Dopo una carrellata storica sull’evoluzione dell’istruzione tecnica e professionale nelle scuole, ci si sofferma sui risultati ottenuti dai quindicenni italiani della scuola d’oggi nelle indagini internazionali sulla cultura matematica e le competenze in lettura. In conclusione vengono proposte sei strategie d’intervento per migliorare l’impianto degli indirizzi professionali nel sistema scolatico italiano.

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Come la scuola prepara ad entrare nel mondo del lavoro?

Benché questa relazione sia stata tenuta nel 2005 in occasione delle celebrazioni organizzate per il bicentenario dell’Istituto Tecnico Industriale "Amedeo Avogadro" di Torino, mi sembra opportuno inserirla nella rubrica dedicata all’istruzione e formazioni professionali piuttosto che nella rubrica 2005 dell’archivio perché mi sembra più che mai attuale. I governi italiani e le maggioranze politiche che si susseguono in Italia da una decina d’anni in qua infatti non riescono ad impostare una riforma profonda della preparazione professionale e della transizione dalla scuola alla vita attiva. Da un lato, si ha l’impressione che il settore sia totalmente sfuggito di mano alle autorità e dall’altro che nessuno può più permettersi di rompere la trama e l’ordito entro il quale si tesse l’istruzione tecnica e professionale nonché la formazione professionale all’italiana. Solo in Italia si fa questa stranissima distinzhione tra formazione professionale di competenza delle regioni(almeno finora9 e l’istruzione tecnica e professionale di competenza esclusiva dello Stati centrale. Due tipi di scuola, uno di serie B (la serie A sarebbe riservata ai licei), unp di serie C ed infine la formazione professionale ridotta ai minimi termini che sarebbe di serie D. [1] Nonostante i dati allarmanti, l’impalcatura scolatica della preparazione professionale resta immutata.

In occasione del “Laboratorio dell’Istruzione Tecnica e Professionale” organizzato sotto forma di seminario dal MPI a Roma dal 15 al 16 maggio 2007, in due giorni di dibattiti non si è presentato nessun dato statistico per avviare un embrione di analisi metodica della situazione, come se si potesse proporre una politica esigente senza una diagnosi rigorosa dello stato vigente dell’iatruzione e formazione professionali. Per questa ragione, la relazione svolta a Torino nel marzo 2005 mi sembra ancora attuale e la ripropongo in questa sede.

La relazione è stata pubblicata negli atti del giubileo curati dall’ Istituto Avogrado: "Scuola, industria e cultura. Due secoli di confronti e trasformazioni. Celebrazione del bicentenario." Atti del convegno”, Torino, 2006.

[1] Con un’organizzazione di questo genere che ha perso qualsiasi ragione d’essere è inutile sperare in una scuola giusta che valorizzi le competenze di tutti e che offra ad ognuno la possibilità di formarsi, di acquisire sicurezza in se stessi e di valorizzarsi.

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2005Avogadro2TO.pdf
Avogadro_Tomei3.ppt