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Si crede nel costruttivismo ma non lo si pratica

 E’pressoché impossibile criticare gli insegnanti. Orbene, tutti sanno che le pratiche pedagogiche della stragrande maggioranza degli insegnanti sono infarcite di illusioni, di dilettantismo, di speranze, di entusiasmi ma di poco professionalismo. Questo è appunto il problema maggiore. Molti bravi insegnanti credono e sono fermamente convinti che essere bravi, di svolgere lezioni fantastiche, di essere alla « page » ed invece non lo sono affatto. 

In un bollettino recente della serie »L’enseignement à la loupe» l’OCSE smentisce i discorsi ufficiali che proteggono il corpo insegnante e fornisce una convincente documentazione sul baratro esistente tra convinzioni e pratiche pedagogiche. Si crede e si pensa in un modo ma si agisce in un altro. I dati sono estratti dell’inchiesta internazionale sull’insegnamento sull’apprendimento(indagine TALIS) secondo la quale la maggioranza degli insegnanti ritiene che il loro compito sia quello di aiutare gli studenti e gli allievi a svolgere le proprie ricerche(94%) e che sia preferibile permettere agli studenti e agli alunni di riflettere da soli a di ricercare le soluzioni per risolvere problemi pratici prima di mostrare la marcia da seguire( 93%). Queste risposte indicano che la maggioranza degli insegnanti aderiscono ad una concezione costruttivista dell’insegnamento : percepiscono cioè l’apprendimento come un comportamento attivo che mira a favorire una riflessione critica e autonoma. Ma tra il dire, in questo caso il pensare, c’e’ di mezzo il mare , cme si suol dire.
Parallelamente, gli insegnanti dichiarano di ricorrere molto spesso a pratiche pedagogiche passive come la presentazione di un riassunto di ciò che si è visto piuttosto che a pratiche attive. Meno di un terzo degli insegnanti domanda ai propri studenti di lavorare su progetti che richiedono almeno una settimana di lavoro(ossia che si ricorre a pratiche pedagogiche attive). 
 
L’indagine TALIS 
 
È la prima indagine internazionale che si interessa agli ambienti dell’insegnamento e alle procedure di apprendimento applicate nelle scuole. Nell’indagine si sono interrogati insegnanti e dirigenti. L’ultima edizione dell’indagine TALIS svolta nel 2013 e’ stata imperniata sugli insegnanti dell’insegnamento secondario di primo grado e sui dirigenti delle scuole medie. L’ indagine doveva comprendere 200 scuole in ogni sistema scoqstico che intendeva parteciparvi. Sono stati una trentina i paesi che hanno aderito qll’indqgine. In ogni scuola estratta a sorte tra i paesi che hanno deciso di partecipare all’indagine si sono interrogati almeno 20 insegnanti nonché i rispettivi dirigenti. Informazioni ulteriori sull’indagine TALIS possono essere ottenute consultando il sito www.oecd.org/talis. 
 
Estratto del bollettino OCSE del 30 settembre 2015 liberamente tradotto in italiano
 
 
La concezione dell’insegnamento 
 
La concezione che hanno gli insegnanti dell’apprendimento può influire e determinare le pratiche pedagogiche. L’indagine TALIS ha chiesto agli insegnanti se erano d’accordo con le affermazioni seguenti: 
1) in quanto insegnante il mio ruolo consiste nell’ aiutare gli studenti a svolgere le proprie ricerche; 
2) È preferibile che l’insegnante lasci gli studenti riflettere da soli sulle soluzioni per risolvere problemi pratici prima di mostrare loro la marcia da seguire; 
3) le procedure di riflessione e di modalità di ragionamento sono più importanti dei contenuti specifici delle lezioni; 
4) quando gli studenti riscoprono da soli i problemi apprendono meglio.
 
 
Queste affermazioni sono rappresentative di una visione costruttivista dell’insegnamento secondo la quale il fatto di dare agli studenti un ruolo attivo favorisce la loro capacità a svolgere una riflessione critica e autonoma che e’ il presupposto di un apprendimento solido. La stragrande maggioranza degli insegnanti dei paesi che hanno partecipato all’indagine TALIS condividere questa concezione della pedagogia. 
 
Le pratiche in classe 
 
 
Certi metodi di insegnamento, come per esempio il lavoro in piccoli gruppi oppure l’apprendimento per progetti, possono stimolare lo sviluppo globale degli studenti e degli alunni e permettere l’acquisizione di un largo ventaglio di competenze come quelle richieste per il lavoro in gruppo oppure per la riflessione critica. Tuttavia, l’adesione a una concezione costruttivista dell’insegnamento non genera necessariamente il ricorso frequente a pratiche pedagogiche attive. Questo è appunto uno dei principali ostacoli di qualsiasi riforma scolastica proposta per adottare pratiche pedagogiche costruttiviste. La paura di non conseguire gli obiettivi che la popolazione o che la maggioranza delle autorità scolastiche vorrebbero che la scuola raggiungesse e che spesso sono formulati in termini di standard e’ tale da indurre gli insegnqnti a rinnegare nella pratica il credo pedagogico. Inotre la preparazione professionale insufficiente o mail fatta induce sovente a riprodurre ricette e modi di fare praticati nel passato piuttosto che a adottare impostazioni diverse ritenute pericolose se non si padroneggiano convenientemente.
 
 
Nel bollettino dell’OCSE  [1] si presenta una tabella nella quale si dimostra che in generale gli insegnanti dei paesi che hanno partecipato all’indagine TALIS sono meno numerosi a indicare di avere frequentemente ricorso al lavoro in piccoli gruppi [2] piuttosto che alla presentazione di un riassunto di quanto è stato visto o fatto in classe [3] . Tra gli esempi di pratiche pedagogiche passive si potrebbe includere la lezione “ex cathedra » o l’insegnamento frontale che e’ una pratica molto corrente nel sistema scolastico italiano. Tra gli insegnanti che hanno partecipato all’indagine TALIS il 73% indica di correggere spesso il quaderno degli esercizi degli studenti mentre solo il 28% indica di far lavorare frequentemente degli studenti su progetti che richiedono almeno una settimana di tempo.
 
Fattori associati a un’ utilizzazione frequente di metodi pedagogici attivi
 
L’indagine TALIS e’ molto interessante perché indica anche tutta una serie di fattori associati a pratiche di insegnamento attive cioe’ a modalita’ progressiste di istruzione.. Per esempio, in parecchi paesi che hanno partecipato all’indagine TALIS esiste un legame tra da un lato un clima positivo in scuola oppure la presenza di un alto numero di buoni studenti e dall’altro il ricorso a pratiche più frequenti di pedagogia attiva. A comprova, molti insegnanti che indicano gli avere classi con una percentuale elevata di studenti difficili tendono a ricorrere meno spesso a pratiche pedagogiche attive. Anzi ritengono che non lo si possa fare. La stessa cosa succede quando all’interno della scuola il corpo insegnante itiga, e’ diviso e non condivide le stesse concezioni pedagogiche.
Questa constatazione potrebbe indicare che gli insegnanti considerano che nelle classi difficili non si possano adottare pratiche pedagogiche attive oppure che queste classi rappresentano per gli insegnanti un ostacolo contro il ricorso a questo tipo di pratiche. L’ onere de’insegnamento in classi difficili nelle quai sono presenti per esempio molti studenti portatoti di handicap e’ troppo grande per permettere il ricorso alla pedagogia attiva o neo-costruttivista [4].
 
Inoltre, in numerosi sistemi scolastici che hanno partecipato all’indagine TALIS, si è constatato che gli insegnanti che hanno partecipato ad attività di ricerca individuale o in gruppo su questioni riguardanti la professione oppure che sono membri di una ssociazione professionale [5] sono più suscettibili di richiedere ai loro studenti di lavorare su progetti che richiedono almeno una settimana di tempo oppure di lavorare in piccoli gruppi. La stessa constatazione si può effettuare per quel che riguarda l’osservazione in casse da parte di colleghi o la collaborazione tra insegnanti che e’ indubbiamente uno strumento importante per promuovere l’adozione di pratiche pedagogiche attive. Gli insegnanti piu’ disposti a essere coinvolti in queste esperienze sono anche quelli che adottano in classe metodi pedagogici neo-costruttivisti.
 
Conclusione
 
L’indagine TALIS dimostra che gli insegnanti in generale sono concordi nel dire che l’insegnamento dovrebbe attribuire un ruolo attivo agli studenti e che dovrebbe aiutarli a svolgere le proprie ricerche. Questo sembra essere il modello pedagogico in voga. La teoria pedagogica dominante e’ quella costruttivista ma si osserva anche che è in contraddizione con le pratiche pedagogiche mqggiormente utiilizzate che non sempre sono coerenti con la teoria. Questa considerazione vale anche per altri aspetti, come per esempio l’insegnamento tramite il gioco. Molti insegnanti condividono questa teoria ma in pratica non hanno una formazione adeguata per applicare in maniera coerente i principi pedagogici che li ispirano.Stessa osservazione per le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Le lacune professionali sono assai rilevanti in genere e l’indagine TALIS ne segnala alcune ma sorattutto non tentenna nel denunciarle. Una constatazione analoga può essere pero’ fatta anche riguardo all’OCSE. L’indagine TALIS espone considerazioni che che sono ben diverse da quelle invece che ’OCSE trae dai dati dall’indagine PISA. Questa contraddizione non impedisce però all’organizzazione internazionale parigina di promuovere entrambi i punti di vista. Come si suol dire: "il piede in due scarpe".
 

[1] Allegato nella versione in francese

[2] Questo è un esempio di pratica pedagogica attiva

[3] Questa è considerata un esempio di pratica pedagogica piuttosto passiva

[4] E’ preferibile peralre di neo-costruttivismo piuttosto che di costruttivismo

[5] Ovviamente di insegnanti

Les documents de l'article

_TALIS-Convictions-et-pratiques-pedagogiques.pdf