Come lottare contro la dispersione scolastica e fare capire ai giovani che commettono un grave errore smettendo qualsiasi formazione e rinunciando ad ottenere un diploma che certifichi le loro competenze.

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L’orientamento scolastico

Articolo pubblicato il 17 ottobre dal settimanale americano "Education Week" sull’esperienza in corso nel distretto scolastico di Los Angeles per lottare contro la dispersione scolastica. Proposte alternative in contrasto con gli indirizzi tradizionali obsoleti proposti in Francia dal ministro dell’educazione Xavier Darcos che vorrebbe invece introdurre a partire dalla seconda media l’informazione sui mestieri.

In Francia, ogni anno, 150 000 - 160 000 giovani lasciano la scuola senza nessun diploma. suppergiù lo stesso ordine di grandezza che in Italia. In Italia, ogni anno, un ragazzo su cinque lascia i banchi di scuola (si perde per strada circa il 20% di una generazione). Poiché è comprovato che nelle società occidentali la privazione di un diploma o la non conclusione di un ciclo secondario di studi rappresenta un handicap per una sistemazione nella vita che non sia troppo precaria (si sa anche che un simile obiettivo non basta più in regimi scolastici ed economici caratterizzati da una corsa sfrenata verso diplomi sempre più esigenti) ed anche un handicap per la società nel suo insieme, che non riesce ad approfittare delle competenze individuali di ognuno dei suoi membri, la maggior parte dei sistemi scolastici dei paesi sviluppati è impegnata nella lotta contro la dispersione scolastica. Ovunque si sperimentano riforme ed innovazioni per ridurre il numero dei dropouts, ossia degli studenti che abbandonano la scuola senza diplomi, che non concludono la scuola media, che smettono di studiare e che non cercano neppure un lavoro. Questa popolazione di giovani che sovente si qualifica come popolazione a rischio rappresenta un problema educativo, sociale, morale ed economico.

Eloquente a questo proposito è il rapporto sullo stato della scuola- nei paesi della Comunità europea. [1]

Il ministro dell’educazione in carica in Francia, Xavier Darcos, per lottare contro questa piaga non propone di cambiare la scuola ma bensì di introdurre nella scuola vigente, che fa più o meno cilecca, in materia, una iniziazione ai mestieri partendo dal secondo anno della scuola media. Come, non si dice. Il volontarismo del ministro lascia di stucco: "Voglio che la scuola sia più aperta sul mondo economico..."; "auspico che..." ecc. ecc.: Ecco la sua dichiarazione:

" Je souhaite tout d’abord favoriser la découverte des métiers dès le collège en introduisant, dès la classe de 5ème, des parcours de découverte des métiers, qui seront complétés par une option de découverte professionnelle proposée à tous les élèves…. Je souhaite également rénover le système d’information sur l’orientation afin qu’il offre aux familles une information complète. Je veux surtout qu’il soit plus largement ouvert sur le monde économique".

Il sito francese Le Café pédagogique pubblica nell’edizione del 18 ottobre 2007 una nota critica : migliorare l’orientamento significa cambiare il modello di scuola, questo è il nocciolo del problema:

"Il est vrai que l’information des enseignants et des familles sur le monde économique est tout à fait insuffisante. Non pas que les études manquent, mais l’effort public d’information des enseignants est quasi nul en ce domaine. Les enquêtes, par exemple sur l’évolution prévisible de l’emploi ou sur le devenir des lycéens existent bien. Mais seuls en sont informés les lecteurs du Café et on sait que le ministère y est pour rien… Quant aux familles, l’importante littérature sur ce sujet leur est vendue, même quand elle provient de services publics. Voilà des points sur lesquels le ministère pourrait agir sans obérer son budget.

Pour autant peut-on réduire l’échec scolaire à un manque d’information ? On n’ignore pas que bien d’autres facteurs entrent en jeu pour expliquer l’échec et la déscolarisation, parmi lesquels il faut mentionner les facteurs sociaux. C’est justement la connaissance de ces signes qui peut permettre de mettre en place une politique préventive du décrochage. Ainsi à Los Angeles, le district scolaire dépense 10 millions de dollars par an à payer des conseillers dont la seule tâche est de suivre personnellement les élèves défavorisés susceptibles de décrocher.

L’idée de faire connaître les métiers précocement est-elle susceptible de motiver les élèves ? On sent bien qu’elle pourrait être susceptible de provoquer une orientation précoce dommageable pour le jeune. Elle se heurte en tous cas à la stratégie des familles qui tend à retarder le plus possible l’orientation. Elle renvoie aussi à une vision de l’orientation qui rappelle l’ancienne "orientation professionnelle."

Il est frappant de ne pas entendre le ministre relier la question à la structuration de l’offre éducative. Le maintien du redoublement, le découpage du lycée entre des filières quasiment hermétiques, l’absence de structures fines pour faire face aux difficultés scolaires sont autant d’éléments d’échec scolaire. Améliorer l’orientation c’est finalement changer l’Ecole".

Ironia della sorte o fortunata coincidenza, nello stesso giorno il settimanale americano "Education Week" pubblica un articolo, protetto da copyright e quindi accessibile solo per gli abbonati, su un esperienza in corso a Los Angeles per lottare contro la dispersione scolastica: Los Angeles Tries Luring Back Dropouts Via Social Networks.

Il distretto scolastico di Los Angelese (in Italia, l’equivalente è pressapoco la provincia) è il secondo per ordine d’importanza degli Stati Uniti, [2] e comprende all’incirca 700.000 studenti. La dispersione scolastica è più alta che non Itaia. Le autorità scolastica del distretto citano una percentuale del 25%, uno studente su quattro, per generazione. la segregazione scolastica è tremenda: tra gli studenti di origine afroamericana la proporzione dei dropouts è del 49% (uno su due) e tra i Latinos è del 39%. [3] Le autorità scolastiche si prefiggono di abbassare questi tassi e di ridurre del 5% ogni anno la dispersione. Per farlo, hanno escogitato una strategia nuova basata sui "Social Networks", ossia sulla rete di relazioni e di scambi che si intesse con le nuove tecnologie (cellulari, iPod, Internet, MySpace, YouTube, ecc.) tra adolescenti. Il problema è semplice: come riportare a scuola in un anno circa 17.000 studenti. Nello stesso tempo è difficilissimo: In che tipo di scuola? Per che fare? Se si tratta semplicemente di fare rientrare 17.000 giovani tra i muri della stessa cosa, il santo non vale la candela. Il fallimento è garantito. L’operazione implica anche e soprattutto un nuovo tipo di scuola. Occorre ripensare la scuola che ha fallito. Una bella sfida:

The new-media approach is very creative and thoughtful and should reach kids where they are,” said Russlynn Ali, the executive director of the Education Trust-West, an Oakland, Calif.-based research and advocacy group that supports increased rigor in high schools for all students. “For the district to take this on is really a big deal, but where they run a risk is if it ends up being dropout recovery for the purpose of recovery only and not for getting these kids meaningful diplomas that prepare them for college and work.”

I "Social Networks" fanno leva sulle esperienze degli studenti che hanno fatto il doppio salto, ossia che hanno dapprima abbandonato la scuola per fare esperiuenze di ogni genere nella società, buone o cattive che siano, e che hanno poi deciso di riprendere la formazione e conseguire un diploma. Questi giovani funzionano come ambasciatori presso i compagni a rischio, raccontano le loro esperienze nei Podcast , depongono le loro testimonianze su YouTube o intervengono nei Blog di MySPace, nelle quali si spiega come si può ottenere un diploma seguendo modalità alternativa, senza necessariamente rivivendo l’esperienza scolastica catastrofica che li ha indotti a smettere di studiare.

Il progetto si chiama "My Future, My Decison..." ed è sostenuto, ovviamente dalle autorità scolastiche che pensano in questo modo di riuscire a raggiungere i giovani persi per strada, per convincerli a ravvedersi, senza per questo ritornare nella scuola dalla quale erano scappati od erano stati espulsi. Il progetto si avvale di 80 consiglieri che intervengono nelle zone a rischio e nelle scuole più esposte: “This whole strategy was based on talking to kids who are at risk or who already dropped out, and finding out from them what would work best to bring them back to school,” Ms. Duardo said. “What they told us is that we needed to be online, on the social networking sites that they use to communicate with each other.”

[1] Ján Figel’, the European Commissioner for Education, Training, Culture and Youth, said that “Top-quality education and training is vital if Europe is to develop as a knowledge society and compete effectively in the globalising world economy. Regrettably, this report shows that the Member States need to redouble their efforts to make the EU’s education and training meet the challenges of the 21st century. The message to policy makers in the Member States is clear: we need more efficient investment in our human capital."

Le principali conclusioni del rapporto sono le seguenti:


- il y a encore trop de jeunes qui quittent prématurément l’école: en 2006, quelque six millions de jeunes (18-24 ans) ont abandonné leurs études trop tôt dans l’UE. Le chiffre devrait baisser de deux millions pour que soit respecté le critère de référence, qui prévoit un maximum de 10 % de jeunes quittant prématurément l’école. Les pays de l’UE qui ont affiché les meilleurs résultats sont la République tchèque (5,5 %), la Pologne (5,6 %) et la Slovaquie (6,4 %);
- les jeunes doivent être plus nombreux à achever le second cycle de l’enseignement secondaire: pour atteindre d’ici 2010 le critère de référence européen, à savoir un taux d’achèvement du second cycle de l’enseignement secondaire de 85 %, il faudrait que deux millions de jeunes (20-24 ans) supplémentaires parviennent à ce niveau d’enseignement. Dans ce domaine, les pays de l’UE les plus performants sont la République tchèque (91,8 %), la Pologne (91,7 %) et la Slovaquie (91,5 %);
- l’UE a réussi à atteindre l’objectif concernant les diplômés des filières mathématiques, scientifiques et technologiques: si les tendances actuelles se maintiennent, plus d’un million d’étudiants de l’UE obtiendront un diplôme de type mathématique, scientifique ou technologique en 2010, alors que le nombre actuel (2005) de diplômés est de 860 000 par an. Ces niveaux sont déjà supérieurs au critère de référence. Les pays affichant le plus grand nombre de diplômés des filières en question par millier de jeunes (20-29 ans) sont l’Irlande (24,5), la France (22,5) et la Lituanie (18,9);
- la participation des adultes aux activités d’éducation et de formation tout au long de la vie est insuffisante: il faudrait que huit millions d’adultes supplémentaires participent à une telle activité pendant une période quelconque de quatre semaines en 2010 pour que le critère de référence européen (un taux de participation de 12,5 %) soit atteint. Les résultats enregistrés sont les meilleurs en Suède (32,1 % en 2005), au Danemark (29,2 en 2006 %) et au Royaume-Uni (26,6 % en 2006);
- l’aptitude à la lecture des jeunes de 15 ans doit s’améliorer: à l’heure actuelle, environ un élève de 15 ans sur cinq lit de manière médiocre. Pour que le critère de référence soit atteint, 200 000 élèves supplémentaires devraient améliorer leur niveau en lecture. Les pays de l’UE qui affichent les meilleurs résultats sont la Finlande (5,7 %), l’Irlande (11 %) et les Pays-Bas (11,5 %).

[2] Il primo è quello di New York

[3] Vedasi la ricerca allegata condotta dall?università di Harvard.

Les documents de l'article

California_dropouts.pdf