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Francia: segregazione scolastica in aumento

Globalizzazione di un fenomeno scolastico

La libertà di scelta della scuola nella quale inscrivere i propri figli è un soggetto di animate discussioni politiche in molti sistemi scolastici, di polemiche e di conflitti nel mondo scientificoi a proposito dei benefici del provvedimento. Non è possibile ovunque scegliere la scuola nella quale i figli sono scolarizzati perché inmolti sistemi scolastici la legge scolastica non contempla la libertà di scelta della scuola e impone alle famiglie la scuola nella quale iscrivere i figli. Quest’obbligo è stato denunciato in particolare dei movimenti politici di destra come una vessazione limitativa della libertà di scelta dei cittadini e come un modello d’organizzazione del sistema scolastico al quale imputare la stagnazione dei risultati, il conformismo scolastico, l’inerzia pedagogica. Il "quasi mercato" nella scelta dell’istituto scolastico è stato presentato in questi ultimi vent’anni come uno dei fattori che consentirebbe di migliorare la qualità delle scuole.

Lo smantellamento dei bacini d’utenza in Italia

In Italia non è successo nulla di tutto ciò. La libertà di scelta delle scuole si è diffusa gradualmente dopo l’eliminazione dei bacini d’utenza senza nessun dibattito politico di natura ideologica e senza nessuna ricerca scientifica sulle conseguenze di questo provvedimento. Anche in questo caso, il sistema scolastico italiano si è comportato in modo anomalo rispetto agli altri sistemi scolastici statali del mondo occidentale. Quando altrove la libertà di scelta era oggetto di dibattiti politici e scientifici, in Italia invece questo modulo è passato come una lettera alla posta. Si direbbe che certe questioni non sono affatto problematiche nel mondo scolastico italiano, che invece si infiamma facilmente per problemi che altrove suscitano scarsa attenzione.

La libertà di scelta della scuola in Francia

La libertà di scelta della scuola è una questione politica scottante del sistema scolastico francese dove fino al 2007 non era data alle famiglie, almeno ufficialmente, la facoltà di scegliere la scuola. Le famiglie dovevano iscrivere i propri figli nella scuola elementare, nella scuola media, nei licei, nelle scuole professionali delle zone nelle quali abitavano. Una delle novità annunciate dal presidente Sarkozy all’inizio della legislatura fu proprio lo smantellamento della rigidità dell’organizzazione scolastica francese che peraltro, in modo notorio, era violata dalle famiglie benestanti o altolocate che potevano permettersi di inviare i loro figli in scuole di qualità nelle quali non avrebbero avuto il diritto d’andare. Il presidente Sarkozy intendeva smontare un sistema diventato ipocrita e nel contempo soddisfare una rivendicazione delle classi agiate stufe di giocare a rimpiattino con la legge e indignate dei favoritismi arbitrari che il sistema generava: a taluni riusciva il colpaccio, a altri no, a seconda della fortuna.

Il ministro dell’educazione nel primo governo composto dal presidente Sarkozy, Xavier Darcos, ha realizzato per benino il compito assegnatogli dal presidente subito dopo l’insediamento, all’inizio dell’anno scolastico 2007-2008, e ha autorizzato, a determinate condizioni, una moderata scelta della scuola da parte delle famiglie.

Un bilancio disastroso

A due anni di distanza, la corte dei conti dello Stato francese sostiene e dimostra in un documento presentato il 3 novembre scorso alla commissione delle finanze del Senato che l’allentamento delle regole che governano i bacini scolastici in Francia ha accentuato la ghettizzazione delle scuole medie di periferia note per la densità di allievi che accumulano difficoltà sociali e scolastiche. In altri termini, il provvedimento ha accentuato la segregazione scolastica e non l’ ha affatto diminuita. Secondo la corte dei conti su un totale di 254 scuole medie in difficoltà, 186 hanno perso fino al " 10%" dei loro allievi. Al momento dell’adozione delle norme che avevano reso più permeabili i bacini d’utenza del sistema scolastico francese, il ministro dell’educazione Xvier Darcos aveva dichiarato che un’organizzazione della scolarità la quale impone a un allievo di frequentare un determinato liceo o una determinata scuola media in funzione del luogo di residenza "non assicura più l’uguaglianza delle opportunità e non corrisponde più alle aspettative delle famiglie", come lo comprova del resto il fatto della violazione sistematica della legge da parte di numerose famiglie e di numerose scuole.

I ghetti scolastici

Il documento della Corte dei Conti sull’alleggerimento della normativa riguardante i bacini d’utenza scolastici conferma che questa politica è nefasta. Le scuole medie meno favorite, frequentate da una popolazione scolastica proveniente da ceti popolari o molto poveri, marginali nella società, stanno diventando veri e propri ghetti. La direzione regionale della scuola per l’area di Parigi ha perfino coniato il termine di "scuole medie depressionarie".

Aliievi che mancano all’appello e scuole che chiudono

A questo punto la sopravvivenza di certe scuole medie è in pericolo. Del resto, proprio in questi giorni, si è avuta la notizia della chiusura per carenza di allievi di una scuola media nella periferia di Avignone. Le scuole statali dell’obbligo non sono più i luoghi privilegiati nei quali si incontrano gli allievi di tutte le classi sociali e nelle quali per un momento nella vita si sperimenta la varietà dell’eterogeneità sociale. Le scuole statali sono sempre meno luoghi di coesistenza sociale. Questo fenomeno è particolarmente accentuato alle due estremità del ventaglio sociale: nelle scuole più ambite ci sono sempre meno allievi di condizioni modeste; nelle scuole medie malfamate scompaiono invece le categorie di allievi delle classi sociali medie e medie superiori.

La scelta della buona scuola a tutti i costi

In Francia, la mappatura dei bacini di utenza non corrispondeva più né all’evoluzione demografica né a quella dell’urbanizzazione. Nonostante la rigidità del modello, le classi sociali più informate e in particolare le famiglie dei professori e degli insegnanti, avevano trovato il sistema per scovare l’inghippo che permetteva di violare i regolamenti. Formalmente non esisteva la libertà di scelta della scuola, ma nella realtà questa era diventata un lusso per un certo numero di famiglie privilegiate. La disuguaglianza sociale di fronte alle istruzione statale era divenuta palese.

Effetti perversi della soluzione drastica: l’abrogazione dei bacini d’utenza

La soluzione dell’abrogazione pura e semplice dei bacini d’utenza come è stata fatta per esempio in Belgio e in Inghilterra o in Italia e ha prodotto però l’effetto opposto: l’eterogeneità sociale è scomparsa dalle scuole e queste sono diventate poco per volta omogenee dal punto di vista della loro composizione sociale, talune più favorite, altre più povere. Per questa ragione, sia in Belgio che in Inghilterra si sono preconizzate recentemente regole che correggono e moderano la libertà di scelta. Senza regole, la libertà di scelta aggrava le disuguaglianze invece di correggerle e sfocia in un peggioramento della qualità dell’istruzione dell’educazione invece che in un miglioramento.



In un sistema scolastico in cui vige una libertà di scelta assoluta succede che le famiglie scelgono la scuola dei loro figli e le scuole selezionano gli allievi che intendono accogliere. Questo è quanto è successo nel Belgio francofono. In questi casi non ci sono mediatori tra famiglie e dirigenti scolastici. Quest’ultimi, soprattutto se sono alla testa di un istituto prestigioso, possono fare il bello e il brutto tempo e sono per finire i decisori ultimi, ossia le persone alle quali incombe l’ultima parole. Per questa ragione le famiglie benestanti o altolocate coccolano in tutti i modi questi presidi e questi dirigenti. Questa è la soluzione peggiore.

La rigidità obsoleta delle norme che regolano l’iscrizione nelle scuole

Non c’è dubbio che una gestione burocratica amministrativa dei bacini d’utenza scolastici è obsoleta e che una revisione dei criteri di assunzione e di iscrizione degli allievi alle scuole si impone. Però, piuttosto che passare da un estremo all’altro, come si è fatto per esempio in Italia, occorre inventare un sistema regolato di iscrizioni nel quale la scelta iniziale della scuola appartiene alle famiglie ed è la regola di base dell’organizzazione scolastica, ma questo principio fondamentale va commisurato con regole a valle deliberate dalle autorità scolastiche locali alle quali incombe la responsabilità di conseguire l’uguaglianza delle scuole sia dal punto di vista dei risultati ma anche da quello della loro composizione sociale.