Mentre in Italia si smantella il modulo di due o tre insegnanti per classi nelle scuole primarie, applicato con numerose varianti, in Inghilterra si misurano gli effetti dell’inserimento di specialisti del sostegno pedagogico nelle classi. Le sorprese non mancano.

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Effetti perversi del sostegno pedagogico

Una ricerca britannica smentisce le lodevoli intenzioni di chi si dà da fare per sostenere e aiutare gli studenti deboli a scuola: senza cambiamenti di fondo nella gestione e nell’organizzazione della vita scolastica, le iniziative bene intenzionate non servono a migliorare la sorte degli alunni deboli. Le risorse stanziate per il sostegno sono risorse sprecate, anzi accentuano la segregazione scolastica invece di ridurla.

Il caso dei Teaching Assistants in Inghilterra

 

I ricercatori britannici non credevano ai propri occhi e hanno perciò rifatto un anno dopo l’indagine per verificare la validità dei dati e essere sicuri che non si sbagliavano affatto. L’indagine, svolta la prima volta nell’anno scolastico 2005-2006 dall’Istituto dell’educazione dell’Università di Londra su 20 000 insegnanti e docenti di sostegno [1], ha coinvolto 8000 alunni di 153 scuole e ha rivelato che più un alunno era aiutato a scuola, meno progrediva. Per essere certi di non prendere cantonate i ricercatori hanno rifatto l’indagine nell’anno scolastico 2007-2008 giungendo a conclusioni analoghe. Quindi occorre arrendersi per il momento all’ evidenza: il sistema dei TA non funziona come dovrebbe.

In Inghilterra, i "Teacher Asistants" (ossia gli aiutanti degli insegnanti, alla lettera) sono stati creati nel 2003 con lo scopo di dare un colpo di mano ai titolari sia dal punto di vista didattico che amministrativo [2]. Loro compito precipuo è quello di tenere in ordine il materiale didattico, specialmente quello informatico, di sorvegliare quello che succede nei corridoi e nel cortile di ricreazione, ma anche di aiutare gli alunni a svolgere i compiti, a risolvere i problemi, oppure di dare un colpo di mano ai docenti di ruolo quando si tratta di far lavorare gli alunni in piccoli gruppi o individualmente.

Risultati sorprendenti

La ricerca rivela che quando questa funzione è stata creata gli effetti furono inizialmente positivi. La presenza dei TA fu molto ben accolta dagli insegnanti di ruolo e il clima nelle classi, specialmente in quelle numerose oppure in quelle nelle quali gli insegnanti incontravano difficoltà ad applicare metodi pedagogici differenziati e ritmi di lavoro alternati, divenne molto migliore, con minori problemi di disciplina e con un netto guadagno della concentrazione. 

Due insegnanti su tre hanno ammesso di avere provato, quando hanno ricevuto dei TA, maggiore soddisfazione nel lavoro e di avere percepito una abbassamento dello stress. L’effetto invece è stato meno positivo per quel che riguarda gli studenti. I ricercatori hanno infatti potuto constatare che più un alunno era seguito dai TA , meno progrediva. Il contrario di quanto ci si aspettava, dunque. In altri termini, i TA facevano del bene ai docenti di ruolo, ma non agli alunni. Orbene, dopo molteplici verifiche, i ricercatori hanno dovuto ammettere che in causa non erano gli alunni, bensì l’impostazione dell’aiuto dato dai TA.

Il funzionamento della scuola in causa

"Non si possono biasimare i TA" dichiara uno degli autori dell’indagine. "Non possiamo affermare che hanno una pessima influenza...La spiegazione principale è un’altra: i TA tendono a concentrarsi sugli alunni più deboli i quali vengono separati dal resto della classe". Al momento della loro creazione, gli insegnanti hanno voluto servirsi degli assistenti per aiutare gli alunni in difficoltà. Progressivamente, questi studenti sono stati confidati ai TA affinché li facessero lavorare in piccoli gruppi o li seguissero individualmente. E’ quindi successo un fenomeno molto strano: gli allievi più bisognosi, invece di essere più seguiti dai docenti di ruolo, ossia dai loro docenti, meglio formati in genere che non i TA, finirono per essere lasciati in mano agli assistenti ed essere, in un certo senso, persi di vista dai docenti di ruolo. Durante questo tempo, la classe intera, sgravata dalla zavorra degli alunni deboli, poteva lavorare meglio con il docente di ruolo e progredire più in fretta, in un clima molto più sereno e disteso, con piena soddisfazione di tutti, del docente di ruolo e dei buoni alunni.  

 Cosa significa aiutare?

Il caso dei TA è sintomatico di una certa concezione dell’aiuto pedagogico che si riduce a trattare i casi difficili e a differenziare l’insegnamento al di fuori della classe. In questo modo gli insegnanti di ruolo si liberano delle loro responsabilità più angoscianti e delle loro preoccupazioni. Quando un alunno non va, non segue, disturba, rallenta il ritmo della classe, lo si affida a un TA, ossia a un aiutante. In altri termini se ne sbarazzano. Con tutte le migliori intenzioni in questo modo si alimenta un sistema segregante che rende impossibili i progressi dei più deboli nonostante le risorse supplementari che il sistema scolastico o la politica educativa stanziano per realizzarli. Invece di aiutare i più deboli, con questo sistema si accentua il divario tra alunni forti e alunni deboli e si infila la dirittura che alimenta la dispersione scolastica e che genera un’alta proporzione di dropout. 

 

 Comunicato stampa dell’ "Institute of Education", Università di Londra

 L’ articolo del servizio scuola della BBC del 4 settembre 2009

[1] I docenti di sostegno si chiamano in Inghilterra "Teacher Assistants", sintagma abbreviato con l’acronimo TA

[2] Ce ne sono anche in molti Stati americani, come per esempio nelle scuole statali della California

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