Adattamento di un articolo pubblicato nel supplemento del settimanale USA "Education Week" dedicato agli insegnanti (Teacher Magazine) nel quale si riferiscono i risultati di un’indagine nazionale americana sulla collaborazione tra insegnanti.

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Nelle buone scuole gli insegnanti collaborano tra loro

Il sistema scolastico italiano è noto per tollerare una rotazione altissima di insegnanti da un anno all’altro. Il sistema di gestione del personale insegnante vigente in Italia nonché la politica di gestione degli insegnanti di ruolo tollera spostamenti continui da una scuola all’altra. Il fenomeno è conosciuto ed ha in Italia un’ampiezza inusitata. Non si sono però fin qui nemmeno misurate le ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento e degli apprendimenti. Orbene, decine di indagini sulle buone scuole o le scuole efficaci hanno dimostrato che l’unione tra gli insegnanti di una scuola, l’intesa sui principi educativi da adottare nelle relazioni con allievi e famiglie, l’accordo sui risultati da conseguire sia sul piano educativo che su quello conoscitivo, la solidarietà tra colleghi, sono parametri strettamente connessi ai buoni risultati, a un apprendimento efficace da parte degli allievi, a una valorizzazione delle differenze, a un ottimo clima interno della scuola. Per giungere a questo risultato occorre però che gli insegnanti tra loro si conoscano bene, si rispettino, vadano d’accordo, condividano gli stessi valori. Un risultato del genere non si può conseguire se ogni anno si cambia sede, se la maggior parte degli insegnanti che ha iniziato l’anno in un istituto, l’anno seguente emigra in un altro, se un insegnante arriva in una scuola con l’idea in testa di andarsene l’anno dopo. Questi insegnati, per quanto bravi possano essere, vivono la loro esperienza scolastica come una tappa, un passaggio, un trampolino di lancio. La loro collaborazione con i colleghi si riduce al minimo necessario. L’interesse per il bene degli allievi è subordinato al loro proprio interesse. La qualità della scuola, la sua storia, il suo innesto nella comunità non sono vettori determinanti delle scelte pedagogiche. Solo se si resta in una sede per anni si riesce a lavorare in gruppo, ad ottenere il rispetto dei colleghi e delle famiglie, a farsi valere per i propri meriti come professionisti sui quali si può fare affidamento.

In una "breve" di questo sito dedicata alla questione del lavoro in gruppo degli insegnanti si rilevava che rare erano le indagini scientifiche condotte su questo tema. La "breve" riferiva di un’indagine svolta in Francia la quale dimostrava in modo inoppugnabile che lo spirito di gruppo, la solidarietà tra gli insegnanti erano un fattore di riuscita scolastica specialmente per gli allievi più deboli.

 

Se ne deve dedurre che tutti gli elementi che concorrono a generare un buon spirito di gruppo tra il personale della scuola, a stimolare la cooperazione e la solidarietà tra insegnanti, a potenziare il rispetto reciproco tra gli insegnanti di una scuola e tra il dirigente e il personale scolastico vanno incrementati e sostenuti. Purtroppo, a causa della debolezza della ricerca scientifica su questo punto, non si ha una chiara visione dei fattori favorevoli allo sviluppo di questi parametri.

Uno potrebbe essere la stabilità del corpo docente. Sembra ovvio che molte condizioni di sviluppo di un sano ambiente scolastico siano connesse alla stabilità del personale scolastico e degli insegnanti di ruolo. Quando questo è stabile, molte variabili che concorrono a suscitare una sana collaborazione tra dirigenti e insegnanti e tra tutto il personale di un istituto possono manifestarsi e funzionare come il catalizzatore in una reazione chimica. Invece, se una proporzione elevata del personale di una scuola cambia ogni anno, passa anno dopo anno da una scuola all’altra, è assai difficile ed anzi improbabile che nella scuola si costituisca un gruppo unito di insegnanti che sa quel che vuole e che si impone agli allievi. La fine dell’individualismo del corpo insegnante esige la stabilità dei docenti nelle scuole dove sono nominati [1].

In questo articolo si presenta un’indagine nazionale sullo stesso argomento realizzata nell’autunno scorso negli Stati Uniti [2] dalla Fondazione MetLife che dal 1984 svolge ogni anno un’indagine sulle opinioni degli insegnanti su un campione rappresentativo di insegnanti americani operanti nell’insegnamento primario e in quello secondario.

L’indagine sulla collaborazione tra il personale scolastico

L’indagine del 2009, svolta nell’autunno dello scorso anno, verteva sulle opinioni di insegnanti, dirigenti e studenti sui rispettivi ruoli in seno alla scuola , sulle opinioni riguardo alle responsabilità di ognuno e sulle pratiche e le priorità rispetto al futuro.

 

L’indagine telefonica è stata effettuata su un campione nazionale di 1003 insegnanti delle scuole statali dell’insegnamento primario e secondario, su 500 dirigenti delle scuole statali dello stesso ordine di scuole, ed è stata completata con un questionario on-line presso 1018 studenti delle scuole statali, dalla terza classe elementare fino all’ultimo anno dell’insegnamento secondario superiore. Il lavoro è stato pilotato con l’ausilio di un gruppo di dirigenti e insegnanti delle scuole statali completato con figure di primo piano della politica scolastica a livello nazionale che ha lavorato on-line per stabilire l’impostazione strategica dell’indagine, disegnare il quadro di riferimento, chiarire le domande di ricerca. 

I principali risultati

 

Larghissimo consenso sulla collaborazione

Il 67% degli insegnanti e il 78% dei dirigenti convengono che una maggiore collaborazione tra gli insegnanti e i dirigenti avrebbe "un impatto maggiore" sui risultati scolastici degli studenti. Tutti sembrano d’accordo dunque, almeno da una decina d’anni in qua, che l’isolamento degli insegnanti in una scuola è nefasto per il clima scolastico e per l’insegnamento. Non si contano a questo riguardo le iniziative intraprese per favorire un’ accresciuta collaborazione tra gli insegnanti di una scuola, per trovare un’intesa tra gli insegnanti sugli obiettivi da conseguire, sulle regole da rispettare, sulle modalità da adottare nelle relazioni con gli studenti e con le famiglie.

I benefici potenziali di una più grande collaborazione tra gli insegnanti, secondo numerosi ricercatori, sarebbero :

  • un clima scolastico sereno,
  • una maggiore soddisfazione professionale da parte degli insegnanti e,
  • una elevata stabilità del corpo insegnante e dei dirigenti.

 

Nelle scuole nelle quali regna la collaborazione e lo spirito di corpo tra il personale scolastico si constata una riduzione sostanziale delle richieste di pensionamento anticipato, di congedi, o di partenze verso altri istituti. Nonostante queste prove ampiamente documentate, molti insegnanti persistono a ritenere che la collaborazione con i colleghi riduce la loro autonomia professionale e la loro responsabilità, viola l’indipendenza pedagogica e genera problemi di gestione confondendo i ruoli all’interno di un istituto.

Una minoranza di insegnanti scettici

Il valore della collaborazione emerge con chiarezza da questa indagine ma una minoranza di insegnanti resta scettica di fronte a questa prospettiva. Tra l’altro, un conto è dichiarare in un’indagine che la collaborazione di per sé è un valore positivo dal punto di vista professionale per l’insegnamento, un altro conto però è l’esercizio pratico della collaborazione, il tempo che è richiesto per attuarla. Non si può infatti supporre che la collaborazione nasca spontaneamente, senza preparazione. Ci vuole del tempo per intendersi con i colleghi, per evitare malintesi, per instaurare una fiducia reciproca, per conoscersi e rispettare le qualità di ognuno e tollerare gli inevitabili difetti o punti deboli di ciascuno. Non è per nulla facile spiegare a un collega quali siano gli errori da evitare, gli sbagli che commette, consigliare comportamenti alternativi da adottare, dare un colpo di mano a chi si trova in difficoltà, mettere di fronte ai colleghi le proprie debolezze o le proprie incertezze. Per questa ragione, le dichiarazioni sul valore della collaborazione vanno prese con cautela, soprattutto quando si ha un’adesione massiccia da parte del personale scolastico a questo criterio. Le indagini sulla pratica della collaborazione sono molto più ardue perché vanno a fondo del problema, mirano ad aprire la scatola nera della scuola, a fare emergere quanto è rimosso da parte del personale insegnante.

 

L’indagine svolta negli Stati Uniti rivela che quasi tutti gli insegnanti partecipano in una forma in un’altra ad attività che implicano una collaborazione con i colleghi della scuola, ma si scopre anche che il tempo ho riservato per queste attività è alquanto ridotto. Non c’è quindi da felicitarsi granché: c’è ancora molto lavoro da svolgere prima di generalizzare all’interno delle scuole elementari delle scuole secondarie una reale collaborazione, ossia prima di generalizzare la collaborazione tra il personale scolastico e i dirigenti, di consolidare in tutte le scuole lo spirito di corpo. In media, negli Stati Uniti, gli insegnanti spendono 2,7 ore settimanali in attività di collaborazione organizzata. Circa un quarto degli insegnanti delle scuole elementari e secondarie spende più di tre ore settimanali in questo genere di attività.

Forme semplici di collaborazione [3]


L’indagine ha tentato di reperire quali sono i tipi di collaborazione più frequenti praticati dagli insegnanti e dai dirigenti americani:

  • riunioni di gruppo per apprendere come aiutare gli studenti a conseguire profitti più elevati;
  • dirigenti che condividono con i loro insegnanti la responsabilità di realizzare gli obiettivi della scuola;
  • insegnanti alle prime armi che lavorano con insegnanti esperti.

Tutto qui. Non è proprio un gran che. Le attività meno praticate riguardano l’osservazione dei colleghi mentre insegnano in classe, l’analisi e la critica dell’insegnamento svolto dai colleghi. Meno di un terzo degli insegnanti e dei dirigenti dichiara che questo tipo di attività è praticato frequentemente nella loro scuola. Insomma, è raro che un insegnante inviti o accetti un collega nella propria classe quando svolge una lezione per essere osservato e per discutere in seguito con lui l’andamento della lezione,la gestione della classe, il materiale distribuito agli studenti oppure quello usato per la lezione. Prima di giungere a questo punto ci vorranno anni luce.

Gli insegnanti delle scuole elementari sono più propensi a collaborare tra loro che non i professori dell’insegnamento secondario.

 

Effetti positivi della collaborazione

Le scuole nelle quali la collaborazione è diffusa sono anche quelle che fruiscono di un clima scolastico migliore. Il personale scolastico di queste scuole riconosce in una proporzione molto maggiore che non quello delle scuole nelle quali la collaborazione tra il personale scolastico è poco sviluppata di avere molto più fiducia nei colleghi, nel dirigente, nonché negli specialisti che intervengono nella scuola. Gli insegnanti di queste scuole inoltre ritengono in grande maggioranza di condividere con i colleghi la responsabilità della buona riuscita di tutti gli studenti e non solo dei loro studenti. Infine, questi insegnanti esprimono un livello di gradimento e di soddisfazione professionale maggiore degli altri insegnanti.

Il coinvolgimento degli studenti

L’indagine rivela che gli studenti hanno un ruolo non indifferente nello sviluppo di un clima di collaborazione all’interno di una scuola. L’80% degli insegnanti e l’89% dei dirigenti sostengono che studenti responsabili, che si sentono coinvolti personalmente nella loro educazione, che non sono passivi, che ritengono di dover prestare la loro parte nell’apprendimento, contribuiscono in maniera sostanziale ad ottenere profitti elevati e a mantenere nella scuola un sano clima di lavoro.

Divergenze d’opinione tra studenti e insegnanti

Nondimeno, l’opinione degli studenti e degli insegnanti diverge su questo punto. Poco meno della metà degli insegnanti (il 42%) dice di credere che tutti o la maggioranza dei loro studenti si sente personalmente responsabile della propria educazione, mentre invece pressoché la totalità degli studenti (il 96%) afferma di esserlo, di prestare attenzione alla propria istruzione e di svolgere il lavoro necessario per riuscire a scuola. Studenti e insegnanti sono quindi in totale disaccordo su questo aspetto. Gli insegnanti sono scettici nei confronti della sincerità e dell’impegno degli studenti, ne sottovalutano forse l’impegno. Altre indagini rivelano che gli insegnanti fanno fatica a capire la mentalità e i comportamenti dei loro studenti, sono freddi, scontrosi, poco pazienti, non li ascoltano. D’altra parte, forse, gli studenti sopravvalutano il loro impegno, commettono un errore di apprezzamento, non conoscono con esattezza quanto la scuola esige da loro.

Responsabilità collettiva del corpo insegnante

In ogni modo, la nota positiva che emerge da questa indagine è che la maggioranza degli insegnanti ritiene di sentirsi co-responsabile del successo e dei comportamenti di tutti gli studenti della scuola e non solo degli studenti ai quali insegnano, degli allievi della loro classe. E’ la fine dell’individualismo pedagogico e il trionfo della comunità educativa. I miei studenti non sono i miei! Come insegnante sono responsabile di quello che fanno tutti gli studenti , anche quelli ai quali non insegno o che non frequentano le mie classi.

Gli studenti però forniscono un quadro meno idilliaco della situazione. Soltanto la metà degli studenti ritiene che tutti gli insegnanti della loro scuola si preoccupano di tutti gli studenti, fanno attenzione a tutti, sono disponibili, si interessano dei problemi degli studenti di tutta la scuola e auspicano che tutti riescano. Ci troviamo qui di fronte a un problema scottante che emerge regolarmente nelle indagini sul sentimento di giustizia o di ingiustizia provata dagli studenti a scuola.

Conclusione

La collaborazione aperta, senza riserve, tesa a promuovere il benessere e le competenze professionali di tutto il personale scolastico di un istituto è un parametro essenziale per il buon funzionamento di una scuola. Gli studenti e gli allievi si rendono immediatamente conto se tra gli insegnanti corre buon sangue, se il personale scolastico è unito e condivide gli stessi valori educativi, se il dirigente rispetta i suoi insegnanti e se il personale scolastico è disponibile al dialogo con gli studenti e con le famiglie, se è attento a quanto succede dentro e fuori la scuola. Non ci sono dunque misteri: la collaborazione in primo luogo tra gli insegnanti e poi tra questi e il dirigente e infine tra il corpo insegnante e tutto il personale scolastico è un fattore fondamentale per trasformare una scuola in un ambiente scolastico educativo, dove regna un clima sereno e privo di tensioni. Senza spirito di corpo, senza una collaborazione disinteressata tra il personale scolastico, non si ottiene una buona scuola. In un clima scolastico deteriorato, carico di tensioni, la violenza, l’aggressività, l’ indisciplina, la maleducazione sono moneta corrente. Non si può apprendere in un ambiente simile. Nessun è motivato a frequentare quotidianamente un ambiente dove si sta male, non solo da un punto di vista fisico. Tutte le indagini scientifiche sulla scuola comprovano quanto sia importante curare la collaborazione del personale scolastico.

La collaborazione è dunque una componente cruciale dell’autonomia scolastica, perché senza collaborazione una scuola non è autonoma, non sa governarsi, non può essere governata. La direzione autoritaria consegue successi a corta scadenza ma alla fin fine è sterile e poco produttiva.

Occorre quindi prestare moltissima attenzione a tutti gli elementi che concorrono allo sviluppo della collaborazione. Una delle condizioni imprescindibili è la stabilità del corpo insegnante. Non è infatti possibile promuovere una collaborazione professionale degli insegnanti se questi cambiano di sede sovente. Per collaborare professionalmente su un terreno delicato come quello dell’istruzione e dell’educazione è indispensabile rispettarsi, conoscersi a fondo, accettarsi. Questi comportamenti non si conseguono da un giorno all’altro ma devono maturare in un clima favorevole nel quale ci si incontra, ci si parla, si scambiano opinioni, si discute, si progettano collaborazioni.

Per giungere a questo risultato occorre che il corpo insegnante sia il più possibile stabile, che la rotazione degli insegnanti tra le sedi non sia la regola, che la carriera scolastica possa anche svolgersi all’interno di un istituto, che i buoni risultati siano riconosciuti, che il merito di una equipe di insegnanti sia premiato. 

Autonomia scolastica, buoni risultati, collaborazione sono tra loro interdipendenti. Per questa ragione, la promozione della collaborazione all’interno di un istituto scolastico merita la massima attenzione. Molte indagini scientifiche sono necessarie per individuare le modalità che la favoriscano. La collaborazione non è una manna che cade dal cielo ma va curata ed esige risorse. Si commetterebbe un calcolo errato se si ritenesse che basti imporre per decreto ai dirigenti e agli insegnanti di collaborare. Il fallimento sarebbe assicurato. Purtroppo, però, allo stato attuale della ricerca pedagogica in Italia, sono molto scarse le conoscenze sul tipo di risorse che concorrono a promuovere la collaborazione. Questo è un campo di lavoro aperto.

[1] Questo non è il solo fattore da invocare per contrastare l’isolamento degli insegnanti. Ce ne sono altri, ma questo è uno da non perdere di vista

[2] "Effective Teaching and Leadership

[3] Titoli ,leggende e note delle tavole sono in inglese perché si tratta di riproduzioni delle tavole originali della relazione di Metlife citata in precedenza

Les documents de l'article

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