Si comincia a conoscere meglio la dinamica della vita professionale degli insegnanti. Per decenni. Il responsabile dell’associazione francese sorta per aiutare chi vorrebbe cambiare mestiere e smettere di insegnare risponde a una intervista del direttore del sito francese "Le Cafe Pédagogique"

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Rompere con la scuola

Purtroppo capita molto sovente che la scelta di diventare insegnante sia casuale: scarsa analisi delle motivazioni, illusioni di entrare in un mondo facile, amore generico per i bimbi che maschera motivazioni poco chiare. La professione insegnante cambia, con o senza nuove tecnologie dell’insegnamento. E’ un mestiere difficile. La preparazione degli insegnanti e’ oggetto di opzioni discutibili. Forse e’ illusorio ritenere che tutti coloro che sono assunti nella scuola vi restino con soddisfazione e entusiamo per parecchi decenni. Gli errori di carriera ( il termine non e’ molto felice ma e’ parecchio usato) sono inevitabili e quindi occorre occuparsi anche di coloro che si accorgono di avere sbagliato indirizzo o che vogliono andarsene dalla scuola per svariati motivi. Poco importa se la penuria di insegnanti induce a fare tutto il possibile per ridurre le partenze, per dissuadere coloro che vorrebbero lasciare l’insegnamento. Il modello scolastico imperante esige molti insegnanti ma la professione non attira piu’ e induce molte persone a darsi da fare per trovare sbocchi professionali migiiori altrove che non nella scuola. Purtroppo i sistemi scolastici sottovalutano questa tendenza e non favoriscono affatto orientamenti professionali alternativi per coloro che sono stati assunti nel sistema scolastico.

Esiste un’altra vita fuori dalla scuola. Molte persone sbagliano di indirizzo professionale e perseverano per anni a fare un mestiere che li delude, che sopportano male, che soffrono ma non cambiano rotta pure accorgendosi di avere intrapreso una strada sbagliata

Purtroppo non esiste un orientamento professionale attendibile, efficace per selezionare i candidati all’insegnamento e tutti sanno che nella scuola finiscono persone che potrebbero svolgere benissimo altre professioni, che all’insegnamento vengono ammesse persone che non hanno ne’ la stoffa né le competenze per insegnare. I sistemi scolastici non sono attrezzati per aiutare chi sbaglia strada. Le politiche scolastiche chiudono gli occhi su questo tema e in genere si spera che coloro che si orientano verso la scuola ma che poi si accorgono di avere sbagliato strada risolvino da soli , senza traumi ,l’errore di orientamento. Ma non è cosi’. 

Strada sbagliata

Non è facile uscire dall’insegnamento una volta che vi si è entrati, che la procedura di ammissione si è conclusa positivamente. L’entrata ha costato sacrifici, delusioni, pene. La sofferenza è stata alta in certi casi. L’attenzione dei candidati per mesi è stata captata dalla procedura, e’ stata fissata in attese delle risposte dell’amministrazione o dei centri di formazione. Poi di fronte alle classi o ai colleghi o al dirigente quel mondo agognato può anche crollare. Gli incidenti si moltiplicano, non se ne può più. Si cerca una via d’uscita. Non è facile trovarla. Ne esiste sempre una ma reperirla è un’altra faccenda, tanto più che non si ha nessuna formazione in materia. In genere, il mondo esterno alla scuola è sconosciuto. Si è in balia di se stessi e degli altri . Non sempre i consiglieri sono onesti o all’altezza. Molti brancolano nel vuoto e tanti cadono nel cerchio infernale della depressione.Le vie di uscita sono diverse per i giovani e per gli anziani. Dopo un paio di anni di insegnamento le prospettive sono diverse che non quelle per una persona che ha insegnato per dieci anni o più. Le strade sono diverse per i maschi e per le femmine.

Si può senz’altro cambiare ma le informazioni sono carenti sul numero di persone che non ne possono più della scuola, che vorrebbero andarsene, smettere di insegnante, lanciarsi in un’altra attività. Mancano le informazioni e quindi anche le correlazioni tra le caratteristiche della formazione o del sistema e gli abbandoni: quale sistema scolastico è più "comprensivo"? Quali procedure riducono i margini di errore? Si ignora quanti vorrebbero smettere di insegnanre e cambiare mestiere e e’ pure carente il sostegno, l’aiuto da offrire a coloro che vorrebbero intraprendere un’altra via, che hanno capito di essersi sbagliati, che la scuola non e’ il loro mondo, non e’ il posto giusto per loro. Del resto non esiste pressoche’ nessuna procedura per aiutare a capire, Non si puo’ dire se in termni nmerici si sottovaluta la questione. Forse questa, la svalutazione delle stime, e’ una ragione che spiega la scarsita’’ di strumenti e di servizi. 

Un vuoto politico

Non si conoscono neppure le soluzioni attuate per aiutare le persone in difficoltà, per ridurre lo scempio compiuto nelle scuole generazione dopo generazionie di studenti da persone non all’altezza o che odiano la professione che svolgono, i colleghi , le famiglie degli studenti o che subiscono gli oneri della professione oppure la svolgono senza entusiasmo, in modo cinico. Si è di fronte ad vuoto politico nonostante il ritornello ripetuto senza pause dell’importanza fondamentale dei docenti. I docenti contano ma anche gli studenti. I danni subiti dal fatto di avere insegnanti demotivati o incompetenti sono raramente misurati, sono difficili da stimare o da elencare. Molte persone non si rendono nemmeno conto dei danni. Il mondo scolastico li passa per perdite e profitti. Si è rassegnati. Anche in questo caso si ritiene che gli studenti hanno la forza e la capacità di rifarsi , di compensare il disastro. tra gli slogan in voga si può citare il seguente: " la scuola si diverte"; oppure " speriamo che me la cavo". Molti potrebbero raccontare aneddoti curiosi e talora raccapriccianti di situazioni scolastiche nelle quali insegnanti senza spina dorsale, poco motivati o ciechi di fronte alle proprie difficoltà sono messi alla berlina dalle classi, dagli studenti o sono offesi dai colleghi o dai dirigenti.

Aiuto ai professori

Il sito francese "Le Café Pédagogique" del 19 febbraio scorso ha dedicato un servizio a questa questione e ha intervistato Remy Boyer che ha creato un’associazione intitolata "Aiuto ai professori" [1]. L’intervista in francese si puo’ consultare qui. E’ il direttore del Café pédagogique François Jarraud che intervista Boyer. Si riproduce parzialmente l’intervista liberamente tradotta in italiano.L’intervista originale in francese puo’ essere consultata cliccando qui.

F.J.: Sono numerosi i prof che cercano di intraprendere una seconda carriera? Cosa si intende per seconda carriera? Restare nell’alveo del Ministero oppure andarsene?

Boyer: Un sondaggio svolto in Francia per conto di un sindacato lo scorso anno indica che il 24% degli insegnanti vorrebbero una riconversione. 9700 hanno compiuto il passo e hanno consultato gli orientatori a loro disposizione in 30 Académies [2]. Il ministero in genere propone loro di restare nel Ministero "dell’Education Nationale" soprattutto di cambiare grado ma a condizione di passare un nuovo concorso. Questa non e’ affatto una soluzione semplice e non corrsiponde spesso alle richieste degi insegnanti che vogliono proprio andarsene dalla scuola, uscire dal Ministero della Pubblica Istruzione , ossia dal servizio scolastico statale.

F.J.: Si ha un’idea della proporzione di professori che vogliono veramente abbandonare l’insegnamento?

Boyer: La si puo’ stimare e lo faccio servendomi della nostra banca dati. Le richieste in tal senso sono calate in questi utimi anni e cio’ e’ imputabile alla poitica meno ansiogena del ministero. Il 10% intende dare le dimissioni.Si tratta in gran parte di giovani appena ammessi in ruolo. Non accettano ne’ le condizioni di lavoro ne’ la formazione che ricevono. Il 30% circa cerca un distacco, il 20% vorrebbe mutare la disciplina di insegnamento o cambiare di grado (red.:passare dal corpo di professori della scuola materna a quello di professori della scuola media per esempio). La meta’ vorrebbe semplicemente sospendere l’impegno ma vorrebbe restare un funzionario pubblico.

F.J.: Nel vostro sito indicate una proporzione del 38% di insegnanti che intendono dimissionare

Boyer: Sono dati che provengono dal Ministero. Tra il 2011 e il 2013 c’e’ stato un aumento delle richieste di dimissioni.Durante questi anni l’indennita’ volontaria di uscita era favorevole agli insegnanti. Le richieste degli insegnanti erano più numerose che non quele di alri funzionari perche’ gli insegnanti avevano maggior tempo a disposizione per preparare la domanda di riconversione.Nel 2014 le modalita’ per ottenere questa indennita’ sono cambiate. L’indennita’ era concessa solo se si creava un’azienda. Questa modifica ha ridotto il numero delle richieste e non ha faciitato affatto la riconversione degli insegnanti [3].

F.J.: Qual e’ la probabiita’ di ottenere la messa a disposizione (ossia la sospensione dell’impegno) ? La meta’ di chi fa questa richiesta puo’ sperare di essere accontentato?

Boyer: Le richieste soddisfatte sono vieppiu’ rare perche’ si fa valere la penuria di insegnanti.Il ministero quindi afferma che ci sono meno richieste. Cio’ e’ scandaloso. Gli insegnanti adottano tutta una gamma di soluzioni per evitare gli ostacoli. Per esempio si chiede il congedo per educare un figlio di meno di sette anni. Questo congedo permette di lavorare a meta’ tempo, oppure si chiede un congedo per seguire il coniuge che e’ stato trasferito altrove ( red.: Si sa che moti insegnanti sono coniugati a insegnanti. Quindi si incita il coniuge a presentare una richiesta di trasferimento e si prende pretesto del trasferimento del coniuge per abbandonare la professione. La strategia e’ in questi casi familiare). Un altro fenomeno e’ apparso all’orizzonte: il congedo per lunga malattia che e’ utilizzato per formarsi e per prepararsi alla partenza.

 

F.J : Ritiene che in futuro le richieste per una seconda carriera aumenteranno?

Boyer: Oggigorno in Francia soltanto il 6% degi insegnanti ha piu’ di sessant’anni. E’ probabile che in futuro il pensionamento sara’ posticipato e non sara’ facile ottenerlo come oggigiorno. Invecchiamento e insegnamento non vanno molto bene d’accordo tra loro. Non vanno di pari passo. [4]

 

F.J.: Un’altra via di uscita e’ il distacco. Questa porta si chiudera’ o si aprira’ in futuro?

Boyer: Le possibiita’ di distacco si riducono. E’ difficile capire la politica del Ministero. Le associazioni degli insegnanti vedono sparire il numero di posti distaccati (ndr.: Questo succede anche in Italia). Gli insegnanti sono scoraggiati a chiedere un distacco per compiti di solito molto amministrativi nel Miistero o in altri Ministeri e per i quali credono di non avere le competenze necessarie. La decentralizzazione in corso potrebbe offrire molte occasioni per trovare un lavoro fuori dala scuola ma la poitica adottata non faciita affatto il trasferimento di posti dal Ministero agli enti locali e il passaggio verso altre professioni non scolastiche.

 

F.J.: Qual e’ la tendenza in corso dopo la legge del 2003?

Boyer: Nel 2003 e’ stata promulgata la legge sula riconversione professionale . Il decreto d’applicazione e’ stato emesso nel 2005.Tra il 2009 e il 2012 si sono creati i consiglieri per la mobiita’ di carriera, un paio per Académie. Il primo decennio del XXI secolo fu un periodo favorevole per le riconversioni tanto piu’ che in quegli anni il ministero aspirava a adottare una cura dimagrante del corpo insegnante. Tutto e’ cambiato nel 2012 quando si modificarono i ruoli deii consiglieri per la mobilita’ . Da allora in poi la richiesta di una riconversione non e’ piu’ confidenziale e diventa pubblica. L’incorggiamento per intraprendere una seconda carriera e’ scemato dopo d’allora. La parola d’ordine inviata alle Académies fu di fare tutto il possibile per trattenere nella scuola il personale insegnante. Soltanto in cinque o sei Académies su trenta si accettarono ancora partenze durante l’anno scolastico. Da settembre a luglio il sistema scolastico e’ diventata una trappola .

F.J.: Anche tra gli insegnanti che se ne vanno si osserva una tendenza a creare aziende?

Boyer: Questa soluzione e’ una delle modalita’ che si offrono per lottare contro la pesantezza delle abitudini nel mestiere di insegnante e per sposare la riconversione. Un numero crescente di insegnanti si lancia nella creazione di aziende e l’amministrazione statale sta al gioco e li aiuta.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] "Aide aux profs’

[2] Piu’ o meno le Direzioni scolastiche regionali

[3] red.: I dati statistici sono probabilmente sottostimati perche’ come si vede la procedura per partire dalla scuola non e’ affatto facile

[4] ndr.: Con l’anzianita’ per chi e’ nella scuola diventa arduo uscirne