Presentazione di un’indagine svolta da due economisti USA sul ricupero di insegnanti incompetenti o sulla formazione di giovani insegnanti alle prime armi, agli inizi di carriera. Al centro dell’indagine le modalità di valutazione degli insegnanti, il modo di trattarli.

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Strategie nuove di gestione del corpo insegnante alla prova in USA

Nessun dubbio è possibile : la valutazione degli insegnanti è benefica sia per gli insegnanti sia per gli studenti. Tutto dipende però dal modo con il quale s’imposta la valutazione. In questo articolo si presenta l’esperienza di Cincinnati negli USA. Purtroppo l’indagine, ben fatta, riguarda solo un centinaio d’insegnanti di scuola elementare e scuola media ma le modalità dell’indagine sono tali da suggerire diverse indicazioni su come procedere in futuro. L’esperienza dimostra che anche gli insegnanti incompetenti possono apprendere come insegnare, che non c’è fatalismo nella scuola. Occorre però essere creativi, battere piste nuove, uscire dal seminato.

Cosa fare con gli insegnanti incompetenti ?

La notizia l’ha pubblicata quest’estate l’edizione USA dell’Huffingtonpost (cliccare qui per l’articolo in inglese).

Giusta protezione del personale scolastico

Uno dei problemi universali dei sistemi scolastici burocratizzati e anchilosati che sono ormai diffusi ovunque è quello della gestione del personale scolastico ed in particolare degli insegnanti incompetenti. Lo statuto di funzionario nei sistemi scolastici statali protegge gli insegnanti contro gli abusi dei dirigenti scolastici e dei responsabili politici. Fino ad un secolo fa le decisioni arbitrarie di punizione, licenziamento o trasferimento degli insegnanti erano moneta corrente ed i sindacati degli insegnanti sono nati per proteggere gli insegnanti contro questi abusi. La protezione degli insegnanti è stata una conquista guadagnata sul campo di battaglia, ma come spesso accada, ogni faccia della medaglia ha il suo rovescio. I sistemi di protezione sono diventati anche uno scudo che protegge gli insegnanti incompetenti oppure le persone che si sono sbagliate nella scelta della professione. Non tutti hanno le doti necessarie per diventare insegnanti o professori. Non basta fare questo mestiere perché si amano i bambini oppure perché pensa di essere un erudito o un pozzo di scienza in grado di trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la conoscenza razionale o la passione per il patrimonio letterario dell’umanità. Succede quindi che nelle scuole ci siano persone non all’altezza del compito, incapaci di gestire una classe o di capire i problemi degli alunni o degli studenti. Questo fatto è noto a tutti e gli insegnanti incompetenti sono pure conosciuti sia dall’amministrazione, sia dai colleghi, che dai dirigenti, dagli studenti e dalle famiglie. Ma sono protetti e restano al loro posto nonostante il loro disagio personale )molti soffrono) e peggio ancora nonostante i guai che combinano, le conseguenze per gli alunni o per gli studenti. Queste persone vanno dapprima identificate in modo corretto e poi vanno aiutate.

La valutazione degli insegnanti sulla breccia

In questi ultimi anni svariati sistemi scolastici, negli USA ma anche in Europa, hanno adottato norme e procedure per risolvere queste situazioni. In genere, i provvedimenti sperimentati o attuati sono radicali : la punizione consiste nel licenziamento. Siccome il licenziamento di un funzionario statale però non è un provvedimento facile da prendere, spesso si attuano pseudo-licenziamenti. Gli insegnanti incompetenti sono pregati di starsene a casa ma ricevono la busta paga e non perdono i diritti acquisiti sia per la protezione medica che per la pensione. Questo succede per esempio a New York [1].

La legge federale USA NCLB [2] ha indotto molte autorità scolastiche locali a licenziare gli insegnanti incompetenti dopo una serie di avvertimenti e di tappe progressive d’intervento allo scopo di migliorare i risultati globali della scuola. Anche in questo caso, in molti stati USA si è trovata la parata ed i docenti incompetenti sono rimasti al loro posto.

Infine, la valutazione delle scuole e le esperienze di valutazione degli insegnanti hanno lanciato la voga del ricorso ai punteggi nei test scolastici degli studenti per identificare gli insegnanti incompetenti, ma questa procedura, di per sé discutibile come lo hanno dimostrato numerosi specialisti della valutazione, non ha prodotto risultati brillanti anche perché è applicabile solo agli insegnanti o ai professori di poche materie. Sempre in questo ambito si è anche pensato di utilizzare la misure del valore aggiunto non solo di un insegnante, per esempio di matematica con i punteggi conseguiti dei suoi studenti nel corso di un anno scolastico nei test di matematica svolti ad inizio ed a fine anno, ma anche il valore aggiunto di un istituto scolastico, ma in questo caso tutta la scuola sarebbe stata punita o premiata. La soluzione peggiore da questo punto di vista è stata quella prevista dalla legge USA NCLB citata in precedenza che combinava per l’appunto la valutazione della scuola con i punteggi degli studenti in alcuni test.

Insegnanti irrecuperabili ?

Dato per scontato che questo è un problema reale e molto difficile da risolvere è interessante conoscere le esperienze in corso che escono dal seminato e che propongono nuove piste di lavoro. L’articolo pubblicato dall’edizione USA dell’Huffingtonpost segnala per l’appunto proprio un caso del genere. Si parte da una domanda iniziale : è proprio vero che gli insegnanti incompetenti siano irrecuperabili ? Ci sono pochissime ricerche scientifiche su questa questione come ce ne sono pochissime sugli errori commessi dai neo-assunti o dagli insegnanti neofiti nel corso del primo anno di insegnamento nonché sui progressi e i miglioramenti successivi. Insomma si sa ben poco su come gli insegnanti che stanno per affogare si salvano, imparano a nuotare e stanno a galla.

Una di queste rare indagini è stata segnalata quest’estate nell’edizione USA del quotidiano informatico Huffingtonpost citato in precedenza. L’indagine è stata svolta da due economisti, John Tyler, della Brown University di Boston e da Eric Taylor di Stanford. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista dell’Università di Harvard "EducationNext" (clicca qui per l’articolo originale in inglese). I due autori dimostrano dapprima che la valutazione degli insegnanti migliora l’insegnamento e che con un adeguato supporto gli insegnanti può davvero essere efficaci per trarsi d’impiccio.

Non è mai troppo tardi

Le indagini scientifiche condotte sulle pratiche d’insegnamento, sui comportamenti e le abitudini degli insegnanti hanno dimostrato che più gli anni d’insegnamento passano, più anchilosati si diventa nell’insegnamento. A partire da metà carriera, ovverossia dopo pressapoco quindici anni d’insegnamento, è raro trovare insegnanti che modificano le loro abitudini d’insegnamento, che evolvono e cambiano le loro pratiche scolastiche, adottano nuove didattiche. Eppure, sostiene Aaron Pallas della Columbia University di New York, che è una delle università USA e forse mondiali all’avanguardia nel settore della formazione degli insegnanti "si possono insegnare nuovi trucchi anche ai vecchi cani".....dunque c’è speranza (citato dall’Huffingtonpost). Anche gli insegnanti anziani possono apprendere nuove pratiche, migliorare il loro insegnamento, modificare le loro abitudini scolastiche.

La valutazione degli insegnanti è benefica

I due economisti hanno lavorato con 105 insegnanti della scuola primaria e della scuola media di Cincinnati che erano a metà carriera, che avevano dunque alle spalle un certo numero di anni di insegnamento ed hanno scoperto che se si valutavano gli insegnanti in un certo modo, i loro studenti conseguivano migliori risultati scolastici per alcuni anni. Il beneficio della valutazione degli insegnanti era innegabile sia per gli insegnanti che per gli studenti. Secondo la rivista "EducationNext"questo sarebbe il primo studio che mette alla prova l’ipotesi secondo la quale se si forniscono agli insegnanti informazioni documentate sul loro operato, il loro insegnamento migliora. La valutazione sarebbe dunque benefica a condizione però di essere svolta in un certo modo.

 

Il sistema di valutazione degli insegnanti a Cincinnati

L’indagine purtroppo non è rappresentativa perché il gruppo di 105 gli insegnanti è irrilevante. In ogni modo ci si può chiedere perché i due ricercatori hanno scelto di condurre la loro ricerca a Cincinnati. Questa scelta è dovuta al fatto che la città di Cincinnati ha impostato da un decennio una procedura di valutazione degli insegnanti chiamata “sistema di valutazione dell’insegnante” [3]. Questo sistema a differenza di molti altri sistemi di valutazione gli insegnanti più recenti è impostato su un’ osservazione strutturata in classe da parte di colleghi e di dirigenti scolastici e non sui punteggi conseguiti dagli studenti nei test. Inoltre il sistema in vigore a Cincinnati valuta gli insegnanti unicamente ogni 5 anni. I risultati sono eloquenti. Insegnanti che ottenevano scarsi risultati prima della valutazione dopo la valutazione miglioravano nettamente il loro rendimento ed i loro allievi continuavano ad andare bene a scuola nei successivi cinque anni.

Come si svolge la valutazione degli insegnanti a Cincinnati ?

Nell’anno durante il quale gli insegnanti sono valutati, gli insegnanti sono osservati in classe per quattro volte e ricevevano un punteggio stabilito in funzione di una griglia apposita. per 3 volte la valutazione in classe è svolta da un collega valutatore scelto tra gli insegnante con molta esperienza, che hanno insegnato precedentemente in differenti scuole del distretto o del provveditorato scolastico, e per una volta l’osservazione in classe è svolta dal dirigente scolastico oppure da un altro amministratore della scuola. Gli insegnanti sono informati della data della prima valutazione, mentre le altre osservazioni in classe sono a sorpresa, nel senso che non sono preannunciate. La valutazione misura una dozzina di competenze specifiche e di pratiche riguardanti la gestione della classe, l’insegnamento, il contenuto delle elezioni, la pianificazione delle lezioni. I valutatori utilizzavano una griglia di valutazione che classifica le competenze e le pratiche dell’insegnamento secondo una scala di 4 livelli : “eccellente”, “efficace”, “accettabile” e “insoddisfacente”. Tutti i valutatori sono preparati al loro compito e sono tenuti a seguire una formazione molto intensa caratterizzata anche dalla valutazione di esempi di insegnamento filmati.

Dopo ogni osservazione in classe, i valutatori devono fornire all’insegnante una relazione scritta e devono incontrare almeno una volta l’insegnante per discutere con lui i loro commenti. Alla fine dell’anno di valutazione viene fornito un voto globale sotto forma di giudizio sommativo. Soltanto quest’ultimo voto può procurare conseguenze esplicite.

Conseguenze della valutazione degli insegnanti

Per gli insegnanti alle prime armi (coloro che erano valutati nel corso del 1º e del 4º anno di insegnamento) una valutazione insufficiente provoca la rottura del contratto di lavoro. La nomina si ottiene soltanto dopo una valutazione positiva.

Per gli insegnanti già avanti nella carriera, i voti della valutazione servono sia per determinare una promozione oppure per confermare e proteggere ulteriormente la nomina sia, in caso di voti insufficienti, per imporre l’obbligo di seguire programmi di perfezionamento svolti da colleghi esperti. Non esiste nessun dubbio per i ricercatori dell’utilità della valutazione degli insegnanti. Il modello adottato a Cincinnati avrebbe un alto valore predittivo per quel che riguarda i progressi degli studenti. Tutti gli insegnanti devono sottostare alla votazione se vogliono essere nominati. Non si è nominati come insegnante se non si conseguono buoni voti nella valutazione.

 

Lezioni tratte dalla valutazione degli insegnanti

L’esperienza di Cincinnati dimostrerebbe che anche gli insegnanti a metà carriera possono sensibilmente migliorare il loro insegnamento e conseguire migliori risultati con i propri studenti. Questa esperienza inoltre è tale da non consentire alle autorità scolastiche di identificare quali sarebbero gli insegnanti da licenziare. È consolante constatare che in questa indagine il 90% del gruppo di insegnanti valutati aveva ricevuto voti eccellenti (i due voti più alti nella scala di valutazione). Del resto, è noto da tempo, che il numero delle pecore nere tra gli insegnanti è minimo. La gran parte degli insegnanti lavora moltissimo e si dà molto da fare per insegnare nel miglior modo possibile, per evitare errori grossolani, per non avere problemi di disciplina in classe. Bisogna quindi stare molto attenti ad evitare generalizzazioni che alla luce delle conoscenze attuali non sarebbero consentite.

Resta in sospeso un grosso problema che è quello della qualità degli insegnanti che nel corso della procedura di valutazione come quella svolta s Cincinnati migliorano il loro rendimento e permettono così facendo ai loro studenti di proseguire bene nell’istruzione scolastica. Cosa significa migliorare in questo caso per gli insegnanti ? Questi insegnanti che conseguono buoni voti nella valutazione sono sufficientemente buoni ? Come si fissa la soglia di una buona qualità dell’insegnamento ? La valutazione positiva non basta, tanto più che gli effetti di un buon insegnamento dopo un quinquennio sembrano diluirsi. Cinque anni di scuola per uno studente sono già un bel periodo. E’ la durata della scuola primaria oppure dell’insegnamento secondario di secondo ciclo. Forse basta accontentarsi di questo risultato, almeno per il momento.

 

[1] Se ne è parlato in questo sito (cliccare qui)|

[2] No Child Left Behind del 2002

[3] acronimo TES