révolution scolaire réalisée par le gouvernement de l’ancien Premier ministre Tony Blair a été fulgurante et efficace. Les collèges (les cycles d’orientations à Genève) sont en train de disparaître remplacés par les écoles spécialisées ou les Académies qui connaissent un grand succès auprès du public. Les vieilles "Grammar Schools" ( écoles secondaires sélective qui proposent un enseignement classique) résistent.

L’agonia della scuola media

La scuola media unica e con essa l’impostazione fin qui prevalente dell’insegnamento secondario del primo e del secondo ciclo sono entrati in agonia. La parabola di questa vicenda iniziata agli inizi degli anni Cinquanta è ormai in fase calante. Tutti i dati a questo riguardo sono concordanti: la scuola secondaria unitaria ha in parte fallito l’obiettivo per il quale era stata creata. Le disparità tra studenti provenienti da classi sociali diverse non sono diminuite; è successo anzi spesso il contrario, ovverosia sono aumentate. La dispersione scolastica è rimasta elevata, molti studenti, durante la scuola media perdono il gusto per qualsiasi apprendimento scolastico, molte classi sono diventate ingovernabili. In breve: il modello non ha funzionato a dovere o come si sperava.

Un contributo importante alla ricostruzione dell’Europa

Questa valutazione sommaria non deve indurre in errore e condurre a ritenere che l’esperienza sia stata catastrofica e senza nessun esito positivo. La scuola secondaria unitaria ha permesso all’Europa uscita distrutta dalla guerra di ricuperare terreno nei confronti degli Stati Uniti, di elevare rapidamente il livello d’istruzione della popolazione, di sviluppare il capitale umano necessario per la spettacolare crescita industriale dell’epoca del miracolo economico ( "Les trente glorieuses" come l’hanno qualificata i Francesi) e per migliorare il livello di vita delle società europee, anche se è difficile correlare l’aumento del livello d’istruzione con la crescita economica. Una connessione c’è, una coincidenza senz’altro, ma di che tipo e come funziona è difficile dirlo.

L’obiettivo dell’uguaglianza delle opportunità d’istruzione

La scuola secondaria unitaria è stata una rivendicazione dei riformisti e dei gruppi progressisti di tutti i paesi europei dopo la fine della seconda guerra mondiale. In questo caso il discorso educativo e quello economico si sono intrecciati. L’uguaglianza delle opportunità di formazione, la riduzione della selezione scolastica, la generalizzazione dell’accesso di tutti all’istruzione secondaria erano obiettivi considerati essenziali per lo sviluppo di società democratiche. I drammi vissuti dalle società europee nel corso dei primi cinquant’anni del Ventesimo secolo non dovevano più ripetersi. La ristrutturazione dell’insegnamento secondario e la democratizzazione degli studi con l’accesso di tutti all’istruzione secondaria sono stati i pilastri delle riforme scolastiche della seconda metà del ventesimo secolo in Europa.

Non tutto è filato via liscio

Per essere completi, occorre però anche dire che non tutto è filato liscio nelle riforme scolastiche. In taluni paesi, la scuola secondaria unitaria è rimasta nei cassetti, in altri è stata realizzata a metà, con molte reticenze, in altri si sono inventate soluzioni ibride di tutti i generi ( corsi differenziati, curricoli zeppi di opzioni, insegnamenti a più livelli). Questa storia è ben nota ed è inutile ricostruirla in questa sede. Pochissimi paesi hanno avuto il coraggio come l’Italia di creare una scuola media unica uguale per tutti negli anni iniziali dell’insegnamento secondario. Che il primo ciclo dell’insegnamento secondario sia della durata tre, quattro o cinque anni dopo le elementari conta poco. La questione non è questa.

Quando le acque delle polemiche sulla generalizzazione dell’insegnamento secondario e la democratizzazione degli studi si sono placate ( per esempio a Ginevra il popolo sovrano ha rifiutato nel 2001, quindi non tanto tempo fa, in un referendum, un insegnamento per classi eterogenee nel primo anno di scuola media, dove per classi eterogenee si intendono classi indifferenziate, o miste, composte di allievi di tutti i ceti sociali e di tutti i livelli di capacità intellettuale, come nella scuola elementare, e non classi composte per difficoltà di livelli d’insegnamento impostati secondo indirizzi di studio proposti già a studenti di 12 anni in media), poco per volta ci si è accorti che qualcosa non quadrava, che la percentuale degli allievi in difficoltà restava alta, che le disuguaglianze sociali d’istruzione iniziale non si attutivano, che la scuola secondaria unitaria della quale la scuola media unica è una componente non riusciva a ricuperare le insufficienze ereditate dalla scuola elementare, e via di seguito. Il problema si è aggravato progressivamente. Più gli anni passavano, maggiore era il malcontento, la delusione, l’insoddisfazione di studenti, insegnanti, genitori, dirigenti scolastici, professori delle scuole secondarie superiori.

Equità ed uguaglianza nella scuola in ballo: l’effetto negativo della selezione precoce

Non va qui sottaciuto l’ampio dibattito scientifico sull’equità e sull’uguaglianza del sistema scolastico che ha diviso la comunità scientifica a proposito dell’organizzazione della scuola media o dell’insegnamento secondario di primo ciclo. Questo dibattito è stato vivacissimo in Inghilterra, Francia, Svizzera, Germania, Belgio, con esiti divergenti per quel che riguarda i risultati degli apprendimenti e l’uguaglianza delle opportunità. Le prove scientifiche sulla validità di un modello rispetto ad un altro non sono convergenti. Le indagini svolte su questo tema in diversi sistemi scolastici sono centinaia e concordano solo su un punto: l’effetto negativo, dal punto di vista degli apprendimenti e delle disuguaglianze sociali d’istruzione della selezione precoce degli allievi in funzione delle loro conoscenze e delle loro competenze, per avviarli verso indirizzi di studio con esigenze diverse (alte, medie o basse) e quindi verso formazioni ulteriori più o meno prestigiose. Per selezione precoce si intende qui una selezione dopo quattro, cinque o sei anni di scuola elementare (ovverosia a 9, 10 o 11 anni) , come succedeva e succede ancora in certi sistemi scolastici tedeschi od elvetici. L’indagine scientifica ha poi messo in evidenza la presenza di pratiche di selezione larvate, subdole, effettuate con la collaborazione degli istituti scolastici, a tutto vantaggio dei ceti privilegiati oppure dei figli degli insegnanti. Va subito detto che questi meccanismi non differenziano la scuola statale dalla scuola privata perché sono operanti all’interno di ciascuno di questi due ordini scolastici. La scuola cattolica, per esempio, non è più o meno giusta di quella statale. Nei paesi dove la scuola cattolica o protestante privata è importante e largamente sussidiata dallo stato (Belgio, Francia, Olanda, Spagna) questo meccanismo si innesta anche all’interno di questo settore del sistema d’insegnamento.

La riforma inglese

Il governo inglese di Tony Blair alcuni anni fa ha coraggiosamente preso, come si suol dire, il toro per le corna, ed ha deciso di riformare radicalmente l’insegnamento secondario. Non più ritocchi né modifiche cosmetiche, ma una vera e propria riforma sistemica che accantona per sempre la scuola secondaria unitaria per uscire dallo stallo nel quale il sistema si trovava, senza miglioramenti sostanziali dei risultati scolastici alla fine della scuola dell’obbligo. Poiché il modello delle “Comprehensive Schools”, [1] generalizzato alla fine degli anni Sessanta non permetteva più di migliorare i risultati degli apprendimenti e di ridurre la dispersione scolastica, occorreva cambiarlo. Come dicevano bene i Romani, "Perseverare diabolicum est". [2]

La riforma di Blair non è un passo in dietro, non è un ritorno alla scuola selettiva di un tempo. E’ invece un tentativo coraggioso, rischioso, di innovare, di trovare una soluzione nuova per non perdere per strada migliaia di studenti e per non scoraggiarne o disgustarne altre migliaia. L’Inghilterra è stato il primo paese europeo tra quelli che hanno un insegnamento secondario di primo ciclo distinto dalla scuola elementare a cambiare rotta, a cercare una nuova pista ed a proporre un nuovo modello di scuola, caratterizzato dalla libertà di scelta della scuola combinata con la specializzazione delle scuole secondarie (talune nella musica, altre nella danza, altre nel disegno e la produzione artistica, o nelle lingue, o nella tecnologia o nella matematica) e con lo sviluppo delle Accademie, ossia di costellazioni di scuole attorno a scuole di eccellenza. In altri termini si potrebbe dire che la riforma inglese ha realizzato un tipo di specializzazione precoce dell’insegnamento per dare un senso alla scuola. Il contrario di quanto si fa in Italia. Tutte le scuole specializzate sono di pari dignità. Tutte devono svolgere il programma di base comune (le competenze essenziali in inglese e matematica) oltre all’insegnamento specialistico che contraddistingue la scuola. Non c’è divisione fra indirizzo licelae ed indirizzo tecnico-professionale. Non ci sono due canali, per usare una metafora pedagogica italiana, bensì un solo canale. [3]

Risultati convincenti

I risultati sono stati probanti: le scuole specializzate hanno dato buoni risultati, nettamente superiori a quelli delle scuole comprensive come lo dimostra l’OFSTED (Office for Standards in Education) che è l’organismo indipendente (non come l’INValSI, dunque) di valutazione della scuola in Inghilterra.

La difficile e rischiosa ricerca di una nuova soluzione

Le scuole comprensive sono state dunque sostituite, in pochissimi anni, da scuole medie specializzate. Le scuole specializzate e le Accademie sono nuovi tipi di scuola media. L’articolo di BBC News che qui riportiamo segnala la popolarità di questa riforma e conferma il miglioramento della qualità dei risultati conseguiti alla fine del primo ciclo di scuola secondaria.

Sulla riforma inglese si veda anche la relazione svolta dal professor David Hopkins, uno dei principali consiglieri di Blair, al seminario internazionale dell’ADI svoltosi a Bologna nel marzo 2006 sul tema “ Tre nodi da sciogliere per la nuova legislatura” che ha trattato il tema delle “ NUOVE STRATEGIE EDUCATIVE E LEADERSHIP DI SISTEMA” nel quale si descrivono le ragioni della riforma inglese e se ne presenta la configurazione.

L’articolo di BBC News:

Only 340 remaining comprehensives

Articolo di Sean Coughlan pubblicato da BBC News, 3 luglio 2007

[1] La prima scuola comprensiva fu la Holyhead County School inaugurata nel 1954

[2] Le Comprehensive Schools non sono simili alle scuole medie italiane. Cominciano un anno dopo, poiché la scuola elementare inglese dura sei anni con l’inizio dell’obbligo scolastico a 5 anni. Inoltre, invece di durare tre anni durano cinque e terminano a 16 anni. Esse comprendono quindi due anni della media italiana, due anni del biennio italiano ed il primo anno del triennio delle secondarie superiori. L’impostazione unitaria dell’insegnamento secondario inglese è quindi molto diversa da quella italiana ed è molto più pronunciata, il percorso unitario essendo della durata di cinque anni e non solo di tre. Alla fine della scuola secondaria di primo ciclo, ossia alla fine della scuola comprensiva si ottiene il GCSE (General Certificate of Secondary Education).

[3] La riforma va oltre il limite della scuola dell’obbligo e coinvolge anche i due anni successivi che sono quelli conclusivi dell’insegnamento secondario superiore che termina in Inghilterra a 18 anni e non a 19 come in Italia. Si veda a questo riguardo per proposta di riforma esposta nella relazione Tomlinson ed il dibattito che ne è seguito