Presentazione del dibattito sulle scuole virtuali: sono una soluzione ai problemi della scolarizzazione o un intralcio? L’evoluzione negli Stati Uniti.

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Una scuola senza scuola

Scuole statali "online" si sviluppano rapidamente in certi sistemi scolastici, come per esempio negli Stati Uniti. Anche l’offerta di corsi "online", complementari alle lezioni o al curricolo delle scuole, per gli allievi della scuola dell’obbligo sono in aumento. Sorgono nondimeno alcuni problemi: quello burocratico connesso al riconoscimento della validità di questi apprendimenti scolastici, quello pedagogico che risiede nella trasformazione del sapere scolastico e dei curricoli e quello politico-amministrativo legato ai costi e al finanziamento: incombe allo Stato sviluppare questi programmi oppure lo sviluppo della scuola virtuale può essere appaltato? Posto in questi termini il problema diventa una questione vitale per la scuola statale e per gli operatori scolastici che non possono far altro che lottare per non perdere il potere immane che detengono su milioni di allievi e studenti obbligati ad andare a scuola, con minime possibilità di scelta. Lo sviluppo di scuole virtuali controllate dallo stato potrebbe offrire maggiore libertà di scelta, ma si rivela una scappatoia oltre che una sfida tecnologica di prima grandezza.

Nella relazione testé pubblicata dal Brookings Institution, celebre centro di ricerca statunitense sulle politiche scolastiche :"Expanding Choice in Elementary and Secondary Education: A Report on Rethinking the Federal Role in Education" , si raccomanda al governo federale americano di creare scuole virtuali statali al livello dell’insegnamento primario e di quello secondaria (dal primo al dodicesimo anno di scuola) per ampliare la libertà di scelta e per permettere a chi non ha i mezzi per scegliere una scuola diversa e migliore di quella frequentata di poterlo fare. In questo modo si potrebbe finalmente tagliare il nodo gordiano che lega indissolubilmente gli allievi a scuole stabilmente pessime, che non riescono a ristabilirsi. La soluzione magica per affrancarsi da queste situazioni incresciose non consiste tanto nella chiusura delle pessime scuole, che si rivela pressoché impossibile, ma nell’iscrizione ad una scuola virtuale.

 

Cosa è una scuola virtuale?

 

Una scuola senza un luogo fisso, senza aule, senza classi. Una scuola ridotta all’essenziale , ossia a procedure d’apprendimento e a sequenze d’apprendimento a distanza, controllate in vari modi, che gli allievi possono seguire secondo il proprio ritmo, da soli o in gruppi. La scuola virtuale è la scuola con un laptop o un PC, via Internet. Si apprende come e quando si vuole e si fa verificare , legittimare si diceva un tempo, quel che si apprende, il sapere scolastico che si impara, con prove che possono essere di vario tipo, anche online, in modo elettronico.

Ci sono vari tipi di scuole virtuali. Quello di cui si parla in quest’articolo è un modello in voga negli Stati Uniti che è sviluppato e pilotato dai Dipartimenti dell’istruzione pubblica. Si tratta dunque di un tentativo da parte dei sistemi scolastici di non perdere il treno e di attuare scuole virtuali controllate dallo Stato. [1]Nelle scuole virtuali create e gestite dallo Stato ci si deve inscrivere come ci si inscrive in qualsiasi altra scuola. Si è registrati. Non si tratta di scuole libere.

Progetto molto problematico!

Tutto ciò è fattibile? Chi paga? Come la mettiamo con i sistemi scolastici decentralizzati? Il provveditorato di Belluno per esempio dovrebbe pagare le rette di uno studente che segue corsi online proposti da Education2.0, supponiamo, mentre risparmia sui costi mentre questo allievo non frequenta le scuole del provveditorato? Come si fa con gli allievi delle scuole primarie e delle scuole medie che sono quelli che probabilmente devono essere maggiormente inquadrati e seguiti dagli adulti? Dove farli incontrare?

 

Disuguaglianze in vista

 

Il modello di scuola virtuale statale potrebbe funzionare con genitori poco impegnati, che hanno tempo, che possono seguire i figli, intervenire quando le linee a banda larga si inceppano o quando i laptop fanno le bizze. Non può funzionare in tutti i casi e soprattutto nei casi disperati, nelle zone più remote, nelle borgate squallide, nei quartieri periferici trasandati, violenti, nelle famiglie senza risorse, senza spazi. Eppure Sugata Mitra (vedi la sua relazione al Convegno della Fondazione San Paolo "Un giorno di scuola nel 2020") dimostra con il progetto "A Hole in the Wall" che il computer, la rete Internet, sono catalizzatori d’apprendimento strepitosi, aprono prospettive inedite d’apprendimento, basate sull’auto-organizzazione di grupppi di ragazzi e ragazzi di varia età che si aiutano reciprocamente. Si può fare a meno degli insegnanti e i risultati dal punto di vista dell’apprendimento sono spettacolari. Ci vuole però molto coraggio per lanciarsi in questa direzione, per avere fiducia nel metodo, per dare fiducia ai discenti. Il modello presentato in questo documento non è così progredito e così rischioso. Al contrario: non corre nessun rischio.

 

L’interazione fisica con gli adulti indispensabile

 

Una scuola virtuale a pieno tempo per tutti è inimmaginabile per ora ed è fattibile solo per pochi bambini. Non è quindi la soluzione adatta per diversificare o accrescere la libertà di scelta della scuola e dell’istruzione. Nella stragrande maggioranza dei casi per il momento l’interazione con un adulto sembra irrinunciabile. Senza modalità di sostegno, senza possibilità di interazioni locali, fisiche, non importa né dove né come, senza adulti che funzionano come una guida, è difficile immaginare come possa funzionare per tutti una scuola virtuale. Modalità di apprendimento di questo tipo nelle società avanzate dove le scuole pullulano ad ogni angolo di strada non sembrano ipotizzabili. Smantelliamo tutte le scuole vigenti? Cosa mettere al loro posto? Cosa ne facciamo con quelle che esistono? Come trasformarle? Come passano la giornata bambini e bambine ? Chi si occupa di loro? Non sono problemi indifferenti. Tutto il sistema socio-economico traballa, è in giuoco.

Si potrebbe obiettare che in molti casi il lavoro domestico sostituirà il lavoro nelle aziende, che una parte di adulti , di madri e di padri, non dovranno più spostarsi da casa per lavorare e guadagnare, siamo ancora ben lungi da un’ organizzazione produttiva di questo tipo. Nel frattempo occorre concedere ai privilegiati la possibilità di sperimentare soluzioni diverse? Quale percentuale della manodopera potrà fruire di queste condizioni di vita? Quanti anni ci vorranno pr arrivare a questo punto? Quali classi sociali ne approfitteranno maggiormente? Quali le implicazioni dal punto di vista delle disuguaglianze sociali davanti all’istruzione?

 

 L’esperienza americana: "Online learning"?

 

Negli Stati Uniti le molteplici esperienze di scuole virtuali sono analizzate in un sito dedicato a questa evoluzione dove si pubblica annualmente una relazione che esamina la tendenza nei cinquanta stati e si classificano i tipi di pratica in voga [2]

In 27 stati esistono scuole virtuali statali o private riconosciute e in altri 6 ci sono corsi "online" statali (vedi cartina).

In totale sono stati prodotti nel 2009 negli USA 320 000 corsi "online" che permettono di conseguire crediti riconosciuti nel sistema scolastico statale se si superano le prove di valutazione. In 24 Stati funzionano scuole "online" a tempo pieno. Siamo quindi davanti a un’esperienza considerevole che consente di farsi un’idea precisa di quel che potrebbe succedere in futuro e dei problemi che si porranno ai sistemi scolastici: scomparsa della scuola tradizionale, evoluzione parallela o in concorrenza, trasformazioni necessarie dell’amministrazione scolastica, ostacoli, problemi pedagogici e tecnici, costi? Questa realtà è tale che non si può più ignorarla. Al di là di questo quadro si situano le numerosissime esperienze di corsi e programmi a livello universitario e terziario non universitario. Non siamo più in un mondo di fantascienza, ma in una realtà che prende piede ovunque. I valutatori e gli analisti possono iniziare dunque sin d’ora il loro lavoro.

 

Si stima che un milione di allievi dalla prima elementare all’ultimo anno dell’insegnamento secondario di secondo grado seguano corsi "online". Questi corsi possono essere di complemento al programma scolastico e alle lezioni seguite a scuola oppure possono essere corsi completi, che permettono agli allievi di non più andare a scuola e di assolvere l’anno scolastico stando a scuola, andando a scuola senza andare a scuola, insomma.

 

Le informazioni fornite in "Keeping Pace 2009" permettono di farsi un’idea di come i sistemi scolastici stiano facendo i conti con le TIC e di quel che potrebbe succedere se i sistemi scolastici riusciranno a manipolare totalmente l’evoluzione verso le nuove tecnologie, a non perdere il controllo della scolarizzazione. Questa è una partita del tutto aperta, il cui esito dipenderà in parte dall’abilità del potere politico a elaborare, utilizzare e imporre nuove tecniche di potere per controllare e condizionare la popolazione e in parte dall’evoluzione tecnologica che per ora è imprevedibile.

 

L’ostacolo principale

 

Le indagini statunitensi hanno scoperto che l’ostacolo principale all’estensione delle scuole virtuali statali è quello del finanziamento. Il modulo vincente sembra sia quello texano dove i fondi seguono gli allievi, sono versati cioé agli allievi i quali pagano i corsi ai fornitori presso i quali si servono. Quindi lo Stato paga gli studenti, ma i sussidi sono vincolati ai risultati conseguiti (che ovviamente si misurano con prove standardizzate) o con la promozione (si riesce a superare con successo il corso o meno). Questo modulo permette alle scuole virtuali statali di soddisfare rapidamente una domanda crescente.

 

Lo sviluppo di scuole virtuali statali genera immediatamente un mercato scolastico e una concorrenza tra scuole virtuali. Per neutralizzare i rischi connessi al marketing, alla pubblicità, al "furto" di studenti da parte delle scuole, si devono già sin d’ora imporre standard nazionali obbligatori comuni a tutte le scuole virtuali (risultato che finora non si è conseguito) e predisporre un sistema di copyrights (diritti d’autore) dei corsi, per impedire tra l’altro che vengano sfacciatamente copiati. Inoltre, in un sistema di "acceso libero" alla conoscenza, la presenza di enti (stati o provveditorati) che si oppongono alla libera circolazione del materiale rappresenterebbe un problema reale. In ogni modo non si può escludere che gli Stati o i provveditorati si ripieghino su se stessi e proteggano gelosamente i propri studenti per consentire loro di vincere la partita, in questo caso i concorsi d’ammissione alle università prestigiose o alle migliori scuole di scienze applicate.

 

Conclusione

 

Il sistema scolastico sta reagendo al pericolo di smantellamento a seguito della diffusione delle TIC e sta già prendendo le contromisure. Forse tra poco l’anelito di libertà che percorreva la rete Internet e la speranza di un radicale rinnovamento della scolarizzazione grazie alle TIC andranno a farsi friggere. Questo esito però sarà una vittoria di Pirro. I problemi che le scuole virtuali statali dovranno affrontare saranno tali che non potranno verosimilmente essere dominati per cui non è escluso un crollo tardivo di tutto il macchinoso impianto che si sta ora costruendo in fretta e furia.

 

Nessuno può oggigiorno ancora dubitare che le scuole virtuali continueranno a crescere. Già ora fanno parte del paesaggio scolastico americano, come afferma il documento qui presentato, con un tasso di crescita annuo stabilizzato tra il 25% e il 40%. A questo punto però occorre porre una domanda essenziale: questa espansione contribuirà a un miglioramento dei livelli d’ istruzione, del profitto scolastico, dell’equità di fronte alla formazione? Il documento qui presentato è ottimista a questo riguardo ma forse è troppo presto per trarre una conclusione del genere.

[1] La definizione usata nel documento statunitense qui presentato è restrittiva: "online learning is teacher-led education that takes place over the Internet, with the teacher and student separated geographically. Several associated educational practices, such as blending online and face-to-face instruction, the use of Internet-based resources in the classroom, and laptop initiatives, are discussed in cases where there are significant programs or policies related to these practices"

[2] L’analisi è annuale. La versione 2009: "Keeping Pace 2009" è allegata

Les documents de l'article

pdf_KeepingPace09-fullreport.pdf
jpg_Scuole_virtuali_negli_USA_2009.jpg