Elefanti e moscerini : scontro fatidico tra difensori del servizio scolastico statale e innovatori. Chi la spunterà ? Dove si andrà a finire ?

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Cosa è pubblico nel sistema scolastico pubblico ?

Tutte le belle storie hanno una fine

Alcuni decenni or sono la scuola pubblica era tutto. Non se ne poteva fare a meno. Nelle zone remote il servizio scolastico pubblico era la salvezza per bambini ignari ma dotati, era un’occasione unica d’istruzione per bambini normali che altrimenti sarebbero andati a lavorare nei campi o a padrone molto presto ; la scuola raramente era una condanna per i meno dotati. La scuola pubblica offriva a tutti un’istruzione di base anche a chi ripeteva le classi più volte. Gli insegnanti erano rispettati, amati, onorati. Succedeva spesso che alla fine dell’anno scolastico ricevessero molti regali in segno di riconoscenza, anche dalle famiglie più povere. I genitori degli allievi che andavano male a scuola non esitavano a discutere con gli insegnanti, a chiedere loro di essere comprensivi. Poi la selezione scolastica spietata alla fine della scuola primaria arrangiava quasi tutti i problemi. Nessuno infatti era obbligato a frequentare i licei o il ginnasio. I pochi che ci andavano erano qualificati per farlo e i professori non avevano molte grane da risolvere. Qualche caso ogni tanto ma i problemi erano spesso risolti amichevolmente ed ogni tanto un compagno di scuola spariva durante l’anno scolastico, senza che se ne conoscessero le ragioni.

Questa era la scuola pubblica, anzi la scuola statale, distribuita a ragnatela sul territorio. Di scuole ne esistevano ovunque e nessuno si lamentava della selezione. L’opinione pubblica era ricooscente agli insegnanti di prestarsi al gioco ( ma questa espressione è impropria), di occuparsi di tutti, dei forti come dei deboli. A tutti era offerta un’opportunità anche se queste non erano pari. Contava soprattutto la presenza della scuola in luoghi appartati, isolati. Questa situazione era tranquillizzante, alimentava le speranze di ascensione sociale, permetteva a tutti di credere che nessuno fosse escluso dalla via maestra che conduceva all’università per diventare dottori in qualcosa.

 

Questo modello è in crisi da decenni. Non esiste più. Poco per volta le bocciature e le ripetenze sono diventate una vergogna ; poi per evitare questo disonore si sono eliminate, almeno in certe aree geografiche e nella scuola primaria. Il servizio scolastico pubblico non funziona più come quello di cent’anni fa, tranne qualche eccezione. In primo luogo perché le scuole rurali sono scomparse, perché la società è cambiata, perché i genitori sono molto informati sui benefici dell’istruzione e sui risultati delle scuole, non coltivano più illusioni di nessun tipo.

Non è stata a dire il vero una gran bella storia, ma moltissimi hanno ritenuto che lo fosse o che sia stata la più bella possibile. Quel che conta è crederci, anche se è un miraggio.

 

Un nuovo concetto di scuola pubblica

 

Per prima cosa è indispensabile ripetere o ribadire che le scuole statali non sono le sole scuole pubbliche. Questa idea può sembrare sovversiva oppure scandalosa in Italia ma non è lo è affatto in altre nazioni dove esistono scuole pubbliche non statali come per esempio in Olanda, in Belgio, in Francia, in Spagna. Sul piano internazionale da tempo le scuole paritarie o quelle che potrebbero essere assimilate alle scuole paritarie italiane sono ritenute scuole pubbliche. Poi ci sono le scuole private, quelle che non ricevono sussidi da nessuno. Non sono moltissime, ma ne esistono. Lo statuto di una scuola spesso cambia da un livello all’altro dell’insegnamento, a seconda delle modalità di finanziamento della scuola o della composizione dei consigli d’ amministrazione. All’interno di uno stesso sistema scolastico possono coesistere svariati tipi di scuola : totalmente statali, paritarie, private sussidiate, parzialmente statali, ecc. Scuole alternative, davvero libere, che svolgono programmi propri, senza diplomi riconosciuti dallo stato, che sperimentano modi vita e d’apprendimento diversi da quelli standard, ce ne sono pochissime. Sono avventure rare. In generale si può dire che le scuole pubbliche, statali o paritarie che siano, si assomigliano moltissimo, svolgono programmi simili, si differenziano su inezie che però sembra contino moltissimo per le famiglie oppure offrono prestazioni come per esempio il tempo continuo o il doposcuola che le scuole statali non riescono o non possono fornire.

La novità di questi ultimi anni non consiste però nella scomparsa delle scuole private alternative (per esempio la scuola di Barbiana di Don Milani in Italia può essere annoverata in questa categoria). Questo capitolo della storia della scuola purtroppo è terminato attorno agli anni Venti. Da allora in poi la scuola statale ha monopolizzato in molti paesi, ma non in tutti, quasi tutti gli ordini d’insegnamento, ha fatto, come si suol dire, piazza pulita.

Cos’ è tramontato definitivamente ?

E’ tramontata una concezione del servizio scolastico che si occupava di tutti ma che curava gli interessi di pochi, premiati perché ritenuti meritevoli. Col tempo si è scoperto che i meritevoli non erano proprio tali, che i meriti erano ripartiti in maniera bizzarra e che i non meritevoli appartenevano quasi sempre, tranne qualche eccezione che serviva a meraviglia alla dimostrazione del merito, alle stesse categorie sociali. La diffusione delle scuole statali sul territorio non correggeva affatto la selezione. E’ tramontata quindi la nozione di un sistema scolastico che andasse bene per tutti, impostato con un criterio unico e poco per volta è apparsa l’esigenza di cambiare il modello, di adottarne un altro confacente alle caratteristiche di tutti. Siccome questo cambiamento era nell’aria anche in settori che nulla hanno a che vedere con la scuola, il sistema scolastico è stato travolto dall’ondata di un modello al servizio dei consumatori, da criteri di qualità adatti ai gusti di tutti. E’ a questo punto che sorge la questione della definizione di cosa sia "pubblico" nella scuola, ossia di scuole pubbliche. Come deve essere concepito questo nuovo tipo di scuola ?

Il gusto dei consumatori

A dire il vero in pochi decenni se ne sono visti di tutti i colori. Per esempio, studenti, alunni e genitori sono stati persino designati come consumatori, acquirenti in cerca di prodotti tra le scansie ben fornite di un supermercato. Uno di questi tentativi è stato quello del "buono-scuola", un altro quello della libertà di scelta della scuola, un terzo quello dell’autonomia scolastica, un quarto quello della competizione tra scuole e del quasi mercato scolastico, un altro quello delle "charter schools" che non è ancora arrivato nell’Europa continentale ma che ha fatto capolino in Inghilterra. Tutti questi tentativi hanno in comune la caratteristica di essere varianti di una stessa tendenza, ossia quella di inventare una nuova scuola pubblica, di proporre un nuovo tipo di scuola, d’istruzione diverso da quello uniforme e monolitico proposto dall’apparato scolastico statale.

La teoria soggiacente a questi tentativi consiste nella combinazione della pressione dei consumatori alla ricerca di quello che ai loro occhi dovrebbe essere il migliore prodotto con la concorrenza esistente nel mercato. I sostenitori di queste tendenze credono che le modifiche da loro ideate e proposte genereranno un miglioramento dell’istruzione scolastica e eleveranno il livello di qualità degli apprendimenti : tutti finiranno per imparare di più e per formarsi meglio. Il servizio scolastico in questo modo dovrebbe veramente essere su misura per tutti. I clienti insoddisfatti potranno ritirare i figli dalle scuole che non li soddisfano, cambiare scuola.

Altri però temono che questa competizione tra scuole avrà effetti perniciosi, prosciugherà le scuole di risorse finanziarie che saranno dirottate verso le scuole benestanti di per sé. In altri termini, le scuole che avrebbero più bisogno di mezzi ne saranno private ; le scuole povere, isolate, dovranno chiudere i battenti. La concorrenza, tra scuole, il quasi mercato scolastico finirà per accrescere la segregazione scolastica, per incentivare le disuguaglianze di fronte all’istruzione, per concentrare gli studenti meno abbienti nelle scuole più diseredate.

Previsioni ardue

Più di un decennio è passato da quando questi tesi sono state immesse nel mondo della scuola e sono state inoculate nel tessuto della scuola statale. A che punto si è ? Il sistema scolastico statale è stato smantellato ? Ci sono stati miglioramenti sostanziali nei risultati scolastici ? I sistemi scolastici sono diventati più equi ? Le discriminazini sociali sono diminuite nell’ambito dell’istruzione scolastica ? E’ difficile rispondere a queste domande come è difficile indicare cosa prevarrà in futuro. Nel corso di quest’ultimo decennio sono prevalse mode passeggere, non ci sono stati tentativi radicali di riforma. Orbene senza una massa critica non si possono valutare queste tendenze. Con pochi casi sotto mano la valutazione è problematica. Occorre quindi essere alquanto cauti prima di affermare che il profilo futuro della scuola pubblica sarà caratterizzato da una tendenza piuttosto che da un’altra. Per esempio, nonostante la retorica che contraddistingue la propaganda per il modello delle "Charter Schools" negli Stati Uniti [1], il successo di questa proposta di per sé attraente non è molto sensibile, il modello non si è imposto, i difetti cominciano ad apparire, le speranze dei promotori svaniscono ed i pionieri stessi sono delusi da quel che succede nelle " charter schools". Quali sono le cause di questa stasi ? Nel modello ? Nella sorprendente capacità di resistenza delle scuole tradizionali ? In altri fattori ?

Ragioni del malcontento

Una concatenazione di fattori ha contribuito allo sviluppo delle tendenze di rinnovamento della scuola pubblica apparse in questi ultimi due decenni.

Le tendenze riflettono la credenza popolare secondo la quale le autorità scolastiche dovrebbero esigere risultati e lasciare ad altri il compito di prestare il servizio scolastico. Insomma contano i risultati ed è di questi che l’amministrazione statale deve occuparsi. E’ da qui che si deve partire. Se una comunità, un gruppo privato può svolgere un lavoro d’istruzione e educazione scolastica migliore di quello realizzato da una scuola tradizionale non occorre esitare a cogliere questa opportunità e ad affidare a questi organismi il compito di prendere in mano l’istruzione. Il problema pratico è di sapere come appurare le capacità dei pretendenti. Negli Stati Uniti si sono fatte amare esperienze con le scuole "charter", nonostante le cautele prese per verificare le competenze dei pretendenti a svolgere il servizio d’istruzione al posto delle scuole statali tradizionali. Gli Stati hanno messo a punto leggi draconiane con condizioni severe per autorizzare l’apertura di una "Charter schools" ed il risultato alla fine fu la generazione di copie delle scuole statali.

La volontà di sperimentare nuove ipotesi, nuove proposte, è stata potenziata dalla frustrazione profonda nata in taluni settori della società di fronte alla rigidità del sistema scolastici tradizionale, all’ottusità di molti attori scolastici che rifiutano qualsiasi prospettiva di cambiamento.

 

Il nocciolo del problema

Per il momento accantoniamo gli aspetti tecnologici dell’insegnamento e dell’apprendimento, la creatività generata dalle TIC, dei quali si dovrà pur tenere conto ad un momento o ad un altro, e limitiamoci dunque allo "status quo", a capire che aria tira e quali ne sono le conseguenze.

Per le autorità politiche di ogni tipo sembra che il problema sia il miglioramento dei risultati scolastici, l’innalzamento del livello d’istruzione di tutte le classi sociali, l’acquisizione delle competenze alfa-numeriche fondamentali oppure di una cultura di base minima comune a tutti gli strati sociali. Questi obiettivi sono avvalorati da numerosissime indagini economiche che stabiliscono un nesso tra livelli d’istruzione, valore del capitale umano e benessere sociale. E’ ormai appurato che la scuola statale come è ora non riesce a conseguire questi obiettivi. Quindi occorre cambiarla.

Per i consumatori di scuola (espressione orribile) si tratta di non essere ingannati sulla mercanzia. I consumatori pagano ma a condizione di ricevere in cambio prodotti di qualità. Orbene, anche in questo caso non tutte le scuole sanno soddisfare le aspettative dei clienti. Molte scuole vendono merce avariata o fanno passare per buona merce che non lo è. I consumatori lo sanno e esigono controlli maggiori. Questi incombono ad agenzie indipendenti sorvegliate dallo Stato. E’ la norma nell’economia di mercato. Per fortuna o sfortuna (ognuno scelga il parere che gli confà) non tutti sono clienti delle scuole o consumatori di scuola. Molte famiglie, molti alunni, molti studenti non hanno scelta. Devono prendere quel che offre il mercato e non sanno neppure che il mercato potrebbe offrire prodotti migliori, anzi che li offre già, senza rivoluzionare il sistema di distribuzione. Ignorano persino di essere consumatori con diritti propri come quello di esigere prodotti non avariati. Tutti sanno che su questo punto lo stato e la scuola statale fanno orecchie da mercante. Quindi anche da questo punto di vista c’à qualcosa da cambiare.

Il sistema scolastico è a un bivio. Qui si potrebbe fare un confronto con il sistema ferroviario oppure con quello della distribuzione dell’energia, per esempio dell’elettricità. Prendiamo il sistema ferroviario. La rete ferroviaria è stata costruita tantissimi decenni fa ed è stata più o meno ben curata. Su molte linee ormai secolari circolano quotidianamente parecchi treni senza intoppi. Le composizioni di questi treni sono più o meno moderne. In certi casi si tratta di composizioni vecchiotte, trasandate, in altre di composizioni raffazzonate alla bell’e meglio, in altri casi di composizioni modernissime. A tutti piacerebbe viaggiare in treni moderni, puliti, confortevoli, non rumorosi, con bagni puliti, con aria condizionata. Si sa che il monopolio di stato non riesce a soddisfare questa esigenza della clientela ed anzi si ha la prova che molte linee sono state talmente mal curate da dovere essere chiuse perché sono diventate pericolose oppure che non sono più redditizie perché i clienti sono poco numerosi oppure che sono troppo costose per raggiungere località con un numero di clienti sufficienti. Ne risultano perdite finanziarie, intoppi, critiche, malumori. Il servizio ferroviario statale non è più all’altezza. Allora cosa si è inventato ? Si è pensato che sarebbe bene affittare la rete ferroviaria ad enti interessati a farvi circolare proprie composizioni. Su una stessa rete, su uno stesso binario possono viaggiare treni diversi, appartenenti a società private che pagano un affitto allo stato per l’uso dei binari. In questo modo il servizio statale non si occuperebbe più di tutto ma potrebbe limitarsi a curare le linee, il che dovrebbe porre un termine ai deficit di bilancio. Basterebbe calcolare oculatamente la quota per km percorsa dalle altre composizioni e fare pagare una quota corrispondente per il diritto di fare circolare composizioni ferroviarie diverse da quelle statali. Questo in parte succede già per il trasporto della merce. Le resistenze sono molto più forti per quel che riguarda il trasporto dei passeggeri. Le ferrovie dello stato temono di perdere un mercato succolente e non vogliono rinunciare al monopolio di stato con l’argomento che nessuno saprebbe fare meglio dello stato il quale ha accumulato decenni di esperienze in materia. Sotto gli occhi di tutti si presenta però il dissesto del servizio.

"Mutatis mutandis", la stessa cosa si constata nel servizio scolastico.


La scelta

L’economia di mercato della fine del Ventesimo secolo ha generalizzato il gusto della scelta. L’offerta abbondante di prodotti offre molteplici opportunità di scelta : si possono scegliere decine di automobili diverse nella stessa gamma e nello stesso ventaglio di prezzi ; idem per i televisori, oppure per i telefoni cellulari, per le lavastoviglie, per le caffettiere, per le compagnie aeree. Vale la stessa cosa per gli alimentari. Le scansie dei negozi sono zeppe di prodotti simili, in concorrenza tra loro. I clienti, in questo caso si tratta proprio di clienti, possono comparare i prezzi dei prodotti, decidere quello che è più confacente ai propri gusti, alle proprie esigenze e passare alla cassa. Anche le modalità d’acquisto sono variabili e sono più o meno attraenti : pagamento a contanti , oppure a rate, ma con le prime rate gratuite , oppure con rate scaglionate su tre o sei o dodici mesi. Il mercato offre ora molteplici possibilità di scelta. La gente è abituata a scegliere e soffre, è dispiaciuta, anzi malcontenta quando la possibilità di scelta non esiste, oppure quando è ridotta. L’opinione pubblica è abituata, anzi è stata invogliata a cercare alternative. Questo comportamento, una parte dell’opinione pubblica lo applica pure ai servizi pubblici o statali, al servizio della sanità, a quello dei trasporti e anche a quello dell’istruzione. Non ci si chiede nemmeno se la trasposizione sia lecita o meno. Va da sé. Siccome si possono scegliere tra decine di qualità di mele a prezzi confacenti al proprio budget, ciò dovrebbe essere possibile anche con l’istruzione e dunque con la scuola.

Vediamo un po’ come si puo’ declinare in ambito scolastico questa cultura della scelta che decenni orsono non esisteva affatto.

Scegliere la buona scuola

Il problema si pone perché non tutte le scuole sono uguali, perché chi ne frequenta una piuttosto che un’altra ne trae vantaggi sia per la scolarizzazione sia per l’orientamento professionale ulteriore, al momento della transizione nella vita attiva. Queste cose le sanno ormai tutti. Siccome oggi ci si sposta con facilità non è più tollerabile di essere costretti a mandare i figli alla scuola locale se questa per di più ha una pessima nomea oppure sopportare che i figli abbiano professori pessimi nelle discipline che contano. In una valle oppure in un quartiere con un alta percentuale di ripetenti e bocciati, oppure dove le classi sono sovraffollate, dove i punteggi nei test sono bassi, dove esiste una miriade di ostacoli per effettuare qualsiasi intervento di miglioria, qualsiasi novità, qualsiasi iniziativa che rompa con le abitudini consacrate, una proposta diversa formulata per migliorare i risultati scolastici è benvenuta. Questo tipo di pragmatismo induce ad alleanze politiche strane, ad accordarsi localmente con compagni di viaggio un tempo esecrati, a mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, pur di cambiare, di uscire dal seminato, di migliorare la scuola. In certi casi per esempio estrema sinistra e estrema destra finiscono per andare a braccetto su proposte di riforma della scuola che mai avrebbero proposto o difeso.

Dove passa la frontiera tra il pubblico e il privato nell’istruzione ?

 

Non lo si sa, non si riesce a capirlo. Prendiamo per esempio il caso delle "Charter Schools" che è forse quello più ambiguo per le caratteristiche della proposta che resta con un piede nel settore pubblico ma con l’altro si colloca decisamente dalla parte delle scuole alternative. Le "Charter Schools" in teoria sono scuole alternative, libere, nell’ambito del servizio statale ; possiamoo pure soffermarsi sul caso dei buoni scuola che consente ai "clienti" di scegliere la scuola nell’ambito del ventaglio esistente di scuole. I fautori delle "Charter Schools" sono in maggioranza contrari ai buoni scuola perché ritengono che i buoni scuola affossano il concetto di servizio pubblico in quanto permettono alle famiglie di fare quel che vogliono. D’altra parte i sostenitori dei buoni scuola criticano il concetto delle "Charter Schools" perché temono che questo modello finirà inevitabilmente per inaridire la fonte delle risorse dirottate verso i buoni scuola. Tra queste due correnti che sono le più rilevanti dal punto di vista della contestazione del servizio statale tradizionale non corre buon sangue. Nessuno dei due movimenti prevale sia negli Stati Uniti sia fuori dagli Stati Uniti. Nessuna di queste due tendenze ha attecchito. Il sistema scolastico statale resiste. In Europa per esempio queste due tendenze hanno fatto soltanto una timida apparizione. Non c’è nulla di simile né in Francia, né in Germania, né in Italia.

Enti terzi in azione

 La confusione dei generi è aggravata dall’interesse di organizzazioni a scopo lucrativo che si propongono di fare affari con l’istruzione semplicemente facendosi pagare per la gestione delle scuole. Ai dirigenti e agi insegnanti si propone di cedere a pagamento tutte le questioni di tipo amministrativo-finanziario connesse alla vita di un istituto scolastico. Siccome la maggioranza dei dirigenti e degli insegnanti non hanno competenze contabili sufficienti, la proposta è allettante. Un parte dei fondi versati alla scuola viene dirottata verso questi enti che si occupano di tutto il funzionamento burocratico della scuola e della gestione degli affari correnti, come per esempio la pulizia o le riparazioni. Sia negli Stati Uniti che in Inghilterra sono sorte diverse società a scopo lucrativo che vendono i loro servizi alle scuole. Laddove esiste un regime di autonomia oppure tra le "Charter Schools" il terreno è fertile per operazioni di questo genere. Una di queste società, forse la più famosa, à la "Edison Schools Inc." a New York. In California un’altra società di questo tipo è la "New Schools Ventures Fund". Quasi tutte queste società funzionano e fanno affari. Quindi si può dire che il settore pubblico potrebbe cedere convenientemente una parte delle sue incombenze per concentrarsi su quel che conta, ossia sull’insegnamento e l’apprendimento.

Eppur si muove

La faccia delle scuole statali potrebbe cambiare, poco per volta. Gli oppositori a qualsiasi cambiamento diventano più duttili. L’ostracismo contro le novità si attenua. Per esempio negli Stati Uniti l’organizzazione sindacale degli insegnanti più importante dal punto di vista del numero degli affiliati, la NEA [2] da sempre fortemente ostile ai buoni scuola ha invece adottato una posizione più duttile nei riguardi delle "Charter Schools" dopo avere combattuto l’idea per un decennio. Dunque qualcosa si muove se anche le grandi centrali sindacali cambiano idea, magari non a caso. Questa è una strategia classica che si adotta per parare minacce che mettono in pericolo il monopolio della centrale sindacale. Potrebbe anche succedere che si sposi un’idea ma che poi la si strangoli con norme e regolamenti che ne limitano la novità. Ciò potrebbe capitare con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Per il momento sembrerebbe che i conti siano in parità tra difensori del modello tradizionale di scuola e pionieri del cambimaneto. Anzi, sembrerebbe che i paladini del modello tradizionale di scuola riescano ad impedire lo spostamento della frontiera tra pubblico e privato, a frenare qualsiasi movimenti che invochi la cessione di una parte anche irrisoria di competenze decisionali verso enti non statali. Il privato è percepito come se fosse il diavolo, il portatore di tutte le ingiustizie ma il settore statale purtroppo non è meglio. Anche nel settore statale pullulano le ingiustizie e si coltiva la discriminazione sociale di fronte all’istruzione. 

Non bisogna quindi lasciarsi illudere. nel dibattito internazionale manca per ora la visione di una scuola di tipo nuovo, che funzioni bene per tutti, non discriminante, tollerante, flessibile, non burocratica, efficace, giusta, aperta a tutti, senza complicazioni amministrative inverosimili. Queste scuole devono potere essere valutate in maniera corretta, ma per farlo devono anche conoscere gli obiettivi da conseguire, che non sono i curricoli mastodontici, onnivori, prodotti dagli intellettuali, dai notabili della cattedra generati dai sistemi scolastici tradizionali. Il raccordo tra ricerca universitaria e programmi delle scuole di base è saltato. Occorre fare il lutto di questo modello. Scopo della scuola di base non è più solo quello di preparare una piccola élite per la ricerca scientifica d’avanguardia.

La valutazione

Il punto critico risiede nell’esigenza di mostrare risultati convincenti delle novità con prove alla mano senza soffocare l’insegnamento e l’apprendimento con una valanga di test. Ma quali sono le prove ? Quale è il punto di riferimento da prendere in considerazione ? Sono i risultati conseguiti dalle migliori scuole statali frequentate da una popolazione di studenti le cui caratteristiche sono comparabili ? Con quali criteri si devono adottare per giudicare le scuole alternative ? I punteggi nei test classici oppure altri criteri scelti da loro oppure scelti in comune con i valutatori e i finanziatori ?

[1] si veda l’intervento seguente di Luisa Ribolzi :"Libere dalla burocrazia" all’URL seguente : http://ospitiweb.indire.it/adi/Conv...

[2] Acronimo per "National Education Association"