Si segnala qui un articolo in inglese pubblicato lo scorso anno nell’annuario mondiale dell’istruzione nel quale si affronta un tema quanto mai rilevante : la relazione esistente tra la produzione delle conoscenze e l’uso che se ne fa soprattutto per perfezionare le tecnologie di governo dei sistemi scolastici. L’articolo vale anche per un sistema scolastico come quello italiano che cresce in un contesto assai scettico nei riguardi della conoscenza e dei saperi contemporanei sulle istituzioni sociali ma che nondimeno ne subisce , seppure in modo indiretto, le influenze poiché si colloca in un’area geografica dominata dai centri mondiali di produzione e di gestione del sapere e delle tecniche di governo. Nell’articolo si prende come esempio la Banca Mondiale che è ritenuta l’istituzione guida nella produzione di una tecnologia di governo imperniata sulla conoscenza e sui metodi quantitativi.

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Le conoscenze tecniche per pilotare un sistema scolastico

Questo è un articolo che riflette gli indirizzi della nuova educazione comparata nel quale si rivisitano le relazione tra il vertice del sistema scolastico dove si producono le conoscenze e il sapere, gli esperti e il sistema scolastico . Gli autori ritengono che questo flusso non sia che una modalità per governare il sistema scolastico il quale rimane in questo modo strettamente unito, monolitico.Sembrerebbe alquanto strano svolgere questo tema in Italia dove vige in primo luogo un grande scetticismo nei riguardi della conoscenza scientifica nel settore della governabilità ed in secondo luogo dove la valutazione , ossia il ricorso a metodi quantitativi di governo è molto contestato e non si è affatto imposto come strumento di monitoraggio e di governo del sistema scolastico.

 La pubblicazione nella quale si trova l’articolo :

T. Fenwick, E. Mangez, & J. Ozga (Eds.), 2014 : World yearbook of education 2014 : Governing knowledge : Comparison, knowledge-based technologies and expertise in the regulation of education. New York : Routledge

L’articolo :

Article Author : Klees, S. & Edwards, D. B. : Knowledge production and technologies of governance in education. London ; Routledge, 2014.

Traduzione parziale e libera in italiano.
 
"Viviamo in una società ossessionata dalla conoscenza. Non si fa che parlare di società della conoscenza, di società della conoscenza , di rivoluzione della conoscenza. Da tempo si sostiene che la conoscenza è uno dei parametri principali del governo, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Lo sviluppo delle scienze politiche ne è una dimostrazione. Si cercano i fatti, le prove evidenti. Ciò succede anche nel campo scolastico. La scienza vorrebbe dettare le "buone pratiche". L’effetto di questa tendenza è uno sviluppo guidato dalla conoscenza tecnologica. Possiederla è diventato un obiettivo capitale nelle discussioni e nei dibattiti sull’evoluzione della scuola nonché di altri settori del servizio pubblico o statale.
Sfortunatamente questa connessione tra conoscenza e governabilità o modalità di governo è falsa.Le scienze politiche sono state criticate immediatamente per la loro pretesa di isolare una parte della politica per determinarne le componenti razionali. Le decisioni che riguardano lo sviluppo del settore politico non sono del tutto razionali [1]".
 
 [2]....La contestazione della misura e della valutazione mediante prove strutturate è la prima reazione, poi si contestano le misure ed alla fin fine si amplifica la resistenza contro ogni forma di misura e di valutazione, la si esprime come opposizione alle indagini quantitative . Tuttavia, nonostante queste ondata, il punto di vista predominante è assai semplice e netto : non si può fare a meno della conoscenza oggettiva la quale è uno strumento impagabile di governo. [3]
L’articolo riserva un’attenzione speciale a due temi : il primo riguarda il ruolo della Banca Mondiale che è forse l’istituzione dominante sul piano mondiale per quel he riguarda la dottrina della governabilità e il secondo invece tratta del fallimento della tecnologia principale di produzione della conoscenza sul governo della scuola usata dalla Banca Mondiale e da molti altri ricercatori e istituti di ricerca scientifica, in particolare il ricorso ai metodi di ricerca quantitativa.
 
 
La Banca mondiale come Banca delle conoscenze e come strumento di produzione delle conoscenze
 
 [4] A partire dal 1996 la Banca sotto la presidenza dell’americano Wolfensohn [5] ha intrapreso un nuovo indirizzo nella direzione di una banca della conoscenza. La gestione della conoscenza è diventata un’espressione ricorrente che ha impregnato la retorica della banca da allora in poi e che si esprime molto bene nel "Rapporto sullo sviluppo mondiale" della Banca. La ricaduta di quest’indirizzo sull’istruzione ( per chi non lo sapesse la Banca finanzia con prestiti lo sviluppo delle scuole e dei sistemi scolastici nei paesi in via di sviluppo) enfatizzata nel 1999 nel documento strategico sulla sua politica in campo scolastico si traduce in un sistema di gestione dei sistemi scolastici che si appoggia sulla conoscenza scientifica [6]. Questa linea si ritrova in un documento recente sullo sviluppo scolastico nel 2020 [7] nel quale si afferma anche che la Banca deve diventare un polo di generazione di nuove conoscenze e di sintesi di conoscenze esistenti sulla scolarità. [8].
 
Il documento WBE2020 inoltre espone anche le ultime iniziative della Banca Mondiale in campo scolastico , per esempio l’iniziativa SABER ( "System Approach for Better Education Results") che fornisce procedure per permettere a tutti coloro coinvolti nell’opera di scolarizzazione di ottenere un’informazione rapida e attendibile sul funzionamento del proprio sistema scolastico. Con questa raccolta su scala mondiale di informazioni sui sistemi scolastici, la Banca Mondiale crea una banca dati globale sulle istituzioni e le politiche scolastiche la quale fornisce indicazioni ai responsabili politici. [9] Del resto la Banca stessa produce annualmente una valanga di documenti di vario genere sulla scuola che costituiscono un materiale grezzo per pilotare le politiche scolastiche. Tra il 1998 e il 2005 la Banca Mondiale ha svolto ben 305 progetti di ricerca scientifica nel settore scolastico , ha pubblicato su questo tema 3635 documenti in inglese. L’OCSE la segue da vicino. [10]. Nel settore dell’economia dell’educazione solo l’Università di Harvard sta al passo con la Banca Mondiale. [11]. Tra il 2001 e il 2010 il settore scolastico della Banca Mondiale [12] ha speso 49 milioni di dollari in indagini scientifiche sulla scolarizzazione e prodotto circa 280 saggi su questo tema. In media dunque per uno studio sulla scuola la Banca Mondiale spende all’incirca 175 000 dollari, Questa somma dà un’idea dell’importanza che la Banca riserva a questo settore. 
 
Temi trattati dalla Banca Mondiale

 

Nonostante queste risorse impressionanti si deve essere alquanto critici sui risultati delle indagini condotte e pubblicate dalla Banca Mondiale , ossia sui documenti riguardanti la scuola che la Banca diffonde.Infatti l’ispirazione che guida questa produzione per ora è sempre la stessa : un indirizzo neoliberistico [13]. [14]. Un caso recente è quello del partenariato tra servizio statale e servizio privato che è fortemente promosso dalla Banca Mondiale [15] nonostante l’assenza di prove evidenti sull’efficacia di questa formula. Anche il progetto SABER che mira a costituire una banca delle "buone pratiche" è contestabile poiché le buone pratiche identificate dalla Banca sono per l’appunto quelle in consonanza con la linea neoliberista seguita dalla banca. Il mondo reale fatto di compromessi, di giochi di potere, di alleanze politiche è assente dai documenti raccolti ed è invece osservato e preso in considerazioni da altre metodologie di indagine. L Banca raccoglie solo documenti provenienti da indagini quantitative e scarta gli studi che riservano un posto rilevante alle indagini qualitative o ad altre forme di indagini. 

 

metodi quantitativi come tecnologia di governo

 

I metodi quantitativi privilegiati dalla Banca [16] servono a produrre una sedicente conoscenza oggettiva di cui ci sarebbe bisogno per governare e pilotare i sistemi scolastici. Lo strumento base, la tecnologia principale secondo gli autori dell’articolo, usata dalla Banca nelle analisi quantitative è la regressione statistica. [17].

Nell’’articolo si conduce dunque una dura critica all’opera della Banca Mondiale nel settore scolastico perché l’importanza attribuita dalla Banca alle indagini quantitative è eccessiva. I due autori invitano a considerare altre forme di indagini scientifiche sulla scuola, a dare la parola a chi è escluso dai giochi di potere. Secondo gli autori ci sono molte indagini di valore sulla scuola che non sono di ispirazione quantitativista e che meritano di essere osservate, studiate, prese in considerazione. La ricerca scientifica non è oggettiva , è partigiana. Occorre quindi diffidare delle impostazioni ideologiche. Oggigiorno invece a livello mondiale una sola ideologia è dominante ma il dominio non dovrebbe significare monopolio. L’ egemonia dell’ideologia neoliberalista non è accettabile. [18] Occorre variare le modalità, le tecnologie di valutazione e di misura. Le scienze politiche hanno fatto nascere l’illusione che ciò fosse possibile, che una conoscenza maggiore e migliore avrebbe permesso di migliorare lil sistema scolastico. Purtroppo invece ci si è impantanati nello sviluppo di un ramo , di una direzione sola delle indagini sulla scolarizzazione. 

Le scienze politiche hanno fatto nascere e hanno alimentato l’illusione che con una conoscenza maggiore e migliore si potesse perfezionare la conduzione dei sistemi scolastici. Questa idea resiste ed è tuttora valida. [19]

[1] ndr. : Come non lo sono neppure tutte le decisioni personali e come del resto ben si sa in Italia dove vige da secoli un grande cinismo e un forte scetticismo nei confronti della gestione della vita pubblica.

[2] ndr. : Un altro importante campo di intersezione tra conoscenza e governabilità è quello della valutazione ed anche questo campo è oggetto di una virulenta contestazione

[3] ndr. : L’articolo tenta di sfatare questo mito

[4] ndr.:E’ bene aprire gli occhi e sapere determinate cose. In Italia si presta molta attenzione all’Unione Europea ma chi detta legge sul piano internazionale non è l’Unione Europea ma l’OCSE e la Banca Mondiale. Per esempio l’OCSE ha potuto produrre l’insieme di indicatori internazionali sull’istruzione noto come indicatori INES pubblicati nel volume "Education at a Glance" grazie al sostegno della Banca Mondiale la quale sollecitava dall’OCSE dati statistici migliori sull’istruzione per guidare le proprie decisione in materia di prestiti ai paesi ed in particolare di prestiti per lo sviluppo della scolarizzazione.

[5] foto dell’articolo

[6] Acrornomico EKMS che vuol dire per l’appunto, in inglese " Education Knowledge Management System"

[7] "Education Strategy 2020"- WBES2020 

[8] ndr. : Occorre sapere che queste indicazioni sono inviate ai collaboratori della Banca sul terreno che nei vari paesi negoziano i prestiti con le autorità governative e soprattutto con i ministri delle finanze e quindi si può supporre che queste indicazioni diventino criteri per l’attribuzione di crediti colossali, per esempio 50 milioni di dollari alla Bielorussia o al Pakistan. Non si tratta di piccole somme. In queste somme una parte esigua , per esempio un decimo, va alla politica dell’istruzione

[9] ndr. : Ciò è anche quanto fa l’OCSE.

[10] ndr. : L’Unione Europea sfrutta al massimo questo materiale, ma non produce direttamente studi sulla scuola come fanno la Banca Mondiale o l’OCSE

[11] ndr. : E’ probabile che molti economisti italiani dell’istruzione conoscano da vicino questi lavori che invece la maggioranza dei pedagogisti delle università italiane ignorano

[12] ndr. : Tra l’altro eccellente in molti campi e composto di ricercatori di grande qualità che purtroppo in molti casi non conoscono le scuole

[13] ndr. : I sistemi scolastici migliorano se si adotta una dose di concorrenza e di competizione al loro interno

[14] ndr. : Purtroppo si conosce ben poco di quanto succede all’interno della Banca e della sua direzione dell’istruzione come pure all’interno della Direzione dell’istruzione dell’OCSE. Entrambe le istituzioni sono molto opache per cui i cittadini ignorano le discussioni e i dibattiti che si svolgono al loro interno , le eventuali censure di indagini, documenti e opinioni divergenti con l’indirizzo dominante

[15] ndr. : E dall’OCSE

[16] ndr. : Ma anche dall’OCSE. Non lo si ripeterà più

[17] ndr. : Gli autori dedicano molto spazio alla discussione sui limiti delle analisi impostate sulle regressioni , che qui si tralascia di sviluppare per non appesantire con dibattiti tecnici la recensione

[18] ndr. : Fore è per questa ragione che le resistenze contro le valutazioni dette "oggettive" sono talmente virulenti.

[19] ndr.:Nonostante le delusioni e le sbandate prese dai più potenti istituti di ricerca scientifica sulla scuola, dalle grandi potenze che influenzano le tendenze egemoniche nel campo della produzione di conoscenze sulla scolarizzazione, questo principio resta valido.