Presentazione del documento dell’UNESCO sull’attuazione del progetto "Educazione per tutti". La faccenda si mette male, le prospettive non sono rosee perché mancano gli insegnanti.

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Fallimento colossale

Questa è proprio bella: mancano gli insegnanti per realizzare l’ambizioso progetto delle OI di scolarizzazione universale. Benché non ci sia più un angolo della terra che non sia alfabetizzato in un modo o nell’altro, ci sono milioni di bambini che non vanno a scuola e le OI guidate dall’UNESCO e dalla Banca Mondiale continuano a proclamare l’obiettivo della scolarizzazione universale almeno quella dell’istruzione primaria. Il recente premio Nobel per la pace va in questa direzione: la salvezza dell’umanità, la giustizia, la tolleranza, il rispetto delle differenze, non potrebbero fare a meno della scuola così come la si pratica oggigiorno. L’UNESCO avverte ora che le scadenze vanno modificate e che non si realizzerà il progetto nemmeno entro il 2030.

L’UNESCO annuncia in un documento allegato (versione in inglese) reso pubblico nel mese di ottobre di quest’anno, che non si riuscirà a conseguire l’obiettivo dell’educazione per tutti entro il 2015 e che mancano più di 27 milioni di insegnanti per realizzare la scolarizzazione universale primaria entro il 2030. Per gli insegnanti precari italiani ultramotivati dall’amore per i bambini ci sono opportunità di lavoro mondiali. Basterebbe accettare di emigrare verso zone difficili. Ma quanti sono questi disperati in cerca di un posto di lavoro nell’insegnamento primario ? Quanti possono ipotizzare di emigrare ? Quanti posseggono un bagaglio linguistico sufficiente ? Quanti hanno una vocazione all’insegnamento a tutta prova? Di sicuro questa non è una soluzione per il precariato scolastico in Italia.

 Un piano di sviluppo esilarante

Il riferimento all’Italia è puramento aneddottico. Conta invece la dimostrazione inequivocabile svolta dai servizi dell’UNESCO che il piano lanciato moltissimi anni fa dalle organizzazioni internqzionali per lottare contro la povertà e per salvare il mondo dalla miseria con l’istruzione è fallito, sia perché molti insegnanti andranno in pensione nei prossimi anni (fattore che si era scordato di considerare) sia perché mancano nuovi insegnanti. Ci vorrebbero 4 milioni di insegnanti per universalizzare la scolarizzazione secondo il modello vigente ovunque entro il prossimo anno . 2,6 milioni di insegnanti sostituirebbero quelli che vanno in pensione oppure che smettono di insegnare ( in nessun posto si insegna per tutta una vita, anche in Italia). Inoltre occorre tenere contro dell’evoluzione demografica mondiale : per 100 bambini in età scolastica nel 2012 ce ne saranno 147 nel 2030.

Il fabbisogno di insegnanti

Il calcolo del fabbisogno di insegnanti è basato su una media di 40 bambini per insegnante, ma già ora si sa che nella maggior parte dei sistemi scolastici africani la media di alunni per classe varia tra 80 e 100 bambini. Per esempio il dirigente Badawala di una scuola media dell’Africa del Sud ha dichiarato che nella sua scuola solo nel quarto anno (equivalente al primo anno del biennio in Italia) ci sono classi piccole che per lui sono classi con una media di 66 studenti ; tutte le altre classi superano i 100 studenti e le classi più numerose sono ovviamente quelle del primo anno di scuola media con una media di 174 studenti. In quattro anni circa 60 studenti scompaiono dalla scuola. Cio`succede nel Sud Africa che è tra i paesi africani uno dei meglio sviluppati. Ci si può immaginare cosa capita in altri sistemi scolastici africani oppure dell’America Latina.

Pochi paesi ce la farebbero a universalizzare l’istruzione primaria entro il 2015 con un livello di investimenti scolastici analogo a quello attuale. Sono nove in tutto. 

Un modello di scolarizzazione inadeguato

Nonostante queste cifre catastrofiche si continua a proporre un modello di scolarizzazione simile a quello edificato in Europa o nell’America del Nord nel corso dell’Ottocento come se questo modulo fosse il solo possibile e il migliore da prendere in considerazione. In ogni modo se si persiste a mantenere questo schema di scolarizzazione ci vorrebbero 27 milioni di insegnanti per generalizzare l’istruzione primaria entro il 2030. A questo punto non si può fare altro che augurare coraggio ai dirigenti delle OI e complimentare i vari partner per le infinite occasioni che si presenteranno per continuare ad organizzare convegni e finanziare esperti di ogni tipo con il mandato di analizzare la situazione, di visitare le zone calde dove non si sblocca la scolarizzazione, di redigere raccomandazioni e proposte. I militanti dell’istruzione scolastica non mancano, le buone anime nemmeno. I devoti della statalizzazione scolastica sono sul chi vive per arraffare i fondi che si distribuiranno per promuovere la scolarizzazione standard. Lo spettacolo, piuttosto indecente, continua, mentre non si ascoltano ne’ si studiano (salvo rara casi) le modalità’ d’apprendimento in auge al di fuori della scuola inventata e messa progressivamente a punto dagli stati dell’emisfero nord-occidentale.

Il caso della società "peule" in Africa

Ho sottomano una pubblicazione di un attento osservatore francese, funzionario coloniale, Gilbert Vieillard. Le sue osservazioni risalgono al 1937-38, ossia a prima della seconda guerra mondiale. A quell’epoca la colonizzazione era al suo apogeo e Vieillard annota minuziosamente l’organizzazione del popolo "peule" nell’Alta Guinea ossia nella regione di Fuuta Jalon. A quell’epoca l’alfabetizzazione scolastica universale non era ancora un obiettivo politico ed esistevano ancora popoli e nazioni non scolarizzate. Oggi sono una rarissima eccezione e la scolarizzazione universale e’ un tema invadente connesso alla decolonizzazione e allo sviluppo economico. Orbene, Vieillard dimostra che l’organizzazione dei "peules" nell’area di Fuuta Jalon nell’Alta Guinea era estremamente raffinata e che la colonizzazione ha distrutto tutto il sapere e le capacita’ dei "peules" per gestire queste società’. E’ strano notare che uno dei paradigmi centrali dell’UNESCO sia quello di "apprendere ad apprendere". Se non ci fosse stata la colonizzazione non ce ne sarebbe stato bisogno, come non sarebbe stato necessario ribadire anno dopo anno che si dovevano creare scuole ovunque.I notabili "peules" erano colti, raffinati, sapevano gestire le relazioni umane, conoscevano le tecniche di governo. In queste contrade anche le donne sapevano leggere. Tutto cio’ si e’ perso, e’ stato distrutto. Ed ora mancano gli insegnanti per ricostruire una società’ ben diversa da quella che regnava fino a settanta e più anni fa, con costi insopportabili e disastri colossali. Beninteso, nessuna società e’ perfetta. Nemmeno il mondo dei "peules" lo era. La società "peule" era molto stratifica socialmente. C’erano i grandi padroni e ed era impostata sulla schiavitù. Ma pretendere che l’apparato scolastico statale messo a punto agli albori dell’epoca industriale negli stati nazione sia un modello da imporre e un criterio di valutazione per lo sviluppo e la lotta contro la povertà e’ frutto di ragionamenti scadenti, di ignoranza della storia, di grossolane considerazioni di potere, di semplificazioni politiche e di mancanza di ricerche scientifiche e antropologiche. 

Carenza cronica di insegnanti a livello mondiale 

Il documento dell’UNESCO dimostra che c’è una carenza cronica di insegnanti e che sarà impossibile scolarizzare tutti i bambini al mondo entro il 2030. Un bello smacco. La scolarizzazione universale sarà un sogno irrealizzabile per milioni di bambini , afferma l’UNESCO. Ci si puo`chiedere se il sogno sia quello dei bambini o degli adulti. Per molti bambini, andare a scuola, essere alfabetizzati sarà senz’altro un sogno di libertà, ma questo sogno potrebbe essere realizzato magari in modo diverso dal modello che si applica tuttora. Questa idea non passa nemmeno per la testa agli estensori del documento e quindi all’UNESCO. Magari si potrebbe iniziare con lo sperimentare alternative diverse, visto che tutti i modelli di formazione alternativi tranne i peggiori sono stati distrutti.

 L’obiettivo dell’istruzione primaria universale nel 2015 è mancato

Secondo i dati statistici raccolti dall’UNESCO ci vorrebbero 4 milioni di insegnanti per realizzare la scolarizzazione universale almeno a livello di istruzione primaria entro il 2015. Poco importa che in Italia ci siano migliaia di precari che sono in graduatoria e che attendono da decenni un posto di insegnamento nella scuola statale. Qui ci troviamo in un’altra dimensione nella quale i rappresentanti italiani nelle organizzazioni internazionali non aprono bocca , non dicono nulla, non espongono nessuna alternativa.Di questi 4 milioni di insegnanti che mancano per il prossimo anno, 2,6 milioni di insegnanti serviranno per sostituire chi va in pensione o che abbandonano la professione. Il restante 1,4 milione servirebbe per universalizzare la scolarizzazione e fare si`che non ci saranno più di 40 alunni per classe. 58 milioni di bambini non troveranno una scuola entro l’anno prossimo. Allora l’UNESCO ha stimato quanti insegnanti ci vorrebbero per realizzare la scolarizzazione universale nel 2020 o nel 2030. I dati si trovano nel documento allegato.

Situazione disastrosa nell’Africa sub-sahariana

Le proiezioni dell’UNESCO sono differenziate. Infatti, non tutte le regioni hanno lo stesso fabbisogno di insegnanti. La regione che secondo le proiezioni attuali il fabbisogno di insegnanti è maggiore è l’Africa Sub-sahariana, proprio quella dove la colonizzazione ha distrutto la struttura e l’organizzazione sociale pre-esistente  [1]. Più della metà degli insegnanti che sarebbero necessari il prossimo anno ( il 63%) dovrebbero essere reclutati in questa zona.

 Il caso del Camerun

Taluni sistemi scolastici dono diligenti alunni delle organizzazioni internazionali e riusciranno a scolarizzare tutti i bambini , poco importa se l’istruzione primaria ormai non basta più per seguire il progresso scientifico, tecnologico ed economico del Nord. Uno di questi sistemi scolastici è quello del Camerun dove si reclutano insegnanti impreparati a spada tratta. Il Camerun sarebbe il buon allievo. A partire dal 1999 la quota di assunzioni di insegnanti è stata del 6,3%. Entro il prossimo anno la scolarizzazione primaria universale dovrebbe essere cosa fatta e inizierà una nuova tappa, quella della secondarizzazione universale. Si può dire che esiste ancora molto lavoro da fare. Tutto ciò chiudendo un occhio sulla qualità dell’istruzione impartita. La media di alunni per classe nell’insegnamento primaria dovrebbe passare da 46/1 nel 2012 a 40/1 nel 2015 ma assumendo molti insegnanti formati in quattro e quattr’otto o non del tutto formati. 

 

Per esempio nel Senegal, spesso citato come un esempio, l’assunzione di insegnanti formati è lentissima. Tra il 2001 e il 2010 se ne sono reclutati in media 1000 all’anno. La metà del corpo insegnante nel Senegal non è stata formata, e solo un alunno su 70 ha un insegnante formato. In tutta questa zona si reclutano insegnanti "contrattuali" con stipendi da fame [2]. Si direbbe che l’obiettivo delle autorità e delle organizzazioni internazionali sia soprattutto quello di riuscire a rinchiudere nelle scuole durante il giorno la maggior parte dei bambini, di sottrarli almeno ai marabù ( il che non è male).

 

Il documento dell’UNESCO non propone nessuna alternativa. C’è un’idea fissa: istruire come al Nord, costruire scuole sul modello dell’istruzione scolastica nel Nord. Eppure l’occasione per fare qualcosa d’altro è magnifica, ma probabilmente né i governi né i sindacati degli insegnanti sono disposti a correre il rischio di finanziare e sviluppare forme alternative di istruzione. Manca immaginazione e coraggio, forse anche il sostegno politico indispensabile per cambiare strada. Bravi ricercatori ce se sono ma corrono il rischio di essere emarginati, di non essere finanziati, di restare senza lavoro se vanno contro corrente con le loro indagini. Certi aspetti non si esplorano, non si studiano. Questa è la triste lezione che si trae da questa storia.

 

 

 

 

 

[1] ndr.: Un altro esempio oltre a quello dei "peules" viene dai dati riguardanti il numero di maschi reclutati in Africa per combattere sul fronte di guerra sia nella prima che nella seconda guerra mondiale

[2] ndr.: Del resto spesso anche gli insegnanti "regolari" non ricevono regolarmente lo stipendio

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