Come valutare gli insegnanti? Dopo un’ opposizione radicale al principio si entra in materia: gli insegnanti si possono valutare, magari anche servendosi dei punteggi degli allievi nei test.

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Valutazione degli insegnanti

L’American Federation of Teachers, uno dei più potenti e attivi sindacati degli insegnanti negli USA, da sempre molto vicino al partito democratico, rompe un tabu: i punteggi nei test potrebbero essere presi in considerazione per la valutazione degli insegnanti.

La valutazione degli insegnanti

Nel dibattito in corso da alcuni decenni sulla qualità dell’istruzione, il fattore "competenze e qualità degli insegnanti" è spesso evocato come il fattore principale della qualità dell’istruzione. Ciò è probabilmente errato, ma non è questa la sede per discutere questa questione. Accettiamo per scontato, almeno nell’ambito di questo articolo, che la qualità degli insegnanti sia proprio un fattore determinante della qualità dell’educazione dell’istruzione degli studenti. Questo significa non solo che per migliorare la qualità dei risultati scolastici occorre prestare una grande attenzione alla formazione iniziale e permanente degli insegnanti e che occorre far sì che vengano reclutati insegnanti di qualità, tema questo al centro di tutta una serie di indagini nazionali ed internazionali tese a scovare la ricetta che garantisca questo esito, ma occorre anche che gli insegnanti debbano assumere la responsabilità dello scarso profitto degli studenti (almeno di una buona parte di essi), constatato ormai da anni nelle indagini internazionali e nazionali di ogni tipo, dopo 3, 5, 8 o nove anni di scuola. Se gli insegnanti rappresentano il fattore principale della riuscita scolastica, qualcuno deve pur essere responsabile di questi risultati. In genere, l’insuccesso scolastico è attribuito alla pigrizia, alla debolezza, alla pessima volontà, al boicottaggio degli studenti oppure alla scarsa collaborazione delle famiglie che non sosterrebbero con sufficiente impegno l’opera degli insegnanti, ma mai agli insegnanti. Eppure, una parte di responsabilità questi dovrebbero pure averla.

Le pecore nere

C’è però un’altra faccia della medaglia, evocata saltuariamente, di cui non si parla apertamente o di cui si discute malvolentieri negli ambienti del sindacalismo scolastico oppure tra insegnanti, ossia la presenza tra gli insegnanti di pecore nere. Non tutti gli insegnanti sono figure eccezionali, di grande valore, motivate, competenti, che svolgono il loro lavoro coscienziosamente. Tra i genitori e gli studenti la diversità tra gli insegnanti e tra dirigenti è ben nota. Si può anche supporre che questo stato di cose sia noto anche agli insegnanti. Non tutti gli insegnanti sono di identico valore. Quanti siano è difficile saperlo perché è proprio qui che il dente duole. Non ci sono infatti programmi validi né per misurare né per stimare con una buona approssimazione la proporzione degli insegnanti incompetenti, che non sono al loro posto della scuola.

Mettere l’accento sulle pecore nere significa implicitamente avere una posizione idealista, direi idilliaca, della scuola. Questa concezione è probabilmente errata oppure è utopica. Una scuola perfetta, priva di pecore nere, non c’è da nessuna parte ed è inutile sognarla. È più probabile il caso opposto, ossia una realtà scolastica nella quale convivono insegnanti brillanti e insegnanti incompetenti, personale qualificato e personale svogliato.Come non tutti gli studenti sono primi della classe, così neppure tutti gli insegnanti sono dei cannoni. Ci sono gli svogliati, gli incompetenti, gli annoiati , i depressi accanto alle star, a figure brillanti, a "principi" della cattedra, a persone che hanno la passione del mestiere e vi si dedicano anima e corpo, a persone erudite che hanno il piacere di insegnare. Il sistema scolastico deve essere in grado di gestire questa diversità e deve attrezzarsi per farlo.

 

Gli strumenti per una politica del personale scolastico

Se questo è il punto di partenza, allora risulta necessario attrezzarsi per potere fare i conti con i punti forti e deboli del personale scolastico e degli studenti, con le qualità e i difetti di tutti coloro che vivono all’interno delle scuole.

Lo sviluppo e l’acquisizione di questi strumenti, tra i quali possiamo includere la valutazione, non è né semplice dal punto di vista scientifico né anodina dal punto di vista della gestione del sistema scolastico. Spesso le politiche scolastiche sono schizofreniche: da un lato proclamano ambiziosi obiettivi e dall’altro si disinteressano completamente di quanto si consegue. Che gli obiettivi siano raggiunti o meno sembra essere in molti casi una preoccupazione del tutto irrilevante e secondaria. Nessuna se ne preoccupa o tenta di verificare se con le risorse stanziate si siano ottenuti gli obiettivi proclamati. La presenza nelle scuole di una proporzione difficilmente stimabile di personale incompetente è un corollario di questo disinteresse.
 

La valutazione

L’evoluzione nel corso di questi ultimi decenni delle teorie riguardanti le funzioni e i costi delle politiche pubbliche hanno considerevolmente modificato l’atteggiamento di una parte della classe politica nei confronti della qualità del servizio scolastico. La constatazione della presenza di disuguaglianze enormi nel profitto scolastico e di carenze considerevoli rispetto agli obiettivi dei programmi d’insegnamento preoccupa frange estese dell’opinione pubblica (quali?) e una proporzione crescente dei dirigenti politici. Qualcosa non funziona nelle scuole. La consapevolezza diffusa secondo la quale un miglioramento dei livelli di istruzione di tutta la popolazione ed in particolare degli strati più deboli ha ricadute benefiche dal punto di vista economico, non solo per i singoli ma per l’intera collettività, ha fatto sì che in molti paesi il dibattito politico sulla sulla misura del profitto scolastico sia diventato un tema centrale della politica. Questo è il caso, per esempio, in Inghilterra, in Canada, negli Stati Uniti, in Corea, in Australia, tanto per citare alcuni paesi , senza la pretesa di stabilire una lista esauriente dei paesi nei quali la valutazione degli studenti, delle scuole e degli insegnanti è un argomento al centro dei dibattiti politici. 

Gli insegnanti come capro espiatorio

È in questo contesto che si colloca il dibattito sulla valutazione degli insegnanti, sulle modalità di rimunerazione (rimunerazione in base al merito oppure rimunerazione in base alle funzioni esercitate indipendentemente dal merito e dei risultati). Se poi si ritiene che gli insegnanti siano il capro espiatorio delle carenze della scuola, allora è pressoché impossibile evitare di mettere a punto strumenti di valutazione degli insegnanti. E’ nello stesso interesse del personale scolastico partecipare al dibattito e collaborare all’elaborazione di procedure di valutazione convincenti, perché solo in questo modo si potrà evitare di addossare a tutti gli insegnanti le colpe della crisi scolastica. Le responsabilità sono condivise ed è bene che lo si dimostri.

 

I dirigenti politici e scolastici, non solo dunque gli insegnanti, sono pure responsabili del funzionamento o disfunzionamento che dir si voglia del servizio scolastico e dei risultati delle scuole statali, di quel che vi si impara, delle competenze e dei comportamenti che si acquisiscono a scuola, delle norme che si apprendono, dei codici da usare nelle comunicazioni scritte e orali, di ciò che si deve ritenere veritiero e di ciò invece che si considera falso. Le condizioni nelle quali gli insegnanti devono trasmettere questo bagaglio non sono modellate dagli insegnanti. Questi subiscono in gran parte sia le condizioni sia i programmi.

Modalità grossolane di ricatto e controllo degli insegnanti

Poiché è ormai diventato impossibile opporsi alla valutazione degli insegnanti e rifiutarla "in toto", ¨è d’uopo discuterne le modalità nonché le conseguenze, ossia l’uso che si potrà fare, dei risultati delle valutazioni degli insegnanti. Una volta accertato che un insegnante non è all’altezza, come comportarsi? Cosa fare? Mantenere l’insegnante nella scuola affiancandolo di un tutore? Spostarlo in un altro settore del sistema scolastico dove non ha a che fare con gli studenti? Aiutarlo a cercare un’altra professione? Licenziarlo puramente o semplicemente? Accompagnarlo nell’apprendimento di un nuovo mestiere?

 

È ormai sfumata la pretesa del personale insegnante di neutralizzare tutte le forme di valutazione esterna, accusate in genere di essere punitive, poliziesche, sterili, lesive della libertà dell’insegnamento, ecc. Non è tutto falso. L’ autovalutazione, usata per bloccare le valutazioni esterne, è poco credibile perché può slittare nel compiacimento e perché non serve ai terzi, ossia a coloro che vogliono sapere cosa si fa a scuola, cosa si ottiene frequentando la scuola, quali sono i fattori che aiutano a migliorare l’apprendimento, a acquisire comportamenti adeguati per imparare. Sapere autovalutarsi conta, a condizione che si evitino gli errori di autostima, che non si sgarri con la supponenza. L’autovalutazione è un esercizio fondamentale per ogni professionista. Dovrebbe essere praticata quotidianamente, ma purtroppo ciò non basta di fronte all’opinione pubblica e ai responsabili politici. Per altro non è affatto semplice apprendere a autovalutarsi, da soli o in gruppo.

 

Gli insegnanti, d’altra parte, hanno ragione di temere le modalità di valutazione esterna attuali. Non si può pretendere di giudicare la qualità del loro lavoro, le loro capacità, il loro impegno con i punteggi conseguiti nei test somministrati ai loro studenti in un paio di discipline. Questa è una caricatura di valutazione, che non rispetta i diritti della persona. 

Principi da applicare

Una valutazione su vasta scala correttamente impostata del personale scolastico dovrebbe tenere conto di due principi fondamentali :

  • Il personale scolastico deve partecipare in prima persona alla messa a punto di qualsiasi valutazione;
  • La valutazione del personale scolastico implica il ricorso simultaneo a molteplici forme di valutazione, non può che essere la congiunzione di più forme di valutazione.

D’altra parte, i responsabili scolastici vanno subito avvertiti a loro volta che non si devono illudere a proposito della facilità di imporre e attuare la valutazione esterna del personale scolastico:

  • Queste operazioni richiedono molto tempo per essere messe a punto perché esigono l’imbricazione coordinata di modalità valutative diverse;
  • Nessuna valutazione del corpo insegnante è a buon mercato. Queste operazioni sono costose sia per quel che riguarda la preparazione, la realizzazione e l’analisi, sia per le conseguenze riguardanti il personale non all’altezza, che non può essere licenziato sui due piedi, senza tenere conto dei diritti sociali acquisiti insegnando.

L’ispettorato

Fino a non molto tempo fa, in moltissimi sistemi scolastici, la valutazione degli insegnanti e dei dirigenti era svolta da un corpo di ispettori più o meno competenti, generalmente reclutati tra gli insegnanti che godevano di buona fama oppure tra insegnanti meritevoli per servizi resi alle varie maggioranze politiche. In certi sistemi scolastici la procedura per diventare ispettore contempla un concorso d’ammissione e un corso di formazione (per esempio in Francia).

In linea di massima l’ ispettore è una persona che conosce a menadito i regolamenti, le leggi, i programmi scolastici, e si ritiene pure che possieda un bagaglio di buone pratiche, ossia pratiche comprovate, utili per condurre senza intoppi una scuola o per svolgere una lezione in maniera impeccabile.

Questo sistema ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma è del tutto inadeguato per valutare gli insegnanti con criteri scientifici, soprattutto se gli insegnanti sono valutati solo con l’ispezione. Due problemi si sovrappongono a questo riguardo: la periodicità delle ispezioni e l’oggettività degli apprezzamenti.

Quando andava bene, un insegnante veniva ispezionato una volta ogni quattro o cinque anni. Oppure più sovente se l’insegnante era ritenuto un rompiscatole o qualcuno con il quale l’ispettore aveva conti in sospeso, spesso di ordine politico. Peraltro, sovente, le ispezioni erano alquanto arbitrarie perché gli ispettori giudicavano di insegnanti in base a criteri soggettivi, secondo le personali concezioni di una "buona scuola".

Quindi, l’ispezione da sola, di per sé, non basta per valutare in maniera oggettiva, sistematica, efficace, formativa, il personale scolastico. Occorre dell’altro, ed è qui che il dente duole.

Si comincia solo ora ad ammettere che nel ventaglio di modalità di valutazione che andrebbero applicate per valutare gli insegnanti si debba inserire anche la valutazione esterna, come del resto era già il caso con gli ispettori che erano valutatori esterni. A differenza dell’ispezione però, le nuove modalità di valutazione esterna non sono più fondate su una concezione olistica della scuola ma usano strumenti in grado di fornire un’informazione oggettiva dell’operato di un insegnante.

Nuovi strumenti per valutare gli insegnanti

Per ora, lo strumento al quale si è ricorsi per ottenere dati oggettivi sulle competenze e il lavoro degli insegnanti sono le prove strutturate somministrate agli allievi degli insegnanti, ossia i test scolastici, i quali dovrebbero permettere di misurare quanto gli studenti hanno imparato con l’insegnante.

Il collegamento tra i risultati dei test e la capacità o la bravura ad insegnare è fortemente contestato dalle organizzazioni degli insegnanti e da una gran parte degli insegnanti. Nondimeno, in svariati sistemi scolastici si tenta di applicare questo modulo. Le esperienze più numerose da questo punto di vista sono state svolte in diversi sistemi scolastici africani dove, per la carenza di insegnanti qualificati, si reclutano in massa persone che non hanno seguito una formazione specifica per diventare insegnanti ma che si ritiene abbiano alcune competenze o qualità per poter svolgere la professione dopo una rapidissima formazione della durata di qualche settimana.

Questi insegnanti avventizi non sono rimunerati come gli insegnanti regolari, costano quindi di meno all’erario pubblico ma svolgono una funzione analoga a quella dei professori o degli insegnanti ordinari poiché si occupano di classi alle quali, bene o male, insegnano qualcosa. Se si avvera che gli allievi di questo personale avventizio imparano tanto quanto imparano gli allievi degli insegnanti regolari, si potrebbe allora supporre di fare l’economia di una preparazione lunga e costosa degli insegnanti, la quale è del tutto inadeguata per soddisfare il fabbisogno di insegnanti necessario per fornire un’istruzione di base a tutta la popolazione scolastica giovanile. Questo è l’obiettivo del celeberrimo programma mondiale dall’Unesco e della Banca mondiale "Un’educazione per tutti"  [1]. Non a caso dunque le organizzazioni internazionali e molte organizzazioni intergovernative finanziano in Africa operazioni di questo genere: finanziano il reclutamento di personale avventizio, finanziano formazioni accelerate di una o due settimane, e volgono valutazioni comparate di insegnanti regolari ( i titolari) e insegnanti avventizi, somministrando test cognitivi ai loro allievi e comparando i punteggi conseguiti dagli uni e dagli altri.

 

Non entriamo qui nel merito della questione e evitiamo dunque di discutere la validità o meno di queste operazioni come è stato del resto già fatto in svariati articoli pubblicati in questo sito (clicca qui) [2]. La tendenza di servirsi dei punteggi degli studenti nelle prove strutturate per valutare le competenze e la qualità degli insegnanti è ineluttabile. Volenti o nolenti, le esperienze africane o quelle condotte in altri sistemi scolastici, permetteranno di raffinare gradualmente la metodologia, di discuterne i pregi e difetti, di mettere a punto modalità di valutazione che permetteranno di fornire misure oggettive della competenza della qualità degli insegnanti.

Un cambio di rotta s’impone

Indipendentemente dalla pertinenza o meno di questi strumenti, è accertato che una buona valutazione degli insegnanti debba prendere in conto forme complementari di valutazione tra loro interconnesse. In questo modo il servizio statale scolastico acquisterebbe una funzione sociale diversa da quella che ha avuto in passato e che ora non ha più e ricupererebbe inoltre una legittimità sociale e un prestigio andati quasi del tutto persi.

S’ impone quindi un cambio di rotta. L’opposizione radicale degli insegnanti alla valutazione non è più difendibile, mentre invece è comprensibile la riluttanza della maggioranza degli insegnanti nonché di molti ricercatori nei confronti delle valutazioni del personale scolastico che stabiliscono un rapporto di causa-effetto con i punteggi degli studenti nelle prove strutturate alla qualità dei loro insegnanti. La pertinenza di questa correlazione causale è più che dubbia.

Non si può passare da un estremo all’altro, dalla valutazione soggettiva, occasionale, irregolare degli ispettori alla valutazione basata unicamente sui punteggi conseguiti nelle indagini su vasta scala del profitto degli studenti.

A questo punto occorre riflettere sulla diversificazione delle forme di valutazione, impostare valutazioni sperimentali su piccola scala che tengano conto dei punteggi del profitto scolastico degli studenti e, se ci si riesce, della misura dei livelli delle competenze che si acquisiscono solo a scuola.

Svolta nel sindacato "American Federation of Teachers" ?

"Una proposta seria" così è stata giudicata la presa di posizione della presidente in carica dell’American Federation of Teachers Randi Weingarten, dal capo redattore della sezione "educazione" del "New York Times" BOB HERBERT , in un articolo di spalla pubblicato l’11 gennaio 2010. La presidente di questo sindacato molto influente invita i suoi membri ad accettare una forma di valutazione degli insegnanti che tenga conto del profitto degli studenti.Nel corso dell’interista la presidente annuncia anche che il sindacato AFT ha preso l’iniziativa di studiare le procedure disciplinari di licenziamento di insegnanti colpevoli di incompetenza o di comportamenti disdicevoli.

 Nell’intervista concessa al NYT, Randi Weingarten auspica che le valutazioni degli insegnanti della scuola statale siano più frequenti e più rigorose e afferma anche che i punteggi nelle prove strutturate nonché qualsiasi altra misura del profitto scolastico degli studenti dovrebbero essere una parte integrante della procedura di valutazione. La valutazione della qualità degli insegnanti è stata combattuta come un’eresia da molti insegnanti, ammette la presidente Weingarten , ma si deve stare attenti a non passare da un estremo all’altro. L’uso dei punteggi nelle prove standardizzate non può essere la sola fonte, o perfino la fonte principale, di valutazione della qualità di un insegnante, ma ciò non vuol nemmeno dire che la si debba escludere del tutto.

Nell’intervista, la presidente Weingarten ribadisce che è del tutto falso accusare il suo sindacato di volere mantenere nelle scuole a qualsiasi costo i pessimi insegnanti. "Proverò a convincere i miei associati che, logicamente, si devono anche prendere in considerazione i punteggi degli studenti quando si giudica un insegnante".

L’Uso dei punteggi dei test, secondo Weingarten, non dovrebbe essere che un ingrediente di una complessa procedura di valutazione del corpo insegnante che dovrebbe prefiggersi il rispetto di standard professionali elevati. Questa procedura dovrebbe sostituire le pratiche in vigore che in diversi provveditorati [3] sono alquanto lassiste e irregolari. Weingarten ammette la presenza di un malessere a questo riguardo, presente non solo negli USA ma anche in molti altri sistemi scolastici.

E’ giunta l’ora di cambiare

Sarebbe dunque giunto il momento di dire la verità su come sono valutati gli insegnanti nelle scuole. Il quadro è tutt’altro che roseo. I sindacati degli insegnanti hanno finora fatto lo gnorri e hanno in genere assunto un po’ ovunque una posizione lassista, adottando un atteggiamento che da un lato era comodo per gli affiliati perché proteggeva con l’argomento del rispetto dell’etica e della coscienza professionale, ma che dall’altro non faceva affatto di una proporzione indefinibile di allievi e studenti, quelli che finivano la scolarizzazione con le ossa rotta e senza avere appreso quasi nulla del sapere scolastico e senza avere integrato i codici sociali che la scuola ha il compito di insegnare. Oggi questo stato di cose non è più tollerato né dall’opinione pubblica, né dall’economia, né dai governi.

Nondimeno tutti sanno che in moltissimi sistemi scolastici è del tutto normale che gli insegnanti siano osservati soltanto un paio di volte all’anno per alcuni minuti dal dirigente scolastico e ogni tanto da un ispettore. Queste visite o ispezioni che dir si voglia si concludono spesso con un apprezzamento di soddisfazione. In genere, i giudizi sono vaghi e positivi. Non si capisce a cosa servano. Questo modo di fare non aiuta affatto gli insegnanti a correggere i propri difetti né a progredire professionalmente. Non è per altro in questo modo che si possono raccogliere informazioni sulla qualità, le competenze, l’efficacia degli insegnanti né sui loro meriti o demeriti.

La presidente del sindacato americano ha per altro invitato i responsabili scolastici a mettere a punto modalità di valutazione rispettose del lavoro effettivo degli insegnanti , con osservazioni più frequenti del lavoro d’aula. Per Weingarten occorre stare attenti a non cadere dalla padella alla brace com’è stato fatto per esempio nel 1986 nello Stato del Texas [4] con l’iniziativa sostenuta dall’industriale e uomo politico Ross Perot [5], il quale aveva organizzato un’operazione colossale e grottesca per valutare le competenze di tutti gli insegnanti texani. Questa operazione, aspramente combattuta dai sindacati degli insegnanti del Texas, è stata un fiasco totale. 

Una valutazione degli insegnanti è ben fatta quando serve sul piano professionale, quando aiuta gli studenti a diventare migliori, e non quando si trasforma in un’arma di punizione o di controllo per sottomettere una manodopera poco ligia. Gli insegnanti in difficoltà devono essere aiutati a rendersi conto dei propri difetti, a stabilire un rapporto sereno è non complessato con gli studenti, a completare la loro formazione. Se, dopo questi sforzi, un insegnante non dovesse più farcela, allora può essere licenziato, non importa se titolare o precario, e va aiutato a cercare un altro lavoro.

Nell’intervista concessa al New York Times, la presidente dell’AFT ammette che è scandalosamente difficile licenziare insegnanti non all’altezza, con comportamenti deplorevoli. Nondimeno, essa non manca di specificare, "troppo spesso le debite procedure amministrative sono glaciali. Vogliamo che ciò cambi".

Non perdere di vista l’obiettivo
 

La ricerca scientifica sulle modalità di valutazione degli insegnanti è un terreno di grande attualità e interesse. E’ ormai assodato che non si può più giudicare gli insegnanti come si faceva un tempo, ossia in base a congetture e opinioni personali. Se l’obiettivo della valutazione degli insegnanti è il miglioramento del benessere degli studenti e per riflesso il miglioramento della loro capacità ad apprendere, da soli o in gruppo, nonché l’acquisizione di strategie d’apprendimento compatibili con le inclinazioni e le caratteristiche di ognuno, allora occorre procedere in tutt’altro modo nella valutazione degli insegnanti.

Diventa essenziale reperire in modo scientifico i fattori e le variabili a proposito delle quali si può affermare, in modo certo, che permettono di migliorare l’apprendimento e di rendere l’insegnamento efficace per distinguerle dalle pratiche d’insegnamento perniciose, da abolire, perché nuocciono all’apprendimento, umiliano gli studenti, fanno perdere la fiducia in sé, non incoraggiano ad imparare. Questa distinzione è importante e si può fare. Una volta compiuto questo passo diventa possibile spiegare agli insegnanti quali sono le tecniche da adottare e privilegiare e quali sono invece gli errori da non commettere.

Non si deve dunque perdere di vista l’obiettivo della valutazione degli insegnanti. Questa dovrebbe servire a migliorare il profitto degli studenti tramite un migliore insegnamento. Non è purtroppo affatto detto che in tutti i sistemi scolastici si sia d’accordo su questo obiettivo, ossia il miglioramento del profitto degli studenti, il potenziamento della loro personalità, l’acquisizione delle abilità necessarie per apprendere, per discutere, per ragionare con la propria testa, per mettere in discussione le proprie congetture o i propri pregiudizi. Taluni sistemi scolastici funzionano con altri obiettivi, ne proclamano di un tipo ma ne praticano e ne tollerano di un altro tipo.

 

La maggioranza degli strumenti di valutazione degli insegnanti in vigore oggigiorno non servono a questo scopo, ossia non tendono a misurare le buone pratiche di scolarizzazione [6] che in maniera consistente e inoppugnabile producono risultati migliori nell’apprendimento e nel comportamento degli studenti quando imparano, studiano e sono a scuola.

Inoltre, molti insegnanti temono, spesso giustamente, che i metodi attuali di valutazione del loro lavoro ignorano o trascurano componenti essenziali, come per esempio il contributo che danno al miglioramento della vita scolastica [7], le iniziative prese per accrescere il benessere degli studenti a scuola, per rafforzare e stimolare la voglia d’apprendere, per incitare la curiosità, e per finire per conseguire buoni punteggi a scuola nell’apprendimento del sapere scolastico. Gli insegnanti non hanno torto quando denunciano le carenze degli strumenti di valutazione iche li riguardano.

 

Fortunatamente in questi ultimi tempi si è diventati molto più consapevoli della complessità di queste questioni e si sono compiuti passi in avanti considerevoli per capire come si dovrebbe impostare una valutazione degli insegnanti che non perda di vista l’obiettivo. Per esempio la fondazione Bill&Belinda Gates finanzia una serie di progetti di ricerca che si prefiggono di identificare quali possono essere gli indicatori di un insegnamento eccellente. Questi progetti studiano la qualità tecnica degli strumenti che sono in voga tuttora nella valutazione del personale scolastico e analizzano sperimentazioni e programmi di valutazione che esplorano nuove vie.

La valutazione degli insegnanti è dunque un campo d’indagine scientifica molto allettante che dovrebbe costituire il contraltare di politiche improvvisate, mal congegnate, riduttive, impostate per scopi ben diversi da quelli della promozione del sapere scolastico e delle capacità di ogni studente ad apprendere e a comportarsi in società.

[1] Anagramma francese "ETS"

[2] Oppure svolgere una ricerca approfondita in questo sito mediante la funzione "recherche approfondie" con la parola chiave "contractuels"

[3] Negli USA si chiamano distretti scolastici

[4] Nell’articolo qui citato Lorrie Shepard e Amelia Kreitzer analizzano l’intera operazione texana e la smontano in modo documentato e critico

[5] L’ex-padrone della ditta informatica DELL

[6] Non solo dunque di insegnamento ma di vita scolastica

[7] Per esempio rendere dignitoso e confortevole l’ambiente scolastico

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