Alcune considerazioni sommarie su un argomento scottante trattato in un eccellente documento americano pubblicato in gennaio di quest’anno nonché in un incontro poco convincente svoltosi recentemente a Lione presso l’Istituto Nazionale Francese di Ricerca Pedagogica (INRP).

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Valutare la valutazione degli insegnanti

La valutazione degli insegnanti è una questione centrale nelle iniziative avviate ovunque per modernizzare il sistema scolastico, ridurre la dispersione scolastica, migliorare la media dei risultati degli studenti e quindi rendere più produttivo l’apprendimento scolastico,ma è anche un buco nero che divora implacabilmente quantità enormi di dichiarazioni e divagazioni di ogni genere.

La valutazione degli insegnanti è un grattacapo discusso e irrisolto da anni. Insegnanti e associazioni professionali reclamano un aumento delle rimunerazioni, ma i responsabili dei sistemi scolastici, confrontati a questioni colossali di finanziamento ( anche un piccolo aumento dello stipendio si trasforma in somme considerevoli che devono essere previste e accettate nelle leggi finanziarie) esigono, per entrare in materia, che si valuti il rendimento degli insegnanti. Orbene, i sistemi di valutazione degli insegnanti applicati finora non sono soddisfacenti . Tutti concordano sul fatto che occorrerebbe una riforma radicale di quanto finora c’è in materia. La fondazione americana Education Sector ha recentemente dedicato un rapporto a questa questione. Un progetto in corso negli USA, The New Teacher Project, che si prefigge di selezionare insegnanti eccellenti per gii studenti delle minorane o per gli allievi poveri in difficoltà, ha constatato che una percentuale sproporzionata di insegnanti (in certi casi perfino il 100%) riceve un giudizio positivo quando invece non sarebbe affatto il caso.

 

Le valutazioni degli insegnanti fin qui applicate sono in genere sommarie, superficiali, vaghe, basate su criteri che nulla o poco hanno a che fare con quanto apprendono gli allievi a scuola. Da un lato ci sono i risultati degli allievi e dall’altro le attività organizzate dagli insegnanti. Come collegare questi due elementi ? La misura dell’efficacia degli insegnanti dal punto di vista dell’ apprendimento dei discenti non è affatto un problema semplice che si possa risolvere in quattro e quattr’otto. Si conoscono i principi metodologici da applicare : occorre una valutazione iniziale e una finale ; è indispensabile impostare una valutazione imperniata sulla misura del valore aggiunto. Una sola valutazione nel corso dell’anno non basta. Per cogliere l’effetto reale del lavoro di un insegnante si dovrebbero valutare più volte gli allievi e vedere come evolvono i punteggi conseguiti nei test. E’ facile rendersi conto che procedure come queste non sono né semplici né poco costose.

Nella scuola statale la qualità degli insegnanti è purtroppo definita in gran parte dai diplomi e dalle medie dei punteggi conseguiti dagli insegnanti nei concorsi invece che dalla qualità del lavoro svolto in classe o dai risultati conseguiti dai loro studenti. Questa situazione è in parte da addebitare anche agli insegnanti stessi e ai sindacati che si sono spesso limitati a battagliare su questi aspetti e che non hanno esercitato le pressioni che avrebbero potuto e dovuto esercitare per ottenere procedure di valutazione più complesse, più diversificate. Ed ora la situazione si è capovolta : gli insegnanti e le loro associazioni si trovano con le spalle al muro di fronte alle iniziative delle cerchie politiche che vogliono vederci chiaro e capire quale è il valore effettivo degli insegnanti. Queste richieste provengono non soltanto dai dirigenti scolastici o dai ministeri della pubblica istruzione, ma dai responsabili delle finanze pubbliche. Quale è la parte del PIL che va consacrata all’istruzione ? Qual è la proporzione degli investimenti per la scuola rispetto al totale della spesa pubblica ? Esiste un tetto, una soglia ideale, al di sotto dei quali la qualità dell’istruzione scolastica è compromessa ? Come riconoscere il merito degli insegnanti dal punto di vista delle retribuzioni ? Si possono continuare a pagare gli insegnanti secondo una scala degli stipendi uniforme che non tiene conto del merito, dell’impegno, dei risultati ? Queste sono alcune delle domande che rivengono costantemente sul tavolo della politica dell’istruzione oggigiorno e che non si possono scartare con la scusa che non tutto è misurabile nelle scuole. Questa risposta non è accettabile, è grossolana, evacua problemi reali che si debbono affrontare e che a priori non possono essere classificati come irrisolvibili. Il documento pubblicato da Toch e Rothman per "Education Sector" è ricco di indicazioni a questo riguardo e comprende una documentazione molto ampia di "buone pratiche" recensite negli Stati Uniti.


 

Il sistema dell’ispettorato

Un tempo gli insegnanti erano valutati da ispettori che entravano nelle classi, osservavano l’insegnante mentre svolgeva una o più lezioni, esaminavano il materiale usato per la preparazione dei corsi e discutevano con l’insegnante. Questa procedura era molto empirica, spesso anche assai arbitraria e del tutto saltuaria. Taluni ispettori sceglievano di occuparsi solo dei neofiti, ossia degli insegnanti alle prime armi, ai quali trasmettevano talora utili consigli ; altri ispettori invece controllavano insegnanti scelti a casaccio oppure insegnanti con i quali erano in disaccordo. Spesso le valutazioni erano diradate nel tempo ed erano prettamente formali, poiché erano svolte in applicazione di norme legali che ingiungevano di verificare il rispetto dei regolamenti e dei programmi.

Il sistema dell’ispettorato aveva molti difetti. In primo luogo era soggettivo e arbitrario : gli ispettori giudicavano gli insegnanti in funzione di una concezione generica della buona scuola e del buon insegnante che solo loro avevano. Si riteneva che gli ispettori fossero i depositari unici del modello ideale di scuola. Questo nei casi migliori. Nei casi peggiori, la valutazione degli ispettori era un controllo poliziesco e vessatorio che non serviva a correggere i difetti dell’insegnamento e a migliorarlo. Infine, le ispezioni raramente erano effettuate quando un insegnante ne aveva effettivamente bisogno. Per altro, le conseguenze delle ispezioni erano vaghe : il ventaglio delle ripercussioni possibili era assai ampio, lasciato al libero arbitrio delle autorità scolastiche o delle autorità politiche.

 

Le associazioni degli insegnanti hanno lottato per decenni per ottenere modalità di valutazione il più possibile oggettive che rispettassero almeno i diritti degli insegnanti. In taluni casi si è riusciti a concordare modalità di valutazione utili per gli insegnanti, come per esempio in Inghilterra. In altri casi si è pressoché smantellato il sistema dell’ispettorato perché non si è trovato un accordo sull’impostazione di procedure oggettive di valutazione, come per esempio è successo in Italia. L’ultima tendenza in questa complessa vicenda consiste nell’affibbiare ai dirigenti o ai direttori di scuola la responsabilità di valutare i propri insegnanti, ma i dirigenti non hanno né le competenze scientifiche né il tempo per eseguire questa mansione.

 

Gli insegnanti devono essere valutati in modo corretto

 

Gli insegnanti hanno diritto a una valutazione corretta delle loro prestazioni se l’obiettivo della valutazione è il perfezionamento professionale, la correzione dei difetti, il miglioramento dei risultati degli allievi e dunque un apprendimento efficace. In molti casi gli insegnanti sono stati valutati unicamente sulla base dei punteggi conseguiti nelle prove standardizzate (valutazione esterna svolta tramite test) dai loro allievi. Questa metodologia è contestabile ed è rifiutata dalla maggioranza degli insegnanti nonché da una frazione consistente dei valutatori.

 

Il miglioramento dei punteggi nelle prove standardizzate non può essere il solo criterio di valutazione degli insegnanti. I modelli di valutazione efficaci devono comprendere una gamma di procedure e non solo quella basata sui punteggi degli studenti nei test. Per esempio, la valutazione dovrebbe includere visite di ispettori esperti nell’apprendimento, visite e osservazioni da parte di colleghi rispettati per le loro competenze, imparziali. Queste soluzioni plurime mirano a scartare i conflitti personali, l’arbitrarietà e la parzialità dei giudizi o l’inesperienza dei valutatori. L’attuazione di questi modelli non va da sé, implica costi non indifferenti e un’organizzazione complessa. Questo è il prezzo da pagare che non si può evitare con soluzioni semplicistiche come quelle per esempio applicate dal programma PASEC in alcuni sistemi scolastici africani.

 

I sistemi di valutazione impostati sul calcolo del valore aggiunto

 

In genere si ritiene che i metodi di calcolo del valore aggiunto permettono d’ evitare valutazioni deformate e scorrette. Questi sistemi sono senz’altro più affidabili di una prova standardizzata svolta "una tantum", ma non sono neppure loro indenni di difetti, a parte il fatto che non sono tutt’altro che semplici. La misura del valore aggiunto dovrebbe consistere nella valutazione dell’operato di un insegnante al netto di tutti gli altri fattori che possono incidere sull’apprendimento, come per esempio la storia scolastica anteriore degli allievi, l’operato di altri colleghi nella stessa classe, oppure il livello culturale delle famiglie o il contributo dei genitori o di chi ne fa le veci nell’acquisizione dei concetti che strutturano il sapere scolastico o dei codici che regolano i comportamenti scolastici [1]

Uno dei limiti potenziali del sistema del valore aggiunto applicato per valutare gli insegnanti risiede nella dimensione della campionatura. Più il campione di studenti è piccolo, maggiore è l’inaffidabilità dei risultati. Orbene, il campione di studenti seguiti da un insegnante non può non essere che ridotto. Quindi, l’errore di misura è elevato. I risultati vanno presi quindi, come si suol dire, con le pinzette e non possono essere generalizzati. Il sistema del valore aggiunto può al limite funzionare per valutare una scuola oppure il livello d’istruzione della popolazione scolastica che frequenta una classe determinata in tutte le scuole, ma non per una classe di 15 o 20 allievi. Più è grande il numero delle osservazioni, maggiore è la fiducia che si può avere nei risultati dei test.

 

La valutazione degli insegnanti negli USA

 

Per gli autori dello studio prodotto dalla fondazione "Education Sector", negli USA la valutazione degli insegnanti del settore statale è diventato un affare colossale. Si stima che la cifra d’affari annua di quest’attività si aggiri attorno ai 400 miliardi di dollari. Una somma del genere dà un’idea dell’importanza attribuita alla valutazione degli insegnanti in un sistema scolastico come quello americano, degli eccessi compiuti per affrontare la crisi dell’istruzione nel servizio statale, della stranezza contagiosa di questa moda e per finire degli sperperi commessi oggigiorno in moltissimi sistemi scolastici, compreso quello italiano, per valutare dirigenti e insegnanti con l’illusione che questa sia la soluzione appropriata per migliorare la scuola [2].

 

In un’indagine svolta negli Stati Uniti dal National Comprehensive Center for Teacher Quality (NCCTQ) tra gli insegnanti, il 70% dichiara che la scuola statale non ha un sistema di rimunerazione adeguato per riconoscere il merito, per premiare i loro sforzi, l’impegno, lo spirito di iniziativa, la creatività, il successo con gli allievi. Sono soprattutto i giovani insegnanti a reclamare un sistema di incentivi salariali che ricompensi le prestazioni degne di nota, un modello di retribuzione che sia giusto e non uniforme. Orbene, un modulo che tenga conto di queste esigenze non può fare a meno di una procedura di valutazione. Ma quale ?

 

Gli insegnanti intervistati dichiarano di non avere nessuna fiducia nella capacità di dirigenti a valutarli e di non fidarsi dei punteggi dei test dei loro allievi come metro di giudizio. In un sondaggio d’opinione svolto alcuni fa negli Stati Uniti dal Centro per la ricostituzione della scuola statale ( Center for Reinventing Public Education) solo il 3 per cento degli insegnanti ha dichiarato di essere disposto ad accettare i punteggi degli studenti nelle prove strutturate come criterio determinante di fissazione dello stipendio. [3] In ogni modo, sembrerebbe che gli insegnanti americani vedano di buon occhio un sistema di salario in base al merito se il merito è misurato con valutazioni complementari e multiple del lavoro svolto in classe.

La valutazione degli insegnanti in Francia

Il sito francese "Le Café pédagogique" consacra un servizio a questo tema nel numero di aprile 2009 ha pubblicato quattro testimonianze di ispettori scolastici a complemento delle relazioni presentate alle giornate di studio su questa questione organizzate dal Centro Alain Savary dell ’ INRP (Institut National de recherche Pédagogique) di Lione il 2 e 3 aprile scorsi [4]. Anche in Francia gli insegnanti sono reticenti per non dire ostili alla valutazione della professione imperniata sui punteggi conseguiti dagli allievi nelle prove strutturate. Rimproverano ai valutatori di ignorare una vasta gamma di fattori che incidono sui risultati nonché una frazione rilevante del lavoro svolto con gli allievi e gli studenti, ma anche in Francia le richieste e le rivendicazioni degli insegnanti sono contraddittorie.

 

Secondo la sociologa Anne Barrère, la prima valutazione per gli insegnanti è il clima della classe, l’insieme relazionale che si instaura in una classe con una classe. I primi valutatori, implacabili, in fondo sono gli allievi e poi gli insegnanti stessi che non esitano a criticarsi ferocemente. La reputazione di un buon insegnante in seno ad una scuola è nota a tutti, ma pochi sono coloro che sono al di sopra di qualsiasi sospetto. La maggior parte degli insegnanti è vittima o oggetto di spietate analisi da parte dei colleghi. Ciò non vuol dire che queste valutazioni non siano oggettive, che i pettegolezzi non abbiano nessun fondamento, ma qui siamo a un livello olistico, molto generico, poco analitico, sommario e qindi sommamente destabilizzante. Resta il fatto che gli insegnanti tra loro si valutano. La singolarità delle situazioni è però raramente presa in conto dai colleghi mentre invece lo potrebbe essere e in parte lo è con le prove oggettive. Lo sviluppo professionale non è al centro di queste valutazioni e dei conflitti che esistono tra gli insegnanti. Gli effetti di queste valutazioni sono spesso essenzialmente soggettive, incidono sull’immagine di sé, sull’amor proprio, sulla sicurezza professionale, più che sui risultati dell’apprendimento degli allievi.

 

I relatori francesi in genere escludono tuttora qualsiasi tentativo di misurare "l’effetto insegnante* , dando così prova di scarsa scientificità, il che è un difetto assai diffuso nel mondo della scuola. Si esclude a priori che ciò sia possibile e si bloccano tutti i tentativi che vanno in questa direzione. Gi ispettori e i relatori che sono intervenuti nell’incontro di Lione escludono pure un’impostazione della valutazione degli insegnanti imperniata sui risultati degli studenti. Il termine "risultato" è tabu ; si preferisce parlare con bella ipocrisia di apprendimenti, termine usato per indicare le procedure, le modalità con le quali si apprende e non quanto si apprende o cosa si apprende. Questa è la posizione difesa per esempio da Pierre FRACKOWIAK , ispettore scolastico, che è uno degli interlocutori di primo piano del "Café pédagogique".

[1] Questi aspetti sono stati ampiamente analizzati dal socio-linguista inglese Basil Bernstein

[2] Con questo non intendo affermare che gli insegnanti non si devono o non si possono valutare in modo empirico

[3] Dan Goldhaber, Michael DeArmond, and Scott DeBurgomaster,
Teacher Attitudes About Compensation Reform : Implications for Reform Implementation (Seattle : Center for Reinventing Public Education, 2007) : 20.

[4] Analyser l’activité enseignante et l’évaluer : Quels enjeux ? Quels liens ? Quelles compatibilités ? (2 et 3 avril 2009 à l’INRP)

Les documents de l'article

pdf_RushToJudgment_ES_Jan08.pdf