Un sogno di mezza estate: le scuole odierne non ci saranno forse più e saranno sostituite da case della conoscenza, da centri comunitari che funzioneranno come poli di aggregazione per tutti coloro che hanno voglia o necessità di apprendere qualcosa che li appassiona e li interessa.

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Riforme scolastiche radicali

L’auto-organizzazione dell’apprendimento è la chiave di volta del futuro. I sistemi scolastici odierni con le loro complicazioni amministrative e assurdità burocratiche scompariranno. Cosa succederà? Come si apprenderà? Dove? Quasi di sicuro non più in edifici scolastici come quelli odierni organizzati per fasce d’età e con l’obbligo di presenza.

Utopia scolastica

 

L’estate si presta ai sogni ed i sogni hanno tutti un fondo di realtà. Lo sappiamo da sempre, e più di cent’anni fa la psicanalisi ne ha fornite le prove.

 

Il sogno di quest’estate è la scuola di domani. Ci sarà ancora ? Come sarà ? Sarà come quella odierna ? Come la possiamo immaginare ?

Le critiche rivolte alla scuola odierna devono tramutarsi una volta o l’altra in proposte concrete. Sappiamo quel che non va, conosciamo più o meno bene i luoghi in cui si perde ogni speranza, ci sono anche certezze su quel che si dovrebbe fare, sono perfino note scuole che conseguono eccellenti risultati, nelle quali studenti e insegnanti stanno bene, gli uni apprendono e gli altri insegnano con piacere, ci sono istituti scolastici nei quali i genitori hanno fiducia e mandano volentieri i loro figli o li manderebbero se potessero, e ci sono istituti nei quali non manderebbero nemmeno per sogno i figli ma purtroppo sono costretti a farlo.

 

In questi giorni nel gruppo "insegnanti" di Facebook ci sono confessioni drammatiche di insegnanti ai bordi della depressione perché tra poco riprenderà l’anno scolastico. Descrivono incubi notturni, scambiano idee su come riprendere l’anno scolastico. Qualcosa non va, ma nessuno lo ammette o lo dice in maniera esplicita.

 

Occorre una riforma radicale del sistema scolastico, è giunta l’ora di uscire dai sentieri battuti, di avventurarsi in universi scolastici inediti, di gettare al macero l’apparato scolastico che governa le scuole, di non più ripetere alla noia quel che non va, di non più ritrovarsi giorno dopo giorno, anno dopo anno, nelle stesse condizioni sterili, deludenti, opprimenti. Sognamo dunque qualcosa di nuovo per la scuola. Si può e c’è chi lo fa.

Il futuro è tratteggiato nel poster di Lisa Nielsen [1], una delle responsabili del settore nuove tecnologie nell’amministrazione scolastica di New York.

 

Nielsen elabora un nuovo concetto di scuola che si potrebbe definire come la casa del sapere o della conoscenza, un centro aperto a tutti, un centro dove tutti possono andare per imparare qualcosa, un luogo attrezzato a questo scopo, concepito per funzionare come casa della conoscenza, con specialisti al servizio di tutti, disponibili quando si interpellano sia per utilizzare un’applicazione informatica come, tanto per fare un esempio, l’iPhoto di Apple, oppure per capire gli arcani della borsa.

I palazzi scolastici riservati a un gruppo di età specifico, chiusi metà dell’anno, composti di un seguito di aule che sono cellule conventuali trasformate o celle di prigione un poco più grandi non ci sono più, scompariranno. La fantapedagogia non li prevede più. Questi istituti chiamati scuola sono luoghi strani, artificiosi, oppressivi, sconnessi dalla realtà ; devono cessare di esistere perché non sono più considerati come la migliore opzione per preparare le giovani generazioni ad entrare nella vita attiva.

Un altro punto comune dei sogni repertoriati da Nielsen è l’auto-organizzazione dell’apprendimento. Il tema dell’auto-organizzazione riviene spesso nella fantapedagogia. Ne ha parlato per esempio Sugata Mitra (vedi qui) oppure Teemu Arina intervenuto al seminario internazionale dell’ADI nel febbraio di quest’anno. Si sa che funziona, che le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione offrono un’occasione prelibata per attuarla. Purtroppo si farà di tutto per impedirla ed evirare le potenzialità delle nuove tecnologie. Ma tant’é, nulla vieta di sognare un altro mondo. Almeno questo. Poi si può tentare di realizzarlo, come sbarcare un giorno o l’altro sul pianeta Marte.

Talune proposte sembrano irrealizzabili, "sembrano" se si pensa ai costi, alle dimensioni dei comuni, al profilo di specialisti che ora non ci sono. Queste sono questioni serie ma non insormontabili, in ogni modo non tali da impedire di sognare. Anche lo sbarco su Marte sembra irrealizzabile eppure un giorno o l’altro vi si arriverà.

 

Tre casi.

 

Caso uno :

When the School Doors Close : A Midsummer Night’s Dream by Linda Dobson

In quest’articolo, Linda Dobson immagina quali trasformazioni ci sarebbero se non ci fossero più le scuole (gli edifici scolastici) e se al loro posto ci fossero centri comunitari d’apprendimento : non più luoghi in cui si è obbligati ad andare e che sono organizzati per fasce d’età, ma centri comunitari liberi, frequentati da tutti, da persone di tutte le età, per apprendere questioni per le quali si prova una passione o un elevato interesse. L’articolo integrale in inglese, Self-Learning’s Creating Learning Communities, si trova cliccando qui.

 

Caso due :

 

My Dream Place by Mystified Mom

Questo è un articolo di un blog della texana Mystified Mom pubblicato il 15 giugno scorso [2]. Anche in questo articolo si descrive un centro comunitario d’apprendimento, simile a un centro commerciale, dove al posto dei negozi ci sono spazi di apprendimento ed al posto dei venditori ci sono facilitatori dell’apprendimento o animatori per imparare o esperti in rami della conoscenza. Per esempio ci potrebbe essere un spazio dove si trova di tutto sui dinosauri, specializzato in dinosauri.

Il centro ospiterebbe inoltre la biblioteca comunale ed altri servizi comunali. Funzionerebbe come le biblioteca, sarebbe ossia aperto a tutti, ai bambini come agli anziani, e la frequenza non è obbligatoria. Il centro resterebbe aperto tutto l’anno ed anche tardi la sera. I genitori lo potranno frequentare con i figli se lo desiderano. Ci si sposta nel centro a seconda dei propri interessi e del livello di competenze e non più dell’età.

Caso tre :

The Classroom Is Obsolete : It’s Time for Something New , articolo di Prakash Nair

 

Prakash Nair iè un archietetto e un futurologo, presidende della "Fielding Nair International", una ditta di Minneapolis specializzata nella pianificazione e nella costruzione di scuole con succursali in 36 paesi.

Nell’ articolo pubblicato nel settimanale americano "Education Week", Prakash Nair [3] afferma che l’aula è ormai un relitto del passato, che occorre disfarsene e sostituirla con qualcosa di nuovo. Quest’ osservazione pertinente fa venire la pelle d’oca. Come fare ? "Quasi senza alcuna eccezione, tutte le riforme scolastiche in cantiere prevedono il mantenimento delle aule come luogo primario per l’apprendimento e ciò perdurerà fino a secolo inoltrato. Questo stato di cose è disperante... L’istruzione impartita in un sistema imperniato sulle aule ostacola lo sviluppo della capacità di produrre una manodopera agile e creativa come ci si aspetta nel XXIesimo secolo" . L’autore precisa che il problema non è tanto quello di aprire gli spazi ma di concepire un modello nuovo di scuola. L’architettura scolastica deve diventare un pilastro educativo, ha una funzione pedagogica, non è soltanto un addentellato estetico, concorre a realizzare un’organizzazione scolastica diversa da quella ereditata dall’Ottocento, che ha modellato il sistema scolastico secondo il modello in auge dell’organizzazione del lavoro nel mondo industriale. Su questo tema si possono consultare gli atti della sessione dedicata all’edilizia scolastica del convegno internazionale dell’ADI del 25 e 26 febbraio 2011, svoltosi a Bologna, intitolato "Il dito e la luna".

 

 

[1] Il blog s’intitola "The Innovative Educator" e vi si accede cliccando qui

[2] Vi si accede cliccando qui

[3]  The Classroom Is Obsolete : It’s Time for Something New. Education Week,29 luglio 2011, articolo che si può scaricare cliccando qui a condizione di essere abbonati al settimanale