Recensione e presentazione dei risultati della seconda indagine OCSE sull’insegnamento e l’apprendimento, l’ indagine TALIS. La prima si svolse nel 2008 e i risultati furono pubblicati dall’OCSE nel 2009.La seconda nel 2012 e i risultati sono stati appena resi noti.

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L’indagine TALIS 2012 dell’OCSE

Altro ponderoso documento dell’OCSE prodotto da un consorzio internazionale nel quale si trova l’IEA, il che vuol dire che l’OCSE ormai finanzia questa gloriosa associazione che aveva iniziato nel dopoguerra, attorno agli anni Cinquanta , a organizzare come primizia assoluta , le indagini comparate su vasta scala. In quindici anni l’OCSE ha divorato l’IEA , che era agli inizi un’associazione di ricercatori. Cio’ significa che la politica ha preso in mano le valutazioni internazionali. L’Italia ha partecipato a questa indagine e la responsabile e’ stata Gemma De Sanctis del MIUR. l’indagine riguarda essenzialmente gli insegnanti della scuola media. L’Italia ha incluso anche gli insegnanti dell’insegnamento secondario di secondo grado (ISCED 3 nella terminologia internazionale).

 

 

Non tutti i Paesi membri dell’OCSE hanno partecipato a questa indagine. Mancano per esempio la Svizzera, il Belgio francofono, la Germania, una parte della Gran Bretagna (Scozia, Paese del Galles, Irlanda del Nord), l’Irlanda, il Canada tranne la provincia dell’Alberta. Sono avvertimenti da prendere in considerazione. C’e’ pero’ l’Italia (presente ormai in tutte le indagini internazionali su vasta scala anche se i risultati non sono quasi mai presi sul serio dai responsabili politici ed amministrativi del sistema scolastico). Quindi "repetita juvant", cioè vale la pena riprendere l’argomento anche se se ne è già parlato. Occorre continuare a battere il chiodo e a ripetere a iosa informazioni note , a fare conoscere e a diffondere i risultati. Ma non ci sono illusioni da coltivare, ribadire che il corpo insegnante italiano per quanto buono sia non fruisce di una situazione brillante. Le condizioni professionali degli insegnanti italiani non miglioreranno ed e’ illusoria sperare che ci sara’ un aumento sostanzioso degli stipendi : non esiste infatti una correlazione tra stipendi e risultati. Ossia non e’ detto che basti aumentare gli stipendi per conseguire un miglioramento degli apprendimenti scolastici o del sapere scolastico. I buoni risultati si conseguono con altri fattori. Inoltre ci sono troppi insegnanti in Italia ed anche un minimo aumento di stipendio si traduce in somme colossali che non ci sono.

Questa indagine aiuta a mettere poco alla volta a fuoco i fattori che contano, le coincidenze e le correlazioni che concorrono a rendere efficace e giusto l’insegnamento e che non sono sempre quelle che si sbandierano, Anche per questo , indagini come queste servono nonostante i difetti che le rendono in parte sospette e criticabili.

 

Impostazione dell’indagine

 

Nel capitolo 1 si fornisce una presentazione dell’indagine che fotografa le scuole , i dirigenti, gli insegnanti. I sistemi scolastici che hanno accettato di partecipare all’ indagine e di pagare il costo relativo (non indicato nel documento) hanno dovuto costituire un campione rappresentativo di scuole medie e degli altri ordini di scuola (qualora avessero deciso di includere anche questi nell’indagine) di 200 scuole, e per ogni scuola di 20 insegnanti e di un dirigente, ai quali fu sottoposto un questionario che richiedeva all’incirca 60 minuti di tempo per rispondere. Si capisce subito che non sarebbe stato facile comporre il campione nazionale rappresentativo di scuole, tanto più che la definizione di scuola e di insegnante non coincidono da una sistema scolastico all’altro. Per questa ragione la percentuale accettata delle non-risposte tra il campione sorteggiato era alquanto bassa.

Limiti dell’indagine

Gli strumenti, ossia i questionari e le istruzioni per le risposte nonché le modalità per partecipare all’indagine sono si trovano in questo volume. Nei documenti allegati al volume ci sono altre informazioni. Peccato, perché sarebbe assai utile sapere se le istruzioni erano complete, chiare, e capire se tutti le hanno interpretate allo stesso modo. Questa e’ la base delle indagini comparate. Questo documento non consente di capire questo aspetto. L’OCSE promette pero’ di pubblicare un secondo volume tecnico.

Quadro teorico dell’indagine

L’indagine parte dal presupposto che gli insegnanti giocano un ruolo cruciale nei sistemi scolastici. Questa premessa sarebbe da discutere ed esaminare. Si tratta di un’ affermazione che meriterebbe di essere verificata e discussa. L’OCSE l’assume ciecamente, non la mette in discussione partendo dal presupposto che gli insegnanti si trovano sulla linea del fronte e che incombe loro la responsabilità di motivare o meno gli studenti. Del resto l’OCSE da decenni coccola le associazioni degli insegnanti. Gli autori citati dall’OCSE per convalidare questa tesi sono ben noti a che si occupa di queste faccende e sono tutti schierati sulla stessa posizione, ma occorrerebbero altre indagini minuziose per confortare le loro opinioni.

Inoltre l’OCSE ritiene che i paesi sono specialmente interessati a conoscere meglio la forza lavoro degli insegnanti il che può essere conseguito con indagini comparate. Anche questa affermazione è dubbia, perché la classe politica dirigente che si occupa di scuola non necessariamente è interessata a conoscere il corpo insegnante come lo dimostra per esempio il fatto che una gran parte dei sistemi scolastici sono del tutto incapaci di gestire e prevedere le fluttuazioni del corpo insegnante. Ci limitiamo in questa sede soltanto a citare il caso del tutto particolare dei precari in Italia che è un caso unico. In ogni modo, in molti sistemi scolastici mancano insegnanti sia a livello dell’insegnamento primario che in quello secondario. Si è entrati in un periodo di penuria di insegnanti e questa crisi colpisce soprattutto determinate discipline. È probabile che nonostante gli alti tassi di disoccupazione questa penuria perdurerà perché non e’ molto interessante diventare insegnante ed esserlo per tutta una vita professionale, ossia per trenta o quaranta anni. Occorre a questo punto specificare che in moltissimi sistemi scolastici non esistono statistiche appropriate sul flusso degli insegnanti, sulle ammissioni, sulle partenze durante la vita professionale, sulle malattie di lunga durata, sui pensionamenti, anticipati o meno, sulle dimissioni dalla professione e sulla durata media dell’attività nelle scuole. In altri termini, molti sistemi scolastici non hanno nessuna idea di come evolve il proprio corpo insegnante dal punto di vista prettamente numerico. Se a questo aspetto si aggiunge il fatto che molti sistemi scolastici non conoscono quali sono le qualità degli insegnanti, le loro competenze, talora acquisite in età adulta ( per esempio un insegnante che apprende per sfizio una lingua rara oppure il mandarino o la versione dell’arabo parlato nello Yemen), totalmente al di fuori dei corsi di perfezionamento professionale, si può avere un’ idea di come il corpo professionale sia gestito in modo grossolano. Sono pochissimi i sistemi scolastici che sono riusciti ad impostare una politica del personale scolastico e quindi non e’ per nulla sorprendente constatare le enormi fluttuazioni esistenti tra penuria ed abbondanza di candidati all’insegnamento.

 

Sembrerebbe assai facile collegare l’evoluzione del numero del personale di insegnamento con l’evoluzione demografica. In effetti, si conosce in anticipo di almeno 4-5 anni il numero degli alunni che si iscriveranno nelle scuole dell’insegnamento primario. In un quinquennio si può correre ai ripari, ma sono molto rari i sistemi scolastici che fruiscono delle informazioni necessarie per pilotare questi due insiemi e non tutti i nati nell’anno x finiscono nelle scuole dello stato nell’anno x+5 o più x+6 o 7. Infatti, il numero degli allievi che si inscrivono nell’insegnamento primario non è pari al numero dei nati ed il numero degli insegnanti evolve secondo regole proprie. La congiunzione di questi due fenomeni è una questione statistica complicata e non è detto che un’ indagine comparata come l’indagine TALIS permetta di realizzare quest’operazione. La prima indagine TALIS si era avviata su questa via ma aveva desistito ed aveva finito per formulare considerazioni di portata generica che non servivano a gran che.Tra l’altro, occorrerebbe anche prendere in considerazione il fatto che tra 5-6 anni le modalità di insegnamento, la didattica, i curricoli, le tecnologie di comunicazione potrebbero anche cambiare profondamente e modificare il grado di attrazione della professione, la quale sarà pure suscettibile di essere trasformata, ma di questo aspetto nell’indagine TALIS non si parla. Non era la sua funzione.

 

Questa indagine è stata svolta per la prima volta nel 2008 ; nel 2012 se n’è fatta una seconda che e’ oggetto del volume più presentato [1]. Si può pertanto sostenere che l’indagine ha una coloritura piuttosto conservatrice. Infatti l’indagine richiede agli insegnanti e ai dirigenti scolastici quali sono le condizioni che contribuiscono a forgiare l’ambiente di insegnamento nelle loro scuole. In questo modo, l’indagine verifica e dissipa molti miti che ancora oggigiorno esistono a proposito della professione insegnante. La comparazione serve appunto a questo. Per esempio, quando gli insegnanti sono interrogati sulla dimensione delle classi e sull’effetto deleterio che potrebbe avere sulla soddisfazione professionale, le loro risposte rivelano che non è il numero degli studenti per classe che conta ma il tipo di studenti (per esempio gli studenti con un determinato tipo di comportamento). Questa è una constatazione di buon senso ma però occorre anche chiedersi quanti sono i sistemi scolastici che producono statistiche sul comportamento degli studenti in classe. Nella maggioranza dei casi queste statistiche non esistono.

 

Le tavole comparate alla fine del volume permettono di identificare i sistemi scolastici che producono statistiche relativamente buone sul corpo insegnante ed altri invece le cui statistiche del personale scolastico sono lacunose. L’approccio matematico-statistico di TALIS permette di effettuare questo rilievo ma non sappiamo quali siano i sistemi scolastici che hanno barato per non fare brutta figura nelle tavole di TALIS.

 

Individualismo

 

La presentazione sommaria del contenuto del volume è di per sé eloquente nel senso che tratta aspetti della vita professionale degli insegnanti per nulla innovativi. L’elemento più interessante sembra l’affermazione secondo la quale la maggioranza degli insegnanti afferma di svolgere un lavoro individuale, ossia non coopera con i colleghi. Più della metà degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado riferisce che raramente o quasi mai i si impegna in un lavoro di gruppo con colleghi e due terzi degli insegnanti specificano nelle stesse proporzioni che non osservano i colleghi insegnare, che non vogliono affatto sapere come insegnano .

 

Valutazione professionale

 

Il 46% dei professori riferisce che non ricevono mai un commento sul loro insegnamento da parte del dirigente [2]. Il 51% dei professori dichiara di non avere mai ricevuto nessun commento sul proprio insegnamento da altri membri della direzione scolastica. Soltanto un terzo degli insegnanti che hanno partecipato all’indagine TALIS ritiene che i commenti ricevuti li hanno aiutati a modificare in maniera moderata e positiva l’ insegnamento e che li hanno facilitati nella progressione di carriera. È opinione diffusa tra gli insegnanti della scuola media che i colleghi incompetenti dovrebbero essere licenziati.

 

Tempo di lavoro

 

Secondo il campione di insegnanti che ha partecipato all’indagine gli insegnanti lavorano 38 ore alla settimana. In media, la metà di questo tempo è utilizzata per l’insegnamento e l’altra metà invece e’ dedicata a tutti gli altri tipi di attività richiesti dall’insegnamento.

 

Temi trattati

 

Ecco i temi trattati dall’indagine :

 

  • Chi sono gli insegnanti ? Nella maggior parte dei paesi tranne che in Giappone la maggioranza degli insegnanti della scuola media di 1º grado sono donne. Quindi, la composizione del corpo insegnante nel 1º grado dell’insegnamento secondario è profondamente cambiata nel corso di questi ultimi quarant’anni e si è femminilizzata. Questa situazione è relativamente recente, perché una quarantina di anni fa, l’insegnamento secondario di primo grado era in maggioranza effettuato da personale maschile. Le conseguenze di questa evoluzione sono state pochissimo esplorate. Cio’ sarebbe necessario tanto più che nell’insegnamento secondario di secondo grado il corpo insegnante e’ ancora dominato dai maschi e i dirigenti sono in gran parte maschi.

Purtroppo queste questioni sono evitate dall’OCSE e i responsabili scolastici si limitano a tappare i buchi oppure reclutano in funzione dell’offerta che e’ in maggioranza femminile.

 

I dirigenti

 

  • Un altro tema molto trattato nel documento, forse anche perché era assai facile farlo, è quello dei dirigenti ma non si conoscono le istruzioni date ai dirigenti per rispondere al questionario per cui non sappiamo se tutti i dirigenti hanno interpretato le stesse domande allo stesso modo, .

 

Attività scolastiche

 

  • Un altro tema è quello della partecipazione degli insegnanti alle attività di istituto. L’88% degli insegnanti delle scuole medie dichiara che nell’anno precedente si è impegnata nello sviluppo della vita scolastica.

 

La valutazione professionale

 

  • Ovviamente, un ulteriore tema affrontato dall’indagine è quello della valutazione degli insegnanti e degli effetti di questa valutazione. L’OCSE afferma aprioristicamente che la valutazione e i giudizi comunicati agli insegnanti sulle loro pratiche aiutano gli insegnanti a migliorare, ma non esistono prove che suffragano un’affermazione di questo tipo. Nondimeno, la maggioranza degli insegnanti che hanno partecipato all’indagine TALIS conviene che la valutazione è efficace. Più della metà degli insegnanti sostengono questo parere. Tutti però convengono sul fatto che i risultati o l’impatto della valutazione sono poco apparenti. Quasi la metà degli insegnanti ritiene che la valutazione e i giudizi loro comunicati corrispondono semplicemente ad esigenze burocratiche-amministrative. Gli aumenti degli stipendi quasi ovunque sono determinati non tanto dai risultati nella valutazione quanto dall’anzianità. Circa il 44% degli insegnanti lavorano in scuole i cui dirigenti riferiscono che la valutazione formale degli insegnanti non produce mai cambiamenti di carriera degli insegnanti. Questo significa che oggigiorno, la valutazione come e’ praticata nelle scuole non serve a gran che. Il cambiamento delle modalità di valutazione degli insegnanti sarà uno dei problemi principali da affrontare nel corso dei prossimi anni.

 

Considerazioni generali

 

 

Il volume è ponderoso perché è di 442 pagine comprese tavole e allegati. Occorre arrivare al capitolo 7 per essere informati sui fattori che determinano la soddisfazione nella professione e al capitolo 6 per ottenere informazioni comparate sulle pratiche degli insegnanti in classe. Non ci sono indicazioni politiche sulle strategie da adottare per correggerle. 

 

Il documento fornisce una quantità strabiliante di informazioni sul funzionamento dell’insegnamento secondario di 1º grado ma non si interroga né sulla struttura di questo insegnamento che è alquanto diverso da un sistema scolastico all’altro e neppure sulle modalità che potrebbero essere contemplate per modificare un grado d’insegnamento assai problematico. Il volume riproduce un quadro scolastico piuttosto conservatore dell’insegnamento secondario di 1º grado. A parte la femminilizzazione della professione ben poco è cambiato in questi ultimi decenni, a decorrere dal momento in cui si e’ generalizzato questo tipo di formazione e lo si e’ reso obbligatorio.

 

L’ insegnamento nelle scuole medie è rimasto una faccenda individuale, le valutazioni sono formali , ciascuno fa per se’ e si disinteressa dei colleghi. In questa indagine non si affronta la questione del reclutamento, della formazione iniziale oppure in servizio come invece lo si era fatto nel 2008, nel corso della prima indagine TALIS. Al contrario, più volte si ripete in questo volume che in generale il personale insegnante nonché quello dirigenziale è ben preparato. Il documento tratta con i guanti gli insegnanti. E’ senza dubbio il prodotto di una delle correnti presenti in seno al personale OCSE, corrente presente anche in passato perché molti responsabili scolastici nei ministeri sono ex-insegnanti e conviene quindi avere buone relazioni con loro. In questi ultimi anni questa corrente ha perso forza. Un tempo, negli anni Settanta per esempio, era dominante. Poi l’indagine PISA e le valutazioni matematico-statistiche l’hanno indebolita e TALIS e’ il prodotto di un compromesso. La corrente qualitativista correva il rischio di essere eliminata dal gruppo PISA. Il metodo di analisi del corpo insegnante e’ un poco cambiato. PISA non ha divorato i concorrenti interni ma ha dovuto negoziare un compromesso metodologico. Si vedrà nei prossimi anni come evolveranno i rapporti di forza in seno all’OCSE. Per ora, alcuni sistemi scolastici si sono tirati indietro. Il compromesso non andava bene e forse era troppo costoso. Purtroppo non si dispongono delle informazioni necessarie per capire cosa stia succedendo all’OCSE.

 

Conclusione

 

A questo punto ci si può chiedere a cosa serva un’ indagine come questa che non ha nessuna visione prospettica e che produce una quantità di tavole le quali riferiscono in modo statistico-matematico informazioni piuttosto note senza distinguere le strutture dell’insegnamento secondario di primo grado. Si può supporre che un’indagine di questo tipo, la quale deve essere costata alquanto, corrisponda a conflitti e tensioni politici interni all’OCSE.

 

La lettura della massa di tabelle e degli allegati non è affatto semplice.

 

Occorre però aggiungere una nota positiva, ossia che il documento aiuta a precisare tutta una serie di definizioni come per esempio quella che riguarda la definizione di insegnante della scuola media. In altri termini, si ha a che fare con un documento che aiuta a precisare nozioni grossolane e a dare un colpo di mano per conoscere meglio l’ insegnamento secondario di 1º grado con la formulazione di un lessico comparato indispensabile per capire meglio questo grado d’insegnamento. L’indagine probabilmente anticipa e completa la prossima revisione della classificazione tipo dell’insegnamento [3]. Da questo punto di vista, l’allegato A che precisa le note tecniche delle procedure per la campionatura, della percentuale minima di risposte rispetto al campione prescelto, è senz’altro una delle componenti più utili di questo documento.

 

Il quadro italiano

 

L’indagine serve ad attirare l’attenzione su molti problemi ai quali sono confrontati i professori delle medie e i dirigenti scolastici. Questo e’ il pregio principale di TALIS. L’Italia non se la cava troppo male a prima vista. Non e’ quasi mai ultima nelle classifiche e spesso si trova in buona compagnia a meta’ cammino. Non e’ pero’ mai prima. Quindi gli insegnanti italiani sono buoni ma non eccellenti. Occorre pero’ non illudersi. L’OCSE ha modificato il criterio di composizione delle tavole che non sono più in ordine crescente o decrescente ma in ordine alfabetico. Quindi per capire il quadro italiano e’ necessario operare confronti personali i quali sono da prendere con molta cautela perché non si conoscono i lavori svolti dietro le quinte per assicurarsi che le domande erano capite da tutti allo stesso modo.

 

Il sistema scolastico italiano che inquadra gli insegnanti non e’ gramo ma non e’ neppure strepitoso. Si tratta ora di capire come mai in un contesto che non e’ davvero dissestato i punteggi in determinate discipline scolastiche non siano affatto brillanti. Certe tavole sono in ordine alfabetico. Per esempio quella sul genere del corpo insegnante. In Italia , il 78,5% degli insegnanti delle medie sono donne, ma in Lettonia questa proporzione e’ dell’88% e in Slovacchia dell’81% mentre in Spagna e’ del 58,8%. Ecco questa sarebbe una classifica utile , tanto piu’ che l’OCSE ne da’ le varianti per gruppi di eta’ e qui l’Italia si trova proprio in testa all’anzianità degli insegnanti perché il 39,2 % degli insegnanti delle medie e’ nella fascia di eta’ tra i 50 e i 59 anni mentre a Singapore, tanto per fare un esempio, solo l’8% degli insegnanti delle medie si trova in questa fascia di eta’. Quindi e’ necessario analizzare ben bene queste tavole .

La stessa cosa vale per la formazione (tavola 2.3). L’Italia si trova in coda per quel che riguarda la prassi generale in tutte le discipline , probabilmente quel che si direbbe la didattica generale ( il 35,5% degli insegnanti ammette di avere ricevuto una buona formazione didattica generale ) mentre se la cava con la percentuale di insegnanti che hanno una pratica specifica nella disciplina che insegnano (il 12,4%). Queste distinzioni non sono facili da capire e provengono in gran parte da indagini effettuate negli USA dove si praticano indagini di questo tipo nelle università di punta come per esempio al MIT, a Harvard, a Berkeley. Sarebbe interessante disporre delle spiegazioni fornite dall’OCSE per capire i risultati e inoltre per conoscere come i corrispondenti italiani hanno interpretato queste categorie o come gli insegnanti italiani le hanno interpretate e hanno fornito risposte comparabili e quelle degli insegnanti di altri sistemi scolastici. Il 95,7% degli insegnanti italiani ritiene di essere stato ben preparato ad insegnare la disciplina o le discipline che insegnano, ma solo il 9,7% considera di avere ricevuto una preparazione pedagogica specifica per la disciplina che insegna. Quindi qui si effettua la distinzione tra formazione pedagogica e formazione generale all’insegnamento, ma questa sottigliezza dovrebbe essere spiegata. Ci sono insegnanti di matematica che hanno ricevuto una formazione pedagogica specifica per insegnare la matematica nelle medie (il 90,3%) e altri professori di matematica nelle medie (il 9,7%) che invece non hanno ricevuto nessuna formazione per insegnare questa disciplina. Chi riesce meglio con gli studenti ? Non lo si sa.

L’indagine distingue anche tra coloro che hanno una pratica d’insegnamento nella o nelle discipline che insegnano e coloro che non hanno nessuna pratica. Questi concetti sono assai rilevanti perché presuppongono un modello di formazione degli insegnanti . Le risposte comparate contano dunque assai poco anche perché le modalità di formazione degli insegnanti delle medie variano moltissimo da un sistema scolastico all’altro per cui e’ assai difficile fornire risposte comparabili ed essere sicuri che tutti abbiano capito allo stesso modo concetti che non sono di uso corrente , che si praticano solo in determinati moduli di formazione degli insegnanti e che nondimeno generano differenze considerevoli tra il corpo insegnante di uno stesso sistema scolastico e tra quelli di vari sistemi scolastici. Per esempio ci sono test appositi per valutare la correlazione tra apprendimenti scolastici in una determinata disciplina e formazione didattica generale oppure possesso di una laurea specifica senza nessuna formazione pedagogica. Sarebbe utile sapere come questa distinzione sia stata fatta in Italia, da dove provengono le informazioni, con quali conoscenze gli insegnanti italiani hanno risposto al questionario, chi ha capito le domande come i colleghi di altri altri sistemi scolastici, visto che molti strumenti e molte modalità di formazione specificate nell’indagine TALIS non sono presenti nelle università italiane.

 

 

 

 

 

 

[1] Il volume e’ allegato

[2] Ci si può chiedere se questo e’ un compito dei dirigenti scolastici ma questo e’ un’altro dibattito

[3] Acronimo CITE o ISCED

Les documents de l'article

Talis_2013_oecd.pdf