La piattaforma della politica scolastica di Obama

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Gli indirizzi della politica scolastica del presidente americano Obama

Perplessità e stupore: il presidente martella concetti che sono stati applicati nella riforma del sistema scolastico della città di Chicago ma che sono stati finora contestati dalla maggioranza del partito democratico e dai sindacati americani degli insegnanti. A Chicago i riformatori della scuola hanno adottato il pugno di ferro per attuare una politica scolastica complessa che è riuscita a risanare un sistema scolastico in crisi, dissestato, di pessima qualità e ingiusto. Gli stessi principi potranno essere applicati a livello nazionale e produrre risultati analoghi?

Obama: l’educazione è un’emergenza nazionale

 

 Alla scadenza dei primi 100 giorni alla Casa Bianca, è possibile tracciare in modo relativamente chiaro il programma di Barack Obama per la scuola. Nel corso di questi primi 100 giorni , Barack Obama non solo ha costituito una squadra per occuparsi della politica scolastica, ma si è anche espresso più volte, in una serie di importanti discorsi, sul tema della scuola [1]. Lo stato delle scuole, la qualità dell’educazione, il livello d’istruzione della popolazione hanno un posto centrale nella visione che il presidente Obama ha del futuro del paese. il suo programma per la scuola poggia su alcuni pilastri chiaramente identificati:

  • ricompensare i migliori insegnanti instaurando il sistema del salario in base al merito;
  • promuovere lo sviluppo delle scuole statali cedute in franchigia o date in appalto (dette "Charter Schools");
  • prolungare la durata dell’orario scolastico giornaliero e quella del calendario scolastico, ossia più scuola per tutti;
  • approntare una strategia per lottare contro la dispersione scolastica a livello dell’ insegnamento secondario di secondo grado, ridurre il numero crescente di drop-out e reagire alla grave crisi dell0insegnamento secondario.

 La politica scolastica è una priorità

Obama ha più volte dichiarato che intende accentuare il ruolo federale nel campo dell’educazione. Questa è una politica tipica del partito democratico che è stata per anni contestata dal partito repubblicano il quale però, una volta al potere, si è ben guardato di smantellare i programmi federali nel settore scolastico e ha invece fatto il contrario di quanto annunciato e proclamato, ha cioé potenziato gli strumenti federali nel settore scolastico, dando un impulso tutt’altro che secondario a nuovi indirizzi di ricerca sulla scuola [2]. Per Obama la politica scolastica è una priorità assoluta. Non è possibile, ha spesso ripetuto, ritenere che gli Stati Uniti possano restare una nazione competitiva a livello mondiale con scuole scadenti. Non tutti i sistemi scolastici degli Stati Uniti ( ce ne sono 50 e sono diversi l’uno dall’altro) sono pessimi. Ce ne sono di eccellenti, ma in molti Stati, per esempio in quelli del Sud oppure nei grandi centri urbani come New York, Los Angekes, Chicago o Washington D.C. la scuola statale non è proprio brillante.

"Una nazione in pericolo" 

Le pessime scuole sono una minaccia per il futuro del paese. Barack Obama non sconfessa affatto le valutazione svolte venticinque anni fa, nel 1983, da una commissione federale americana che denunciava il pessimo stato della scuola statale americana. A quell’epoca, i commissari designati dall’allora presidente Ronald Reagan avevano denunciato in un rapporto che aveva suscitato molto scalpore la qualità del sistema statale scolastico americano. Il paese stava perdendo la gara con l’Unione Sovietica per la conquista dello spazio e l’emozione nella popolazione era elevata. Le sfere dirigenti da parte loro erano indignate e ritenevano che una delle cause del ritardo americano fosse proprio la debolezza della scuola. Oggigiorno, la posta in palio non è la conquista dello spazio , bensì il benessere economico del paese, la crisi economica, la competizione mondiale, la capacità degli Stati Uniti di resistere di fronte alle sfide della globalizzazione. La scuola è però ancora una volta, in periodo di crisi, il capro espiatorio di politiche insulse, come se nulla fosse cambiato da un quarto di secolo a questa parte.

 

Obama promette investimenti senza precedenti per la ricerca scientifica, inclusa quella sulle scuole

 

In un discorso tenuto a fine aprile davanti alla National Academic of Science, Obama ha proprio evocato l’epoca degli Sputnik e ha promesso investimenti per la ricerca ancor più considerevoli di quelli stanziati alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1964, in piena guerra fredda, quindi in un contesto contraddistinto da considerazioni militari e belliche, gli Stati Uniti avevano investito per la ricerca il 3% del PIL. Questo è stato l’apice degli investimenti per la ricerca. Obama ha annunciato di volere andare oltre.

Nel corso di questo intervento, il presidente ha fornito dettagli sul programma "Race to the top" incluso nella legge quadro di promozione dell’economia che prevede un fondo di 5 miliardi di dollari a disposizione degli Stati che si impegnano a promuovere la formazione e la qualità degli insegnanti di matematica e scienze. Obama ha annunciato che gli Stati Uniti rischiano una penuria di 280 000 insegnanti in queste discipline entro il 2015, per cui non si può restare inerti di fronte a una simile minaccia.

 I grandi statisti moderni si occupano di scuola

Obama riconosce che le sue proposte sono contestabili, ma quel che conta in primo luogo è il fatto che il presidente degli Stati Uniti ha una visione della scuola, ha una strategia scolastica, la proclama, la sviluppa e la realizza. Quanto è diversa la situazione rispetto all’Italia. Da questo punto di vista si può dire che le grandi figure politiche di questi ultimi decenni nel mondo occidentale sono state quelle che hanno martellato continuamente la necessità di attribuire una priorità assoluta al rinnovamento dell’istruzione scolastica, ossia sono state le personalità che erano consapevoli della necessità di riforme radicali del sistema scolastico. Citiamo Margaret Thatcher , Tony Blair, Ronald Reagan, Bill Clinton. Si può essere d’accordo o meno con i programmi propugnati da queste personalità. Il punto non è questo. Questa sensibilità non la troviamo né in Nicolas Sarkozy, né in Silvio Berlusconi, né nel cancelliere tedesco Angela Merkel. L’istruzione scolastica non è al centro delle loro preoccupazioni.

Indirizzi discutibili e discussi


I sindacati americani degli insegnanti [3] sono stati finora molto critici nei confronti delle scuole statali date in franchigia (le Charter Schools), perché queste scuole in genere sono ostili ai sindacati e non concedono ai loro dipendenti di aderire ai sindacati. I sindacati affermano che questo modello distoglie dal bilancio dello Stato risorse che dovrebbero tradizionalmente andare alla scuola statale.

Analoghe riserve per quel che riguarda il salario in base al merito che è stato considerato dai sindacati degli insegnanti un anatema per moltissimi anni. Il partito democratico, al quale appartiene il presidente, si è sempre ferocemente opposto a questa opzione, indipendentemente dalle difficoltà ormai ben note poste dal calcolo di rimunerazioni in base al merito.

" Troppi militanti del mio partito contestano l’idea che si debba ricompensare l’eccellenza nell’insegnamento con incentivi economici anche se oggigiorno abbiamo le prove che questo modello è efficace " ha affermato Obama rivolgendosi alla Camera di commercio spagnola degli Stati Uniti. "Troppi militanti del partito repubblicano a loro volta si sono opposti nel passato a nuovi investimenti dell’educazione prescolastica nonostante le prove dell’importanza dell’educazione prescolastica per lo sviluppo ulteriore dei bambini".

 

Le idee che Obama ha espresso nel corso di questi primi 100 giorni di presidenza sono state messe a punto nel corso della campagna elettorale dello scorso anno. In questo pacchetto di proposte non c’è quasi nessuna allusione al rinnovo della legge federale "No Child Left Behind" votata quasi all’unanimità dal congresso e dal senato degli Stati Uniti all’inizio della presidenza Bush,nel 2001. Obama si è limitato a precisare che la sua amministrazione provvederà "più tardi nel corso dell’anno" a fare in modo che le scuole ricevino le risorse di cui hanno bisogno ma ha anche aggiunto che i finanziamenti saranno subordinati ai loro risultati.

Privilegiata la funzione economica dell’istruzione scolastica 

Per Obama non ci sono dubbi: l’ argomento che giustifica maggiori investimenti per la scuola e il rilancio delle riforme scolastiche è un imperativo economico.

" Nonostante le risorse stanziate negli Stati Uniti per la scuola che sono le più elevate al mondo, abbiamo lasciato degradare il nostro sistema scolastico. La qualità dei nostri insegnanti è scaduta e altre nazioni ci hanno superato" ha dichiarato il presidente. "Il declino relativo della scuola americana è inaccettabile e insostenibile per la nostra economia, per la nostra democrazia, e per i nostri bambini. Non possiamo permetterci di continuare su questa strada. La posta in palio non è nient’altro che la continuità del sogno americano".

Il presidente ha poi aggiunto: "Mi rivolgo agli Stati che hanno fissato i loro standard scolastici molto al di sotto di quanto dovrebbero essere e li invito a smettere di abbassare il livello delle aspettative per i nostri studenti. La soluzione per contrastare i punteggi bassi nei test non consiste nell’abbassare gli standard quanto piuttosto nel fissare standard più esigenti e più chiari".

 

Salario in base al merito: vago e generico

Per i sindacati degli insegnanti la questione del salario in base al merito è cruciale. Come detto poc’anzi, per anni i sindacati ci sono opposti a questa soluzione e hanno condotto battaglie omeriche per impedirne con tutti i mezzi l’attuazione. Essi hanno tra l’altro finanziato ricerche per dimostrarne l’ inefficacia. Adesso sembra che, con mille precauzioni, entrambi i principali sindacati siano disposti ad entrare in materia, benché, oppure anche grazie al fatto, che le opinioni del presidente siano vaghe e generiche. Il ribaltamento delle posizioni tradizionali è in corso con un cambiamento totale di rotta. I leaders sindacali dichiarano che il presidente non ha finora utilizzato l’espressione "salario in base al merito", il che rende accettabili le sue opinioni. I sindacati concordano con il presidente sul fatto che gli allievi debbano avere buoni insegnanti, che gli insegnanti incompetenti debbano essere licenziati e che si debbano premiare gli insegnanti che si impegnano a fondo per far sì che i loro studenti apprendano quanto previsto nei programmi.

 

Arne Duncan, ministro dell’educazione, ha perfino dichiarato che nel modo di calcolare il salario in base al merito occorre includere (obbrobrio massimo per i sindacati) i punteggi conseguiti dagli studenti nei test, ma ha pure precisato che una soluzione di questo tipo deve essere discussa e negoziata con gli insegnanti.

 

L’incantesimo non funziona per tutti

 

La presidente del CER (Center for Education Reform) Jeanne Allen ha dichiarato senza mezzi termini che finora Obama ha espresso solo pie intenzioni e che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. "Nel corso dei primi 100 giorni si è sentita molta retorica a proposito della necessità di rimettere in sesto la scuola americana, ma si è fatto ben poco di concreto per offrire scelte migliori ai bambini". Altri critici rilevano che l’importo di 100 miliardi dollari richiesti da Obama per la scuola nella legge quadro di rilancio dell’economia non sono che uno specchietto per allodole. L’importo può lasciare di stucco solo chi scorda le dimensioni del paese, ma in realtà questo importo di per sé non significa gran che. Infatti, l’educazione non occupa che uno strapuntino in una legge destinata al rilancio dell’economia. Ci sono poche idee originali nei discorsi di Obama e soprattutto non c’è in vista nessun progetto di riforma. La situazione è inquietante perché nessuno parla del rinnovo della legge federale "No Child Left Behind" (NCLB) , votata all’inizio della presidenza Bush figlio, nel 2001 ma preparata dall’amministrazione Clinton, che invece proponeva tutta una serie di novità e tratteggiava una politica scolastica di stampo nuovo. Finora, novità in vista non ce ne sono.

 

Alla fine dei primi 100 giorni, Obama continua a fruire di una grande popolarità, specialmente negli stati che soffrono di penuria di insegnanti o in quelli che hanno severamente ridotto il bilancio per la scuola. La prospettiva di ricevere sussidi sostanziosi dal centro è senz’altro una carta vincente di cui Obama si serve in modo spregiudicato, con promesse mirabolanti e allettanti. Obama ha promesso di rompere con le polemiche obsolete dei dibattiti federali sull’educazione, ma non ha stranamente proposto nulla di nuovo per sviluppare un sistema scolastico atto a rilevare le sfide del ventunesimo secolo.

 

 

 

 

 

[1] Il più importante discorso sulla scuola pronunciato da Barack Obama nel corso di questi 100 giorni è stato quello svolto davanti alla Camera di commercio spagnola degli Stati Uniti il 10 marzo scorso. Una sintesi in itaiiano delle principali tesi sulla scuola espresse da Obama si trova nel sito dell’ADI, cliccando qui

[2] Per esempio la priorità nei finanziamenti alle ricerche impostate in funzione di prove evidenti e indiscutibili della validità dei modelli scolastici e degli assiomi teorici ripetuti come una litania dai pedagogisti o dai sindacati, oppure la promozione di politiche scolastiche originali come per esempio quella delle "Charter Schools" che ribalta la concezione dominante e tradizionale della politica statale nel settore scolastico

[3] Ce ne sono due molto potenti e organizzati: la NEA(National Education Association) e l’AFT (American Federation of Teachers)

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