Informazioni su un’ennesima indagine USA sulla valutazione degli insegnanti

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Valutazione degli insegnanti

La valutazioni degli insegnanti si susseguono e sono pressoché tutte inconcludenti. Il metodo che si segue in prevalenza è quello del valore aggiunto. Si parte dal presupposto che un buon insegnante lascia il segno nei suoi studenti e che questo segno appare nelle prove strutturate . In generale si prendono come metro di misura i punteggi degli studenti nei test di matematica e di comprensione della lettura. L’indagine qui presentata diverge perché considera anche gli effetti a lungo termine. L’indagine italiana "Valorizza" , una piccola indagine, ha pure tentato di evitare questo scoglio. Per ora, l’impasse metodologica è totale e la valutazione degli insegnanti è sempre problematica. Occorrerà cambiare modello di scuola e d’istruzione per trovare una via d’uscita accettabile. Fin quando si resta nello schema di scolarizzazione vigente sarà difficile scoprire una via d’uscita accettabile da tutte le parti in causa.

Come misurare gli effetti a lunga scadenza di un buon insegnante. In certi casi durano una vita intera. Il mio insegnante di storia dell’arte mi ha appreso a guardare un quadro, a interrogare la facciata di un monumento. Sessant’anni dopo lo ringrazio ancora. Stessa cosa per l’insegnante di ginnastica, disciplina che ora non si chiama più così. Con lui ho appreso nello spogliatoio come curare il corpo, la sessualità maschile, o altri semplici esercizi che pratico tuttora. Ciò è successo a molti. E`una fortuna . Una specie di iniziazione. Capita ma può anche non capitare.

La misura del valore aggiunto

La misura del valore aggiunto di un insegnante non si limita ai punteggi nei test scolastici. E’ un circolo vizioso, per ora quasi inestricabile. Fin qui ci sono stati molti tentativi con risultati il più sovente contestabili. Eppure un effetto a lungo termine esiste. Taluni insegnanti lasciano una traccia indelebile, altri nessuna traccia. Lo sanno tutti ma è difficile parlarne. Come è difficile isolare le variabili che concorrono ad ottenere questi risultati. Si corre ad ogni momento il rischio di sbandare, di essere malintesi.

Il Centro nazionale USA sulle politiche dell’istruzione [1] ha pubblicato il 16 febbraio scorso un documento di analisi di un’indagine molto ben fatta intitolata in inglese "The Long-Term Impacts of Teachers : Teacher Value-Added and Student Outcomes in Adulthood" [L’impatto a lungo termine degli insegnanti : il valore aggiunto di un insegnante e gli apprendimenti degli studenti all’età adulta" ; Il documento in inglese, a cura di [Raj Chetty, John N. Friedman, and Jonah E. Rockoff,  può essere scaricato cliccando qui]].

 

L’analisi riguarda gli effetti dei professori di scuola media. Secondo il NEPC lo studio è serio [2], ed è stato svolto da tre economisti della Columbia University, ma mancano molte prove per convalidarne le conclusioni. L’analisi critica dell’indagine è stata svolta da Dale Ballou, professore di politiche pubbliche alla Vanderbilt University.

I risultati

La maggioranza degli specialisti della valutazione negli USA ritengono che la metodologia esistente per valutare gli insegnanti non è ancora appropriata. I risultati infatti possono variare moltissimo con modifiche metodologiche minime. Pertanto il ricorso ai test con alta posta in gioco è controversa e problematica. Anche la maggioranza del corpo insegnante è ostile non tanto alla valutazione degli insegnanti quanto al ricorso esclusivo alle prove strutturate e al metodo del valore aggiunto [3]. Non hanno torto. A corto termine il ricorso esclusivo ai punteggi degli studenti per misurare il valore aggiunto di un insegnamento è assai discutibile. Occorrono pertanto altri metodi, ma quali ? I tre economisti hanno scoperto che gli insegnanti i cui studenti progrediscono parecchio nei test di matematica e comprensione della lettura sono anche gli insegnanti che a lungo termine marcano di più gli studenti. La loro efficacia si fa sentire ancora quando sono adulti. Una conclusione del genere sembra essere assai contestabile.

 

L’indagine

 

L’indagine ha preso in considerazione un campione di studenti della scuola media e degli ultimi due anni della scuola primaria residenti in maggioranza in zone urbane. Gli autori si sono serviti dei risultati nei test di matematica e comprensione della lettura, il che non è una novità e di informazioni, questo è l’aspetto nuovo ed originale dell’indagine, nell’inclusione di misure riguardanti gli studenti una volta diventati adulti. Per svolgere questo tipo di analisi occorrono però banche dati appropriate oppure indagini longitudinali che si fanno in pochissimi sistemi d’istruzione e formazione perché sono costose. In ogni modo gli autori hanno tentato di arricchire le informazioni prodotte dagli strumenti ormai quasi convenzionali di misura dei progressi scolastici degli studenti con informazioni di nuovo genere. L’elemento metodologico interessante dell’indagine risiede appunto nell’articolazione tra effetti a corto e a lungo termine. Però per padroneggiare una metodologia del genere occorrono molte risorse e soprattutto una grande competenza. Ed è appunto questo il punto debole evidenziato da Ballou che ha svolto l’esame critico dell’indagine.

 

Limiti dell’indagine

 

L’indagine presenta svariati difetti metodologici che in parte sono già stati segnalati nei passaggi precedenti. Questo non vuol dire che la valutazione degli insegnanti è impossibile, che non si deve fare. Al contrario. Solo con questo tipo di lavori si progredisce e si potrà accantonare la modalità tradizionale di valutazione degli insegnanti e sostituirla con un metodo empirico, meno arbitrario. Di una cosa si può essere certi : non si può fare a meno della valutazione degli insegnanti. Del resto è sempre stata praticata. Va però trovato un metodo diverso, migliore, che si avvalga delle informazioni e degli strumenti esistenti oggigiorno. 

Per esempio non si può fare a meno di considerare lo statuto socio-economico delle famiglie degli studenti e nemmeno i redditi degli adulti se si aspira a produrre valutazioni non deformanti degli insegnanti. Per altro occorre andarci piano. Non è infatti detto che una famiglia con un reddito elevato si occupi dei propri figli e che una famiglia con reddito basso non se ne occupi dal punto di vista scolastico. Ci sono molte informazioni che mancano e che si devono raccogliere per captare le differenze tra una situazione e un’altra. Il successo professionale degli studenti dipende anche dalle classi scolastiche che frequentano, dai compagni di scuola, e la valutazione degli insegnanti pure varia in funzione della composizione delle classi. Se ad un insegnante è assegnata una classe composta in maggioranza di studenti capaci è probabile che i successi professionali di questi studenti una volta diventati adulti siano eccellenti ma non è detto che questo esito sia imputabile ai docenti che hanno avuto. L’incrocio di questi parametri è fondamentale per impostare valutazioni attendibili degli insegnanti.

 

Secondo Ballou l’indagine pecca alquanto da questo punto. Molti dati sono mancanti. Le analisi sono grossolane, i dettagli non sono curati con attenzione. Nelle valutazioni con un’alta posta in gioco questi elementi si devono prendere in considerazione. Il valore aggiunto di un insegnante si può apprezzare soltanto a lungo termine, diversi anni dopo la fine dell’insegnamento. E` quindi prematuro concludere che la tesi centrale dell’indagine sia di per sé corretta.

 

 

[1] Noto con l’acronimo NEPC, sovente citato in questo sito

[2] " Impressive" in inglese

[3] Abbreviato con l’acronimo VAM