Ripresa di alcune considerazioni presentate in un blog della pubblicazione USA "Education Week" protetta da copyright

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Evitare l’insegnamento

Il consiglio di evitare l’insegnamento e’ pressoche’ unanime anche se la maggior parte degli insegnanti , soprattutto i giovani, ritiene di praticare il mestiere più’ bello del mondo. Indubbiamente ci sono vantaggi innegabili ad essere insegnanti, ma gli stipendi bassi e la mancanze di rispetto da parte delle famiglie o degli studenti e’ un handicap notevole. La professione non e’ facile. L’amore per i bimbi oppure la riconoscenza da parte di ex-studenti non bastano a salvare l’immagine della professione che ha un profilo ambiguo nel contesto attuale. Agli insegnanti si affibbiano molti compiti , ma non si preparano in modo adeguato e nemmeno si sostengono convenientemente. Le autorità’ scolastiche hanno paura delle proteste e dei movimenti di sciopero minacciati o eseguiti dalle organizzazioni degli insegnanti e si ridicolizzano quando avallano valutazioni degli insegnanti con esiti stalinisti, ossia con proporzioni quasi pari al 100% di insegnanti eccellenti. Tutti pero’ sanno che questa non e’ la regola, che ci sono insegnanti motivati, impegnati ed altri fannulloni o incompetenti. La professione non brilla perche’ non e’ autonoma, non e’ autogestita, accetta nel proprio seno figure squallide protette dalle autorità’ che sono perfettamente consapevoli delle carenze di una parte del personale ma che non fanno nulla per correggerle . Anzi difendono i membri della professione a lungo , contro le opinioni delle famiglie, dei dirigenti , dei colleghi, degli ispettori. Si lavano i panni sporchi in famiglia . A queste condizioni si capisce come molti insegnanti sconsigliano ai giovani di intraprendere questa professione. La situazione peggiorerà’ o migliorerà’? Difficile dirlo. Le politiche scolastiche sono un mistero.

 Articolo pubblicato dalla rivista USA Education Week il 2 aprile 2015 a cura di  Jordan Moeny. Si riprende in parte questo testo con divagazioni che commentano le affermazioni e che le generalizzazione perche’ quanto succede negli USA lo si rivive anche in quasi tutti i sistemi scolastici.

 

Nulla di nuovo sotto il sole

 

Da sempre gli insegnanti hanno sconsigliato ai loro studenti di fare l’insegnante o di pensarci ben bene prima di intraprendere questa professione.

Gli anni Trenta

Il fatto di sconsigliare ai propri studenti di diventare insegnanti oppure di pensarci ben bene prima di intraprendere una carriera nell’ insegnamento non è una novità. L’autore del testo nel blog di Education Week cita un esempio che risale al 1933 negli Stati Uniti (Il testo nel blog riferisce situazioni tipiche degli USA). Un professore della Columbia University citato nel quotidiano "The Washington Post" pare abbia detto nel 1933 ai propri laureati del corso di formazione degli insegnanti che se volevano continuare ad insegnare dovevano veramente amare la professione. “Se non amate insegnare, se non amate i bambini, allora andatevene dall’insegnamento… Non aspettate fin quando vi sposerete perché per taluni insegnanti si potrebbe anche aspettare a lungo“. (A quei tempi la scuola primaria degli Stati Uniti era un settore di impiego riservato alle donne non sposate).

 

Il dopoguerra

 

Nel 1947 circa la metà dei capi servizio dell’istruzione scolastica negli USA ( detti ’Superintendent’) ritenevano che il morale degli insegnanti fosse peggiorato rispetto a quello degli anni anteriori alla seconda guerra mondiale e il 36% degli insegnanti dichiarava che avrebbero scoraggiato i giovani a diventare insegnanti.

 

 

Tra le numerose lamentele citate e che gli insegnanti odierni riconoscerebbero facilmente una delle più comuni alludeva all’insufficienza degli stipendi nonché alla mancanza di rispetto da parte dell’opinione pubblica. Inoltre gli insegnanti si lamentavano della scarsezza di attrezzature aggiornate, delle classi numerose, degli arredamenti del tutto insufficienti: “se noi avessimo la luce elettrica potremmo fare molto di più” dichiara perfino un insegnante in una zona di campagna. Tutto questo senza menzionare i fattori di disturbo tipici dell’epoca come per esempio il fatto di avere simpatie per il comunismo. Sommando tutte queste variabili si giungeva facilmente a delineare le difficoltà nel reclutamento di insegnanti, a reperire i fattori della penuria di insegnanti, oppure i problemi per ritenere gli insegnanti e non lasciarli abbandonare la scuola.

 

Gli anni 80

 

 

Negli anni 80 la situazione non è cambiata. In un articolo del New York Times del 1985 si presentano i risultati di un’ indagine su 1300 insegnanti: “l’indagine rivela che soltanto un quarto degli insegnanti avrebbero raccomandato a un giovane di intraprendere una carriera dell’insegnamento. Poco più della metà ammetteva che avrebbero raccomandato l’insegnamento con molte riserve e soltanto il 22% affermava che avrebbe calorosamente incitato i giovani a diventare insegnanti”. Ancora una volta, un ruolo centrale era assunto dei livelli retributivi. Gli insegnanti dichiaravano che lo stipendio medio era di almeno 6000 dollari troppo basso.

 

L’epoca contemporanea

 

Nel 1999, nel settimanale Education Week si precisava che l’insegnamento era una delle professioni piu’ nobili ma...... nella giusta scuola.

 

 

L’epoca di Internet ha prodotto una quantità enorme di articoli e di post sull’insegnamento tutti unanimi nel dichiarare che non valeva più la pena dedicarsi a questa professione. Per esempio, si è perfino scritto negli USA che nella scuola statale l’ambiente era tossico.

 

 

Accanto alle voci negative, si incontrano anche voci positive, per esempio quella di insegnanti anziani che si guardano bene dallo scoraggiare i neo-assunti.Queste sono persone coerenti. Hanno insegnato per tutta una vita e si guardano bene dallo sputare nel piatto nel quale hanno mangiato.

 

Pareri contradditori

 

I pareri degli insegnanti sono dunque contraddittori sulla loro professione. Alcuni sostengono a spada tratta che occorre evitare come la peste di diventare insegnanti, mentre altri non esitano a dichiarare che si tratta del mestiere più bello del mondo nonostante la quantità di aspetti negativi che lo contraddistinguono come per esempio quello dei salari del tutto insufficienti, oppure quello della mancanza di rispetto da parte dell’opinione pubblica, oppure il clima detestabile che esiste nelle scuole (fortunatamente non in tutte) tra insegnanti, dove gli uni parlano male degli altri, dove non esiste nessuna collegialità, dove ci si guarda in cagnesco. In moltissime scuole del servizio statale di istruzione vige tra il corpo insegnante una atmosfera pesantissima carica di invidia, diffidenza, disprezzo, talora odio. Se poi il preside o il direttore scolastico o il dirigente come si chiama in Italia non riescono ad imporsi nel gestire la scuola in modo appropriato, questi fattori possono diventare estremamente perniciosi con ricadute negative sugli apprendimenti.

 

Vale dunque la pena intraprendere la carriera di insegnante o meno?

 

Per certi versi senz’altro, per altri invece occorre essere molto cauti e davvero riflettere ben bene prima di entrare nell’insegnamento. Ci sono senz’altro indubbi vantaggi ad essere insegnante, ma questa è una professione molto difficile, con un codazzo allucinante di fattori negativi. Si può perdere la faccia facilmente di fronte agli studenti. Non è per nulla facile ottenere il rispetto da parte dei giovani e dei bambini, senza citare qui quello dei genitori oppure quello dei colleghi e più in generale quello delle autorità locali incaricate di seguire gli affari scolastici. In ogni modo, se le condizioni attuali non cambiano, bisognerà arrendersi all’evidenza e cioè non più sognare di reclutare nel corpo insegnante i migliori laureati. Quest’epoca è finita.