Per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento si sottolinea la necessità e l’importanza di disporre di insegnanti formati, competenti, eccellenti mentre si sottovalutano i benefici derivanti dalla cooperazione tra insegnanti, dalla solidarietà esistente o inesistente tra loro, dai rapporti di amicizia tra colleghi che si danno una mano a vicenda, in altri termini dal capitale sociale che si sviluppa all’interno delle scuole.

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Da chi e come si impara il mestiere d’insegnante?

In generale si ignora il capitale sociale di un insegnante, soprattutto quello che si sviluppa e si coltiva all’interno di una scuola, nelle relazioni professionali al di fuori delle classi. L’indagine scientifica presentata in questo articolo rivela che il capitale sociale di un insegnante conta assai, ha un’incidenza superiore a quella dell’esperienza, degli anni d’insegnamento e dei diplomi conseguiti. In altri termini, il capitale sociale di un insegnante predice in maniera eccellente la qualità dell’apprendimento degli studenti. Più un insegnante discute, si confida coi colleghi su questioni riguardanti la professione, migliore è l’apprendimento degli studenti di cui si deve occupare. L’indagine è stata svolta nelle scuole elementari di New York.

Articolo di Leana, C.(2011) : The missing link in school reform. Stanford Social Innovation Review, 19, 2011. L’articolo originale in inglese è allegato.

 

Docenti eccellenti

La maggior parte delle strategie messe a punto in questi ultimi anni per migliorare la formazione degli insegnanti è contraddistinta da un accentuato individualismo. Le procedure di formazione mirano a selezionare i migliori studenti ed a formare i candidati all’insegnamento più adatti offrendo loro un ventaglio di corsi, di incentivi, di supporti. Queste politiche sono contraddistinte dal fatto che isolano individui, scelgono singole persone per formarle. L’individualismo è la dottrina prevalente perché si ritiene che se si inseriscono nelle scuole insegnanti capaci, in gamba, i risultati scolastici dovrebbero migliorare. Quindi queste strategie sono ispirate da considerazioni individualistiche. In realtà, la formazione e il perfezionamento degli insegnanti sono solo in parte individuali, come lo spiega Carrie Leana che non è una pedagogista in un articolo pubblicato nel 2011 dalla rivista di studi sociali dell’università di Stanford, articolo allegato.

 

La teoria del capitale umano

I programmi delle organizzazioni internazionali, in particolare quelli dell’UNESCO e quelli dell’OCSE, dedicano molto spazio alla formazione degli insegnanti, al miglioramento delle loro competenze e alla promozione della responsabilizzazione ("accountability") di scuole e insegnanti. "I modelli dell’accountability le cui radici non sono tanto pedagogiche quanto economiche , vanno sempre più di moda e trionfano con la divulgazione delle procedure del valore-aggiunto" (Leana). Per Leana i modelli del valore aggiunto sono un esempio della strategia di miglioramento delle scuole e dell’istruzione impostata in funzione della dottrina del capitale umano, sono l’esito dell’effetto contagioso di una teoria economica applicata all’istruzione che sottolinea la rilevanza di taluni fattori come per esempio l’esperienza dei singoli insegnanti, la padronanza dei contenuti disciplinari e le competenze didattiche. L’insistenza su questi tempi non è sorprendente se si stabilisce la connessione con il pensiero economico che ne è alle origini e che l’OCSE celebra in pompa magna anno dopo anno nei suoi progetti.

 

L’ideologia dominante delle riforme scolastiche contemporanee

Leana denuncia la superficialità delle riforme scolastiche in voga pubblicizzate dalle organizzazioni internazionali. Parecchie riforme concorrono al massacro della scuola o del sistema scolastico vigente piuttosto che a migliorarlo e a salvarlo. Implicitamente Leana difende una posizione conservatrice : nel sistema scolastico ci sono aspetti positivi che vanno preservati e potenziati e non eliminati. Per esempio Leana denuncia la teoria del capitale umano descritta in precedenza che punta sulla ricerca di insegnanti eccellenti, ma critica anche la moda di andare a cercare esperti o consulenti esterni alle scuole per supportare l’innovazione e il cambiamento, moda molto diffusa soprattutto nei modelli di formazione permanente in servizio, ed infine la generalizzazione dei dirigenti scolastici con la funzione di leader pedagogici. Per Leana queste tre tendenze concorrono ad indebolire il capitale sociale interno di una scuola, deprivano la scuola delle sue proprie potenzialità, la impoveriscono, la rendono dipendente da fattori esterni, demotivano gli insegnanti. Si dovrebbe fare tutto il contrario.

Il capitale sociale

Indagini svolte in molti distretti scolastici urbani nel corso dell’ultimo decennio da Leana dell’università di Pittsburgh hanno dimostrato che il capitale umano nell’insegnamento non è tutto. Non basta insomma essere bravi, intelligenti e colti per migliorare i risultati di una scuola, trarre in salvo tutti gli studenti, non lasciare nessuno sotto una soglia minima comune di conoscenze e competenze. Ci vuole anche del capitale sociale., ossia occorre curare le interazioni tra insegnanti di una stessa scuola, come minimo. Se all’interno del corpo insegnante di una scuola ci si detesta, ci si odia, non ci si aiuta, il risultato finale sarà un disastro.

Per decenni si è pensato che bastasse il capitale umano per ottenere buoni insegnanti : devozione, impegno, studio, formazione, cultura, erudizione e molta pratica, molta esperienza. Tutto il contrario di quanto si predica oggigiorno, afferma Leana. Oggi si scommette sui giovani, sul loro entusiasmo, sulla convincimento che con tanta buona volontà si ottengono risultati spettacolari. L’anzianità è denunciata come sterile, foriera d’assenza di motivazioni. Il sistema scolastico tradizionale premiava l’anzianità ; quelli contemporanei la puniscono. Si fa di tutto per incitare gli insegnanti con molti anni d’esperienza ad andarsene dalla scuola, a smettere di insegnanre, a cedere il posto, a pensionarsi. Questo succede ancora poco in Italia ma i segni precursori di questa tendenza sono già visibili anche in Italia. Leana contesta la pertinenza ed anzi la saggezza di questo indirizzo. Tra l’altro ci sono scarse indagini su questi fenomeni, mancano prove che convalidino le nuove teorie. Basterebbe un buon diploma universitario, studi accademici lunghi per inserire nelle scuole insegnanti all’altezza, ossia che sanno insegnare, tenere una classe e far sì che i loro studenti conseguano punteggi elevati nei test.

 

Il capitale sociale degli insegnanti è tutt’altra cosa. Non è una qualità individuale, personale,ma risiede nelle interazioni tra insegnanti. "In risposta alla domanda : "Perché certi insegnanti sono migliori di altri ?", la risposta che viene data è la seguente : perché sono meglio istruiti, più formati, più dotati e forse più motivati. Dal punto di vista del capitale sociale si darebbe una risposta diversa, non si porrebbe l’accento su quanto conosce un insegnante, ma da dove viene il suo sapere.Per sempio se un insegnante ha un problema con uno studente dove va cercare aiuto, a chi chiede informazioni. Oppure si cercherà di conoscere a chi l’insegnante comunica le sue idee sulla scuola, sull’insegnamento, sull’istruzione. Con chi si confida dal punto di vista professionale.

 

Il lavoro svolto a Pittsburgh ha dimostrato che il capitale sociale conta anche nella scuola, tra gli insegnanti. Quando a un insegnante occorre un consiglio, un aiuto per svolgere il proprio mestiere, per risolvere un problema oppure per venire a capo di una situazione delicata con gli studenti si rivolge ai colleghi. Raramente si è constato che si rivolge a esperti esterni alla scuola, estranei al mondo in cui lavora, a specialisti o tecnici dell’insegnamento. Ancor più raramente si rivolge al dirigente o al direttore della scuola.

 

L’indagine

 

Tra il 2005 e il 2007, il gruppo di ricerca diretto da Leana ha intervista più di 1000 insegnanti di quarta e quinta elementare della città di New York attivi in 130 scuole della città. L’indagine ha preso in considerazione come variabile dipendente i progressi in matematica degli alunni durante un anno di scuola con lo stesso insegnante. Per completare la misura del capitale umano di un insegnante è stato utilizzato uno strumento di misura messo a punto dall’Università del Michigan elaborato per apprezzare la capacità ad insegnare la matematica [1]. L’indagine ha confermato che gli insegnanti della scuola elementare non amano in genere insegnare matematica, sono a disagio quando insegnano matematica. A questo punto si è chiesto loro c chi si rivolgono per chiedere aiuto, in chi hanno fiducia e si è scoperto che gli insegnanti si rivolgono ai colleghi. In una proporzione doppia interrogano i colleghi piuttosto che gli specialisti designati dalle autorità scolastiche.

Il capitale sociale degli insegnanti predice il buon esito della scolarizzazione

L’apprendimento in matematica è molto migliore quando gli insegnanti discutono tra loro molto di questioni di matematica, ossia di aspetti riguardanti l’insegnamento della matematica . Questa è la prova che il capitale sociale di un insegnante è un eccellente predittivo di un buon insegnamento, ha un effetto superiore all’esperienza in classe, ossia agli anni d’insegnamento, ed è migliore delle competenze didattiche. L’incidenza misurata del capitale sociale di un insegnante si è rivelata molto elevata. La prova esiste.

Che cosa succede se si combina un buon capitale umano con un alto capitale sociale, ossia se un insegnante è buono ad insegnare la matematica (in questo caso), la conosce, la predilige, ma ama anche parlarne con i colleghi, discutere con loro, chiarire i propri dubbi, esporre le proprie idee a proposito dell’insegnamento della matematica ? Per Leana il capitale umano serve perché permette di riuscire bene in classe, ma il capitale sociale permette in più di apprendere continuamente, di perfezionarsi e perfino di diventare migliori di quel che si è. Entrambi sono necessari.

 

Queste considerazioni meritano attenzione ancorché vadano prese con una certa riserva perché si applicano ad un impianto scolastico tradizionale. Si può però supporre che anche in scuole d’avanguardia il capitale sociale di un insegnante conterà assai e non se ne potrà fare a meno, qualunque sia il profilo professionale dell’insegnante di domani. Si pone quindi la questione di come lo si possa sviluppare.

 

 

[1] Heather Hill, Stephen Schilling, and Deborah Ball, "Developing Measures of Teachers’ Mathematical Knowledge for Teaching," Elementary School Journal 105(1), 2004 : 11-30.

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