Resoconto delle relazioni presentate nella sessione intitolata "Exploring School Turnaraound ; Defining Concept, Examining the Research, and Achieving Success" (Scuole allo sbando: come trasformarle?) organizzata nell’ambito del convegno dell’AREA 2010 a Denver, Colorado,il 3 aprile 2010

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Uguaglianza tra scuole

Scuole che vanno male, che sono allo sfascio, pericolose, nelle quali la violenza è quotidiana, dove gli insegnanti appena possono scappano, ce ne sono ovunque. Questi istituti allo sbando si devono salvare, non fosse altro che per ragioni di giustizia scolastica. Il problema però è come identificarle, sapere dove si trovano, conoscerne i problemi per approntare strategie di intervento efficaci. Qualcosa si può fare. Ci sono esperienze a iosa che funzionano. Ma quando una scuola è fuori pericolo? Le relazioni presentate in questa sessione affrontano questi temi.

Scuole allo sbando: come trasformarle?

(Exploring School Turnaraound ; Defining Concept, Examining the Research, and Achieving Success)

In questa sessione del convegno dell’AERA di quest’anno (si vedano gli articoli precedenti) si è affrontato uno dei temi centrali nella politica scolastica americana contemporanea, ossia quello degli interventi per tirare fuori dal baratro le scuole allo sbando, in difficoltà, totalmente dissestate e ribaltarne il destino. Nella politica scolastica americana questa questione è comparsa nell’ambito delle strategie concepite dal potere federale per migliorare i risultati globali dell’istruzione scolastica di base.

Quali evidenze, quali prove ha raccolto la ricerca scientifica sulle strategie efficaci per risolvere il problema di scuole letteralmente ammalate, i cui risultati, misurati con i test, sono al di sotto della media dello stato (in Italia sarebbe la media regionale)? La sessione è stata l’occasione per presentare i risultati di un’ ampia indagine finanziata dal dipartimento dell’educazione degli Stati Uniti sui tentativi operati su scuole in difficoltà e che si sono conclusi con un successo perché hanno ribaltato [1] i risultati scolastici e ottenuto miglioramenti significativi sia dal punto di vista statistico che da quello politico dei risultati degli studenti nelle prove strutturate in inglese e matematica. Questa indagine è stata condotta da un consorzio di ricerca i cui rappresentanti erano presenti al convegno per spiegare la metodologia impiegata per ribaltare il destino di scuole allo sbando nonché le modalità per misurare i risultati e le procedure di analisi per scoprire le variabili dipendenti e indipendenti, ossia i parametri che possono essere modificati e quelli invece che non si possono modificare oppure che non hanno nessuna incidenza sui risultati. Il consorzio di ricerca, finanziato dalle autorità federali, era composto di ricercatori di due grandi istituti di ricerca indipendenti: Wested e Air, entrambi a Washington D.C.

Questa sessione ha offerto lo spunto per descrivere gli interventi adottati per migliorare le scuole in crisi, per presentare i risultati conseguiti, per spiegare il metodo di lavoro e le modalità adottate per misurare i risultati. Negli interventi presentati in questa sessione si sono descritti i fattori associati a risultati positivi, nonché le sfide alle quali sono confrontati coloro ai quali è affidata la responsabilità di mettere in atto strategie che permettono di salvare scuole dissestate.

 

Relazioni

 

Le presentazioni erano suddivise in tre parti:

1. L’esperimento di "turnaraound" e l’indagine scientifica connessa (nella fotografia Martin Orland, direttore del Dipartimento di valutazione e ricerche sulla politica scolastica a Wested) [2];

2. Le prove dell’efficacia dei provvedimenti presi nell’esperimento  [3];

3. Il quadro teorico di riferimento dell’indagine e dell’esperimento  [4].

Una priorità politica e educativa: le zone prioritarie di educazione

Ribaltare il destino scolastico di istituti allo sbando è una delle priorità del Ministero federale americano dell’educazione. In Europa questa sarebbe una politica da applicare nei quartieri periferici poveri delle grandi città, nelle zone designate come zone prioritarie per lo sforzo educativo, nelle aree rurali depauperate. Politiche di questo tipo sono attuate per esempio in Inghilterra e in Francia, ma anche in Italia e Spagna. In questi paesi, sono state finanziate dalle autorità indagini analoghe a quelle americane per misurare l’efficacia dei provvedimenti, monitorare le esperienze, verificare quali sono i parametri più efficaci di cambiamento, constatare se ci sono progressi grazie alle strategie messe in atto, oppure se nulla cambia, se nonostante gli investimenti il "gap" rispetto alle scuole privilegiate rimane. Si tratta di politiche scolastiche che mirano a combattere la segregazione scolastica, la povertà delle scuole, il disorientamento degli insegnanti e dei dirigenti confrontati a situazioni di degrado sovente tremende, la scarsa motivazione, la mancanza di mezzi. Negli Stati Uniti, nell’anno scolastico 2007-2008, il numero delle scuole in situazione di profonda crisi, con risultati insufficienti, era di 13 457.

L’articolazione tra ricerca scientifica sulla scuola e politica scolastica

L’attenzione riservata a questo problema che è sia un problema etico che politico, solleva tutta una serie di questioni scottanti e ardue per la ricerca e per politica scolastica. Siamo qui di fronte a un problema che mette in gioco l’articolazione tra ricerca scientifica e politica. Queste questioni possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • Come si può definire una scuola dissestata e come possono essere definite le scuole che riescono a ribaltare la loro situazione di scuole squallide, pericolose, miserevoli o abbandonate (prima relazione della sessione);
  • Qual è il tasso di riuscita che ci si può aspettare con interventi mirati che tendono a ribaltare il destino della scuola?(seconda relazione)
  • Che cosa ha scoperto la ricerca scientifica, quali sono le evidenze empiriche raccolte che indicano in modo incontrovertibile i fattori o le circostanze associati a un ribaltamento del destino e del clima delle scuole allo sbando?(seconda e terza relazione)
  • Quali politiche al livello federale, ai livelli di Stato o di regione, a livello locale hanno tenuto le loro promesse per quel che riguarda il numero delle scuole che cambiano radicalmente il loro destino? (seconda relazione)
  • Quali sono le sfide, i punti critici, che devono affrontare coloro che tentano di attuare interventi e politiche per ribaltare scuole in dissesto e per aiutare queste scuole a uscire dal baratro in cui si trovano?(le tre relazioni)


 Descrizione della ricerca

Le scuole selezionate per partecipare all’indagine dovevano rispondere ai seguenti requisiti:

  • per due anni di seguito ottenere nei di test di inglese e matematica un punteggio inferiore alla media dello Stato;
  • per tre anni di seguito ottenere un progresso sostanziale nei punteggi nelle prove strutturate dopo l’avvio del progetto.

Lo strumento utilizzato per definire una scuola in difficoltà è stata la valutazione : le scuole nelle quali si è intervenuti erano scuole con punteggi bassi, inferiori alla media delle scuole dello Stato, in inglese e in matematica. All’indagine hanno partecipato 1098 scuole elementari e medie dal 1998 al 2005. Di queste 1098 scuole, 262 erano scuole in difficoltà secondo i parametri precisati poco fa. Dopo due anni dall’inizio della ricerca, 44 delle 262 scuole erano riuscite a ribaltare il loro destino, ovverosia circa il 20%, ossia un quinto delle scuole. Il risultato non è spettacolare ma indica come sia difficile cambiare scuole situate in contesti sociali, urbani, economici squallidi, insicuri, abbandonati.

Problemi metodologici propri alle indagini sulle scuole deboli e malmesse

I principali problemi posti alla ricerca scientifica da questo tipo di indagini sono i seguenti:

  • scelta dei criteri per definire quando una scuola ribalta il proprio destino e passa dal gruppo di scuole malmesse a quello di scuole che se la cavano;
  • scelta dei criteri per definire i progressi o i guadagni ottenuti nelle prove strutturate dagli studenti
  • scelta dei criteri utilizzati per definire la durata del miglioramento. Quanto deve durare il miglioramento per ritenere che una scuola è definitivamente fuori pericolo?

Questi problemi sono stati studiati analizzando i dati raccolti in 11 scuole che hanno conseguito progressi notevoli, ossia che hanno registrato miglioramenti rapidissimi (in meno di tre anni), oppure miglioramenti continui ma lenti (in più di tre anni).

Secondo i ricercatori, i seguenti fatti possono essere considerati come assodati:

  • gli stili di leadership contano poco, ossia è inutile discutere ancora se sia meglio uno stile manageriale oppure uno imperniato sulla didattica e il supporto pedagogico;
  • non esiste una sola modalità per migliorare e uscire dal baratro. Ci sono molteplici soluzioni. Quindi è errato dal punto di vista della ricerca scientifica e della politica intestardirsi per trovare la soluzione ideale, quella giusta che andrebbe bene ovunque. Ci sono troppe variabili da tenere in conto e la ricerca scientifica deve essere in grado di identificare quelle che in un determinato istituto producono il degrado generale e impediscono di uscire dal gruppo di coda , ossia dal gruppo delle scuole deboli;
  • il miglioramento è il frutto di una combinazione di pratiche e di strategie molteplici;
  • il degrado di una scuola non capita a caso, non è inspiegabile, non è un mistero;
  • le scuole che migliorano rapidamente sono scuole nelle quali si riscontra una reale leadership, un uso trasparente, pubblico, dei dati, nelle quali gli insegnanti concordano per attribuire la priorità alla lettura e alla scrittura nonché alla cultura scientifica e matematica.

In conclusione occorre essere umili perché non c’è una sola soluzione per risolvere il problema delle scuole allo sbando, perché l’ambiente nel quale la scuola si trova conta quanto se non di più dei fattori endogeni, specifici a una scuola. Un ambiente esterno degradato può bloccare anche i tentativi di ricupero meglio intenzionati.

Strategie sicure di successo, che permettono a una scuola di ribaltare la situazione e di diventare buone scuole

Marlene Darwin, analista a AIR (mdarwin@air.org) di AIR ha elencato quattro strategie di successo che si ritrovano nelle analisi delle scuole che hanno conseguito miglioramenti sostanziali e rapidi:

 

 

  • una forte leadership: questa strategia implica che si deve immediatamente cambiare il dirigente quando si interviene in una scuola che va male per trarla dal pantano. Questa è la prima mossa da fare per marcare la volontà di cambiamento. Per Darwin, i dirigenti devono essere buoni pedagogisti è non solo leaders manageriali;
  • il cambiamento deve essere annunciato come una volontà espressa delle autorità scolastiche;
  • tutti gli sforzi devono concentrarsi sull’istruzione. A questo riguardo, tre attività sembrano determinanti, nel senso che si ritrovano in tutte le scuole che sono riuscite a progredire rapidamente e che non sono regredite dopo un primo miglioramento :

 

  1. l’uso dei dati a livello di scuola, di classe, di studenti. Le scuole, ovverosia i dirigenti e gli insegnanti, devono sapere utilizzare e leggere i dati statistici che li riguardano, devono apprendere a raccogliere dati che siano validi; devono ricevere un supporto tecnico per riuscirci. È comprovato che la trasparenza dei dati e la qualità dei dati utilizzati da una scuola sono un fattore di successo nel cambiamento del destino scolastico e nel miglioramento dei risultati degli studenti nelle prove strutturate;

  2. lavorare sul curricolo per adattarlo al tipo di studenti che frequentano la scuola;

  3.  monitorare regolarmente il profitto scolastico per rendersi conto dell’evoluzione del miglioramento e seguire i progressi che l’istituto scolastico sta facendo (questo è un fattore molto motivante).

 

  • ottenere risultati positivi rapidamente: questa esigenza implica che si debba fare subito qualche cosa di buono, che si deve riuscire a rendere visibili i progressi senza chiedere risorse supplementari;
  • cambiare il corpo insegnante se necessario per far sì che nella scuola ci siano insegnanti appassionati, impegnati, che credono nella possibilità di riuscire a cambiarla e a farne qualcosa di migliore. Questo significa anche che la scuola deve essere in grado di identificare il personale poco qualificato o svogliato. In altri termini, la scuola deve potere attuare una propria politica del personale. Si devono abrogare le norme che impediscono di spostare gli insegnanti e una scuola dev’essere in grado di reclutare insegnanti specializzati che corrispondono al proprio fabbisogno.
  • Qualsiasi intervento deve prevedere un supporto plurimo per tutti gli attori, esterni o interni alla scuola. Il supporto è essenziale per la riuscita delle strategie che mirano a ribaltare l’atmosfera, il funzionamento, l’organizzazione di una scuola.
  • Infine, altra regola aurea da non scordare che la ricerca ha più volte confermato , è la concentrazione degli interventi sull’apprendimento. Non ci sono miracoli a questo riguardo: se si ambisce a migliorare i risultati dell’insegnamento ci si deve concentrare sull’istruzione, sugli apprendimenti essenziali e non disperdere né le energie né le risorse in attività che sono ritenute educative e formative.

Da questa indagine, come pure da quelle analoghe svolte in Europa, risulta che il problema delle scuole in difficoltà o dissestate non è da sottovalutare. In taluni sistemi scolastici, come per esempio in alcuni Stati degli Stati Uniti, le dimensioni del problema sono rilevanti.