Cosa si sa e cosa si può fare per trarre dai pasticci le scuole (elementari e secondarie) che sono in uno stato cronico di crisi? La ricerca scientifica non ha gran che da offrire perché questo campo è stato trascurato, ma qualcosa su come procedere, nondimeno, si sa.

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La ricerca scientifica non ha molto da offrire per migliorare le scuole in grave dissesto

Ancora una volta, divisioni settarie contrappongono la comunità di ricerca sulla scuola: da un lato ci sono i ricercatori che scoprono il problema delle scuole degradate e che denunciano la carenza di rimedi comprovati per migliorarle; dall’altro ci sono i ricercatori impegnati da anni in progetti di riforma per migliorare la qualità delle scuole che si indignano di fronte alla sordità dei responsabili politici che ignorano quanto è stato fatto con successo finora nelle scuole di zone degradate. Questo problema è scottante per l’Italia dove le ricerche empiriche sulle scuole degradate sono carenti e dove esistono, accanto a scuole eccellenti, anche molte scuole in dissesto e poco decorose. Ultimamente, in Italia, ma non solo, si è sposata la soluzione dei dirigenti e della formazione alla leadership scolastica per venire a capo del problema, ma ciò non basta.

La trasformazione di scuole malfamate, puzzolenti, rumorose, trasandate e scadenti in scuole decorose, nelle quali si sta bene e dove si vive in modo decoroso non è un’operazione semplice che si può effettuare in quattro e quattr’otto e a costo zero. Certi provvedimenti possono essere adottati senza spese supplementari, altri invece sono costosi, ed infine ce ne sono di quelli che sono molto dolorosi e difficili, come per esempio il licenziamento del personale poco qualificato, che non è al suo posto nella scuola, che ha con grossi problemi personali come per esempio insegnanti alcolizzati o perversi che non sopportano più gli studenti , oppure insegnanti depressi, totalmente inibiti di fronte a una classe. Casi di questo tipo non sono non tanto eccezionali e non sono tra i più complicati.

Carenza di ricette

Quando alcuni mesi fa il ministro federale dell’educazione americana Arne Duncan ha annunciato che aveva l’intenzione di far chiudere 5000 scuole del paese perché notoriamente insufficienti è successo il finimondo. Il mondo della scuola è entrato in fermento, in particolare , logicamente, quello delle scuole minacciate di chiusura. Gli esperti dell’educazione sono stati d’un tratto bombardati di richieste per sapere come trasformare le scuole allo sfascio in istituti decorosi. Purtroppo, le ricette per operare trasformazioni drammatiche come queste in poche ore non abbondano secondo l’opinione di numerosi specialisti dell’educazione. Ci sono in circolazione universitari e esperti che si spacciano come conoscitori delle scuole, che pontificano molto bene sulle modalità da adottare per migliorare le scuole, ma in realtà le soluzioni vendute da questi specialisti lasciano il tempo che trovano anche perché la ricerca scientifica sulle scuole dissestate non è stata fin qui molto curata ed è anzi recentissima. Questo però non vuol dire che non si sia del tutto sprovvisti. Sarebbe ingiusto affermare che decenni di ricerche e di esperienze pedagogiche non abbiano prodotto nessuna indicazione valida per evitare la mal parata. Qualcosa di certo si è acquisito ma purtroppo le ricette che funzionano non permettono di risolvere problemi spesso drammatici in modo rapido.

Il dito sulla piaga

Negli Stati Uniti, la legge federale "No Child Left Behind"(NCLB) [1]adottata all’inizio del 2002 prevedeva l’obbligo di ristrutturare in modo radicale le scuole che non riuscivano dopo cinque anni di sforzi a conseguire gli obiettivi nei test di inglese e matematica che le avrebbero per lo meno collocate nella media nazionale e a tenere il ruolino di marcia annuale stabilito per ognuna di loro affinché riuscissero a conseguire a questo risultato. Questa legge, contestata da molti perché propone rimedi difficilmente applicabili, ha però avuto avuto almeno il merito di mettere in evidenza la presenza di numerose scuole messe male, di farne un primo inventario e di avere quindi un’idea dell’ordine di grandezza del problema. Non si deve infatti scordare che queste scuole sono frequentate da migliaia di alunni e studenti i quali pagano uno scotto elevato per il fatto di essere inscritti in istituti scolastici indecorosi, di non avere altre scelte, di subire per anni insegnanti incompetenti, poco all’altezza, non motivati, impreparati e talora svogliati. Nel corso dell’anno scolastico 2007-2008 circa 3500 scuole americane (scuole elementari e scuole secondarie) si trovavano ufficialmente in una fase di ristrutturazione perché dopo cinque anni non erano riuscite a cambiare rotta e a mettere, come si suol dire, la testa fuori dall’acqua.

Una sfida per la ricerca scientifica sulla scuola

Tutti gli esperti americani concordano nel fatto che per il momento è molto difficile stimare il numero delle scuole che negli Stati Uniti sono riuscite a trarsi d’impaccio con i numerosi aiuti stanziati dalle autorità locali, distrettuali, statali o federali. In genere, si ritiene che il loro numero sia esiguo. Nondimeno, ciò non significa che le soluzioni manchino. Sarebbe dunque giunto il momento di fare un bilancio rigoroso delle esperienze di questi ultimi decenni per identificare i modelli di intervento a proposito dei quali si può dire con certezza che hanno prodotto risultati validi, ma la pedagogia ufficiale, il mondo accademico e le associazioni magistrali, queste scuole non le vedono o non le vogliono vedere. Tra le soluzioni comprovate si può per esempio collocare il progetto Success for All oppure il progetto progetto Direct Instruction. Entrambi questi progetti funzionano, ma se ne parla poco sia negli Stati Uniti che altrove. Solo pochi iniziati li conoscono. Robert Slavin, direttore del progetto Success for All , personalità molto nota nell’ambito della ricerca pedagogica negli Stati Uniti, ha affermato di essere disorientato dal modo di procedere nel settore dell’educazione da parte dell’amministrazione americana in questo momento : "si discute come se si conoscesse ben poco di quanto succede nelle scuole e di quanto si debba fare mentre invece si è imparato molto dalla ricerca sulle riforme scolastiche. Disponiamo oggigiorno di un capitale di conoscenze molto utile per trasformare istituti scolastici malmessi in scuole accettabili".

Un parere analogo è stato reso in una "Policy Brief"(allegata a questo articolo) pubblicata nel luglio di quest’anno da uno degli istituti di ricerca sulla scuola che vanno per la maggiore negli Stati Uniti, l’ Alliance for Excellent Education, che invita il governo federale a fare di più per promuovere riforme globali dell’istruzione perché questa è una componente della strategia sistemica di miglioramento delle scuole più deboli.


Non si può aspettare

Il governo federale resiste a queste pressioni e in una nota diffusa quest’estate, per altro molto ben fatta, ( "Turning Around Chronically Low-Performing Schools", allegata a questo articolo) sostiene che ci sono buone ragioni per non tenere conto delle ricerche e delle esperienze del passato. Le strategie globali di miglioramento delle scuole sono lente e dispersive. "Il lavoro da effettuare con gli istituti scolastici malmessi deve sfociare in miglioramenti sostanziali entro un lasso di tempo estremamente corto, al massimo di tre anni, mentre invece le strategie di miglioramento globali della scuola sono concepite per migliorare progressivamente su un lungo periodo di tempo il funzionamento e il rendimento dell’istituto" si afferma in un documento pubblicato nel mese di maggio scorso dall’amministrazione federale americana e di cui si tratterà qua sotto . Dal punto di vista della politica, questi ritmi sono inaccettabili.

Gli esperti concordano sul fatto che non c’è una soluzione unica per venire a capo del problema delle scuole degradate: le strategie vincenti cambiano da scuola a scuola. " Per questa ragione è molto importante accentuare la fase diagnostica che permette agli specialisti di determinare quali sono state le condizioni che hanno prodotto il declino e il degrado della scuola" ha affermato  Daniel L. Duke, professore di scienze dell’educazione all’Università di di Virginia, dove è specialista di questioni relative alla leadership educativa.

 

Le raccomandazioni dell’Istituto Federale americano di scienze dell’educazione

Nonostante la carenza di proposte e di studi su questi casi, è errato ritenere che manchino ricerche in grado di fornire indicazioni sulle modalità da adottare per trasformare scuole cronicamente degradate. Molti esperti sono in grado di trarre raccomandazioni da casi di scuole che sono riuscite a metamorfizzarsi e a diventare buone nonostante punti di partenza disastrosi. Lo stesso fenomeno si osserva del resto in altri settori, come per esempio nell’economia o negli affari. Spesso, le buone pratiche mancano di consistenza scientifica ma questa non è una ragione sufficiente per ignorarle, come lo spiega la guida pubblicata dal  IES del Dipartimento federale americano dell’educazione, citata poco fa e allegata all’articolo, nella quale sono raccolti i pareri di molti esperti sulle migliori strategie che possono essere di grande aiuto agli insegnanti delle scuole degradate per uscire dal circolo vizioso del fallimento. Secondo la responsabile del gruppo di lavoro che ha predisposto questa guida, Rebecca Herman dell’ American Institute for Research (AIR), quattro elementi comuni contraddistinguono il successo di queste scuole:

 • per prima cosa è indispensabile prestare attenzione alla dirigenza (leadership). Il provvedimento più urgente da prendere è la sostituzione immediata del preside o del dirigente. Una scuola non può funzionare bene se non ha alla testa una personalità forte, in grado di guidare l’insegnamento. Una figura carismatica è di per sé capace di intavolare discussioni costruttive con gli insegnanti e i genitori, di imporsi presso gli studenti. Non tutte le amministrazioni scolastiche americane e non tutti gli esperti concordano con questa proposta . A titolo personale mi accludo a quest’ultimo gruppo. Piuttosto di tenere aperta una scuola limitandosi a cambiare la direzione, in altri stati americani si è adottata una soluzione più radicale consistente a chiudere la scuola e a aprirne un’altra, nella stessa sede, ma impostata secondo criteri didattici del tutto diversi. In ogni modo gli esperti sono unanimi nel ritenere che per mirare a un cambio rapido ed efficace non si debba puntare solo sul cambiamento di direzione.

 • dedicare tutte le energie a u obiettivo prioritario, ossia al miglioramento dell’istruzione. Le scuole con risultati insufficienti devono impegnarsi a migliorare l’istruzione ad ogni tappa del programma di intervento. Per migliorare l’istruzione, le scuole dovrebbero utilizzare dati statistici dettagliati che occorre apprendere a utiizzare e a stabilire obiettivi di miglioramento, scaglionati nel tempo, realistici, per effettuare senza remore cambiamenti immediati e diretti che incidano sull’istruzione. Questo obiettivo deve sempre essere al centro dal programma di lavoro.



 • Rendere visibili immediatamente qualsiasi progresso. Appena si è ottenuto un buon risultato, occorre renderlo noto. È infatti comprovato che questa strategia di comunicazione riesce a mobilitare il personale scolastico, a vincere le resistenze, a sconfiggere l’inerzia e lo scetticismo di una parte del personale scolastico.



 • Costruire il più rapidamente possibile un gruppo unito tra tutto il personale scolastico. Il dirigente deve preoccuparsi di disporre di una personale unito, che condivida le sue idee e che si preoccupi costantemente del miglioramento dell’insegnamento. Questo obiettivo richiede spesso cambiamenti dolorosi del personale scolastico come per esempio il licenziamento, la sospensione degli incarichi oppure una distribuzione diversa dei compiti tra il personale scolastico in servizio, nonché il reclutamento di nuovo personale entusiasta, totalmente dedito alla causa del miglioramento della scuola.

 In un’altra indagine svolta dall’istituto di ricerca sulla scuola Mass Insight Education &Research Institute si sottolinea l’importanza delle reti tra scuole per sostenere le scuole deboli. Come si è fatto in Inghilterra e nel Belgio francofono, una scuola forte e bene organizzata deve prendersi a carico le scuole deboli della zona e aiutarle su tutti i piani, da quello dell’organizzazione, a quello dell’insegnamento, a quello delle relazioni con le autorità locali e i genitori. Lo scambio di insegnanti e di personale è in questi casi cruciale. Una scuola diventa un tutore che accompagna altre scuole meno efficienti. Le province e i distretti scolastici sono invitati a costruire "zone protette", nelle quali intervengono svariati operatori (per esempio scuole eccellenti, università, istituti di ricerca , ditte private specializzate nell’amministrazione delle scuole , scuole alternative come le "Charter Schools " presenti in zona, ecc. ). In queste zone protette si è dispensati dall’applicare le norme burocratico-amministrative e i regolamenti che valgono per tutti. I servizi statali, da parte loro, dovrebbero costituire piccole unità specializzate per seguire e coordinare il lavoro degli specialisti che intervengono nelle scuole degradate.

"C’è molta ricerca dietro quanto non funziona e su come dovrebbero essere le scuole delle zone urbane sia del centro che della periferia" ha affermato William E. Guenther, il presidente del Mass Insight Education &Research Institute nonché suo fondatore, che è stato uno dei primi specialisti ad occuparsi di questo argomento nel 2007 (allegato questo articolo). "Se ci limitiamo a dire "aspettiamo di vedere cosa ha da suggerire la ricerca scientifica", allora sarà troppo tardi" ha affermato .



Nel frattempo, l’Istituto di scienze dell’educazione del governo federale (IES) nell’intento di colmare il vuoto di ricerca esistente su questi tipi di problemi ha annunciato tre nuovi programmi di ricerca imperniati su iniziative suscettibili di rivitalizzare scuole cronicamente in stato di degrado. Uno di questi programmi, che dovrebbe essere attuato il prossimo, mirerà a finanziare un centro nazionale sulle scuole efficaci. In questo modo, si pensa di poter giungere a capire meglio come si innestano le situazioni di degrado scolastico e come si possa venirne a capo.






 

[1] Per ulteriori informazioni su questa riforma scolastica si svolga una ricerca approfondita in questo sito con l’acronimo NCLB

Les documents de l'article

pdf_PolicyBriefWholeSchoolReform.pdf
pdf_Turnaround_pg_04181.pdf
pdf_TheTurnaroundChallenge_MainReport.pdf