Corsi universitari in linea su Internet aperti a tutti. Frequentazione massiccia. Enorme successo. La geografia mondiale della formazione alla ricerca scientifica cambia.

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L’esperienza dei MOOCs

Ripresa di un articolo del New York Times d’inizio gennaio. I MOOCs (Massive Open Online Courses) sono diventati in pochi mesi un fenomeno strepitoso. Le migliori università USA si lanciano in una competizione sfrenata, ma non tutto è chiaro. Dapprima dal punto di vista pedagogico, cosa si valuta, come si valuta, quali diplomi rilasciare, quale valore hanno questi diplomi, poi da uno finanziario : cosa costano questi corsi , chi li paga, come si finanziano ? Ed infine, da un punto di vista tecnico : come organizzarli, quali condizioni porre per accertare l’impegno degli studenti ? Possibilità enormi, fantastica opportunità offerta ovunque nel mondo dove esiste una rete INTERNET per seguire corsi ad alto livello, ma opacità ancora grande per quel che riguarda la gestione, la certificazione. Infine : questa nuova forma d’insegnamento minaccia le università tradizionali oppure accentua le disuguaglianze scolastiche ? I grandi professori, le celebrità accademiche sarebbero esentati dal lavoro barboso dell’insegnamento ad una massa di studenti poco motivati e potrebbero invece concentrare le loro ricerche con il gruppetto dei migliori studenti che coccolano come eredi spirituali. L’università tradizionale cambia oppure ci sarà una convivenza pacifica tra due forme diverse di studi, una tradizionale,elitaria ed una popolare ?

La novità scolastica del 2012 è lo strepitoso successo dei MOOCs ( corsi universitari aperti a tutti in linea. Basta essere collegati ad Internet). Qualcosa sta cambiando a livello universitario anche se per ora non si sa bene cosa. In ogni modo, ancora una volta l’esempio viene dall’alto, ossia dal settore terziario e non dal basso ossia dalla scuola primaria oppure dall’insegnamento secondario. 

 

In un articolo del l’8 gennaio 2013 il New York Times riviene sul tema e si chiede "cui prodest ?", ossia a chi giova questo cambiamento, chi ci guadagna, come si può guadagnare soldi con questa tendenza ? (cliccare qui per l’articolo originale in inglese). Dunque anche in questo caso l’industria, le aziende riflettono sugli investimenti e sulle potenziali fonti di guadagno con un progetto pedagogico. Si specula insomma sulle nuove tecnologie e si inizia all’università. Normale. E’ in questo campo che i guadagni potrebbero essere promettenti tanto più che le politiche scolastiche spingono per aumentare il numero delle matricole e per accrescere la proporzione di diplomati usciti dall’università.

Dei MOOCs se ne è già parlato in questo sito (cliccare qui e qui). Vale proprio la pena di seguire il dibattito. Non è affatto un caso se un quotidiano come il New York Times dedica un lungo servizio a questo argomento.

Si riportano qui di seguito alcune considerazioni esposte in quest’articolo :

Il caso Coursera

Lo scorso anno, in agosto, soltanto dopo 4 mesi dal lancio in California della società Coursera creata da Daphne Koller e Andrew Ng, che distribuisce gratuitamente corsi universitari in linea, su Internet, gli iscritti superavano il milione. Una partenza folgorante, più rapida di quella di Facebook o di Twitter.

I due fondatori, entrambi professori di informatica all’università di Stanford, sono rimasti allibiti dal constatare che un mese fa gli iscritti superavano i 2 milioni con un ritmo di crescita pari a 70.000 nuovi studenti alla settimana. Il programma dei corsi in linea non si limita all’informatica e include per esempio la scrittura di canzoni oppure la costruzione di giochi informatici. Gli insegnanti sono professori d’università che sono anche partner della società. In meno di un anno, Coursera ha attirato 22 milioni di dollari di capitale a rischio ed ha suscitato talmente interesse da indurre talune università americane a chiedersi se non valesse la pena di salire su questo treno.

Coursera suscita imitatori

Il successo di Coursera non ha lasciato indifferenti altre università USA che si sono messe ad offrire i propri corsi in linea sperando in questo modo di attirare studenti da tutte le parti del mondo. A questo riguardo si può citare il caso di Udemy che aiuta i singoli professori a mettere in linea le proprie lezioni. Un’ altra celebre esperienza è quella lanciata congiuntamente dall’Università di Harvard e dal MIT di Boston che hanno stanziato 30 milioni di dollari per creare edX. Infine, altra esperienza nata pure a Stanford è Udacity che ha attirato più di 1 milione di studenti ed ha raggranellato un fondo iniziale di 15 milioni di dollari.

Conseguenze ?

Tutto questo fermento potrebbe sconvolgere nel prossimo futuro il modello dell’insegnamento universitario sempreché ci sia qualcuno che trovi la formula magica per fare soldi, per pagare il programma, per guadagnare. Finora non si trova.

Coursera è cresciuto talmente in fretta da imporsi come iniziativa leader in questo campo. Gli inventori si sforzano di tramutarlo in un affare creando nuove fonti di reddito con il deposito di brevetti, il rilascio di licenze, il pagamento di rette per ottenere certificati di partecipazione. Tuttavia non c’è nessuna garanzia che Coursera possa mantenere questa posizione in un mercato delle nuove tecnologie in piena espansione.

La formula magica del successo

“Nessuno ha finora trovato la formula magica” ha affermato James Grimmelmann, professore alla Law School di New York, specialista di giurisprudenza nel settore dell’informatica e dei computer. Grimmelmann ha dichiarato al New York Times di essere piuttosto pessimista : “tutte queste imprese fondate sul capitale a rischio secondo me sono destinate a fallire perché si coltivano troppe illusioni. La gente pensa che queste esperienze facciano macchia d’olio, ma probabilmente occorrerà più di un decennio prima che qualcuno scopra come fare funzionare bene questi programmi e come si possa guadagnare qualcosa”.

La vernice pedagogica

I due fondatori di Coursera invece proclamano che il loro desiderio è quello di fornire corsi universitari gratuiti a tutti e che permettano agli studenti poveri ovunque si trovino nel mondo di accedervi. Entrambi continuano a ripetere che l’educazione è un diritto e non un privilegio ed anche i loro finanziatori affermano che il profitto non è una priorità. “La monetizzazione a questo punto non è l’obiettivo più importante” ha affermato Scott Sandell,  uno dei finanziatori di Coursera. “L’aspetto più importante per il momento è che Coursera riesca ad accumulare rapidamente molti corsi universitari di alta qualità. Solo a questa condizione Coursera può diventare attraente per le università che a questo punto potrebbero essere indotte ad acquistare licenze per usare i corsi di Coursera. Questo è un investimento a lunga scadenza. Il periodo di gestazione per qualsiasi buona società in questo settore è di almeno 10 anni”. Prendiamo per esempio Apple, Google o Microsoft, le ditte mondialmente leader nel settore. Dopo la scoperta iniziale c^è voluto del tempo per consolidare la ditta e giungere ai vertici della borsa.

 

Per il momento si sa già che la fonte più promettente di reddito che Coursera sarà in grado di fornire proverrà dai pagamenti delle licenze acquistate da altre università le quali potranno utilizzare i corsi di Corsera così come sono, alla cieca, oppure come lezioni che gli studenti dovranno seguire prima di frequentare la lezione di un professore. Il costo della licenza potrebbe variare in funzione dell’uso.

 

Prospettive di sviluppo economico

I fondatori di Coursera non mancano di idee. Per esempio immaginano di fare pagare 20 dollari o forse al massimo 50 dollari a ogni studente per ricevere un certificato che confermi di aver frequentato con successo un corso MOOCs di Corsera. Resta aperta per ora la questione di cosa significhi "frequentare con successo" un corso in linea, a distanza. Inoltre, Coursera, come del resto Udacity, fanno già pagare un retta d’iscrizione ai corsi a tutti gli impiegati di grosse aziende che si inscrivono alle lezioni in linea, come per esempio ai collaboratori di Facebook o di Twitter. Infine, Coursera è riuscita a concludere un contratto con l’università di Antiochia a Los Angeles [1] che ha accettato di riconoscere due crediti agli studenti che completano con successo due corsi proposti da Coursera, uno di poesia americana moderna e contemporanea e l’altro di mitologia greca e romana, entrambi dati da professori dell’università di Pennsylvania. L’università di Antiochia è la prima negli Stati Uniti a comperare una licenza presso Coursera per offrire corsi di alto livello ai propri studenti i quali pagano una retta d’iscrizione inferiore a quella prevista in qualsiasi altro campus universitario americano. Nessuno sa però qual è stato il costo della licenza. I fondatori di Coursera ritengono che “questo modello farà macchia d’olio ed aiuterà le università a offrire ai loro studenti a costi inferiori un’ istruzione migliore”, corsi d’eccellenza.

 

Dubbi imbarazzanti

Perché le università dovrebbero comperare licenze per un materiale che è già in gran parte liberamente accessibile su Internet ? Perché, rispondono con un certo imbarazzo i fondatori di Coursera, il diritto vigente prescrive che tutti coloro che usano corsi a scopi commerciali debbano comperare una licenza e perché le licenze permetterebbero alle università di costruirsi un proprio sito Web nel quale saranno anche regolamentati i criteri per conseguire i diplomi.

Nondimeno, il contratto con l’università di Antiochia che è stato strombazzato come una prova favolosa delle possibilità fornite dai MOOCs è stato per Coursera una grossa delusione perché l’inizio è stato molto modesto : un solo studente iscritto a un corso con un tutore messo a disposizione dall’Università. L’università di Antiochia ha acquistato la licenza ma ha anche imposto ai propri studenti regole dissuasive per l’iscrizione.

Valutazione e convalida dei corsi

Uno dei problemi più scottanti è quello dell’attribuzione dei crediti agli studenti che seguono i corsi in linea. Molta speranza a questo riguardo è riposta nelle indagini in corso a questo riguardo promossa dall’"American Council on Education", l’ associazione mantello dell’insegnamento universitario negli Stati Uniti, che ha incaricato esperti indipendenti di valutare svariati corsi in linea e di giudicare se meritano di essere convalidati con crediti. Se gli esperti rispondono in modo affermativo, gli studenti che hanno completato con successo questi corsi potrebbero presentarsi ad un esame, pagare la retta corrispondente per ottenere la convalida della frequenza del corso. Negli Stati Uniti circa 2000 università hanno già dichiarato di essere pronte a seguire questa via purché gli studenti paghino una retta seppur modesta per convalidare il corso con un credito.

Distribuzione dei profitti : gli affari sono affari anche nel mondo universitario

Nei contratti di Coursera, le varie società implicate si distribuiscono la maggior parte dei profitti ; una parte dei guadagni situata tra il 6 e il 15% va alle università. I contratti descrivono svariate possibilità per monetizzare i corsi come per esempio il pagamento di tutti gli extra necessari per seguire i corsi, come per esempio i manuali oppure le dispense. Resta tuttora aperta la questione della ripartizione dei redditi con i professore che hanno sviluppato i corsi on-line.

Oggi come oggi, nella sede di Coursera nella Silicon Valley lavorano 35 impiegati. Una piccola corrente finanziaria comincia a scorrere verso Coursera. Un piccolo importo di questo flusso è distribuito tra gli impiegati. Ciò succede ogniqualvolta uno studente clicca nel sito oppure chiede di acquistare libri raccomandati nei corsi o qualsiasi altro prodotto che si trova su Amazon, perché la compagnia è affiliata ad Amazon e questa è anche un’ altra soluzione suscettibile di permettere alla compagnia di sopravvivere. In ogni modo, il problema principale è quello della ricerca di una fonte di finanziamento stabile che permetta alla compagnia di proseguire senza troppi affanni nella messa a punto del proprio programma MOOCs. Questo problema è per ora piuttosto invisibile, Se ne parla poco. Le questioni tecniche come per esempio l’organizzazione di gruppi di lavoro e di discussione oppure la valutazione dei lavori degli studenti, i tipi di lavoro che si possono chiedere in linea, il plagio, ossia le questioni pedagogiche costituiscono il grosso delle preoccupazioni dei professori che si sono lanciati in questa avventura.

 

Profeti o avventurieri ?

I fondatori di Coursera sono diventati una specie di oracolo del futuro dell’insegnamento universitario. Sono invitati ovunque. Hanno partecipato alla World Economimc Forum di Abu Dhabi, al Web Summit di Dublino e al festival delle idee di Aspen. Ogni volta, come profeti, descrivono come i corsi MOOCs possano aprire l’accesso alla formazione universitaria a chiunque sia collegato ad Internet ; come questi corsi possano liberare i professori dal ripetere sempre le stesse lezioni noiose e le stesse battute semestre dopo semestre ; come questi corsi permettano di costituire favolose banche dati perché nulla sfugge ai computer, giusto o sbagliato che sia, e quindi con queste banche dati si potrà capire meglio come si apprende. 

Taluni esperti prevedono che il grosso dei guadagni provenienti dai MOOCs sarà fornito dalle licenze vendute per corsi di recupero oppure per corsi propedeutici di avviamento e di preparazione specialmente nei dipartimenti di economia o statistica, ossia negli indirizzi di formazione nei quali si iscrivono migliaia di studenti ogni anno. Anche se soltanto meno del 10% degli studenti MOOCs giungesse alla fine dei corsi nei quali si sono inscritti, diversi esperti ritengono che la combinazione del materiale MOOCs con i prodotti forniti dei professori dell’università oppure dai loro assistenti potrebbe sensibilmente migliorare la percentuale di studenti che terminano con successo gli studi universitari. Orbene, questo è uno degli obiettivi proclamati dalle strategie di sviluppo scolastico propugnate dalle organizzazioni internazionali e guarda a caso dalla grande industria.

 

 

I fondatori di Coursera riconoscono di non essere affatto sicuri sul futuro dei MOOCs ed anche sul futuro della loro società. “Un anno fa non avremmo mai immaginato di essere al punto nel quale ci troviamo ora. Nessuno è in grado di sapere dove ci troveremo tra un quinquennio”.

 

 

[1]  Antioch University’s Los Angeles