Trent’anni fa, nel 1983, venne pubblicato a Washington il documento governativo "A Nation at Risk". Sono passati tre decenni da quell’avvenimento che ha modificato la storia delle politiche scolastiche nel mondo, Italia compresa, ma cosa è cambiato realmente nel mondo scolastico?

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A trent’anni dal celebre documento USA sulla crisi dell’istruzione scolastica

Poco è cambiato in trent’anni nel sistema scolastico USA ed anche in altri sistemi scolastici ( si veda per esempio l’Italia): la segregazione scolastica, l’ingiustizia sociale di fronte all’istruzione, la dispersione scolastica sussistono. I sistemi scolastici si difendono a spada tratta. Ma quest’affermazione non è del tutto pertinente. Qualcosa di nuovo è comparso all’orizzonte: per esempio gli indicatori internazionali dell’istruzione, le valutazioni internazionali comparate triennali, le classifiche scolastiche,l’uso dei dati nelle scuole. Non tutto è buono ma la gestione dei sistemi scolastici non è più la stessa di quella di trent’anni di fa. Non si opera più con le stesse informazioni. Le aspettative riguardo alla scolarizzazione restano ancora elevate come un tempo , i risultati sono però diversi. Non si può dire se in peggio od in meglio. Tutti questi lavori , lungi dall’essere perfetti, permettono di conoscere meglio il servizio scolastico, le sue viscere in un certo senso, di identificare le crepe nella facciata, di mettere in evidenza le ingiustizie scolastiche. Ormai si sa che queste non sono ineluttabili, che si possono e si devono combattere, che la retorica scolastica fa di tutto per mascherare i punti deboli dei sistemi scolastici. Si è compiuto un passo avanti. Ci si può chiedere a questo punto fino a quando il sistema scolastico vigente resisterà e sarà capace di opporsi ai macro-cambiamenti annunciati trent’anni fa.

Nell’aprile del 1983 fu pubblicata negli Stati Uniti da parte del governo federale una relazione sullo stato della scuola negli USA intitolata “A Nation at Risk : The Imperative For Educational Reform ” redatto dalla National Commission on Excellence in Education creata nel 1981, sotto la presidenza Ronald Reagan, dal segretario di Stato per l’istruzione allora in carica, Terrel H. Bell.

 Le conclusioni della commissione USA erano impietose : lo stato della scuola pubblica americana era disastroso . I termini utilizzati dalla commissione non potevano essere più espliciti :

- “il nostro paese- si leggeva nella relazione- è in pericolo (....)" ;

- "le fondamenta del nostro sistema scolastico sono erose da una crescente mediocrità che minaccia il nostro futuro come paese e come nazione (....)"

- "se una potenza nemica straniera avesse tentato d’imporre all’America lo scadente livello attuale di prestazioni scolastiche , probabilmente saremmo stati indotti a considerare un simile gesto come un atto bellico (...)" ;

- "la nostra società e le sue istituzioni scolastiche hanno perso di vista gli scopi fondamentali della scuola, nonché le aspettative elevate e gli sforzi metodici richiesti per conseguirli (...)”.

Questa relazione suscitò un vespaio negli Stati Uniti. I sindacati, il corpo insegnante, reagirono con veemenza contro questa analisi ritenuta un attacco della destra repubblicana contro il servizio scolastico statale. In pochi anni, la polemica si estese a macchia d’olio all’intero pianeta, quando gli Stati Uniti chiesero agli altri Stati del mondo occidentale dati comparabili per valutare il livello dell’istruzione statale in America. Dati comparabili non ne esistevano. Il mondo della scuola invece, sia negli Stati Uniti sia negli altri paesi, contestò la richiesta e negò a spada tratta che ci fosse una crisi della qualità dell’istruzione.

In occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione di quel celebre documento, nel 2008, l’ADI ha predisposto un dialogo tra Alessandra Cenerini e il sottoscritto sull’editoriale del settimanale USA "Education Week"che aveva dedicato un numero monografico alla commemorazione. questo dibattito può essere consultato cliccando qui

Cinque anni sono passati e siamo pressapoco allo stesso punto. I problemi sul tappeto sono essenzialmente tre :

  • La persistente segregazione scolastica in funzione delle condizioni sociali degli studenti ;
  • Le conoscenze scolastiche , ossia i curricoli, che si insegnano a scuola ;
  • L’inezia dell’apparato amministrativo che gestisce il servizio scolastico pubblico.

Trasformazioni

Il prodotto migliore di questo sconquasso fu il miglioramento delle statistiche scolastiche e soprattutto la creazione di un insieme di indicatori dell’istruzione, dapprima internazionale, poi nazionale ed infine, in qualche caso, regionale. In quegli anni , ossia agli inizi degli anni Ottanta, le statistiche scolastiche erano di stampo medioevale. Non servivano a nulla. Basta del resto consultare gli annuari scolastici dell’epoca. Sono pietosi. I temi scottanti che gli insegnanti dovevano risolvere ed affrontare nelle scuole come l’assenteismo, la violenza scolastica, la dispersione scolastica, non erano né recensiti né osservati. I dati erano carenti. I progressi in questo campo furono nel corso di quest’ultimo trentennio formidabili anche se poche sono le scuole in grado di fabbricare un proprio insieme di indicatori. Ma gli insegnanti non possono fare tutto : insegnare e gestire la scuola. Inoltre non sono preparati per questi compiti.

Un altro cambiamento fu la valutazione standardizzata ed in particolare l’indagine internazionale PISA : che piaccia o no si è passati da una valutazione olistica, grossolana, spesso settaria, ad una valutazione con prove strutturate. L’uso che se ne fa è un problema politico ma da un punto di vista tecnico adesso si conoscono molto meglio i trabocchetti, le imperfezioni, le carenze delle modalità di valutazione perché appunto si valuta in parte quel che succede nelle scuole con criteri comparabili, empirici e non più con risorse scarse e settarie come erano per esempio gli ispettori scolastici. Purtroppo gli istituti scolastici non hanno ancora appreso a valutarsi, a servirsi dei dati per l’apprendimento e per la gestione. Peggio, spesso barano sui dati loro richiesti, li manipolano, nascondono la realtà, sono diffidenti ( talora a giusta ragione), inviano al centro informazioni false.

Riproduciamo qui di seguito due interventi recenti che provengono da ricercatori nel settore delle scienze dell’educazione. Uno di questi è Gary Philips, che è ora il capo delle statistiche scolastiche nella fondazione AIR a Washington D.C. [1], che diresse per alcuni anni il gruppo di lavoro internazionale che tentò di fabbricare indicatori internazionali comparati sui risultati scolastici senza grande successo fin quando non sbarcò sulla scena internazionale Andreas Schleicher che pilotò il passaggio verso PISA e che inventò l’indagine PISA. Gary è noto come uno dei migliori specialisti mondiali di statistica scolastica . Ha osato comparare i punteggi dell’indagine USA NAEP con quelli delle indagini internazionali.

Prospettive aperte da "A Nation at Risk"

a cura di Peter W. Cookson Jr., specialista di politiche scolastiche , ricercatore presso AIR, sociologo, ex-professore alla Columbia University e alla Georgetown University.

Quando nell’aprile 1983 fu pubblicato "A Nation at Risk" scoppiò il finimondo negli Stati Uniti , tempesta che continua tuttora. Il documento non va per il sottile, dice pane al pane e vino al vino. In quest’ultimo trentennio, dopo la pubblicazione del documento, la riforma del sistema scolastico è all’ordine del giorno negli Stati Uniti [2] ed ha suscitato passioni politiche a livello nazionale. In un certo senso, l’immagine di guerra evocata all’inizio del documento era senz’altro adeguata, ma era anche più adatta per qualificare un clima di guerra civile e continua a imperversare, è rimasta nella testa della gente più che non l’immagine di un’ invasione da parte di una potenza straniera. Negli Stati Uniti molti responsabili politici e molti ricercatori del settore educazione continuano a suonare la campana d’allarme forse non proprio come l’ha fatto "A Nation at Risk" ma nella stragrande maggioranza del paese nessuno ascolta.

Gary Phillips ritiene che una spiegazione parziale di questa differenza di percezione è il gap che esiste tra la media dei punteggi nelle prove strutturate organizzate negli Stati e la media dei punteggi conseguiti dagli studenti americani nelle indagini internazionali.

Nel Tennessee per esempio le prove strutturate dello Stato indicano che il 90% degli studenti di quarta elementare sono competenti in matematica mentre invece nell’indagine TIMSS soltanto il 29% degli alunni consegue un punteggio che permette di includere questi studenti nel gruppo che ha sufficientemente capito la matematica della 4ª elementare . In generale, i sondaggi svolti tra l’opinione pubblica USA sono convergenti. La maggioranza degli Americani ritiene che il servizio scolastico statale è carente ad eccezione della scuola locale. Nonostante la denuncia della catastrofe scolastica presente nel documento "A Nation at Risk" molti Americani hanno fiducia nella scuola della porta accanto. Questo è uno dei paradossi del movimento della riforma scolastica odierna, ed è senza dubbio questa situazione che causa lo stato di riforma permanente nel quale si trova coinvolto il mondo scolastico. Il punto di vista dell’opinione pubblica e quello dei responsabili politici, dei mass media, diverge moltissimo. L’opinione pubblica non è allarmata come lo è invece la classe dirigente che si occupa soprattutto di scuola.

Perché i responsabili scolastici locali non hanno prestato attenzione ai segnali d’allarme lanciati da "A Nation at Risk" ? 

a cura di Gary Phillips, Vice-direttore AIR

Nel corso di questi ultimi trent’anni i responsabili scolastici USA hanno creduto che le prestazioni carenti del servizio scolastico statale ha posto la nazione USA in pericolo. ll problema persistente di questa opinione risiede nel fatto che i dati internazionali presi in considerazione dai responsabili politici scolastici per sostenere questo punto di vista non coincide con le statistiche riportate invece dalla stampa locale e con i risultati presi in considerazione dalle famiglie. Le indagini internazionali collocano generalmente gli Stati Uniti, nel caso migliore, più o meno a metà classifica tra i paesi industrializzati mentre invece i punteggi conseguiti nelle prove strutturate dei singoli Stati USA, sul piano nazionale, fanno ritenere che gli studenti americani sono bravi e conseguono risultati al di sopra della media. Non c’è dunque da meravigliarsi se il sentimento di crisi che provano i responsabili politici non sembra talmente urgente e drammatico alle autorità scolastiche locali ed alle famiglie. Non c’è neppure da meravigliarsi se gli insegnanti locali facciano di tutto per mascherare quanto i responsabili politici invece ritengono critico.

Phillips produce un grafico che qui non si riesce a riprodurre che riguarda i punteggi conseguiti dagli alunni in matematica in 4ª elementare nel 2007 e che sono stati trasmessi al governo federale dagli Stati nell’ambito della procedura per il rinnovo della legge federale del 2001 “No Child Left Behind". Il caso del Tennessee citato in precedenza è davvero esemplare. Nel 2007, questo Stato indicava che il 90% degli alunni di 4ª elementare erano competenti in matematica sulla base di criteri stabiliti dallo Stato. Quale sarebbe stata la posizione del Tennessee se invece ci fossero presi in considerazione i parametri internazionali ed i punteggi per l’indagine internazionale TIMSS [3]. Phillips ha comparato questi due esercizi poiché per TIMSS si avevano anche i punteggi degli alunni di quarta elementare nelle prove strutturate, ossia ha comparato i punteggi di queste due indagini, di quella internazionale finanziata dal governo federale USA e di quello dello Stato del Tennessee . Secondo l’indagine internazionale soltanto il 29% degli alunni di 4ª elementare dello Stato del Tennessee erano competenti in matematica. Dal punto di vista internazionale, il Tennessee ha soltanto il 29% dei suoi alunni di 4ª elementare competenti in matematica mentre dal punto di vista dello Stato questa percentuale sale al 90%. [4].

La discrepanza tra questi due modelli di misura proviene da una pecca del sistema statistico. Il governo federale statunitense che finanzia le indagini internazionali usa i dati internazionali che sono calcolati con un sistema metrico differente da quello usato dagli Stati nelle proprie prove strutturate. È ovvio che, in questo caso, due differenti modi di calcolare producano risultati diversi. È come avere a che fare con un dottore che si serve di due termometri calibrati in maniera diversa, un termometro nazionale ed un termometro locale. Il termometro nazionale indica che il paziente ha la febbre e che necessita un trattamento d’urgenza mentre invece il termometro locale indica tutt’altra cosa ossia che la temperatura del paziente è corretta, che il paziente sta bene.

È difficile che i messaggi contenuti nel documento " A Nation at Risk" giungono a livello locale dove i cambiamenti dovrebbero effettuarsi. Fin quando noi non si adotta una metrica comune che misura le prestazioni degli studenti basate su standard internazionali competitivi si continuerà a livello locale a nascondere o a mettere da parte tutti i documenti che provengono dal governo federale e che dicono il contrario di quanto affermano gli Stati USA. [5]

 

 

 

[1] Acronimo per "American Institutes for Research

[2] Si potrebbe aggiungere anche in altri paesi

[3] Acronimo per "Trends in International Mathematics and Science Study" ossia, “Tendenze nell’evoluzione internazionale delle competenze matematica e scienze"

[4] Questa situazione non è specifica ai sistemi scolastici degli USA ma si ritrova anche in altri sistemi scolastici decentralizzati federali come per esempio quello elvetico

[5] ndr. : Fortunatamente Phillips propende per un sistema metrico internazionale ma agli inizi degli anni 90 gli USA hanno tentato con l’indagine IAEP 1988/1991 al quale ha partecipato anche un campione di studenti dell’Emilia-Romagna di imporre i propri standard di misura nelle indagini internazionali, i propri criteri di valutazione. La reazione scientifica internazionale è stata talmente violenta che gli USA hanno dovuto abbandonare il progetto IAEP