Sintesi dell’indagine svolta dalla Durham University in Inghilterra sui provvedimenti proposti alle scuole per migliorare il profitto e il comportamento degli studenti.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Mistificazioni pedagogiche

Non tutte le proposte o le innovazioni sono utili. Talune, sbandierate come strepitose, si rivelano al contrario del tutto inefficaci, con effetti di scarsa durata, e con costi esorbitanti. il documento qui presentato elenca una serie di innovazioni che vanno per la maggiore nelle politiche scolastiche contemporanee, le descrive, ne elenca i benefici supposti e li soppesa sia dal punto di vista dell’impatto sugli apprendimenti che da quello dei costi.

Di solito i militanti delle scuole efficaci e delle buone scuole si dilettano ad elencare l’efficacia, prove alla mano, di provvedimenti che si ritengono migliorino il profitto scolastico. Rare sono le proposte per ridurre le disuguaglianze anche perché le scuole possono fare ben poco contro le disuguaglianze sociali. Qualcosa si può fare, ma non molto. Quasi mai invece si elencano le proposte che non funzionano perché molte fanno parte dei ritornelli cantati dal coro degli insegnanti e dei pedagogisti, accompagnato dalle orcherstre sindacali. Nel corso dell’ultimo decennio si è andati alla ricerca di ricette, di quel che funziona, le buone pratiche, "what works" in inglese, come se bastasse copiare innovazioni e esperienze, trapiantarle dal polo Nord al Mediterraneo, per risolvere le difficoltà delle scuole.

Attrezzi di lavoro

Una fondazione inglese, il Sutton Trust, ha appaltato un’indagine alla Durham University inglese, per esaminare in maniera oculata la scatola d’ attrezzi di lavoro proposti alle scuole per migliorare il profitto scolastico. La relazione conclusiva dell’indagine, allegata, in lingua inglese, è il risultato di una metanalisi notevole, rigorosa, conclusa con l’invito a sbarazzarsi di utensili obsoleti, che non servono a nulla, che ingombrano inutilmente il ventaglio delle proposte riformiste.

Spunto per questa iniziativa

Il governo inglese ha previsto un contributo detto "Pupil
Premium" (una bonus per gli allievi) allo scopo di migliorare gli apprendimenti o il profitto scolastico degli alunni poveri o svantaggiati ( per ulteriori informazioni sullo stato attuale della proposta cliccare qui). Il bonus fornisce risorse finanziarie supplementari alle famiglie degli alunni svantaggiati che dovrebbero permettere di fruire delle stesse opportunità educative di cui beneficiano i compagni provenienti dalle famiglie benestanti. Benché il meccanismo preciso per l’attribuzione del bonus non sia ancora stato del tutto precisato, il contributo per alunno annunciato inizialmente sarebbe pari a 430£ sterline per l’anno scolastico 2011/12 e forse pari a 1750£ sterline per l’anno scolastico 2014/15.

Obiettivi del bonus

L’attribuzione del bonus si prefigge di conseguire svariati obiettivi :
 

  • accrescere la mobilità sociale ;
  • acconsentire a molti più studenti provenienti dalle classi popolari di accedere agli studi universitari ;
  • ridurre lo svantaggio scolastico esistente tra gli studenti migliori e quelli più deboli.

Bando alle illusioni

Occorre a questo punto rilevare che spendere di più per gli studenti provenienti dalle classi sociali meno favorite non migliora necessariamente il loro profitto scolastico e nemmeno eleva le loro aspirazioni. Non esiste un collegamento diretto tra risorse investite nella scuola (la spesa pro capite per allievo) e il profitto scolastico. Numerose ricerche su questo tema dimostrano che questa è una faccenda molto complessa ed indicano che conta molto di più il modo con il quale le risorse finanziarie sono spese che non l’importo in sé per sé del bonus o della spesa per alunno. Ci sono sistemi scolastici nei quali si spende molto per la scuola, per esempio quello elvetico o quello americano, che conseguono risultati scolastici in media inferiori a quelli di sistemi scolastici che spendono molto di meno. Non esiste dunque una relazione causale tra spesa per la scuola e risultati scolastici. Pertanto in Inghilterra ci si chiede quali sono le condizioni da rispettare per far sì che il bonus che si verserà agli studenti meno abbienti sia efficace, ovverosia permetta di migliorare i loro risultati scolastici . Non ci sono dubbi in merito : le scelte che le scuole faranno per quel che riguarda i programmi, l’organizzazione del tempo scuola, le attività extra-scolastiche, ecc. avranno un’incidenza sull’efficacia del bonus e saranno determinanti per evitare sprechi e far sì che i contributi siano di giovamento per gli alunni poveri, li aiuateranno a conseguire risultati scolastici migliori e ad ambire a destini più ambiziosi, a combattere contro la rassegnazione e il fatalismo che spesso sono connessi alla condizione sociale nella quale si trovano. Le scuole hanno una partita da giocare, non sono neutre nè possono restare indifferenti.

La ricerca appaltata dalla fondazione Sutton


Lo scopo dell’indagine svolta dal "Centre for Evaluation and Monitoring" [1] dell’Università di Durham è pertanto quello di riassumere alcune evidenze prodotte dalle ricerche scientifiche sull’apprendimento e le motivazioni allo studio per aiutare le scuole ad effettuare con cognizione di causa scelte tra diverse modalità di sostegno degli studenti meno abbienti. 

Il gruppo di ricerca ha soppesato il guadagno potenziale in termini di mesi di scuola dei vari provvedimenti nonché i loro costi ed ha anche stimato il grado di pertinenza delle valutazioni. Elenchiamo qui di seguito il giudizio espresso su alcuni approcci che vanno per la maggiore tra insegnanti, politici, genitori, organizzazioni sindacali, amministratori e dirigenti scolastici.

Il documento originale, in inglese, è allegato. La traduzione in italiano è libera e parziale, nel senso che non tutto il documento è stato tradotto e taluni commenti personali sono stati inseriti senza segnalazioni particolari.

Elenco di alcune riforme scolastiche inutili

Il doposcuola

Per doposcuola s’intende l’insieme dei servizi offerti durante la giornata scolastica sotto la sorveglianza di persone adulte per svolgere i compiti o per studiare stando a scuola ma non in classe.

Quale è l’efficacia riconosciuta di questi servizi ?

Svariate indagini dimostrano che i partecipanti al doposcuola conseguono punteggi più elevati nelle prove strutturate. Però i guadagni sono modesti sia in matematica che in lettura per cui non esiste una prova incontrovertibile di un impatto benefico di questi servizi. Ci sono prove evidenti che ne beneficiano gli alunni dei ceti popolari ma soprattutto per quel che riguarda i comportamenti e le relazioni con i compagni e non tanto per gli apprendimenti.


Durata dell’ impatto

L’impatto di questi servizi sarebbe equivalente pressapoco a due mesi di scuola.

Validità di questa stima

La pertinenza di questa stima è mediocre.

Costi di questi servizi

Sono sproporzionati rispetto ai risultati reali. Occorrerebbero valutazioni più pertinenti dei risultati per convalidare la loro supposta efficacia. In genere i costi sono elevati. In media, in Inghilterra sono pari a circa 10£ per alunno al giorno. Il calcolo dunque è presto fatto. Per 100 giorni di scuola, equivalenti grosso modo a un mezzo anno scolastico, la spesa sarebbe di 1000£ per alunno.

Applicabilità

Questo servizio è efficace se strutturato in modo rigoroso, ossia se è impostato in funzione del curricolo, se è assunto da insegnanti competenti o da un personale ben preparato e non solo da un personale avventizio. I programmi individualizzati sembrano essere particolarmente promettenti dal punto di vista degli apprendimenti ma variano moltissimo da caso a caso. L’ applicazione nell’insegnamento secondario è ovunque alquanto problematica.

Referenze

Per ulteriori informazioni si veda l’indagine svolta nel 2007 negli USA dalla "Collaborative for Academic, Social and Emotional Learning (CASEL)" (testo in inglese, cliccare qui)

Classi di livello omogeneo (gruppi omogenei invece che eterogenei)

Questa operazione è praticata soprattutto nella scuola media o nell’insegnamento secondario di primo grado. Gli studenti con livelli di profitto simili sono raggruppati sia per lezioni di specifiche materie ritenute difficili o esigenti (come per esempio la matematica) oppure in modo sistematico, per tutto ilprogramma durante l’intero anno. Molti modelli di scuola media detta impropriamente unica separano gli allievi a seconda delle loro abilità o doti oppure a seconda dei loro interessi poiché si ritiene che in questo modo l’apprendimento sia migliore e l’insegnamento più efficace. Il divario di capacità intellettuale tra studenti di una stessa clase è ridotto, si ritiene che si perde meno tempo in classe con studenti lenti che faticano a seguire e i risultati che i risultati siano migliori.

Cosa dice la ricerca scientifica in merito ?

Ci sono poche indagini rigorose comparate su questa questione. Quelle conosciute non compravano nulla : ci sono vantaggi e svantaggi con entrambe le soluzioni. Si guadagna qualcosa con un modello e si perde qualcosa d’altro con l’altro. Diuna cosa si è certi : la durata dei benefici conseguiti si perde nel corso degli anni successivi. In genere si ritiene che gruppi misti di studenti con abilità diversa e provenienti da ceti sociali diversi sono preferibili in determinati casi, per determinati curricoli oppure quando i gruppi di studenti deboli sono affidati ad insegnanti particolarmente capaci.

Spesso le soluzioni burocratiche sottovalutano le conseguenze sull’immagine di sé e la fiducia in se stessi che sono pure un fattore non indifferente nelle strategie d’apprendimento e riservano poca importanza allo sforzo. Contano di più le abilitàe i doni naturali, chiamati anche talenti, che non l’impegno. Nelle classi eterogenee, ossia in quelle che comprendono studenti con diverse capacità d’ apprendimento, la concorrenza e la competizione stimolano gli studenti e i bravi trascinano i deboli. Questi aspetti non sono da sottovalutare. Quindi le distinzioni precoci per livelli d’ apprendimento , mascherate con soluzioni di ogni genere, sono un esempio di quanto non si dovrebbe fare se si vuole che gli studenti delle classi sociali meno favorite traggano profitto dai bonus che lo stato versa alle loro famiglie per ricuperare lo svantaggio culturale. Le classi omogenee composte di studenti deboli, delle stesse origini sociali o etniche, che parlano la stessa lingua, finiscono per essere classi trascurate, etichettate come le classi da evitare, letteralmente "classi pattumiera". Gli studenti che le compongono sono quasi irrimediabilmente persi e sono trascinati verso il basso, in un vortice diabolico che finisce con l’espulsione da qualsiasi forma d’istruzione.

Durata dell’impatto

Si stima che l’impatto di questa soluzione sia equivalente pressapoco a un mese di scuola. QUindi un impatto debole.


Validità della stima

L’evidenza di questa stima è solida e si basa su circa trent’ anni di indagini. Le molte ricerche condotte su questo modello non sono tra loro simili e divergono sia per i metodi adottati che per l’ampiezza delle indagini, ma le conclusioni sono assai simili. Quindi nonostante gli errori che si possono commettere comparandone i risultati, le conclusioni sono ritenute più che attendibili. La questione merita però di essere ulteriormente valutata benché si possa fare fiducia ai risultati che si sono fin qui raccolti.

Costi di questo approccio

La strategia di raggruppare gli studenti per livelli di competenze non implica costi supplementari, ma scuole e insegnanti devono essere resi attenti alle conseguenze negative sugli allievi più deboli dei raggruppamenti di qusto tipo che finiscono per diventare forme di vera e propria segregazione socio-culturale la quale non promuove per nulla la voglia di studiare e non stimola l’emergenza d’ aspirazioni a forme di vita o a progetti professionali ambiziosi.

Applicabilità

In genere è più facile organizzare scuole secondo gruppi di livello. Gli insegnanti le preferiscono perché ritengono che in scuole di questo tipo si insegni meglio , che ci siano meno problemi di disciplina e le famiglie agiate che sono anche quelle che si interessano maggiormente di questioni scolastiche e che investono molto nell’educazione dei figli ritengono che questo modello penalizzi meno i loro rampolli. Nondimeno ci sono società nelle quali invece le classi di abilità miste sono molto ben tollerate e funzionano senza nessuna incidenza negativa sugli apprendimenti. Il cambiamento è quindi culturale e sociale oltre che curriculare e didattico. Per queste ragioni un sistema veramente unico, senza discriminazioni interne è difficile da realizzare. Il problema è più politico e sociale che pedagogico.


Referenze

Il gruppo di ricerca della Durham University cita un vecchio articolo del 1992 di Adam Gamoran che si può scaricare cliccando qui.

Un’indagine rigorosa sugli effetti delle classi omogenee e eterogenee anche a lunga scadenza è stato svolto a Ginevra nel 2001 dallo SRED, dove coesistevano scuole medie omogenee e scuole medie eterogenee (ossia con studenti ripartiti per classi omogenee e scuole con classi nelle quali si mescolavanao studenti con capacità intellettuali diverse). Una presentazione sintetica dell’indagine si trova cliccando qui. La serie di indagini condotte nella scuola media ginevrina si trovano cliccando qui (le pubblicazioni sono in francese).


Valutare per apprendere (e non quanto si apprende)


Questa proposta parte dal presupposto che per migliorare il profitto scolastico gli studenti debbano conoscere bene a quale livello si trovano e cosa ci si attende che apprendano. A questa condizione ognuno potrà colmare il divario tra quel che si sa e quel che si dovrebbe conoscere. Questo concetto proviene dalle teorie sulla valutazione formativa ed ha una stretta connessione con la teoria del "mastery learning" (Benjamin Bloom) che ha conosciuto un grande successo nel passato in svariati sistemi scolastici e tra gli insegnanti.

Impatto


L’aiuto che la valutazione fornisce al miglioramento dei livelli d’apprendimento di uno studente è debole. Esiste una forte discrepanza tra i potenziali benefici calcolati dalla teoria confortati spesso dalla indagini nazionali o internazionali su larga scala e i risultati reali conseguiti nella pratica. Infatti è alquanto difficile impostare valutazioni formative per l’apprendimento nelle classi. Per farlo occorrono insegnanti molto qualificati. Ci sono poche indagini quantitative dettagliate di questa pratica. Una di queste è stata svolta a Oxford , il "The
Kings Medway Oxford Formative Assessment Project (KMOFAP)" che ha tratto conclusioni deludenti. Si stima che l’impatto equivalga a tre mesi di scolarità.

Validità delle prove

La valutazione formativa difesa a spada tratta da coloro che contestano l’utilità e l’efficacia della valutazione sommativa e della valutazione esterna è stata raramente valutata. Esiste qualche prova della validità del supporto fornito a insegnanti e alunni per aiutarli a capire gli scopi e le modalità delle procedure di valutazione ma non molto di più. Le conclusioni elencate poco fa sono deboli in mancanza di prove convincenti. Non si può quindi fare affidamento su queste scarse indagini, per quanto ben fatte siano.

Costi

I costi delle valutazioni per per ora sono deboli ma se si facesse sul serio, ovverosia se si impostassero valutazioni per l’apprendimento davvero solide, i costi lieviteranno perché si dovranno prevedere investimenti elevati per il perfezionamento professionale degli insegnanti.
Per esempio nell’indagine svolta a Oxford e citata poco fa, gli insegnanti che vi hanno partecipato hanno seguito un corso di perfezionamento della durata di sei giorni ed hanno inoltre potuto contare su un supporto specialistico per attuare la valutazione per l’apprendimento. I costi sono stati di circa 2000£ per insegnante.

Applicabilità

Benché non ci siano molte indagini sistematiche su questa pratica e quindi non si dispongano di molte osservazioni sulla sua applicabilità, si ritene che questa forma di valutazione sia alquanto flessibile e possa essere applicata a tutte le materie d’insegnamento.

Referenze

La documentazione è soprattutto inglese e proviene dal materiale di sostegno messo a disposizione delle scuole,comde per esempio qui oppure qui.


Partecipazione ad attività artistiche e sportive

Altro mito : il curricolo scolastico deve essere ampio, contenere attività che permettano la pratica di competenze e talenti artistici, che stimolino la creatività e l’immaginazione, che incitino ad esprimersi a scoprire la ricchezza interiore che ognuno porta con sé, che sono un’esperienza di emozioni estetiche come la danza, il teatro, la musica, la pittura, la scultura, oppure lo sport, ecc. In questo modo si migliorerebbe il profitto scolastico e si creerebbero predisposizioni migliori all’apprendimento formale delle discipline classiche con un guadagno netto del profitto scolastico. Dunque, guai ad impoverire il curricolo. Cosa ne è in realtà ?

Impatto stimato di queste pratiche


In genere l’impatto di queste attività sugli apprendimenti è modesto. Molti insegnanti considerano queste attività rilevanti per lo sviluppo dei singoli e per il clima delle classi, spendono molte energie ad organizzare momenti piacevoli con le loro classi o i gruppi di studenti, ma si illudono sui benefici per quel che riguarda l’attenzione, l’abilità ad apprendere, l’interesse per le discipline scolastiche.
Si stima pertanto l’impatto di queste attività non sia superiore a un mese di scuola e che quindi sia assai scarso.

Validità delle prove addotte

Le prove di cui si dispone finora a sostegno di questa valutazione negativa sono poco convincenti e sono insufficienti. Ci sono molteplici indagini e meta-analisi che invece confermano il contrario e accordano un valore effettivo a queste attività la cui incidenza però varia alquanto a secondo dell’età degli alunni e delle attività svolte. Queste indagini finora proverebbero dunque il contrario.

Costi

I costi variano in maniera considerevole a seconda delle attività. In Inghilterra si ritiene che siano in media di 150£ all’anno ma occorre tenere presente che per certe attività possono anche lievitare alquanto.

Applicabilità

L’inserimento di queste attività nel curicolo è un problema organizzativo. In generale le scuole autonome possono offrire una vasta gamma di pestazioni di ogni genere. Il problema pratico risiede nella presenza tra il corpo insegnante di specialisti qualificati oppure nel reclutamento di esperti esterni.

Referenze

In Inghilterra il programma CASE si prefigge la raccolta di prove evidenti dell’incidenza di queste attività.


Orario scolastico per blocchi

Questa è un’altra proposta alla moda che si applica soprattutto nell’insegnamento secondario. I fautori sono convinti che se si riduce il numero di lezioni giornaliere (4 o 5 al massimo) e se si prolunga la durata delle lezioni (70-90 minuti), il profitto scolastico migliora. Il modello standard prevede quattro blocchi di 80-90 minuti l’uno per giornata (modello 4x4), per esempio un blocco di 90 minuti di matematica, uno di 90 di lingua materna, uno di 90 di scienze e uno di 90 di disegno, alternando i blocchi da un giorno altro.

Impatto

Non esiste nessuna prova consistente dell’efficacia di quest’ impostazione dell’orario scolastico giornaliero. Indagini dettagliate recenti inducono a ritenere che il modello 4x4 sia efficace per l’apprendimento in scienze, mentre il beneficio supposto o atteso sarebbe minore in lettura e matematica. Non ci sono quindi prove sufficienti per sostenere l’adozione di un orario scolastico giornaliero diverso da quello tradizionalmente applicato nell’insegnamento secondario. Nondimeno occorre anche segnalare che le indagini non hanno messo in evidenza nessuna conseguenza negativa. I risultati non peggiorano. In genere si può affermare che più della durata delle lezioni conta conta come gli insegnanti strutturano il tempo a disposizione per le lezioni.


L’impatto sugli apprendimenti è stimato equivalente a più o meno un mese di scuola, quindi è relativamente basso.

Validità delle prove addotte


Abbastanza buona. Esistono molte indagini che hanno valutato in modo quantitativo l’impatto di un calendario scolastico a blocchi e che hanno constatato un effetto limitato sul profitto scolastico degli studenti.

Costi

Relativamente bassi perché si tratta di un provvedimento amministrativo e organizzativo che non richiede investimenti particolari.

Applicabilità

L’orario e la durata delle lezioni si possono modificare nell’ambito delle competenze delle scuole autonome. Le indagini svolte finora si sono concentrate sulla lettura, le scienze e la matematica.

Referenze

Un’analisi critica delle valutazioni fin qui svolte in Inghilterra è stata effettuata dal centro EPPI [2] (Dickson K, Bird K, Newman M, Kalra N (2010) What is the effect of block scheduling on academic achievement ? A systematic review. Technical Report. In : Research Evidence in Education Library. London : EPPI-Centre, Social Science Research Unit, Institute of Education, University of London. ISBN : 978-1-907345-02-9) e si può ottenere, in inglese, cliccando qui.



Interventi precoci

Con questo eufemismo si intendono svariate iniziative politiche che però tutte convergono allo stesso obiettivo : anticipare l’inizio dell’obbligo scolastico, trasformare l’educazione prescolastica in una scuola (la scuola materna), accelerare la metamorfosi dei bambini in alunni.


Impatto

Le prove disponibili inducono a ritenere che l’educazione prescolastica sia moderatamente benefica dal punto di vista degli apprendimenti scolastici. L’ educazione prescolastica è più efficace se dura tutto il giorno (invece che mezza giornata) e se si svolge su un lungo periodo (almeno un anno). L’impatto della prescolarizzazione però diminuisce con il tempo e si mantiene più a lungo solo per quanto riguarda i comportamenti a scuola e non tanto gli apprendimenti.

L’incidenza della precolarizzazione in media è stimata a un guadagno pari a più o meno un semestre di scuola.

Validità delle prove addotte

Esistono molte indagini su questo aspetto nonché numerose meta-analisi che convergono nelle conclusioni. Si può quindi ritenere che le prove addotte siano alquanto buone.

Costi

I costi dell’educazione prescolastica sono elevati

Applicabilità

Riforma che si può senz’altro proporre e realizzare ma che esige investimenti rilevanti e spese di gestione considerevoli.

Referenze

Moltissime indagini negli USA dove lo sviluppo dell’educazione prescolastica è contestato ma dove esistono gruppi di militanti agguerriti che tentano in continuazione di convincere l’opinione pubblica e la classe politica che occorre sviluppare l’educazione prescolastica perché permette di ridurre le disuguagolianze negli apprendimenti. Negli USA ci sono esperienze pluridecennali valutate in modo sistematico come per esempio il programma Head Start. Nel sito della Clearinghouse "What Works" eiste un documento nel quale si sono raccolte prove evidenti dell’impatto positivo dell’educazione prescolastica. Cliccare qui.

Altri provvedimenti analizzati nell’indagine del Sutton Trust e che non sono descritti in questo articolo :
 

  • Compiti a casa
  • Insegnamento individualizzato
  • Nuove tecnologie dell’informazione (le TIC)
  • Feedback sistematico e dettagliato ad ogni studente a proposito dei risultati scolastici
  • Partecipazione dei genitori alle attività scolastiche
  • Salario in base al merito
  • Riduzione del numero di alunni per classe
  • Uniformi della scuola
  • Partecipazione a competizioni sportive
  • Campi estivi
  • Aiutanti in classe o doppio insegnante

 

Per ognuno di questi aspetti la griglia di presentazione è identica :

  • spiegazione succinta della proposta
  • validità stimata degli effetti o impatto stimato
  • validità delle prove addotte
  • costi
  • applicabilità
  • referenze scientifiche

 

[1] Acronimo CEM

[2] Acronimo per " Evidence for Policy and Practice Information and Co-ordinating Centre" , che è un laboratorio di ricerca dell’Istituo dell’educazione dell’Università di Londra

Les documents de l'article

toolkit-summary-final-r-2-.pdf