Riassunto di alcune idee chiave sull’evoluzione della cooperazione internazionale nel settore dello sviluppo e dell’istruzione da parte di uno dei responsabili del programma mondiale di lotta contro la povertà voluto dall’ONU per il millennio. La scolarizzazione come strumento per debellare miseria, ingiustizia, sopraffazione, malattie. Si propone che la lotta contro l’ignoranza scolastica, persa dai governi, proseguirà nei prossimi decenni in cooperazione con il settore privato, quello dei filantropi, delle Chiese, delle fondazioni. I governi da soli non ce la fanno.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Ripensare gli obiettivi scolastici del millennio

Le Organizzazioni Internazionali ed in primo luogo l’UNESCO, alleata alla Banca Mondiale, da decenni propongono la scolarizzazione primaria universale ma i fallimenti si succedono. Nonostante gli sforzi, gli incontri, le conferenze internazionali, le riunioni di esperti, l’obiettivo della scolarizzazione di base universale è ben lungi dall’essere conseguito. Non si riuscirà realizzare questo progetto entro il 2015 come previsto e nemmeno entro il 2020. Il modello si scuola imperniato sulla classe, non funziona. Eppure si continua a riproporlo perché si ritiene che la scolarizzazione di base universale sia l’arma per eccellenza della lotta contro la povertà, contro la miseria, contro l’insalubrità, contro lo sfruttamento delle ragazze, ecc. ecc. L’istruzione scolastica sarebbe lo strumento per antonomasia di miglioramento delle condizioni di vita, di lotta contro il cinismo di stato e la corruzione. In nome di questi sacrosanti obiettivi, le ambizioni del programma ONU del Millennio non mutano. 193 Stati Membri dell’ONU si sono alleati per questo grandioso progetto di cooperazione. Ma a chi serve?

Come si devono declinare gli obiettivi scolastici per dopo il 2015? Tutte le dichiarazioni di buone intenzioni, tutte le risorse raccolte per scolarizzare il mondo genereranno risultati concreti? I governi annaspano. Gli esperti e i delegati designati dalle direzioni nazionali che si occupano di questi progetti fanno acqua. Ed ecco che i responsabili politici ne inventano una nuova: occorre un sistema diverso che integri risorse private e iniziative volontarie per potenziare le forze messe a disposizione dai governi e che finora da soli non hanno prodotto gran che. Qualche progresso c’è stato, in alcune parti del mondo la situazione è migliorata, ma ci sono ancora molte zone d’ombra.

Obiettivi posticipati al 2030

Ecco dunque aprirsi una nuova stagione per la collaborazione internazionale, fatta di convegni, seminari internazionali, riunioni di esperti, negoziati con i finanziatori e con filantropi. Scadenza il 2030. Obiettivo : unire le forze , senza mettere in discussione il modello standard di scolarizzazione : un insegnante (un precario, un supplente), un’aula, un curricolo. Forse la povertà, la miseria, la malattia, l’ignoranza, lo sfruttamento possono essere combattuti con una scolarizzazione di diverso tipo, ma quest’analisi per il momento è accantonata.

Una nuova stagione per la scuola

La nuova stagione punta sulla cooperazione con le ONG (Organizzazione Non Governative) visto che le OI (Organizzazioni Internazionali) governative non sono riuscite a scolarizzare l’universo mondo. Chissà se le ONG, per principio enti privati che funzionano grazie al volontariato e ai doni di privati, riusciranno a fare prevalere il loro punto di vista ? Molte ONG svolgono sul terreno un lavoro sociale spettacolare, con iniziative scolastiche originali. Purtroppo si può temere che saranno divorate dagli apparati statali.

La globalizzazione scolastica

La nuova strategia che garantisce la prosecuzione di quella in auge da vent’anni è descritta molto bene da John W. McArthur [1] nel numero autunnale del Bollettino di Scienze sociali dell’Università di Stanford [2].

Sintesi dell’articolo di McArthur

Cos’ è la globalizzazione ?

Quali saranno gli obiettivi globali nel 2030 ? Per esempio fare sì che tutti i bambini al mondo facciano cinque anni di scuola primaria e sappiano dopo cinque anni di scuola leggere e scrivere in almeno una lingua ? Abrogare la povertà nel mondo entro il 2015 ?

Una generazione fa si aspirava a realizzare politiche scolastiche governative coordinate [3].

La lista dei paesi poveri, una generazione fa, era limpida e ben nota. Le agenzie multilaterali sapevano dove intervenire, poco importa se i governi locali come quello del Kenja per esempio, fossero iper-corrotti. Oggigiorno la mappa geopolitica è molto più complicata. A dire il vero lo era anche una generazione fa. Ma oggigiorno non si sa più bene chi è ricco e chi è povero. I pareri divergono e le statistiche internazionali sono sempre ballerine, mentono come lo aveva predicsato Winston Churchill, uno che se ne intendeva in materia. I finanziatori odierni, i filantropi, sono più esigenti, sono più critici ed anche più corrotti e più influenti. In ogni modo la linea di separazione tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati non è più netta. I giochi sono allettanti per chi li sa fare, ossia riuscire a scavalcare la linea di demarcazione quando conviene. Certi leaders politici sono dei veri maestri in materia. Per altro, molti paesi che dettano legge, come per esempio gli USA o il Regno Unito, non riescono neppure loro a rispettare gli obiettivi globali del millennio alla lettera. Con molte più risorse finanziarie dei paesi poveri non riescono a realizzare una scolarizzazione prolungata per tutti, come lo ha ormai ben dimostrato l’indagine PISA. In questi sistemi scolastici , dopo nove o dieci anni di scolarizzazione non tutti gli studenti acquisiscono una cultura scolastica minima, basilare, ed in questi stati la grande povertà non è per nulla scomparsa [4].

Gli obiettivi del programma dell’ONU per il millennio


L’obiettivo di sviluppo del millennio si prefiggeva di debellare la povertà nel mondo entro il 2015 e di conseguire la scolarizzazione universale primaria entro la stessa data di scadenza. Mancano pochi anni e già si può prevedere che non si otterranno i risultati sperati. Bisogna quindi pensare all’avvenire afferma McArthur. È necessario preparare già sin d’ora un nuovo programma, analizzare le cause dell’insuccesso del passato, chiedersi se la strategia adottata era adattata ed immaginare eventualmente un nuovo sistema che possa aiutare a realizzare nuovi obiettivi. [5]

Strategie efficaci di lotta contro la povertà e l’ignoranza

Esistono molteplici esempi di strategie efficaci di raccolta di soldi per investirli in iniziative originali di lotta contro la povertà, l’ignoranza, la malnutrizione, le malattie. Per esempio, recentemente, la Fondazione Microsoft di Bill&Melinda Gates ha investito somme considerevoli nello sviluppo di nuovi servizi igienici, esportabili ovunque, funzionali. In quest’ultimo decennio, numerosi cantanti rock hanno promosso megaconcerti per sensibilizzare le giovani generazioni ai problemi dello sviluppo, della povertà, dell’insalubrità dell’acqua e per raccogliere fondi destinati ad interventi specifici [6]. Molti esempi inducono dunque i governi e le amministrazioni statali a guardare al di là del proprio naso e a concepire strategie di tipo nuovo per il dopo 2015. Indubbiamente le amministrazioni statali hanno la responsabilità principale di definire quali devono essere gli obiettivi pubblici, però una nuova generazione di obiettivi richiede un ampio ventaglio di interventi e di modalità di rendicontazione.


Che cosa si é appreso dalle lezioni del passato ?


Il programma delle Nazioni Unite della lotta contro la povertà è una combinazione di ambizione, semplicità, valutazione e partenariato. La natura transdisciplinare di questo programma ha permesso di rimuovere la falsa competizione esistente tra diversi settori come per esempio tra l’ educazione e la sanità. Purtroppo però queste sono le intenzioni che non sono state attuate nella pratica. Il divario tra realtà e teoria è considerevole, come lo dimostrano le discussioni sui nuovi provvedimenti da adottare per far fronte ai cambiamenti climatici, ai problemi energetici, allo sviluppo dell’insegnamento secondario, alla disuguaglianza e alla corruzione dei governanti. Questi temi saranno probabilmente centrali nel dibattito politico fino al 2015. Il programma del Millennio delle Nazioni Unite ha messo in evidenza la presenza di un ostacolo maggiore residente nel passaggio dagli obiettivi alla pratica. Una parte dei problemi è di natura finanziaria. Obiettivi ambiziosi senza risorse si tramutano in pura retorica. L’obiettivo dello 0,7% del PIL di ogni paese stanziato per lo sviluppo rimane ancora un pio desiderio.


 Un secondo tema cardine è quello della disseminazione, ossia dell’informazione del pubblico. Nelle organizzazioni non governative i programmi iniziano soltanto quando ci sono elementi sufficienti che permettono di ritenerli realizzabili. Nel programma del millennio invece gli obiettivi sono calati dall’alto, sono stati stabiliti nelle conferenze internazionali frequentate da persone che poco avevano a che fare con le lotte quotidiane contro la povertà estrema. Ci sono voluti diversi anni prima di capire questo errore. I governi e le amministrazioni statali sono così diventati responsabili agli occhi dei cittadini del fallimento. I nuovi obiettivi devono quindi promuovere nell’opinione pubblica il sentimento che essi sono la proprietà di tutti e che tutti quindi devono sentirsi responsabili della loro attuazione.


Una grande varietà di obiettivi


Uno degli aspetti da curare con grande attenzione è quello della formulazione degli obiettivi che deve essere la più trasparente e concreta possibile. Se per esempio si presentano proposte applicabili soltanto a determinate situazioni nazionali, troppi dirigenti politici proveranno il sentimento di essere trattati come spettatori. Se invece le proposte sono troppo generiche, nessuno le prenderebbe in considerazione seriamente. Il successo dipende dalla condivisione di una visione globale comune nella quale si ritrovano implicazioni locali collettive e risposte chiare alle questioni :“Che cosa devo fare ? “ e “Verso chi sono responsabile ?” A queste domande si deve dare immediatamente una risposta. Il mondo non può ammettere di aspettare cinque o otto anni dopo il 2015 per avere un’ idea su quello che si dovrebbe fare. I prossimi tre anni sono quindi cruciali per coinvolgere in un programma ambizioso le parti estranee al settore pubblico.



I governi possono avviare il processo subito per accordarsi su un ordine del giorno iniziale riguardante la povertà estrema. Siccome gli obiettivi del millennio ambivano a ridurre della metà la povertà estrema, la prossima tappa dovrebbe logicamente essere quella di ridurla a 0 entro il 2030 con le ripercussioni corrispondenti riguardanti la sanità, l’educazione, l’infrastruttura sociale e via di seguito. Nello stesso tempo i governi dovrebbero continuare a negoziare accordi sulle sfide prioritarie per quel che riguarda l’ambiente, l’equità sociale e la crescita economica. Probabilmente si dovrà ricorrere a procedure decentralizzate per stabilire gli obiettivi giocando sull’ingenuità di tutti gli attori affinché adottino posizioni concordi con la visione globale.

Si consideri per esempio il caso della mortalità infantile che dovrebbe essere azzerata anche nel caso della povertà estrema. Dal punto di vista tecnico l’obiettivo potrebbe essere quello di un tasso di mortalità infantile del 30 × 1000 che è grosso modo la percentuale odierna di mortalità infantile nei paesi con un livello economico medio. Orbene questo obiettivo dovrebbe essere applicato in tutti gli angoli della terra e non sono solamente in taluni paesi, in certi Stati. Dovrebbe invece valere per tutte le province, tutti i distretti, tutti i comuni. Questo modo di vedere le cose implica il coinvolgimento di tutti i livelli governativi, di tutta la gamma dei livelli decisionali, perché tutti dovrebbero sentirsi responsabili di conseguire un obiettivo del genere in maniera trasparente, collaborando con tutte le forze locali.


La prossima tappa consiste nell’incitare le industrie private, come per esempio le grandi industrie farmaceutiche, le organizzazioni non governative, le università, i laboratori di ricerca a stabilire i loro propri obiettivi in modo coerente con gli obiettivi globali, con verifiche a determinate scadenze, per esempio nel 2020, nel 2025 2030.

Commento conclusivo critico della cooperazione internazionale

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Il fallimento serve a preparare il futuro, a giustificare nuovi programmi internazionali, ad aprire l’accessso di nuove leve alla diplomazia internazionale, ai laboratori di ricerca . La globalizzazione non è finita. Posti di lavoro non ne mancheranno. E’ sperabile che qualche passo avanti , che qualche miglioramento sia realizzato, che la grande povertà diventi un poco meno scandalosa, che la speculazione sui poveri diminuisca almeno un poco, che la miseria del mondo diventi meno provocatoria, che all’aumento degli esperti che si occuperanno degli obiettivi del’ONU per il millennio corrispondano un miglioramento delle condizioni di vita, una diminuzione della disperazione, un aumento degli stanziamenti, minore corruzione, risorse, meno sfruttamento, una minore segregazione nell’accesso alla salute, all’istruzione. Si può sperare ? Il dubbio permane. [7].

[1] John McArthur è persona informata. Lavora per la Fondazione delle Nazioni Unite e per il Brookings Institute, menzionato più volte in vari articoli di questo sito. E’ stato inoltre vice-direttore del progetto delle Nazioni Unite per il Millennio, responsabile del comitato di consulenza del Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan per questo progetto

[2] "Stanford Social Innovation Review", articolo allegato in inglese

[3] ndr : Qui si deve immaginare l’Italia, la Spagna, la Grecia a coordinare le loro politiche internazionali con quelle degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Svezia, del Canada, del Giappone

[4] La sezione colorata esprime un’opinione che non è quella di McArthur

[5] E’ appunto quanto sta succedendo, mentre in Italia, per esempio, il tema centrale del dibattito politico sulla scuola sono i mega-concorsi, il sistema nazionale di valutazione e altre amenità locali.

[6] La sezione colorata non è di McArthur

[7] La sezione colorata esprime un’opinione che non è quella di McArthur

Les documents de l'article

Rethinking_Global_Development_Goals.pdf