Presentazione di un articolo pubblicato dalla rivista USA "Teachers College" della Columbia University a New York sul ruolo degli insegnanti, su quello che si conosce dei risultati della scolarizzazione.

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Il ruolo degli insegnanti

In questo articolo l’autore descrive la storia delle indagini scientifiche nelle classi e precisa che , nonostante la ricchezza di indicazioni raccolte nel passato e che potrebbero essere applicate anche oggigiorno, la maggioranza di coloro che proclamano la validità delle osservazioni in classe per valutare gli insegnanti ignora questi lavori. L’autore descrive cosa si sa sull’insegnamento efficace, i limiti di queste informazioni e sottolinea la necessità di nuove indagini, di indagini diverse da quelle imperniate sugli apprendimenti scolastici che possono essere utilizzate per valutare gli insegnanti.

 L’articolo:

 

What Do We Know About How Teachers Influence Student Performance on Standardized Tests: And Why Do We Know so Little About Other Student Outcomes? [1]

 

L’autore:

Thomas L. Good , Università dell’Arizona [2]

 

Citazione:

Teachers College Record Volume 116 Number 1, 2014

Articolo protetto da copyright

 

Presentazione dell’articolo ( Va segnalato che il testo seguente riprende in parte le opinioni dell’autore ma che sono state pure inserite svariate osservazioni dell’amministratore del sito)

 

 Fin dal 1970, I ricercatori hanno tentato di collegare le osservazioni fatte in classe dell’insegnamento impartito dagli insegnanti con i risultati dell’apprendimento. L’autore dopo aver sintetizzato quanto si sa sull’insegnamento efficace, tenta di applicare queste conoscenze alle descrizioni in corso sull’insegnamento efficace e alla validità delle applicazioni nella prassi. L’autore rileva che molte delle cosiddette »nuove" ricerche scientifiche sull’insegnamento efficace non fanno nient’altro che replicare quanto fu fatto prima del 1980. Benché ciò non sia di per sé insignificante( poiché si dimostra che quanto scoperto un tempo è tuttora valido), si rimane delusi dal fatto che non si sono fatti molti passi avanti nel settore della valutazione. 

 

Nell’articolo l’autore si sofferma sul tema dell’influsso degli insegnanti sui risultati conseguiti dagli studenti nelle prove standardizzate. Questa questione è particolarmente scottante e tutti gli insegnanti dovrebbero essere a conoscenza dei risultati delle indagini svolte su questo tema ed essere in grado di applicarli all’ insegnamento in classe. 

Le conoscenza che si hanno in mano su questo tema sono ripartite in due rami. Il primo, secondo il quale il buon insegnamento non si limita soltanto alla conoscenza di come si insegnano I concetti ed è deprecabile che moltissime indagini scientifiche sull’insegnamento siano del tutto silenti su alcuni aspetti molto importanti dell’apprendimento come per esempio la capacità di risolvere problemi, la creatività, l’originalità. Il secondo ramo collega invece l’insegnamento ai risultati dell’apprendimento ma moltissime indagini sono state svolte soltanto sui risultati nei test di cultura matematica.

 

Insegnanti sotto pressione

 

 

Agli insegnanti si richiede si fare moltissime cose. Questa è una delle ragioni per le quali una parte della popolazione è insoddisfatta dell’insegnamento. Non è con test migliori he si corregge questo clima. Una parte della popolazione è soddisfatta di quanto fanno gli insegnanti oggigiorno ma un’altra parte invece è insoddisfatta . IL sovraccarico di compiti affibbiati agli insegnanti comprende per esempio la formazione della coscienza civica degli studenti, la preparazione a vivere in una società democratica come pure lo sviluppo della creatività e del senso di responsabilità degli studenti. Questi compiti sono di per sé schiaccianti ma in certi ambienti si chiede anche agli insegnanti di occuparsi dei colleghi novizi, di esercitare il ruolo di mediatori nelle scuole, di partecipare alla gestione degli istituti. La lista dei compiti affibbiati insegnanti tuttora è straripante ed è in totale contraddizione con la formazione di questo personale. Meno si chiede loro, meglio sarebbe. Invece, la tendenza è quella di assegnare gli insegnanti una miriade di compiti e alla fin fine taluni vengono tralasciati oppure tutti vengono svolti ma male. Non c’è da meravigliarsi se l’opinione pubblica non è soddisfatta del livello della scuola statale . I responsabili politici si fanno i portavoce di questo malcontento.

 

L’ insegnamento è facile

 

 

Questa è la seconda ragione per la quale molti cittadini sono insoddisfatti dell’insegnamento e delle scuole perché si ritiene che insegnare sia facile (dopotutto, tutti sono stati studenti) mentre in realtà gli insegnanti svolgono una quantità di compiti di gran lunga superiore a quanto percepito dalla popolazione ed quanto sanno fare o sono stati preparati a fare. Alla fin fine, il fatto che non si conseguono mai i risultati che ci si aspetta indica che soluzioni semplici come le molteplici proposte sbandierate per migliorare l’istruzione sono sbagliate. Purtroppo, queste soluzioni si dimenticano e sono rapidamente sostituite da nuove proposte. In questo modo, si entra in un circolo vizioso.

 

 

Forse è possibile che finalmente si si è imparato a ritenere in modo realistico soltanto alcuni obiettivi dell’istruzione, ma sfortunatamente ci sono molte prove che vanno in senso contrario

 

Le riforme scolastiche

 

Un altro fattore del tutto errato in questo settore considera che le riforme scolastiche possono essere effettuate rapidamente e che si possa migliorare l’insegnamento in fretta, in pochi anni, anzi in pochi mesi. Purtroppo, ci sono moltissime prove che dimostrano il contrario. Con questa idea in testa si elaborano tutta una serie di riforme molto costose che sono del tutto inefficaci. Il fallimento di queste riforme genera un grande scetticismo quando si tratta di impostare nuove riforme.

 

L’opinione pubblica da sempre giudica la scuola

 

L’autore adduce prove che dimostra come già all’inizio del Novecento negli Stati Uniti sulla pubblica stampa apparivano regolarmente articoli riguardanti l’educazione. Per esempio, nel 1900, si discuteva molto, come si fa tuttora, sull’età dell’inizio della scolarizzazione. L’indagine Gallup sull’istruzione che negli Stati Uniti si svolge ogni anni ed i cui risultati vengono pubblicati ad inizio di anno scolastico conferma che una maggioranza dei cittadini è malcontenta della scuola statale. Ci si può dunque chiedere come mai i cittadini hanno una pessima opinione della scuola. Ovviamente, almeno in parte, il parere dei cittadini è influenzata dei media che costantemente sottolineano le carenze della scuola statale. Inoltre, il peggioramento del giudizio proviene anche dal fatto che le riforme scolastiche intraprese in questi ultimi tempi sono state fallimentari; infine, un’altra fonte del malcontento dell’opinione pubblica nei confronti della scuola statale proviene dai confronti internazionali operati dalle indagini comparate. Questi argomenti sono validi ovunque e non soltanto negli Stati Uniti, ma occorre pur dire che negli Stati Uniti si è sorpresi del malandato scolastico che risulta dai confronti scolastici. In questo paese l’opinione pubblica credeva di avere una eccellente scuola ed invece non è il caso, se la si compara a quella di altri paesi come fa l’indagine PISA dell’OCSE. Negli Stati Uniti sono eccellenti un gruppetto di università la quali sono iper-dotate di risorse provenienti da ex-allievi, di laboratori e di studenti e ricercatori che vengono da tutto il mondo, ma questa manna sta per finire. Invece , se si guardano i risultati degli stati poveri del Sud del paese oppure della popolazione afro-americana c’è da rabbrividire. Il ritardo scolastico è immane; Ma di chi è la colpa? Degli insegnanti? P

 

Gli insegnanti dovrebbero avere effetti stabili sugli studenti

 

 

Nel dibattito in corso sulla valutazione degli insegnanti si presuppone che gli insegnanti dovrebbero avere effetti stabili per diversi anni consecutivi sugli studenti. Questo è almeno il principio sul quale si fonda la valutazione degli insegnanti che ricorre ai punteggi conseguiti degli studenti nelle prove standardizzate. I ricercatori I responsabili politici della scuola sono spesso sorpresi dal fatto che spesso questo non è affatto il caso. Di nuovo abbiamo qui una prova di come I responsabili politici e quelli scolastici come pure diversi insegnanti ritengono che l’insegnamento sia facile. Se è facile perché gli insegnanti non dovrebbero avere effetti a lunga scadenza sui loro studenti? Se invece si ritiene che sia veramente difficile si può interpellare questo principio E ci si può chiedere come gli insegnanti possono conseguire risultati simili a lunga scadenza quando anche il loro stesso ambiente di vita e soprattutto l’ambiente scolastico nel quale lavorano cambia moltissimo ogni anno e in molti casi perfino da un mese all’altro.

 

 

Il fatto di ritenere che insegnanti dovrebbero avere un effetto stabile sui loro studenti si riflette in maniera sfavorevole sull’insegnamento e sulla scolarizzazione come lo ritengono i responsabili politici della scuola e diversi ricercatori mentre invece si dispongono di parecchie prove che dimostrano come gli effetti degli insegnanti sui loro studenti e i punteggi conseguiti nei test sono altamente instabili da un anno all’altro. Questo significa che non si possono utilizzare I punteggi degli studenti nelle prove standardizzate per valutare gli insegnanti oppure che questi punteggi, quando si vuole ad ogni costo usarli, non siano che una componente della valutazione della bravura di un insegnante. Sappiamo benissimo che una delle ragioni per le quali gli effetti degli insegnanti sugli studenti variano da un anno all’altro è attribuibile al fatto che le caratteristiche degli studenti ai quali si insegna variano pure ogni anno come pure variano le caratteristiche delle classi: in certi anni in una classe ci sono molti studenti eccellenti ed in altri anni invece la maggioranza degli studenti sono deboli. Come lo pensano gli insegnanti basta una minima differenza per avere un’incidenza elevata sul rendimento di una classe. Basta talora un solo studente. Il dubbio sulla stabilità dell’effetto degli insegnanti a lunga scadenza sulle prestazioni gli studenti potrebbe essere confermato dalla evoluzione delle prestazioni dei grandi sportivi da un anno all’altro. L’autore presenta una tabella nella quale si inseriscono I punteggi molto variabili conseguiti dai giocatori professionisti di bowling negli USA e questi giocatori hanno a che fare con piste e strumenti che non mutano. Questo non è nemmeno il caso nel quale operano gli insegnanti.

 

 

Alcune buone notizie

 

 

Nonostante il fatto che la maggioranza degli Americani generalmente hanno una opinione negativa sulla scuola statale, è importante differenziare queste opinioni sulla scuola a seconda delle comunità di origine e delle scuole frequentate dei fratelli maggiori. In generale, le informazioni delle famiglie sulla scuola provengono o dalle loro esperienze dirette oppure da conversazioni con altri genitori e soprattutto dalle informazioni date dei media, ma queste informazioni in generale non sono prodotte da specialisti oppure da persone totalmente estranee al mondo scolastico come potrebbero essere gli impresari. Ne consegue che le informazioni di cui dispongono i genitori sulla scuola sono raramente influenzate da conversazioni con gli insegnanti e sono parziali e imprecise.

 

Come gli insegnanti influiscono le prestazione degli studenti?

 

 

Un buon insegnamento esige la padronanza di quanto si insegna ( per esempio della disciplina) e talento professionale [3]. La ricerca scientifica sui comportamenti degli insegnanti mentre praticano la loro professione si è fermata tra il 1990 e il 2000. Adesso si avanza a casaccio, con sparate prive di fondamento. La ricerca scientifica sull’insegnamento e l’apprendimento si è orientata verso altri temi come per esempio le credenze degli insegnanti, le conoscenze degli insegnanti nelle varie discipline, il funzionamento della didattica impostata per progetti, i risultati che si conseguono con questo approccio, e via di seguito. Queste indagine si guardano bene dal raccogliere dati sui risultati tranne forse le poche indagini comparate sulla maestria didattica e la conoscenza delle discipline insegnate. Ma è raro trovare indagini che forniscano risultati tratti da queste pratiche per confrontarli tra loro e trarre conclusioni riguardanti le pratiche oppure scoprire indagini con un campione sufficiente di insegnanti. Va da sé che queste indagini sono sfociate in analisi e ipotesi interessanti ma la mancanza di dati sui risultati rende queste indagini largamente insignificanti per la decisione politica. 

 

Brophy (2012) [4] e Good (ossia l’autore dell’articolo) e Brophy (2008) [5] hanno studiato quanto fanno gli insegnanti per ottenere dai loro studenti buoni punteggi nelle prove strutturate . anche questo campo merita di essere analizzato mentre invece spessori limita a denunciarlo/ Orbene, tra le iniziative degli insegnanti per ottenere dai loro studenti buoni punteggi nelle prove strutturate ci sono anche esperienze interessanti. Dalle analisi di Good e Brophy è risultata la lista seguente:

 

  • Segnalare agli studenti quanto ci aspetta da quel che si insegna
  • utilizzare in modo efficace il tempo
  • gestire la classe in modo proattivo
  • preoccuparsi delle classi e sostenerle
  • aumentare le opportunità di apprendimento
  • proporre un curricolo coerente
  • sviluppare un curricolo coerente con i test, ciò é insegnare quanto si suppone che i test chiedano 5il « teaching »)
  • evitare chiacchiere inutili
  • stimolare gli studenti a esprimere le proprie idee e ad impegnarsi 
  • proporre molti esercizi pratici e molte appllicazioni
  • mirare ad una valutazione imperniata sugli obiettivi  

 

 

L’autore, Good, nell’articolo discute cinque di queste pratiche nonché tre indagini recenti che hanno replicato le sue indagini ( cosa eccellente che si fa assai di rado nel mondo dell’insegnamento). Molto interessante è la sezione nella quale si parla della valutazione degli insegnanti da parte degli studenti, tema che è stato molto discusso nella indagine italiana di valutazione degli insegnanti « Valorizza », e collega questa pratica con i punteggi conseguiti dagli studenti nei test.

 

Perché se ne sa così poco sull’influsso degli insegnanti riguardo ad altri apprendimenti scolastici?

 

 

Questa è la parte finale dell’articolo che non è molto sviluppata nonostante l’annuncio nel titolo.L’autore annota che le indagini scientifiche hanno trascurato questo aspetto e si sono concentrate soltanto sui punteggi conseguito nelle prove strutturate su determinate conoscenze scolastiche. L’investimento nelle indagini di questo tipo è stato trascurato e ci si è concentrati sui punteggi conseguiti nei test di matematica, di scienze oppure di lettura. Orbene l’opinione pubblica è molto interessata a quel che si fa e si apprende a scuola oltre che alla lettura , alla matematica e alle scienze [6] e vorrebbe sapere cosa apprendono di più gli studenti. Purtroppo , afferma l’autore, i responsabili politici non attribuiscono molta importanza a questo aspetto per varie ragioni. La principale è la grande diversità di apprendimenti possibili . Non esiste un consenso tra politici, insegnanti e famiglie su cosa sia più importate per cui è assai difficile impostare indagini su quel che si impara d’altro nelle scuole al di là delle discipline classicamente misurate.

 

 

 

 

 

 

[1] Cosa conosciamo dell’influsso degli insegnanti sui punteggi degli studenti nei test e perché ne sappiamo talmente poco su quant’altro apprendono gli studenti ?

[2]  THOMAS L. GOOD is a Professor and Department Head in the Educational Psychology Department at the University of Arizona. His undergraduate work was at the University of Illinois, Champaign-Urbana, Illinois. His Master and PhD work were done at Indiana University, Bloomington, Indiana. His previous teaching included appointments at the University of Texas, Austin, Texas (Department of Educational Psychology) and the University of Missouri at Columbia, Missouri (Department of Curriculum and Instruction). He is a member of the National Academy of Education and is a Fellow in both the American Psychology Association and the American Educational Research Association. His interests include instructional behavior, teacher expectations, youth policy, and educational policy. His work has been supported by numerous foundations, his research has appeared in numerous publications (in journals for both researchers and practitioners), and his books have been translated into several languages (including Japanese, Spanish, German, and Chinese). Among his books are several editions of Looking in Classrooms (coauthored with Jere Brophy) and he is presently writing a book with Alyson Lavigne examining the intended and unintended effects of high-stakes evaluation.

[3] Ossia specializzazione e quindi cultura approfondita, bravura didattica, sensibilità pedagogica

[4] Brophy, J. (2012). Observational research on generic aspects of classroom teaching. In P. A. Alexander & P. H. Winne (Eds.), Handbook of educational psychology (2nd ed.; pp. 755–780). New York, NY: Routledge.

[5] Good, T. L., & Brophy, J. (2008). Looking in classrooms (10th ed.). New York, NY: Pearson.

[6] ndr.: Non è detto che sia il caso dei datori di lavoro

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