Presentazione di un sondaggio (allegato) svolto su un campione di 4500 insegnanti francesi a fine marzo 2011 sulle opinioni a proposito della valutazione della professione insegnante.

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Una lezione di metodo ?

I metodi tradizionali di valutazione degli insegnanti basati su ispezioni saltuarie da parte di commissari e ispettori sono contestati da tutti perché solo raramente costituiscono un aiuto al perfezionamento professionale. Il problema è universale. Adesso anche in Francia il Ministero dell’Educazione si muove e prepara modelli alternativi di valutazione, più regolari, meno ambigui. Per ora, in Francia, non si parla ancora di collegare il giudizio sulla qualità o la bravura degli insegnanti ai risultati degli studenti nei test nazionali o internazionali e men che meno a test locali (non ce ne sono) e neppure si parla di versare premi agli insegnanti meritevoli.

Libera traduzione di estratti dell’informazione prodotta dal sito l’ Expresso del 7 giugno 2011completata da commenti personali.

 


Che cosa bolle in pentola al ministero francese dell’educazione ?



Il ministro francese dell’educazione ha presentato ai sindacati del corpo insegnante i risultati di un’indagine, in realtà si tratta di un sondaggio d’opinione, effettuato presso un campione rappresentativo di insegnanti francesi della scuola primaria e secondaria. Due sono le conclusioni principali che si possono trarre a questa indagine :
 

  • gli insegnanti ritengono che il loro lavoro non è riconosciuto come si deve, particolarmente da un punto di vista finanziario ;
  • gli insegnanti non sono contrari alla valutazione a condizione di prendere in considerazione l’anzianità degli anni di servizio nella valutazione professionale.


Il ministro vorrebbe ridefinire le modalità di valutazione degli insegnanti a partire al prossimo anno scolastico 2011-2012. La prima idea messa alla prova dallo staff del ministro è l’organizzazione di colloqui professionali (detti anche colloqui di carriera) dopo due e vent’anni di pratica professionale. Un passo invero modesto, ma con quali conseguenze ? Non se ne sa gran che. I portavoce del ministero e il ministro stesso dicono e non dicono. La materia è esplosiva, si sa, il terreno va preparato, ma si ha l’impressione che la strategia governativa non sia ben definita. Ci si può attendere al solito colpo di forza, al pugno sul tavolo, che è un "modus operandi" privilegiato dall’attuale presidente della Fran cia e da una parte della maggioranza di centro destra, ma gli insegnanti sono una categoria sociale di funzionari statali assai particolare che potrebbe reagire male.

Il ministero per il momento consulta e organizza una serie di incontri con il variegato mondo sindacale della scuola francese per testare le proprie intenzioni. Tutti sembrano d’accordo per dire che il mestiere di insegnante è cambiato e che le modalità di valutazione in vigore sono obsolete perché non prendono in considerazione che una parte limitata dei compiti svolti dagli insegnanti, quelli che si possono osservare in classe. Una parte rilevante dei compiti svolti dagli insegnante sfugge alla valutazione. In effetti, la valutazione degli insegnanti fino ad oggi è impostata ancora attorno alle visite che gli ispettori effettuano nelle classi durante l’insegnamento, di tanto in tanto, ad intervalli spaziati. Il ministro vuole cambiare questo stato di cose ed ha ragione. Ci sono del resto punti di convergenza tra le intenzioni ministeriali, le posizioni sindacali e le opinioni degli insegnanti. Tutto bagna nell’olio ? Non sembra.

Il sondaggio appaltato dal ministero

Il ministero ha appaltato alla ditta Alixio di Parigi, presiedura da Raymond Soubie, ex-consigliere sociale di Nicolas Sarkozy per le politiche sociale, autore del progetto di riforma della cassa pensione, la realizzazione di un sondaggio d’ opinione tra gli insegnanti dell’insegnamento secondario (60%), dell’insegnamento primario (30%) e dei dirigenti (8%) sulle modalità di valutazione della professione. Il campione intervistato è risultato composto di 4500 persone. La sintesi finale di questa consultazione, in francese, è allegata. Non sono stati intervistati gli ispettori che valutano gli insegnanti e che in Francia non sono una cinquantina ma parecchie centinaia. Non si capisce perché non si sia sentita la necessità di sentire anche il loro parere.

 

Il documento di sintesi mette in evidenza i punti deboli della valutazione odierna : troppo saltuaria, ignora una parte considerovele del lavoro realmente svolto dagli insegnanti, si svolge come una messa in scena e finalmente è fonte di disuguaglianze. Gli insegnanti ritengono che occorra valutare "la loro capacità a far progredire gli studenti" ma anche quella di adattarsi, di fare amare le discipline che insegnano, di tenere la disciplina, di inquadrare gli studenti, di lavorare in équipe, ossia valutare un insieme di cose che non possono essere prese in considerazione dagli ispettori che si devono limitare a rilevare quanto osservano nelle classi durante l’insegnamento e a esprimere un giudizio sulla base di criteri soggettivi e olistici. Dunque tutte le parti in causa, ministero e insegnanti, sono d’accordo che si debba cambiare l’impostazione della valutazione degli insegnanti che è obsoleta, che non serve né a migliorare la pratica professionale, né a escludere dalla scuola gli insegnanti incompetenti, né a premiare gli insegnanti meritevoli, né a strutturare piani di carriera coerenti, né a riconoscere la qualità del lavoro né a valorizzare la proffessione. Ma cosa fare ? Come ? Il sistema tradizionale dell’ispezione non funziona più, nn serve né agli insegnanti né alle autorità responsabili della scuola. Lo si deve cambiare, ma in che modo ? Come utilizzare al meglio le risorse esistente tra le quali occorre includere un corpo di ispettori qualificati assai numeroso ?


Quali prospettive per il futuro ?


Che cosa propongono gli insegnanti ? Svariate formule : dapprima una valutazione frequente da parte dell’ispettore che dovrebbe diventare un accompagnatore, poi una valutazione incrociata che confronti il parere dell’ispettore e quello del dirigente scolastico, in seguito una valutazione in funzione di compiti precisi, descritti in un mandato chiaro e inequivocabile. In realtà, gli insegnanti sanno pressappoco quello che vogliono. Nella stragrande maggioranza rifiutano il voto amministrativo che ricevono dagli ispettori (soltanto il 13% di soddisfatti). Inoltre auspicano un modello che nel contempo sia una valutazione professionale che tenga però anche conto del principio d’anzianità.



Valutare gli insegnanti oppure mantenere la progressione automatica dello stipendio in funzione dell’anzianità ?



Nell’indagine si è chiesto gli insegnanti perché occorre valutarli. In modo massiccio gli insegnanti hanno risposto che la valutazione dovrebbe avantutto servire a riconoscere il lavoro svolto e questo riconoscimento deve tradursi in un aumento dello stipendio giustificato dalla valutazione. Quel che conta sono i soldi, la busta paga. Il riconoscimento è questo. Il resto sono frottole. Quindi gli insegnanti collegano la valutazione e premio al merito, come si sta facendo in Italia. Il riconoscimento avviene con la rivalutazione degli stipendi e questa scatta a seguito della valutazione, la quale però si deve svolgere secondo criteri diversi da quelli soggettivi tipici dell’ispezione, con persone che sanno in anticipo come deve essere una buona scuola, che si sono fatti una propria rappresentazione del buon insegnante. 

Sfortunatamente questo non è proprio un buon momento per rivendicare un sostanziale aumento salariale anche se giustificato da una valutazione esterna formativa. Gli insegnanti l’accettano ma in cambio vogliono soldi. Purtroppo, il contesto economico non si presta proprio a una politica di questo tipo. Anzi, si osserva ovunque che succede il contrario : contrazione della spesa pubblica, riduzione del servizio statale, fine della crescita illimitata del sistema scolastico, diminuzione del personale scolastico con tagli sovente drastici. L’adozione di una politica di aumenti salariali come contropartita della valutazione p del tutto utopica. Se si vogliono aumenti corposi degli stipendi occorre accettare nn solo la valutazione ma anche la riduzione del personale, l’aumento del numero di alunni per classe, forse la scomparsa delle classi, la riduzione della durata dell’obbligo scolastico, in Italia quasi di sicuro la trasformazione del quinquennio del secondo ciclo dell’insegnamento secondario in un quadriennio, con tutte le conseguenze del caso. Saranno guai per tutti. 

Gli insegnanti francesi si sono espressi in modo netto a favore della salvaguardia del principio di anzianità. Accettano che possa essere corretto, concordano sul fatto che lo si debba associare ad un altro criterio di promozione perché il meccanismo automatico degli scatti salariali non è più di per sé difendibile, ma i sindacati francesi sospettano che l’iniziativa del ministero sia stata presa proprio per sbarazzarsi di questo principio. 


Le reazioni dei sindacati e degli insegnanti



I due principali sindacati di insegnanti hanno fin qui reagito in modo molto prudente. Stanno a guardare, si aspettano di tutto, cercano di capire cosa vuole il ministero e dove si deve andare a parare.

Uno dei sindacati ha affermato che "la sintesi dei risultati si conclude con una constatazione per nulla sorprendente : il sistema vigente di valutazione degli insegnanti è giunto ormai alla frutta. Gli insegnanti lo giudicano inefficace e ingiusto". Però il sindacato annuncia anche che combatterà ogni modo qualsiasi tentativo di introdurre una classifica tra gli insegnanti in base al merito appurato con i punteggi degli studenti nelle prove strutturate. La sola via percorribile per questo sindacato è quella di una valutazione che riconosca il lavoro svolto dagli insegnanti e che renda giustizia al valore del loro lavoro conun premio finanziario che migliori le retribuzioni.

L’altro sindacato ha affermato che non accetterà nessuna proposta che causerà un ulteriore frazionamento delle retribuzioni e che consentirà al governo di evitare il miglioramento generale delle retribuzioni. 

Tutti gli elementi per una prova di forza sono sul tavolo.

La consultazione sull’evoluzione del sistema di valutazione professionale degli insegnanti


Il Ministero si muove in maniera assai abile. La consultazione del campione nazionale di insegnanti che comprendeva 2500 partecipanti con una età media di 43 anni e 10 mesi simile all’età media del personale insegnante è stata impostate in modo molto abile. L’indagine è stata anonima e il metodo adottato ha combinato un approccio qualitativo ed uno quantitativo. Sono stati costituiti molti gruppi di lavoro che si sono incontrati per cinque giorni di fila, diretti da un animatore al quale incombeva il compito di riassumere le idee dei partecipanti, di ridurne il numero, di mettere al voto a loro importanza e di stabilirne l’importanza gerarchica.

Inoltre i partecipanti hanno inviato 6467 contributi scritti ai responsabili dell’indagine. Infine, i partecipanti hanno anche dovuto rispondere a un questionario. Tutta questa operazione è stata concentrata in una settimana per mantenere la coerenza e il dinamismo degli scambi all’interno di ogni gruppo.

Metodologia dell’indagine

Prima giornata

All’inizio di ogni seduta i partecipanti sono stati invitati a esprimere in una frase di 200 caratteri la loro interpretazione del concetto di "insegnamento". Quindi si inizia con una messa a punto di quel che si intende per insegnamento tra gli addetti al lavoro e già qui ne appaiono delle belle. La trasmissione di conoscenze e di saperi non è la priorità, ma nella sintesi si sorvola su questi aspetti. 

Si è poi passati a una discussione sui punti deboli del modello di valutazione del lavoro degli insegnanti in auge nel sistema scolastico francese e sui punti forti del modello di valutazione imperniato sulle ispezioni.

Seconda giornata

Il tema all’ordine del giorno era posto dalla domanda : perché valutare gli insegnanti ? Come già detto la ragione vincente è stata la ricompensa del merito e dell’impegno degli insegnanti. Si deve valutare per promuovere il personale, per creare prospettive di carriera, per incitare gli insegnanti a lavorare meglio, per motivarli di più sia mediante una ricompensa finanziaria oppure con un’accelerazione delle promozioni.

Terza giornata

Si è chiesto ai gruppi di lavoro che cosa si deve valutare quando si ha a che fare con gli insegnanti.

Quarto giorno

I gruppi di lavoro hanno discusso le proposte di miglioramento del modello di valutazione professionale degli insegnanti.

Quinto giorno

Agli insegnanti consultati è stato alla fine chiesto di valutare il metodo di lavoro utilizzato da quest’indagine. L’ottantadue percento dei partecipanti ha dichiarato di essere soddisfatto o molto soddisfatto. Soltanto il 2% ha detto di non essere per nulla soddisfatto della metodologia adottata.

Nel documento allegato, in lingua francese, si trova una descrizione precisa del metodo e una sintesi dei pareri espressi dai partecipanti alla consultazione.

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