Non si riceve nulla senza dare nulla in cambio : questa è la musica, che sembra però alquanto stonata di questi tempi. La strategia politica si riassume in uno scambio : un atto di fiducia nelle autorità da parte delle scuole in cambio di un programma ambizioso e costoso di modernizzazione della professione insegnante. In ballo non è solo l’aumento degli stipendi, la rimunerazione del merito, ma l’adozione di un profilo nuovo d’insegnante in un sistema scolastico diverso. Trasformare gli insegnanti in professionisti, renderli credibili, aumentare il prestigio sociale della professione : questa è la posta in gioco.

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Valutazione degli insegnanti

Se gli Stati intendono migliorare le retribuzioni degli insegnanti, la professione deve aggiornarsi e prepararsi a cambiamenti radicali. I professionisti in genere auspicano che le retribuzioni siano stabilite in funzione della loro competenza. Da decenni si ribadisce questo concetto che purtroppo è stato applicato fin qui in pochissimi sistemi scolastici.

La retribuzione degli insegnanti : un sistema obsoleto, ingiusto, da cambiare  [1]

 

Il sistema di retribuzione degli insegnanti è un grattacapo mondiale e finora nessun sistema scolastico è riuscito a risolverlo. Si sa soltanto che lo si deve cambiare ma nessuno finora ha trovato la formula magica.

Una vicenda complessa zeppa d’insidie

Se ne parla seriamente da almeno una quindicina d’anni, come corollario alle discussioni e alle riforme sulla qualità dell’istruzione. Dopo avere reso responsabili del profitto scolastico, dei comportamenti e delle competenze che sviluppano o dovrebbero acquisire studenti e alunni andando a scuola, è nato il problema della retribuzione dei dirigenti e degli insegnanti : a tutti lo stesso stipendio, indipendentemente dal lavoro svolto, dall’impegno, dai risultati conseguiti, oppure stipendi scaglionati in funzione del merito ? Come definire il merito ? Progressione uniforme degli stipendi , in funzione dell’anzianità e degli anni di servizio, oppure avanzamenti in funzione delle responsabilità e dei risultati ? In genere esiste un accordo sulla seconda via, senza però sapere come fare per evitare ingiustizie, sgarri, competizioni tra scuole per rubarsi i migliori dirigenti o i migliori insegnanti. Davvero non è un affare semplice.

Di questa scottante ed ardua questione se ne sono occupati in "camera caritatis" (ossia in segreto) alcuni ministri dell’educazione europei in seno all’OCSE a metà degli anni 90 ed è in questo contesto che si è mosso in Italia il ministro Luigi Berlinguer quando ha proposto di valutare gli insegnanti.

L’aggiornamento della professione

La modernizzazione della professione d’insegnante è una tappa decisiva in questa crociata. Senza ritoccare la struttura della professione, il fallimento dei tentativi di riforma è garantito. Orbene, finora, salvo qualche eccezione come è stato il caso in Inghilterra o in Svezia, la struttura della professione è rimasta inalterata. In una situazione di stasi del genere qualsiasi modifica dello schema di retribuzione degli insegnanti è impossibile.

L’abbandono della progressione salariale in funzione degli anni di anzianità di servizio è costosa

L’adozione di una nuova scala degli stipendi del personale scolastico, dirigenti compresi, è costosa. Non si tratta di una riforma a costo zero. Nessuno deve attendersi di ricevere qualcosa senza dare in cambio qualcosa. Quindi la riforma è costosa per entrambi le parti : per l’amministrazione scolastica che deve spendere molto per modificare le condizioni di lavoro del personale scolastico e per gli insegnanti che devono offrire prestazioni diverse o migliori.

Investimenti oculati

Qualsiasi euro speso in più per gli insegnanti deve servire all’aggiornamento della professione, alla trasformazione del profilo d’insegnante, alla riconfigurazione del mestiere e non solo al versamento di modesti incentivi finanziari. L’epoca del volontariato e delle vocazioni è finita. Non si può più contare sulla dedizione gratuita alla causa dell’istruzione popolare, sull’amore per i bambini, sperando di avere in cambio insegnanti bravi, competenti, coscienziosi, dediti alla causa della scuola, pubblica o privata che sia.

Un nuovo profilo professionale degli insegnanti

E’ giunta l’ora di costruire una professione che guarda al futuro, ambiziosa, aperta ai cambiamenti, svolta da persone pronte a modificare sovente la prassi professionale, ad aggiornarsi in continuazione. Cambiano non solo gli studenti e gli alunni. Cambiano anche gli insegnanti e non sappiamo ancora bene in quale direzione. Propendo per una trasformazione degli insegnanti in animatori di centri popolari della conoscenza. Non capiterà più di avere insegnanti che rifanno le stesse lezioni per venti o trent’anni di fila. Forse scompariranno perfino le lezioni. Non succederà forse nemmeno più che si resti insegnanti per trenta o quarant’anni. Nei sistemi scolastici avanzati il ricambio professionale è la norma, soprattutto perché si è consapevoli dell’usura di questa professione. Pochi sono gli insegnanti esperti con più di trent’anni di servizio. Moltissime indagini hanno messo in evidenza la nausea della professione così come la si pratica ora, nei contesti attuali, con le esigenze delle famiglie (la domanda d’istruzione), le caratteristiche psico-fisiche degli studenti odierni, le pressioni dell’amministrazione scolastica. Altre indagini hanno ampiamente illustrato che nei sistemi scolastici odierni, dei quali quello italiano è un brillante esempio, nel bene e nel male, il rendimento degli insegnanti cresce nei primi dieci anni circa, poi stagna per altri dieci ed infine cala. L’entusiasmo degli inizi si stempera progressivamente, si diventa scettici, con gli anni si prova nausea per l’ambiente scolastico e per finire si aspetta come una liberazione il pensionamento oppure si coglie la prima bella occasione per ritirarsi dall’insegnamento. Questo profilo non è universale ma è molto diffuso tra il personale scolastico. Spesso restano fino alla fine che non può farne a meno, chi ha bisogno di uno stipendio e forse qualche meritevole credente nella buona causa dell’istruzione pubblica, coloro che soffrono in silenzio oppure che sopportano con estrema pazienza e rassegnazione tutti i cambiamenti o quelli che si adattano a qualsiasi circostanza. In molti sistemi scolastici si prevedono aiuti per gli insegnanti che chiedono di cambiare professione dopo una ventina d’anni, si impostano strutture per ricuperare ex-insegnanti che si sono rifatti una salute mentale e fisica con esperienze professionali al di fuori del sistema scolastico e che ritrovano la voglia e il piacere di insegnare. Molte donne si sposano, fanno figli, li tirano grandi ed in seguito si sentono pronte per riprendere ad insegnare.

Il prestigio sociale della professione


La professione di insegnante deve non solo diventare allettante ma anche prestigiosa. Si tratta d’inventare una professione tenuta in grande stima nella società. Questo risultato non si ottiene in un battibaleno. A questo scopo occorre in primo luogo acquisire competenze uniche grazie alle quali gli insegnanti possono dimostrare di riuscire a ottenere il meglio da ogni studente perché analizzano i problemi di apprendimento dei discenti con metodo professionale e non solo con l’intuito. A questa condizione gli insegnanti-professionisti otterranno la fiducia de il rispetto della popolazione.

Il reclutamento

L’aggiornamento degli insegnanti implica una strategia adeguata di reclutamento e formazione. I responsabili dei sistemi scolastici possono continuare a sognare di reclutare i migliori laureati, oppure intellettuali di grido, o persone erudite e di grande talento nei loro settori professionali. Probabilmente questo auspicio che un tempo, quando l’istruzione non era di massa, era ancora realizzabile. è diventato utopico. Ci sono in Italia circa 800 000 insegnanti delle scuole statali, università esclusa ; ce ne sono altrettanti in Francia. Non si può pretendere che tutti siano dei geni. 

Cambiare le regole del gioco

Si può però tentare di cambiare le carte in tavola con condizioni di lavoro allettanti, con l’offerta di prospettive di carriera, di stipendi adeguati, di ricompense in funzione dei meriti e delle competenze. A questo riguardo occorre una politica adeguata della gestione del corpo insegnante che non si inventa senza risorse. Le buone intenzioni non bastano, i premi neppure.

In primo luogo sarebbe necessaria una banca dati sui flussi degli insegnanti, sulle qualità dei docenti. Questo provvedimento potrebbe sembrare poco convincente a prima vista, ma l’informazione sui profili degli insegnanti in funzione è una pietra di volta per qualsiasi gestione del personale scolastico. Uno dei problemi odierni è il reclutamento di insegnanti altamente specializzati nelle discipline scientifiche e di insegnanti competenti nelle discipline tecniche. Non si trovano più e neppure ci sono persone altamente specializzate che magari insegnerebbero volentieri e con passione ai giovani i rudimenti, e non solo quelli, della cultura scientifica, ma non lo farebbero mai nelle scuole attuali e nel sistema scolastico odierno.

La dirigenza scolastica

Tutti i dati forniti da centinaia di indagini sui sistemi scolastici concordano : la dirigenza scolastica è il perno del miglioramento. Senza bravi dirigenti, l’autonomia scolastica non è che un pio desiderio. Oggigiorno si ritiene che il leader scolastico non deve immischiarsi di questioni didattiche e di programmi, che debba essere un organizzatore dell’istruzione, un coordinatore di tutti gli attori che operano in una scuola, un catalizzatore delle energie presenti nella scuola. Per migliorare le scuole occorre fare fiducia ai dirigenti, formarli come si deve, sostenerli quotidianamente.

L’immagine sbiadita degli insegnanti

Uno dei problemi maggiori è l’immagine obsoleta, vecchia, fuori moda della professione. Si prenda l’esempio delle nuove tecnologie. Molti settori della società sono stati trasformati dalle TIC. Per esempio il settore bancario, oppure quello dei trasporti, o quello manifatturiero. Le scuole invece, a parte qualche eccezione di punta, non sono cambiate, sono rimaste impermeabili a queste trasformazioni e solo ora, con ritardo, ricuperano il terreno perso, ma male, con madornali errori. Nei prossimi anni qualcosa dovrà cambiare. Non basta installare nelle aule le LIM anche perché si sa che in molti casi non sono nemmeno usate. Non basta qualche ritocco cosmetico per diventare credibili, rispettati, ammirati. Ma è di insegnanti esperti che si ha bisogno, di professionisti in grado di sfruttare le grandi opportunità offerte dalle TIC.

Rimunerazioni insufficienti

L’eccellenza nell’insegnamento non è ricompensata adeguatamente. Purtroppo, accanto ad insegnanti eccellenti ce ne sono di scadenti ma tutti sono rimunerati allo stesso modo. Inoltre la media degli stipendi è bassa rispetto a quanto si guadagna in altre professioni simili. Purtroppo si è passati all’istruzione di massa o detta tale senza adeguare la scala degli stipendi. Il numero del personale scolastico è cresciuto, sovente più rapidamente di quello degli studenti, ma non si è provveduto a modificare la scala degli stipendi. Questi sono rimasti bassi come lo erano agli inizi della scuola pubblica quando gli insegnanti erano pochi, le classi numerose e quando si speculava sulla vocazione e la dedizione del corpo insegnante. Non è più così, ma purtroppo un minimo aumento salariale esige somme colossali perché ormai il numero degli insegnanti è elevato. Occorre quindi rassegnarsi all’idea che presto o tardi si dovrà rinunciare all’omogeneità degli stipendi, abbandonare la scala unica delle rimunerazioni ed accettare il principio di rimunerazioni fortemente scaglionate per compensare adeguatamente l’eccellenza nell’insegnamento.

Un’evoluzione del genere sembra ineluttabile anche se genererà ingiustizie scolastiche e disuguaglianze tremende nella qualità dei centri scolastici, competizione tra scuole per rubarsi a suon di soldoni gli insegnanti eccellenti. A meno che non si cambi l’impostazione del sistema scuola e non si rinunci alle classi, alle lezioni, agli orari rigidi, alle vacanze prestabilite, alla garanzia del posto di lavoro, ai contratti collettivi di lavoro.

 Fatalismo e rassegnazione

Il blocco degli stipendi, l’insulsaggine della gestione di sistemi scolastici burocratici, paralizzati da montagne di regolamenti, circolari, leggi, la riproduzione di nuclei scolastici giganteschi nei quali regna l’anonimato, l’indisciplina, la sporcizia, contribuiscono al senso di fatalismo, alla rassegnazione che induce a ritenere che l’insegnamento deve’essere così perché è sempre stato così. E’ sintomatico che gli insegnanti da tempo immemoriale, apparentemente, ripetono la stessa cosa, ossia che il morale non è mai stato così basso. E’ ora di uscire da questo vicolo cieco. 

La via d’uscita

Per scampare la via d’uscita è un cambiamento radicale di profilo, idee nuove, piazza pulita del passato, fiducia nelle persone, professionalità, rigore. Gli insegnanti devono diventare esperti e non ossequienti esecutori del potere, il braccio destro di chi governa o comanda la società, in primo luogo dei notabili locali, dei capi partito, dei leaders sindacali. I professionisti pensano con la propria testa, sono consapevoli di quel che fanno, si guadagnano la fiducia della popolazione e quindi possono anche esigere rimunerazioni adeguate, proporzionate alle loro responsabilità. Adesso non è proprio il caso.

Vale la pena ricordare che l’Italia è il solo paese occidentale in cui c’è esubero di insegnanti, in cui si fa la coda per un tozzo di pane. Fin quando sussisterà questa situazione è inutile sperare in grandi cambiamenti nella scuola. La via d’uscita è la professionalità, l’indipendenza, l’autonomia professionale, la responsabilizzazione, la flessibilità degli orari di lavoro, il sostegno di tutti i tipi per restare informati ed anche per cambiare mestiere quando arriva il momento.

Il futuro della professione

Il futuro della professione esige un insieme di interventi per realizzarlo. Il pacchetto di cambiamenti da attuare rispecchierà necessariamente la visione della scuola di domani nella quale operano professionisti, esperti in grado di istruire tutti e di portare il livello d’istruzione della totalità delle giovani generazioni a uno standard mondiale. Si può fare, ci sono nel mondo sistemi scolastici che riescono a vincere questa sfida. Perché dunque aspettare venti, trenta, cinquant’anni prima di cambiare ? Perché sacrificare intere generazioni di giovani, continuare a sprecare un capitale umano di grande valore ?

 

Una struttura moderna della professione

 

Occorre intendersi sul tipo di professione che si vuole e dunque sul tipo di scuola che ci sarà domani. Questa è la posta in gioco. Per sostituire gli insegnanti di oggi con professionisti veri e propri, con esperti della conoscenza a disposizione di tutti e non solo dei bambini o degli adolescenti, si deve predisporre una struttura moderna della professione, con prospettive inedite per chi l’abbraccia, con reali possibilità di carriera, o nella gestione della scuola oppure nell’insegnamento.

Si devono stanziare somme adeguate per gli incentivi professionali che premiano il lavoro ben fatto, l’eccellenza, ovunque si trovi e soprattutto pe fornire aiuti che suscitino l’eccellenza laddove è assente, nel deserto della mediocrità, della paura, della sottomissione. Per altro i professionisti moderni esigono che siano ricompensati come si deve, in funzione delle loro competenze professionali. Le ricompense devono essere consistenti e non solo simboliche. Aiutare un bambino dislessico a leggere non è una banalità, calmare un allievo iper-attivo e disattento neppure.

 

Metodi raffinati di valutazione degli insegnanti

La valutazione degli insegnanti esige metodi complessi che ancora non ci sono. L’uso dei test per premiare i buoni insegnanti è contestato perché impreciso, imperfetto. In questi ultimi anni, con il ripetersi delle sperimentazioni, molti difetti sono stati corretti, ma a parere unanime, nell’ambito degli specialisti della valutazione degli insegnanti, non si è ancora giunti a mettere a punto un metodo di valutazione soddisfacente che eviti ingiustizie e conseguenze gravi sia per il personale scolastico che per i dirigenti o per gli studenti. I sistemi di incentivi versati in funzione dei risultati sono davvero grossolani. E’ indispensabile invece studiare metodi di valutazione della competenza del personale scolastico molto più raffinati, che combinano diversi approcci che tengano per esempio conto delle aspirazioni personali degli insegnanti, dei loro obiettivi per quel che riguarda l’apprendimento degli studenti, del conseguimento di livelli standard di profitto scolastico con gli studenti che seguono, oppure qualcosa del tutto diverso che esuli dall’impianto delle conoscenze scolastiche ripartite in discipline o gruppi disciplinari.

 

Scuole privilegiate e scuole svantaggiate

 

Impossibile prescindere da questa distinzione : le scuole non sono tutte uguali, non solo per il personale scolastico, per il dirigente o per l’edificio che può essere in buono o pessimo stato ma anche per gli studenti. Ci sono scuole a poche centinaia di metri di distanza l’una dall’altra, che sono del tutto diverse anche se sono dello stesso tipo, due licei o due istituti tecnici, o due scuole elementari per esempio. La differenza la fa il quartiere, il livello socio-culturale della popolazione che vi abita, il capitale sociale della zona, le attrezzature culturali, la vita associativa e via dicendo. 

Essere un buon insegnante in una scuola difficile non è la stessa cosa che essere un buon insegnante in una scuola dello stesso tipo ma selettiva oppure privilegiata. Le esigenze sono diverse e lo stipendio ne deve tenere conto. Il merito è diverso in un caso o nell’altro, sia per il personale insegnante che per i dirigenti. I risultati contano certamente ma non solo quelli. Per esempio in una scuola svantaggiata i risultati scolastici degli studenti possono essere inferiori in media a quelli degli studenti della scuola privilegiata, il che sarebbe conforme alla logica che governa il funzionamento attuale delle scuole, ma se i risultati della scuola svantaggiata sono identici a quelli della scuola privilegiata si è di fronte a un esito molto apprezzabile che va riconosciuto. Il personale scolastico di questa scuola merita senza dubbio un premio, un riconoscimento. Si devono quindi ponderare gli incentivi, considerare quali sono gli approcci giusti, ascoltare il parere di tutti, raccogliere molti dati, osservare scrupolosamente la situazione. Questo lavoro non lo si fa in quattro e quattr’otto. Richiede tempo, una grande abilità, molta diplomazia. Si fa in fetta a rompere le uova nel paniere, a scoraggiare chi non ce la fa o a premiare chi non ha meriti particolari.

 

Lo sviluppo professionale del personale scolastico

 

Gli investimenti devono anche tener conto di quest’aspetto sovente trascurato oppure preso sotto gamba perché lo sviluppo professionale è l’occasione per finanziare indirettamente associazioni, enti, sindacati che vivono come sanguisughe delle risorse che circolano nel sistema scolastico. Lo sviluppo professionale non si riduce soltanto all’organizzazione di corsi di perfezionamento professionale o alla partecipazione a convegni e seminari. Gli investimenti in quest’area sono vitali, devono essere concentrati sui fabbisogni espressi dal personale scolastico, devono essere mirati a preservare lo standard di qualità della professione, rispondere a richieste precise provenienti dalle scuole e non essere invece un’accozzaglia di programmi proposti da enti che non gestiscono nessuna scuola.

 

Gli incentivi, i premi devono celebrare il successo della scuola e l’operato dei docenti, devono produrre soddisfazioni personali e professionali, ricompensare coloro che danno molto alla scuola, agli studenti, alle famiglie in cambio di condizioni di lavoro soddisfacenti e piacevoli. Non si ha nulla in cambio di nulla. Il cambiamento implica "qualcosa in cambio di qualcosa".

 

 

 

 

 

 

[1] Quest’articolo riprende, rielabora e aggiorna considerazioni esposte dal neo-ministro dell’educazione David Blunkett nel governo di Tony Blair pubblicate nel settimanale inglese Times Educational Supplement del 24 luglio 1998