Versione adattata di un articolo dell’edizione USA dell’Huffingtonpost nel quale si descrive lo sviluppo degli enti privati che prosperano con la gestione e l’amministrazione di scuole statali.

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Privatizzazione in corso della scuola pubblica

Esiste un modo per migliorare le scuole con risorse statali ridotte senza ricorrere a concorsoni difficili da organizzare per abilitare migliaia d’insegnanti. Non è necessario aumentare il numero d’insegnanti per ottenere risultati scolastici migliori. Del resto non ci sono prove della pertinenza di questa soluzione o se ci sono non si vogliono vedere. La correlazione tra numero di insegnanti in servizio e risultati scolastici è enigmatica.Inoltre, più insegnanti ci sono , più ardua è la gestione delle scuole. Molte attività scolastiche possono essere svolte da specialisti estranei alle scuole. In questo caso non si devono più preventivare importi per gli stipendi del personale scolastico, per la cassa mutua, per la cassa pensione di persone con contratti indeterminati nella scuola. La spesa per il personale scolastico è una zavorra che impedisce alle scuole di sfruttare le risorse finanziarie in altro modo. Nei sistemi scolastici nei quali le scuole sono autonome le questioni finanziarie sono all’ordine del giorno ma il personale scolastico non ha ricevuto nessuna preparazione per gestire l’amministrazione in maniera creativa ed efficiente. Una soluzione alternativa è nei capitali a rischio che possono essere investiti nelle scuole con prospettive di rendimento ottime. Ciò succede quando da un lato le scuole sono sotto pressione per produrre risultati eccellenti senza avere un personale competnete e quando nel settore privato ci sono esperti in grado di proporre alle scuole servizi di qualità e lo svolgimento dei compiti più noiosi della vita scolastica. In questi ultimi anni si assiste negli USA e in Inghilterra alla costituzione di un ecosistema di enti privati specializzati nella gestione delle scuole pubbliche. Questi enti riescono a fare affari d’oro perché propongono servizi di qualità rimunerati con i risparmi fatti sul personale. Questi enti a finalità lucrativa entrano poco per volta nelle scuole e operano una privatizzazione larvata del settore statale. Questa è una minaccia seria per l’avvenire del sistema scolastico, un risultato indiretto della strategia dell’autonomia , della rendicontazione e della valutazione. Un altro fronte di difesa oltre a quello dei TIC per i sistemi scolastici.

Era prevedibile che succedesse : enti privati fanno affari assumendo l’amministrazione e la gestione di scuole pubbliche o statali rese autonome. L’economia di mercato s’installa laddove quella pubblica è carente. Si veda l’articolo dedicato alle EMO in Wikipedia, versione inglese. [1] Il fenomeno nel mondo scolastico non è nuovo del resto. E’ apparso con l’estensione delle "Charter Schools" negli USA [2] e poi con l’apparizione delle "Academies" in Inghilterra istituite dal governo di Tony Blair nel 2000.

Coloro che avevano osservato con attenzione l’evoluzione dell’autonomia scolastica, laddove si applicò seriamente come per esempio in Nuova Zelanda, avevano già segnalato questa eventualità [3]. Infatti gli insegnanti non sanno gestire una scuola. Gli aspetti contabili per esempio sono complicati. Non è del resto nemmeno il loro compito fare la contabilità dell’istituto. Nelle condizioni attuali, "rebus sic stantibus", con scuole suddivise in aule e con insegnanti specializzati per discipline, sempre più anche nella scuola primaria, sarebbe già bello se tutti gli insegnanti sapessero insegnare.

Nemmeno i dirigenti hanno la preparazione adeguata per gestire una scuola. Ecco allora sorgere come funghi enti che si offrono di svolgere questo lavoro. Negli USA la loro espansione è stata folgorante. Si tratta di enti con scopi lucrativi. Fanno affari. Non si fa del mecenatismo. Qui si offrono competenza, esperienza, efficienza in cambio di soldi. Le scuole devono pagare gli esperti che intervengono in modo professionale ad aiutarle. Indirettamente si dimostra in questo modo che si può fare andare bene una scuola spendendo meno soldi di quanto se ne usano di solito. Si fa cioè la prova che una parte delle risorse stanziate alle scuole è di troppo.

Risorse ce ne sono se si tratta semplicemente di migliorare le condizioni di lavoro, di conseguire maggiore efficienza, di evitare sprechi, di intervenire tempestivamente per riparare danni o per rimborsare spese straordinarie. L’esistenza di questo settore sarebbe come una prova del nove per dimostrare che si può migliorare l’efficienza e fors’anche l’efficacia di una scuola spendendo di meno, perché una parte delle risorse destinate alle scuole è dirottata verso enti privati nei quali operano contabili e amministratori, specialisti della gestione, che prendono in mano la scuola e ne curano gli aspetti materiali.

 

In Nuova Zelanda si è scoperto che i consigli d’amministrazione delle scuole autonome , tranne qualche eccezione, non erano in grado di gestire una scuola dalla "a alla z". La gestione di una scuola esige competenze in svariati ambiti (contabilità, gestione delle risorse umane, pianificazione, relazioni pubbliche, per esempio) la cui mancanza non può essere compensata che parzialmente con il carisma, la passione, la devozione, l’amore per i bambini, l’interesse per la cultura, il buon senso. Le scuole sono comparabili a mini-aziende che vanno gestite in maniera oculata : devono offrire prodotti allettanti, valutare la domanda dei clienti, la qualità della merce prodotta (queste metafore non sono del tutto inadeguate per parlare di scuola, ma rendono bene l’idea dei compiti che un consiglio d’amministrazione scolastico dovrebbe svolgere), cercare le liquidità finanziarie per pagare gli stipendi del personale (quando la gestione del corpo insegnante è affidata alla scuola) negoziare le polizze d’assicurazione sia per la responsabilità civile sia per le pensioni e l’assistenza sanitaria del personale (sempreché si decentralizzi totalmente la gestione del corpo insegnante) , occuparsi della sicurezza dei locali e degli stabili e così via [4] . Questi sono compiti tutt’altro che triviali, che esigono, ogniqualvolta, compromessi tra priorità d’ordine diverso e una grande conoscenza delle opportunità presenti nell’ economica locale [5] . Occorre anche sapere comparare le offerte, essere in grado di negoziare per scegliere le soluzioni che a corto, medio e lungo termine convengono meglio alla scuola. Proprio per effettuare tutti questi compiti si sono costituite società specializzate nella gestione delle scuole che vendono alle scuole i loro servizi.

Siccome le scuole sono sempre più sotto pressione sia da parte del pubblico che da parte dei responsabili politici per migliorare i risultati [6], la domanda del mercato, ovverosia delle scuole, di aiuti per riuscire a stare a galla e a tenere fuori dall’acqua la testa, ossia, al di là della metafora, per subire meno pressioni, è crescente. I venditori di ricette magiche, ossia i rappresentanti degli enti privati che propongono i loro servizi alle scuole, possono praticare una pubblicità molto virulenta, visitare le scuole, proporre piani di lezione, modelli di organizzazione della vita scolastica, software pedagogici, procedure di valutazione degli studenti.



Riprendiamo qui di seguito alcuni passaggi dell’articolo di Stephanie Simon diffusa dall’agenzia Reuters e pubblicato l’8 agosto dal supplemento “educazione” del quotidiano informatico Usa Huffingtonpost (Articolo originale in inglesecliccando qui).


Un consulente del gruppo "The Parthenon" di Boston ha dichiarato alla giornalista che " in questo momento si assiste al dispiegamento di un intero ecosistema di opportunità di investimento nelle scuole e questo sistema può essere davvero molto vasto”. Infatti, investitori di ogni tipo fiutano la possibilità di grossi profitti nel settore della scuola statale. Il mercato è estremamente allettante. Per esempio gli Stati Uniti spendono più di 500 miliardi di dollari USA all’anno per l’istruzione scolastica dai 5 ai 18 anni. L’intero settore scolastico, con l’inclusione delle Università e dei centri di formazione tecnica superiore, rappresenta quasi il 9% del PIL USA, molto di più della parte del settore energetico o tecnologico.


Tradizionalmente il settore scolastico è sempre stato impermeabile o molto reticente ad aprire le porte a venditori privati di ogni genere. In questo momento c’è l’impressione che qualcosa stia cambiando. Gli investitori sono ottimisti e dichiarano di avere l’impressione che si sta per aprirsi un’ epoca delle vacche d’oro. Somme considerevoli provengono dal settore privato per essere investite nelle scuole e soprattutto nelle agenzie il cui obiettivo è quello di fare man bassa sulle risorse pubbliche destinate alle scuole.


Nel mondo del capitale a rischio, le transazioni finanziarie verso il settore scolastico lo scorso anno negli Stati Uniti sono salite alle stelle ed hanno raggiunto l’importo record di 389 milioni di dollari Usa mentre nel 2005 questa imposta fu solo di 13 milioni di dollari. L’importo include investimenti considerevoli da parte di alcuni ditte specialiste di capitale a rischio della Silicon Valley.

Questi enti che esplorano le possibilità d’investimenti nelle scuole non mascherano il loro obiettivo che è quello di operare una vera e propria rivoluzione scolastica nella quale il settore pubblico dà in appalto a quello privato compiti critici come per esempio l’insegnamento della matematica, la scolarizzazione dei disabili, la redazione dei rendiconti finali, la gestione delle statistiche dell’Istituto.Si tratta insomma di sottrarre alle scuole dietro pagamento beninteso compiti tradizionali mal fatti, tollerati, subiti come una "corvée".


Questa privatizzazione larvata in atto ormai da anni allarma una parte delle famiglie e degli insegnanti come pure dei leader sindacali. Le scuole temono di perdere la loro autonomia, di non riuscire a resistere a queste pressioni. In realtà, ciò che non è riuscito negli Stati Uniti al governo federale di Washington, ossia l’ omogeneizzare del servizio scolastico dalla costa Est alla costa Ovest, da New York a San Francisco, riesce invece a queste ditte private che penetrano nelle scuole, mettono la mano su attività di ogni genere e che sono in grado di consigliare le scuole sulle strategie più adatte per migliorare il rango che occupano nelle classifiche delle valutazioni e per conseguire con i loro studenti punteggi migliori nei test.

Questo sembra essere la nuova frontiera della politica scolastica. Le ditte private vanno a nozze con la politica dell’autonomia e della valutazione. Gli investitori che cercano un appiglio nelle scuole non esitano di fronte a nessun ostacolo, sono pronti a corrompere i politici locali, a spendere molto nella pubblicità. Con queste tecniche anche le ditte meno competenti, con squallidi risultati accademici, sono in grado di arraffare contratti per incassare grosse somme.

Conclusione


È ancora troppo presto per dire se questa privatizzazione rampante permetterà al sistema scolastico di evolvere e di cambiare in meglio, di generalizzare il ricorso alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, di sostituire insegnanti non all’altezza, di offrire alle scuole esperti in grado di compensare la penuria di insegnanti, di ridurre ciò facendo il costo del lavoro, perché non si pagano più insegnanti con contratti indeterminati a tempo pieno . Si chiede l’intervento ad ore di esperti. In questo modo si risparmia.

Queste procedure suscitano un interesse significativo. Le ditte a capitale a rischio hanno scommesso negli Stati Uniti lo scorso anno più di 9 milioni di dollari sulla “Schoology“ , ossia sullo sviluppo di una piattaforma d’apprendimento on-line che permette di svolgere i compiti più noiosi della vita scolastica come per esempio quello di valutare gli studenti, di fornire loro un’ informazione retroattiva sui loro progressi e di generare libretti scolastici in maniera automatica. Per esempio la ditta “DreamBox Learning” in California ha ricevuto 18 milioni di dollari da investitori privati per promuovere un software che addestri gli studenti in matematica. La catena di "Scuole Charter" Rocktship basata a San José in California utilizza la piattaforma di DreamBox per due ore al giorno con i propri studenti.Sfruttamento intenso dunque. In questo modo la scuola risparmia perché la piattaforma consente di sostituire insegnanti costosi che tra l’altro si trovano sempre più difficilmente. Con questa piattaforma la scuola può funzionare con un numero minore di insegnanti di matematica, ossia di insegnanti che si sono laureati in matematica. Va da sé che i punteggi conseguiti nei test di matematica dagli studenti che hanno utilizzato la piattaforma DreamBox intensamente sono superiori a quelli dei loro compagni e questo è un altro argomento a favore dell’apertura delle scuole verso il mercato privato.

Il rischio di questa tendenza è davvero grande perché non sempre la qualità del materiale proposto dai rappresentanti degli enti che offrono mirabolanti soluzioni alle scuole è eccelsa. Occorre andarci cauti ma purtroppo, come molti esempi anche recenti di esperienze analoghe in Italia, le scuole. gli insegnanti, i dirigenti, i responsabili politici, fanno molta fatica a valutare la qualità del materiale proposto, a resistere a gadget allettanti e a venditori abilissimi che stanno vendere lucciole per lanterne.

[1] "Educational Management Organisations cliccando qui. Testo in inglese

[2] Famosa è la ditta Edison Schoolsnegli USA

[3] Si veda per esempio "Fiske, E.B., Ladd, H., When schools compete : a cautionary tale. Brookings Inst. Pr., Washington D.C., 2000"

[4] In Italia queste situazioni sembrano inimmaginabili, ma si deve sapere che ci sono, che funzionano, che è quindi possibile prospettare un sistema scolastico che non rischi di implodere con i mega-concorsi

[5] Questa conoscenza è spesso carente tra gli insegnanti. Per molti di loro il mondo si ferma alle quattro mura della scuola oppure ai confini della disciplina che insegnano

[6] I cosidetti "output”

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