Studio longitudinale sull’arco di dieci anni svolto servendosi di dati forniti dallo Stato della Carolina del Nord, Stati Uniti. Il valore dei un insegnante varia come il vino, ma non è detto che gli insegnanti più anziani siano i più esperti e i migliori: buone e pessime annate si alternano. Ci sono anni fortunati con classi magnifiche e altri disastrosi con classi terribili. Come misurare il merito e il valore aggiunto?

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Misura del valore aggiunto di un insegnante

E’ solo una pessima classe? E’ un anno storto, andato a male? La riuscita di un insegnante varia da un anno all’altro, è instabile, dipende dalle classi, dal contesto, dai colleghi, dal clima d’istituto. Come misurarla? Come tenerne conto per retribuire il merito o meglio calcolar lo stipendio in base ai risultati? La stabilità nel tempo del rendimento di un insegnante è precaria ed è indipendente dalla buona o pessima volontà dell’insegnante. Un bravo insegnante può fare miracoli con una classe disperata, senza conseguire risultati strabilianti nei test. Quali strumenti occorrono per misurare queste prestazioni e retribuirle come meritano?

Goldhaber, Dan and Michael Hansen (2010). “Is It Just a Bad Class?
Assessing the Stability of Measured Teacher Performance.”
CEDR
Working Paper 2010-3. University of Washington, Seattle, WA

 

Una critica pertinente delle misure del valore aggiunto dell’efficacia di un insegnante afferma che queste misure sono troppo instabili da un anno all’altro per cui non sono attendibili. Due economisti, Dan Goldhaber e Michael Hansen del Centro di ricerca per reinventare la scuola pubblica dell’Università di Washington, Seattle (costa Ovest degli Stati Uniti)  hanno svolto una ricerca su una serie di dati storici della Carolina del Nord che ha potuto tenere in considerazione dati che si estendono su un arco di tempo di dieci anni (dal 1995-96 al 2005-06). Queste informazioni sono state recentemente utilizzate anche per misurare l’effetto scuola sugli studenti.

I dati utilizzati per l’indagine

Si sono usati i dati disponibili , ossia i dati forniti dall’anagrafe degli insegnanti del Dipartimento della pubblica istruzione dello stato della Carolina del Nord. La banca dati è gestita dall’università del Kent nella Carolina del Nord [1]. I dati utilizzati comprendono i risultati nei test di inglese e matematica degli allievi dalla terza classe primaria fino alla terza classe dell’insegnamento secondario di primo livello (dal terzo all’ottavo anno di scuola) e riguardano ogni anno i dati di 70 000 insegnanti di tutto lo Stato nonché quelli di pressoché 1 milione di studenti. Sfortunatamente, come succede quasi ovunque, per ora è molto difficile combinare i dati degli insegnanti con quelli dei loro allievi tranne che nella scuola primaria. Sono stati ritenuti nel campione soltanto tutti gli allievi di cui si avevano i risultati nei test di terza, quarta e quinta elementare.

 

I risultati

 

I risultati degli studenti sono positivamente associati alle qualifiche professionali degli insegnanti certificate dagli esami di Stato alla fine della formazione degli insegnanti. Insegnanti che hanno conseguito le medie più elevate in quelli che potremmo qualificare con termini italiani i concorsi sono anche quelli che ottengono i migliori risultati con gli studenti, se si prende come metro di misura il punteggio ai test. 

Inoltre, si è potuto verificare che l’assenteismo degli insegnanti (un insegnante molto assente per esempio) penalizza gli studenti. Da questo punto di vista si sono ottenuti risultati consistenti con quelli di altre indagini, ossia si è potuto verificare la pertinenza delle conclusioni alle quali si è giunti in altre ricerche, per quel che riguarda l’incidenza di determinate variabili riguardanti insegnanti e scuole, ossia l’influsso di certi fattori riguardanti l’effetto scuola e l’effetto insegnanti. Questa constatazione è molto importante perché permette di appurare che talune componenti del valore aggiunto calcolato in questa indagine non sono attribuibili ad un incontro casuale tra le caratteristiche di insegnanti e studenti con quelle di scuole e classi.

Commento

Una critica legittima della misure del valore aggiunto [2] dell’efficacia degli insegnanti è che queste misure sono troppo instabili da un anno all’altro per essere considerate un metro di giudizio attendibile. A causa forse od anche degli errori di misura e del "rumore statistico" sembra che l’efficacia degli insegnanti singoli rimbalzi moltissimo da un anno all’altro. È possibile che talune di queste fluttuazioni siano attribuibile a cambiamenti dell’efficacia di un insegnante piuttosto che a problemi di misure di analisi? Nello studio qui presentato, un lavoro molto tecnico dal punto di vista statistico, i due economisti del lavoro Dan Goldhaber e Michael Hansen sfruttano la banca dati del’educazione del Dipartimento dell’istruzione pubblica della Carolina del Nord (Stati Uniti) e seguono lungo un periodo di 10 anni gli insegnanti e i loro studenti utilizzando un modello poco convenzionale di stima del valore aggiunto (un modello che permette di reperire cambiamenti tra gli insegnanti nel tempo). I due analisti trovano che esiste un alto grado di instabilità nel rendimento di un insegnante. In genere si suppone che il rendimento di un insegnante sia stabile, non cambi molto da un anno all’altro. Un insegnante è quello che è. Non dovrebbe perdere colpi, modificare il proprio comportamento, ridurre le proprie capacità, tranne se intervengono vicende personali gravi. Invece non è proprio così. Gli insegnanti hanno realmente una successione di anni felici e anni infelici, di anni buoni e anni pessimi. di classi brillanti e di classi disperanti.

Inoltre i ricercatori affermano anche che una forte stabilità non è necessariamente buona, potrebbe, infatti, ridurre l’effetto motivazionale delle strategie che si dispiegano per incentivare gli insegnanti con na retribuzione del merito (per esempio se gli stessi insegnanti, anno dopo anno, ricevono un riconoscimento sottoforma di incentivi, perché gli insegnanti che invece non sono ricompensati dovrebbero darsi da fare e impegnarsi di più?)

Questa indagine scientifica è un contributo importante alla nostra comprensione del VAM. Peraltro, la stabilità non è il solo problema. Ci sono tantissime altre variabili che meritano attenzione quando si cerca di migliorare la misura del valore aggiunto (come per esempio la qualità dei dati, la possibilità di incrociare i dati degli insegnanti con quelli degli alunni, la trasparenza dei metodi di lavoro, la loro comprensione, la qualità dei testi sottoposti agli studenti, eccetera).

Riassunto dell’indagine:


i modelli teorici economici in auge di solito non prendono in considerazione la qualità dei lavoratori oppure la ritengono un parametro fisso, una variabile stabile nel tempo. Purtroppo le prove empiriche che convalidano quest’assunzione sono false. Nell’indagine che qui presentiamo si riferisce di un lavoro che esamina le stime del valore aggiunto dell’effetto di un insegnante. Questa è un’area importante di ricerca se si considera che le nuove politiche del lavoro ritengono che l’efficienza degli insegnanti sia stabile. I risultati dell’indagine contraddicono nettamente questa ipotesi secondo la quale l’efficienza di un insegnante è perfettamente stabile nelle stesse persone nel tempo e che il livello di stabilità stimato è consistente con le misure dei risultati conseguiti in altri mestieri. Finalmente, i ricercatori concludono che soltanto una minima parte dei cambiamenti delle stime dell’efficienza degli insegnanti per gli stessi insegnanti è spiegata da caratteristiche osservabili.

 

 

[1] Duke University’s North Carolina Education Research Data Center

[2] Acronimo: VAM

Les documents de l'article

pdf_CEDR_WP_2010-3_Bad_Class_Stability_8-23-10_.pdf
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