Recensione del bollettino dell’OCSE "Indicatori dell’istruzione al vaglio" pubblicato nel marzo 2016

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I giovani insegnanti migliori dei colleghi anziani

Il summit sugli insegnanti si è tenuto quest’anno a inizio marzo a Berlino. Questa è un’occasione per l’OCSE per valorizzare le proprie indagine, per incontrare i responsabili dei sistemi scolastici e per vendere loro le proprie analisi e la propria concezione della scuola. Quest’anno il tema dell’incontro era "TEACHERS’ PROFESSIONAL LEARNING AND GROWTH:CREATING THE CONDITIONS TO ACHIEVE QUALITY TEACHING FOR EXCELLENT LEARNING OUTCOMES". Nel libro prodotto per l’occasione e redatto dal capo dell’educazione all’OCSE Andreas Schleicher si sfrutta la miniera di dati raccolti dall’OCSE nelle indagini internazionali , si incrociano questi dati per trarre indicazioni riguardanti le competenze degli insegnanti a risolvere problemi con l’uso delle nuove tecnologie dell’informatica e si compara il livello di competenze del corpo insegnante con quello di altre categorie di adulti. Il documento dell’OCSE evidenzia l’importanza del gradiente anzianità. A parità di età il corpo insegnante se la cava mica male rispetto al resto della popolazione adulta e soprattutto rispetto al gruppo di adulti laureati. Da questa constatazione si deduce che occorre preoccuparsi molto dell’anzianità del corpo insegnante che appare come una variabile rilevante della competenza degli insegnanti in materia di TIC e prevedere corsi di formazione ad hoc per gli insegnanti. I dati presentati dall’OCSE riguardano il corpo docente delle scuole primarie e delle scuole medie.

 Il bollettino con il quale si offre uno spaccato delle informazioni fornite dagli indicatori internazionali sull’istruzione [1] esce una volta al mese in francese e in inglese. Il numero di marzo 2016 è dedicato alle competenze degli insegnanti delle scuole primarie e della scuola media in informatica e più specificatamente nelle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione [2]e nel loro uso nella soluzione di problemi comparate alle competenze di altri gruppi di adulti. Ne parla Dirk Van Damme, direttore del CERI nonché capo del dipartimento di valutazione della Direzione dell’educazione dell’OCSE in un post nel blog dell’OCSE dedicato all’educazione  [3]   [4]. Cliccare qui per accedere al blog.

Van Damme riprende gli argomenti del documento preparato dall’OCSE per il summit sugli insegnanti sfruttando i dati dell’indagine PIAAC 2013 di cui si è parlato in questo sito [5] e quelli dell’indagine TALIS [6]. e dell’indagine PISA 2012 che era imperniata sulla cultura matematica. L’OCSE continua dunque a sfruttare al massimo le sue banche dati costituite dai dati provenienti dalle indagini internazionali che patrocina e dirige.

Nel bollettino bilingue "Indicateurs de l’"éducation à la loupe" No.40, [7] si citano un certo numero di paesi e di sistemi scolastici ma non compare l’Italia. Nessuna spiegazione è fornita della scelta dei paesi e dei sistemi scolastici presi in considerazione nelle tavole del bollettino.

L’indagine sulle competenze degli insegnanti é stata presentata al summit sugli insegnanti che si è tenuto a Berlino dal 3 al 4 marzo 2016 . Non si sa chi fosse presente per l’Italia. C’erano 23 ministri e circa 400 partecipanti. [8].Come ormai d’abitudine, l’OCSE ha pubblicato per l’occasione un libro scritto dal capo della Direzione dell’educazione Andreas Schleicher che sfrutta i dati dell’OCSE nonché una bibliografia molto aggiornata. Titolo del documento dell’OCSE il cui autore è Andreas Schleicher : Teaching Excellence through Professional Learning and Policy Reform. Lessons from around the World  [9];

L’OCSE assume come valida la tesi sostenuta da molti secondo la quale la bontà di un sistema scolastico dipende dalla bontà degli insegnanti. Questa tesi sembra talmente evidente da essere adottata come un assioma indimostrabile. Schleicher modernizza la tesi e lo fa anche il valletto Van Damme nel suo blog dove riprende la teoria del capo: la bontà di un sistema scolastico non può essere superiore alla bontà degli insegnanti, si dice, il che resta da dimostrare. .

Sarebbe bene conoscere la situazione italiana per quel che riguarda le competenze nelle TIC degli insegnanti delle scuole primarie e della scuola media dopo che il governo ha deciso di riconoscere la funzione di animatore informatico nelle scuole e anche perché si sa che il corpo insegnante italiano è uno dei più anziani tra quelli di tutti i sistemi scolastici dei paesi facenti parte dell’OCSE.

I dati dell’OCSE sono consolanti per l’insieme degli insegnanti [10]. In primo luogo dimostrano che le competenze degli insegnanti in cultura matematica sono pari a quelle della popolazione laureata [11]. Nel bollettino citato agli inizi dedicato alle competenze degli insegnanti nelle TIC comparate alle competenze della popolazione adulta equiparabile, si dimostra che gli insegnanti hanno una livello di competenze nell’uso delle TIC per risolvere problemi pari alle competenze della popolazione adulta laureata. Questa constatazione è simile a quella che riguarda la cultura matematica.Nel documento presentato a Berlino e preparato da Schleicher l’Italia è inclusa nella prima tavola. Si osserva che gli insegnanti italiani hanno un livello di competenze in cultura matematica più basso comparato a quello della popolazione laureata tra i 16 e i 64 anni ma anche il livello di questo gruppo in Italia non è affatto brillante ed è tra i peggiori del gruppo di paesi per i quai esistevano dei dati (24 paesi). 

In media il 51% degli insegnanti dei sistemi scolastici presi in considerazione ha un buon livello di competenze nelle TIC e nell’uso delle TIC per risolvere problemi. Si può comparare questa percentuale al 31% del gruppo che in tutta la popolazione adulta ha un livello analogo. Nondimeno, la proporzione della popolazione adulta laureata con buone competenze era maggiore della proporzione degli insegnanti ( del 3%).Soltanto in 4 sistemi scolastici ( nel Canada che tra l’altro è un insieme di sistemi scolastici diversi, in Irlanda del Nord, in Giappone, e Corea) le competenze degli insegnanti erano superiori a quelle dei loro colleghi laureati.In genere i laureati nelle professioni scientifiche e tecniche riescono meglio degli insegnanti nei test sulle conoscenze in informatica e sull’uso delle TIC per risolvere problemi.

L’età può essere una spiegazione di questa situazione. Se si tiene conto dell’età gli insegnanti in media se la cavano meglio che non il resto della popolazione adulta laureata che costituisce il gruppo di confronto adeguato per la categoria degli insegnanti. Questo vuol dire che le autorità politiche devono assolutamente preoccuparsi dell’anzianità del corpo insegnante.Come dice giustamente Van Damme non è colpa degli anziani se le competenze nelle TIC sono insufficienti.

Inoltre quando soltanto un insegnante su due e in molti sistemi scolastici anche meno [12] sa risolvere problemi servendosi delle TIC , ci si può interrogare sulla capacità di questi insegnanti a trattare questioni professionali complesse. Van Damme afferma , giustamente, che quando gli insegnanti non hanno queste competenze allora si può supporre anche che non sapranno prendere le distanze dai pasticci quotidiani e che per risolverli non avranno altra soluzione che quella di ricorrere agli espedienti del passato, di preferire una organizzazione scolastica burocratica, controlli amministrativi e di contestare sia le impostazioni della vita scolastica contraddistinte dall’autonomia professionale sia il ricorso a pratiche innovanti, a novità insomma come le TIC. Il ricorso alle TIC dipende dalle competenze degli insegnanti nelle TIC , questa è una verità lapalissiana, dalla capacità a servirsene in modo originale , creativo, nonché dall’abilità a sfruttarne la piena potenzialità.

Van Damme in conclusione del post attira l’attenzione sull’importanza del gradiente anzianità e sull’esigenza di una formazione spinta in materia di TIC; anche Schleicher nel suo documento per il summit insiste sul tema della formazione.

 

 

 

[1] il celebre insieme INES

[2] Si usa qui l’acronimo TIC che significa "Tecnologie dell’informazione e della comunicazione"

[3] Titolo ufficiale in inglese della funzione di Van Damme : "Head of the Innovation and Measuring Division, Directorate for Education and Skills"

[4] Titolo del blog che a quanto sembra esiste solo in inglese "Educationtoday"

[5] Si effettui una ricerca con l’acronimo PIAAC che vuol dire "Programme for the International Assessment of Adult Competencies" 

[6] Acronimo inglese per "Teaching and Learning International Survey"

[7] Lo si può scaricare cliccando qui

[8] Per maggiori informazioni si clicchi qui

[9] cliccare qui per consultare il volume in inglese

[10] Non è il caso per l’Italia i cui risultati sono discussi quando si trovano

[11] Si usa qui questo concetto molto italico anche se non è molto appropriato perché il gruppo di confronto è composto dai diplomati di tutto l’insegnamento terziario, categoria questa non molto in voga in Italia dove per insegnamento terziario in genere si intende la formazione universitaria e grosso modo la laurea, che è un titolo prettamente italiano

[12] SI può supporre che questo sia il caso dell’Italia ma nei documenti OCSE non c’è traccia dell’Italia a questo riguardo